
La crisi economica è ormai confermata da tutti i numeri. Ultimi in ordine di tempo i dati Istat che fotografano un sostanziale impoverimento del paese con il potere d’acquisto in calo del 5% dal 2008. Un tracollo considerando il fatto che si sta parlando di dati ufficiali solitamente più prudenti delle stime effettuate dagli ufficio studio delle associazioni dei consumatori. Proprio a tal proposito il Codacons è intervenuto sottolineando come la situazione sia ormai completamente fuori controllo:
Con lo scoppio della crisi il Governo italiano si è preoccupato solo di salvare le banche e di azzerare il deficit, seguendo pedissequamente i dettami europei, ma non di aiutare le famiglie in difficoltà, salvaguardando la capacita’ di spesa degli italiani, le retribuzioni reali e quindi i consumi.
Le richieste al governo sono esplicite per frenare una situazione che vede ormai oltre il 40% delle famiglie italiane alle prese con difficoltà economiche. Per il Codacons è sempre più urgente un “dl anti povertà” che inizi a preoccuparsi di come stanno le famiglie invece di inseguire l’obiettivo di contenere l’indebitamento che rischia di prendere il volo a prescindere se la recessione non verrà arrestata immediatamente. Agire ora è “l’unica via per avere un Pil in crescita almeno nel 2013, altrimenti, come dimostrano le previsioni di oggi dell’Ocse, con un Pil a -0,4% nel 2013 salterà anche l’azzeramento del deficit“.

Una giornata di astensione del rifornimento, una proposta di sciopero/boicottaggio da parte dei consumatori per chiedere al governo di abbassare le accise che ormai pesano (insieme all’Iva) sul 55% del totale prezzo al litro della benzina. Si tratta di un tipo di iniziative tutt’altro che inedite, nate spesso da spontanee mobilitazioni attraverso il web e che raramente hanno avuto successo.
La novità questa volta è che la proposta arriva dall’Aci, l’Automobile Club Italia, che ha deciso di dire basta e di scendere in campo con questa provocazione per cercare di frenare “l’aumento della disaffezione dell’uso dell’automobile”:
La nostra iniziativa non è un muro contro muro: il dialogo è più importante della protesta per far comprendere al Governo la conseguenza delle scelte compiute sull’auto che stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per il Paese.
Come ha spiegato il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani lo sciopero, in programma per il prossimo 6 giugno, vuole essere un segnale “forte di protesta contro i continui aumenti fiscali che gravano sui carburanti e più in generale sull’auto. Gli automobilisti non faranno rifornimento il 6 giugno per dire coralmente basta agli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l’Erario”.
Secondo i conteggi dell’Aci ad una famiglia media il possesso (e l’uso dell’automobile) nel 2012 potrebbe arrivare a costare oltre 3500 euro contro i 3250 del 2011.
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A dicembre il tasso applicato dalle banche per i prestiti finalizzati all’acquisto delle abitazioni era al 4,03%, un livello che si era presto alzato fino al 4,27% di marzo, sul lungo periodo una discreta botta per le famiglie che intendevano accendere un mutuo per fare quello che per molti è l’acquisto più importante di una vita intera. L’Abi, nel suo consueto bollettino, ha comunicato che ad aprile è finalmente arrivata una leggera discesa del tasso fino al 4,15%, non ancora sui livelli del 2011, ma comunque in grado di far segnare un’inversione di tendenza.
Secondo l’Associazione Bancaria Italiana la media ponderata dei tassi praticati per i prestiti fra quelli per le famiglie e quelli per le società non finanziarie si è attestato al 4,06%, 8 punti base meglio di marzo. D’altra parte proprio il tasso praticato per i prestiti alle imprese (sempre aziende non finanziarie) è sceso al 3,5% dal 3,59% di marzo. Siamo ancora lontani da quel 3,01% di cui si poteva godere ad aprile 2011, 12 mesi fa, ma è comunque un segnale positivo che non va ignorato del tutto.
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Polemiche feroci sull’Imu. A meno di un mese dalla scadenza della prima rata continuano gli attacchi alla nuova Imposta Municipale Unica che sostituisce la vecchia Ici con un bilancio decisamente più pesante per i contribuenti. Le contestazioni a quella che è stata da più parti definita “la patrimoniale dei poveri” per la sua capacità di colpire senza la sufficiente progressività famiglie che non avrebbero alcun bisogno di un’altra tassa da pagare sul possesso degli immobili non si placano.
Il governo Monti, che continua a godere in un paese sempre più stanco della politica di un consenso quasi rassegnato, ha fra i suoi maggiori detrattori proprio quanti ritengono sbilanciato l’intervento sulla tassazione per far fronte alla crisi finanziaria. Il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani è però convinto, cifre alla mano, che molte polemiche siano strumentali:
L’impatto dell’Imu sulle famiglie italiane è di circa 200 euro. E’ questa la media nazionale. La banca dati del catasto ci dà quell’importo. Il 30% non paga per le deduzioni e per i carichi familiari, per il restante la spesa media è 200 euro a famiglia. Gran parte della popolazione vive in comuni medio-piccoli e, quindi, le rendite sono basse. Dipende poi dal valore catastale degli immobili. Noi abbiamo basato tutto sulla rendita catastale.
200 euro non sono pochi “in media” a famiglia, gli italiani digeriranno questo ennesimo sacrificio senza fiatare oppure vedremo davvero esplodere il fenomeno dello “sciopero fiscale” invocati da partiti politici come la Lega Nord?
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Finalmente giunge qualche buona notizia sul fronte del credito per famiglie e imprese. L’ultimo bollettino dell’Associazione Bancaria Italiana, che riferisce i dati degli scorsi mesi di aprile e marzo, ha registrato i primi lievi miglioramenti dopo mesi nei quali i mutui e i prestiti erano stati concessi in misura sempre minore dagli istituti di credito italiani.
Il numero di finanziamenti effettivamente concessi durante lo scorso mese ha raggiunto quota 1.504 miliardi di euro con un +0,93% che consolida il +0,36% fatto registrare a marzo.
Anche i mutui sono tornati a crescere con un aumento del 3% a marzo (nel 2011 il dato era +8,1%, ma le condizioni globali erano molto diverse) e per quanto riguarda i prestiti per i privati ad aprile c’è stato una crescita dell’1,2% tendenziale (a marzo era stata del +0,7%) per un totale di 1.682 miliardi. La recessione continua, ma questi timidi segnali danno l’idea di un leggero cambio di tendenza, cambio di tendenza che ha sempre bisogno di essere confermato nei prossimi bollettini.

Quali sono le aliquote Irpef 2012 per i vari scaglioni di reddito? Il momento delle scadenze fiscali per l’anno 2012 è arrivato, quindi meglio ricapitolare le percentuali tanto per avere un’idea di quanta parte del nostro guadagno finirà allo Stato in tasse fatte salve detrazioni, cifre deducibili e addizionali regionali e comunali. Non ci sono novità particolari per il 2012 e le aliquote restano invariate rispetto al 2011. Bisogna ricordare che sono soggetti alle imposte tutti i lavoratori con residenza in Italia che producono redditi sia nel nostro paese che all’estero mentre i residenti all’estero devono pagare l’Irpef soltanto per i redditi prodotti in Italia. Andiamo dunque a vedere le aliquote progressive Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche).
Se non rientrate nella No Tax Area, vale a dire che guadagnate più di 4800 euro annui se siete lavoratori autonomi e più di 8000 se siete dipendenti, ma meno di 15 mila euro è prevista nel 2011 un’aliquota Irpef del 23%. Fra 15 mila e 28 mila euro l’aliquota sale al 27%, vale a dire 3.450 euro “fissi” più il 27% applicato sui redditi che eccedono i 15 mila euro.
Lo scaglione compreso tra i 28.001 euro e i 55.000 euro prevede un’aliquota Irpef anche nel 2011 al 38% (cioè 6.960 euro a cui sommare il 38% della somma eccedente i 28 mila euro). Ci sono poi altre due aliquote, quella al 41% per i redditi fra i 55.001 e i 75.000 (17.220 + il 41% sulla parte che eccede i 55 mila euro) e la più elevata in assoluto del 43% per i redditi superiori ai 75.001 euro con una tassazione fissa di 25.420 + il 43% per la parte eccedente.
Per calcolare l’importo preciso da pagare c’è una fondamentale risorsa su Internet, il sito Irpef.info che pondera il vostro reddito inserendo anche i fattori delle detrazioni per i figli a carico, le deduzioni fiscali e le detrazioni al 19% per le spese mediche e non.

Due fra le organizzazioni che rappresentano i benzinai, la Figisc ed ANISA Confcommercio, promuoveranno a partire dal 1 giugno una raccolta firme sull’intero territorio nazionale, sfruttando la rete di affiliati, per chiedere al governo di ridurre l’impatto delle imposte sul prezzo finale dei carburanti esploso nell’ultimo anno. Per i benzinai è chiaro che sia ormai lo Stato a poter regolare le quotazioni alla pompa di benzina e diesel impattando con accise e Iva sul 55% del prezzo finale.
Considerato che lo Stato, con un carico fiscale superiore al 55% del prezzo, è diventato ormai il vero soggetto regolatore di questo mercato chiediamo il ripristino del regime dei prezzi amministrati per questo bene indispensabile alla mobilità degli italiani e che si faccia garante non solo della trasparenza dei prezzi, ma anche di quelli che devono essere i margini sia delle aziende petrolifere sia dei gestori degli impianti.
Si parla spesso di questioni legate alle scelte (e ai profitti) dei petrolieri (come quella del mito della “doppia velocità”) dimenticando alcuni numeri molto significativi riassunti dalla Figisc: “dall’inizio dell’aprile 2011 a questa parte il prezzo dei carburanti è aumentato mediamente tra benzina e gasolio di 27,5 centesimi/litro; di questi, 6,6 centesimi (IVA compresa) sono dovuti all’aumento delle quotazioni internazionali dei prodotti, e ben 20,9 centesimi all’incremento delle imposte; in altre parole il 76% degli aumenti è da attribuirsi alle maggiori imposte”.
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Pochi giorni, nessuna follia, anche per colpa dei continui aumenti dei prezzi che non mancheranno nemmeno quest’anno. Le vacanze degli italiani nell‘estate 2012? Si accorceranno, ma non per questo costeranno meno. Lo sostiene uno studio di Federconsumatori che stima in un misero 35% il numero totale delle famiglie italiane che si concederanno vacanze nell’estate ormai alle porte.
Si tratta di “un dato drammatico, che mette in evidenza la situazione di difficoltà, non agevolata dal continuo aumento di tasse, prezzi e tariffe“. Già, i prezzi. Perché ancora una volta dovremo affrontare aumenti che complessivamente supereranno il 3%, ma in alcune tipologie di prodotti saranno anche molto più elevati: i rincari dei carburanti (+12%), quelli dei pedaggi autostradali (+4%) senza dimenticare quelli degli autogrill e dei generi alimentari in generale (+5%).
Il consiglio dell’associazione dei consumatori per i vacanzieri non è inedito, ma quest’anno come non mai è utilissimo: acquistare “in città” e prima della partenza tutti i prodotti necessari in vacanza per evitare di dover affrontare i prezzi rincarati ad hoc per il turista nelle località di mare e di montagna che si intende visitare. Ad ogni modo muoversi con una famiglia media di quattro persone potrebbe arrivare a costare in media quasi 3500 euro: in quanti potranno permetterselo?
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Doppia velocità: esiste o no? Gli schieramenti sono chiari: da una parte le associazioni dei consumatori (e i consumatori stessi), dall’altra petrolieri e prestigiose società di ricerca pronta a giurare che i prezzi dei carburanti subiscono identiche variazioni, e con la stessa velocità, sia quando il costo al barile sale sia quando il costo al barile scende. C’è poco da fare, il dibattito è eterno e appare senza conclusione.
Perché la questione è fin troppo chiara: sarà colpa delle accise, dell’Iva, della semplice suggestione, ma quando un qualsiasi automobilista dà un’occhiata alle quotazioni petrolifere in calo il benedetto calo corrispondente del prezzo dei carburanti non lo ritrova mai al distributore. Al contrario ad ogni minima variazione di segno contrario gli aumenti per benzina e diesel sono sempre puntualissimi.
Sbagliano, evidentemente, perché Nomisma Energia è convinta che la teoria della “doppia velocità” non trovi alcuna conferma nelle analisi comparate e nello studio presentato oggi di fronte al presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, al presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti e quello di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, viene ancora una volta ribadita questa tesi. C’è di più: Nomisma sostiene che: “se il petrolio va sotto i 90 dollari è possibile un calo di 20 centesimi nel breve”. Speriamo accada, almeno avremo così una dimostrazione di quanto ci viene ripetuto con straordinaria regolarità.

Soltanto fra il 1982 e il 1983 c’era stato un aumento del prezzo dei carburanti paragonabile a quello visto fra l’aprile 2011 e l’aprile 2012. Un +20,9%, autentica mazzata per i portafogli degli automobilisti, che soltanto nell’ultimo periodo hanno visto qualche leggero segnale positivo sul fronte rincari ed hanno incassato la disponibilità (per ora solo a parole) del governo di che starebbe cercando di rallentare il fenomeno.
D’altra parte non vi sono soste di sorta: ad aprile l’aumento è rimasto nell’ordine del +3,2% su base mensile, non le spinte verso l’alto in doppia cifra viste da novembre ad oggi, ma comunque la conferma che il caro benzina non si è arrestato. I dati diffusi oggi dall’Istat sono in linea con quelli degli ultimi mesi, nessun segnale positivo di rilievo.
L’inflazione resta stabile al 3,3%, ma quasi un punto è determinato esclusivamente dai costi energetici. Tutti i carburanti hanno segnato costi in crescita tendenziale, dal gasolio per trasporti (+20,5%), a quello per il riscaldamento (+10,1%). Il “carrello della spesa” cioè il paniere dei beni acquistati più di frequente ha subito un rincaro del 4,7%, nettamente più alto del tasso di inflazione, ma anche questo è un dato che non cambia rispetto a quanto visto recentemente.
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