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Agevolazioni

Il decreto sviluppo letto dall'Agenzia delle Entrate, novità in vista

pubblicato da Roberto in: Casa Banche Agevolazioni Tasse

L'Agenzia delle Entrate chiarisce alcuni punti del decreto sviluppo, in materia di ristrutturazioni, spesometro, partite IVA
Con la circolare n. 41 del 5 agosto u.s., l’Agenzia delle Entrate scioglie alcuni dubbi sorti a seguito dell’approvazione del decreto Sviluppo. Questi gli aspetti più significativi.

Spesometro
Come è noto il decreto Sviluppo obbliga gli operatori finanziari a segnalare all’Anagrafe tributaria le operazioni con la clientela sopra i 3 mila euro corrisposte dal consumatore finale con carte di credito, di debito o prepagate. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che per i titolari di partita IVA resta ferma l’esclusione dall’obbligo di comunicazione telematica delle transazioni eseguite con sistemi tracciabili.

Partite Iva “fantasme”
Le misure della manovra sono finalizzate a tenere in vita solo quelle che eoperano nel nostro sistema. Il decreto prevede che i titolari di partita IVA che, sebbene obbligati, abbiano dimenticato di comunicare la cessazione della propria attività entro i 30 gg prescritti dalla norma, possono ora sanare la violazione versando spontaneamente, entro novanta giorni a partire dal 6 luglio, un importo pari a 129 Euro, somma che equivale a 1/4 della sanzione minima dovuta secondo la norma vigente.

Ristrutturazioni agevolate

La manovra prevede il taglio di sei punti percentuali della ritenuta d’acconto trattenuta dalle banche e dalle poste sui bonifici incassati da chi esegue lavori di ristrutturazioni di case o finalizzati al risparmio energetico. L’aliquota, infatti, passa dal 10 al 4% e si applica agli accrediti effettuati dal 6 luglio 2011, data di entrata in vigore della manovra. A questo proposito, la circolare chiarisce che, nel caso in cui banche o Poste Italiane, nei primi giorni in cui la misura è diventata operativa, abbiano continuato a operare la vecchia ritenuta nei confronti dei beneficiario del bonifico potranno accreditargli direttamente la differenza del 6% trattenuta in più.

Piano energia, è boom sul fotovoltaico

pubblicato da Roberto in: Investire Caro energia Agevolazioni Ambiente

Mentre si aspetta il piano energetico nazionale, nuovo boom degli impianti fotovoltaici, anche con incentivi ridotti
Il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha dichiarato che entro il 15 settembre verrà varato il piano energetico nazionale. Si aggiunge quindi un’altra tessera al mosaico del quadro energetico nazionale, dopo il via alla corsa per gli incentivi fotovoltaici. Sono infatti circa 5mila, per oltre 6mila megawatt, le domande di richiesta di iscrizione al Registro dei grandi impianti pervenute al Gestore dei servizi energetici (Gse). L’iscrizione nel Registro dei grandi impianti è stabilito dal decreto interministeriale dello Sviluppo economico e dell’Ambiente del 5 maggio 2011 che ha introdotto il quarto conto energia, vale a dire il nuovo regime di incentivi per il fotovoltaico.

Finora gli incentivi cumulati per i tre conti energia sono stati 741 milioni nel 2010 e 394 nel biennio 2009/8. Per quest’anno il Gse stima 838 milioni. Nella ripartizione degli impianti fotovoltaici attivi, svetta la Puglia con circa 1.500 megawatt e 16.800 impianti, seguita dalla Lombardia con 930 megawatt e 36.700 installazioni e dall’Emilia Romagna con 850 megawatt e 23mila siti.

Dopo il blocco del terzo conto energia, durato appena due mesi e caduto per effetto del decreto salva-Alcoa, le aziende del fotovoltaico hanno rivisto le strategie investendo sugli impianti di taglia domestica o di piccola potenza che godono di buoni incentivi e di un iter autorizzativo meno complesso. La prima graduatoria dei grandi impianti pubblicata dal Gse elenca 831 richiedenti, per 957 megawatt, su cui pioveranno incentivi per 300 milioni: mediamente si tratta di impianti con poco più di 1 megawatt. Per grandi impianti infatti il decreto interministeriale intende quelli con una potenza maggiore di 1 megawatt e gli altri impianti non operanti in regime di scambio sul posto.

Il Bonus bebè va restituito, con sanzione...

pubblicato da Roberto in: Agevolazioni Leggi

Il bonus bebe' va restituito, piu' di otto mila famiglie lo dovranno fare, con sanzione
Sono ben ottomila le famiglie italiane che dovranno restituire il bonus bebè da mille euro ottenuto in seguito alla Finanziaria 2006. Proprio in questi giorni infatti stanno arrivando le lettere dell’amministrazione che contestano l’incasso dell’assegno per aver autocertificato in maniera sbagliata il proprio reddito: «Si contesta alla Signoria Vostra – si legge nella missiva – di avere riscosso illecitamente il bonus bebè per avere sottoscritto e utilizzato un’autocertificazione mendace al fine di percepire la suddetta somma (…). Si comunica che di quanto sopra esposto, sarà fatta apposita segnalazione alla Procura della Repubblica».

Si tratta di un bonus che era stato introdotto dalla Finanziaria 2006 (legge 266/2005, articolo 1, commi 331-334) per ogni figlio nato o adottato nel 2005 o per ogni secondo o ulteriore figlio nato o adottato nel 2006. Un bonus con l’indicazione dell’ufficio postale presso cui i genitori avrebbero potuto riscuotere la somma. La contestazione arriva dopo le verifiche dell’agenzia delle Entrate sul reddito del nucleo familiare indicato al momento della richiesta dell’assegno, cinque anni fa: la norma prevedeva, infatti, che per beneficiare dell’agevolazione, la famiglia del nuovo nato dovesse avere «un reddito complessivo» non superiore a 50mila euro.

Molte famiglie hanno commesso errori nell’autocertificazione dei requisiti; alcuni hanno indicato il reddito “netto”; altri hanno segnalato il reddito da lavoro dipendente senza considerare l’abitazione principale; altri ancora hanno incluso fra i componenti del nucleo anche familiari non a carico, che non rientrano nella composizione del nucleo fiscale (composto da familiari a carico e coniuge – non separato – del dichiarante). Così, l’amministrazione chiede ora la restituzione entro 30 giorni del bonus da mille euro ingiustamente incassato, e, nei casi in cui il giudice penale accerterà che c’è stata falsa autocertificazione, il versamento di 3mila euro (il triplo del beneficio ottenuto) come sanzione amministrativa.

Stangata sulla prima casa

pubblicato da Roberto in: Casa Agevolazioni Leggi Tasse

Stangata sulla casa, mendo agevolazioni fiscali e piu' tasse
La manovra economica si allunga anche sulle case degli italiani: il taglio ai bonus sulle ristrutturazioni e risparmio energetico, nonché il ritorno dell’Irpef sulla prima casa concorrono a disegnare quella che appare come una vera e propria stangata.

Nella “giungla” di tagli a bonus e benefici fiscali, infatti, rientrano anche alcune disposizioni che interessano padroni di casa e inquilini. I fondi destinati agli sconti fiscali sulla casa, infatti, diminuiscono. I tagli saranno effettuati in due tempi: nel 2013 ai bonus fiscali sulla casa sarà riservato il 5% di fondi in meno, mentre nel 2014 il taglio sarà del 20%.

Oltre al ritorno dell’Irpef sulla prima casa nel 2013 e 2014, i proprietari dovranno fare i conti con i tagli alle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa, la riduzione della detrazione Irpef per gli interessi passivi sui mutui della prima casa e quella sulle provvigioni pagate ai mediatori immobiliari per l’acquisto dell’abitazione principale.

Infine è previsto un taglio per le deduzioni Irpef per chi decide di fare lavori di ristrutturazione con il bonus che passa dal 36%, per i lavori di recupero edilizio, al 28,8%; mentre per le ristrutturazioni per il risparmio energetico il bonus passa dal 55% al 44%.

Non si salvano dai tagli neanche i locatori e i conduttori. Nel primo caso, i tagli previsti porteranno la cedolare secca dal 21% al 25,2%. A rischio peraltro la deduzione forfetaria del 15% sui redditi da locazione che viene riconosciuta ai proprietari a fronte dei costi sostenuti per l’immobile e l’ulteriore deduzione del 30% ai proprietari che affittano con canone concordato. Nel caso in cui si sia inquilini, invece, è previsto un taglio per le detrazioni fiscali a sostegno del costo dell’affitto rispettivamente del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014.

Spese di giustizia, aumenta il contributo unificato

pubblicato da Roberto in: Agevolazioni Leggi Tasse

Il decreto sviluppo ha aumentato sino ad un quinto il contributo unificato.
Il decreto sviluppo ha recentemente aumentato l’importo del contributo unificato, la somma da versare all’inizio di ogni processo. Non solo hanno subito un aumento gli importi relativi agli scaglioni di valore in cui sono divise le cause civili, ma si è anche eliminata l’esenzione dal pagamento della tassa per alcune tipologie che fino a questo momento godevano di tale agevolazione.

Dalla relazione tecnica che accompagna la manovra emerge che il contributo unificato è stato aumentato in una misura compresa tra il 10% (per i primi tre scaglioni) ed il 20% (per gli scaglioni superiori). Facciamo qualche esempio. Per le cause ordinarie di valore inferiore a 1.100 Euro, il contributo da versare passa da 33,00 a 37,00 Euro (+ 12,1%), mentre per i giudizi tra 26.000 a 52.000 Euro, da 374,00 a 450,00 Euro (+ 20,3).
Altra novità è costituita dalla richiesta di pagamento del contributo unificato anche per le esecuzioni per consegna o rilascio (sfratto) e per le separazioni consensuali (37,00 Euro), mentre per quelle giudiziali la somma è pari ad 85,00 Euro.

Quella che desta più stupore è la previsione del pagamento anche nel processo del lavoro e della previdenza, storicamente esente in modo assoluto dal pagamento di qualsiasi tipo di diritto in materia di spese di giustizia. Per le cause di lavoro è stato previsto il pagamento del contributo unificato in misura dimezzata rispetto ai procedimenti ordinari.

Novità anche per la giustizia amministrativa. E’ stato aumentato il contributo unificato ordinario nella misura del 10%. Secondo i dati forniti dal Ministero di Giustizia, l’aumento del contributo unificato dovrebbe comportare maggiori entrate pari a 3 milioni e 300 mila Euro per il 2011 e 9 milioni e 900 mila euro per il 2012.

Le donne guadagnano meno: perché?

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Lavoro Agevolazioni

Le donne vengono pagate meno degli uomini sul lavoro
Il terzo Rapporto sulla discriminazione, diffuso dall’ILO, l’International Labour Organization, conferma qualcosa che tante donne hanno potuto constatare sulla loro pelle una volta entrate nel mercato del lavoro: il gentil sesso finisce per guadagnare dal 10% al 30% in meno rispetto ai colleghi maschi a parità di mansioni. La discriminazione femminile non si arresta e le donne possono essere comparate soltanto ad un’altra categoria soggetta a condizioni del lavoro non garantite e mal pagate, quella dei migranti.

Le donne, anche e specialmente nel nostro paese, hanno una maggiore difficoltà a trovare un impiego e quando lo trovano sono costretto a subire condizioni economiche peggiori nonostante siano più qualificate dei loro colleghi. Non smette di essere considerato un handicap la possibilità di rimanere incinte, i casi della cronaca anche recentissima provenienti dalla “civilissima” Emilia Romagna riferiscono di assunzioni mancate proprio per il timore che la nuova dipendente possa decidere di mettere su famiglia.

I posti di responsabilità, quindi anche quelli meglio retribuiti, finiscono per essere appannaggio dei maschi per una forma di pregiudizio che nulla a che vedere con i tanto sbandierati criteri del merito. L’ILO sottolinea che:

Nonostante i progressi raggiunti in termini di istruzione il divario salariale esiste ancora e le donne continuano ad essere maggiormente impiegate in lavori mal retribuiti. Se da un lato sono state introdotte progressivamente misure sulla flessibilità degli orari di lavoro come esempio di politiche a favore delle famiglie, dall’altro lato la discriminazione legata alla gravidanza e alla maternità rimane ancora un problema diffuso.

Sconto del 60% sui treni per le Elezioni Amministrative 2011

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Risparmiare Agevolazioni Prezzi Risparmio

Scontri treni elezioni amministrative 2011
Sconti per chi torna a casa a votare? Manca poco alle elezioni amministrative 2011 previste per il 15 e il 16 Maggio e con eventuali ballottaggi fissati il 29 e il 30 maggio. Sono molti gli italiani che per recarsi alle urne, magari dopo aver dato un’occhiata alla Guida al Voto di PolisBlog, dovranno spostarsi dai loro luoghi di domicilio. Studenti universitari fuori sede, ma anche lavoratori che hanno mantenuto la residenza in una città diversa da quella dove affettivamente vivono per la maggior parte dell’anno.

Trenitalia, come sempre, offre un particolare sconto a quanti dimostrino di spostarsi per recarsi alle urne. Il prezzo della tratta, almeno su treni Regionali ed Espressi, sarà scontato del 60%. Il cosiddetto biglietto ordinario costerà meno della metà. Per tutti i treni di categoria superiore, Eurostar Frecciarossa, Frecciargento, Intercity, Eurocity ed Intercity Plus, il viaggiatore/elettore dovrà pagare per intero il supplemento previsto per questo tipo di treni veloci.

Per usufruire dello sconto bisogna recarsi presso le Biglietterie Trenitalia e le agenzie di viaggio autorizzate, possibilmente muniti di tessera elettorale comprovante la compatibilità fra la destinazione e il luogo di residenza, non è possibile l’acquisto online. Il titolo di viaggio scontato dovrà essere di andata e ritorno, è nominativo e con un periodo di validità di 20 giorni. Il viaggio di ritorno non potrà avvenire oltre il 26 maggio, mentre per il turno di ballottaggio non si potrà viaggiare prima del 21 maggio e il ritorno dovrà avvenire entro il 9 giugno.

In sostanza l’elettore sarà comunque costretto ad acquistare due biglietti di andata e ritorno, uno per il primo turno ed uno per l’eventuale ballottaggio. Insomma, non si tratta di un incentivo poi così rilevante e si potrebbe fare di più. Più che un’agevolazione per l’elettore appare piuttosto una mossa di marketing (poco pubblicizzata) per far preferire il treno ad altri mezzi di trasporto privato, ma meglio di niente, no?

Detrazioni fiscali per gli affitti degli studenti universitari

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Agevolazioni Leggi Tasse

Contratti d'affitto per studenti: detrazioni fiscali
Le spese per l’affitto degli studenti universitari fuori sede che siano a carico della famiglia o non possono essere detratte fiscalmente. Forse non tutti sanno che sottoscrivere un contratto regolare d’affitto per gli studenti universitari porta con sé il fondamentale vantaggio fiscale della detrazione che riduce l’importo delle tasse da versare allo Stato.

Sfuggire al mercato degli affitti in nero, diffusissimo nelle grandi città per gli studenti fuori sede, non solo consente di poter usufruire di tutte le garanzie previste per legge dai contratti regolari, senza considerare gli affitti a canone concordato previsti per la categoria degli studenti, ma anche di poter approfittare delle detrazioni fiscali. La detrazione per il canone di locazione per studenti universitari fuori sede è del 19% per un ammontare massimo di 2633 euro annui.

Se lo studente è fiscalmente a carico della famiglia, in quanto non possiede un reddito complessivo superiore ai 2840,51 euro annui, la detrazione può essere richiesta dai genitori. Invece se lo studente ha un reddito superiore può procedere alla detrazione del canone per il contratto d’affitto di cui è intestatario e delle tasse universitarie dell’anno di pertinenza con un notevole risparmio fiscale.

Come pagare le bollette luce e gas a rate

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Caro energia Agevolazioni

Guida alla rateizzazione bollette gas e luce
Pagare a rate le bollette dell’energia elettrica e del gas a rate? Si può fare, purché si rientri in casi specifici. Gli utenti che si trovano a dover corrispondere importi più alti di quelli abituali hanno diritto a chiedere la rateizzazione delle bollette secondo regole precise a cui i gestori di luce e gas devono attenersi e con un tasso d’interesse fissato al momento all’1,25%.

Bollette energia elettrica: Le regole per la rateizzazione

Per l’elettricità l’utente è obbligato a presentare richiesta di rateizzazione, pena la perdita del diritto, prima della data di scadenza del pagamento indicato in bolletta. Se ricevete una fattura con un importo alto chiedete subito al vostro gestore, sia esso Enel, AEM, Iren, la rateizzazione.

Secondo la delibera dell’Autorità per l’Energia 200/99 la richiesta rateizzazione delle bollette deve essere accolta quando la bolletta di conguaglio “sia superiore al 150% dell’addebito medio delle bollette in acconto ricevute successivamente alla precedente bolletta di conguaglio“. Ad esempio se ricevete un media un addebito di 100 euro a fronte di una bolletta dai 150 euro in su potrete chiedere di pagarla a rate.

L’importo sarà suddiviso in un numero di rate pari “almeno al numero di bollette in acconto o stimate ricevute successivamente alla precedente bolletta di conguaglio, e comunque non inferiore a due“. Come detto sugli importi rateizzati vengono conteggiati gli interessi pari al tasso ufficiale di riferimento dell’1.25%.

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Abbonamento trasporti pubblici: dal 2011 non c'è più la detrazione

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Agevolazioni Leggi Trasporti

detrazione fiscale abbonamenti autobus
Il bonus fiscale per le spese di trasporto pubblico sparisce dalla dichiarazione dei redditi 2011. La detrazione IRPEF che consentiva una riduzione dell’imposta lorda fino a 47,50 euro, comprensivo sia delle spese effettuate dal dichiarante e dagli eventuali famigliari a carico, è stata abolita. Non sarà dunque più possibile detrarre le spese per abbonamenti agli autobus e ai treni fino a 250 euro.

Un vero peccato, soprattutto perché la misura consentiva anche l’incentivazione all’utilizzo dei mezzi pubblici riducendo inquinamento e congestione delle grandi città che per ragioni lavorative o di studio subiscono l’ondata quotidiana di pendolari. D’ora in avanti l’abbonamento ai mezzi pubblici tornerà ad essere per le famiglie un capitolo di spese non rimborsabile fiscalmente.

La decisione presa dal Governo Berlusconi ha interrotto la validità del provvedimento “bonus” per i contribuenti che era stato stabilito per il triennio 2010-2012 dalla Finanziaria 2009. Negativo, come ovvio, il commento dell’Asstra (Associazione delle società ed enti del trasporto pubblico locale):

Una decisione a cui si stenta a credere e che lascia veramente l’amaro in bocca nonostante ad essere colpiti non siano le aziende di trasporto pubblico ma i cittadini con l’abbonamento ai trasporti pubblici in tasca. Cittadini che invece di essere non dico premiati ma almeno incentivati a continuare sulla strada dell’utilizzo dei mezzi pubblici, si vedono togliere una agevolazione fiscale il cui valore era non solo economico ma anche soprattutto emblematico ed esemplare per cominciare a cambiare un atteggiamento mentale, una cultura della mobilità esclusivamente incentrata sull’automobile.

Con l’abbonamento ai mezzi si può comunque risparmiare soldi e tempo rispetto all’uso dell’automobile. Pendolari, non fatevi scoraggiare!