Chi desidera un’abitazione a misura d’ambiente deve sbrigarsi, l’ultima finanziaria – a differenza di quanto fatto per l’agevolazione del 36% sulle spese di ristrutturazione – non ha disposto alcuna proroga per gli “sconti ecologici”. Allo scoccare del 31 dicembre 2010, quindi, bisognerà dire addio alla detrazione del 55% delle spese finalizzate al risparmio energetico.
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Soldi al vento è il caso di dirlo. Il crimine organizzato sembra corteggiare ormai da tempo il business ambientale, ne è una riprova la recente scoperta dell’Europol.
Si tratta a tutti gli effetti di un’enorme frode ha colpito negli ultimi 18 mesi il mercato europeo dei diritti di emissione.
La truffa in soldoni
L’ecomafia avrebbe agito sul “Cap and trade”, ossia sui tetti stabiliti per legge alle emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra. Chi si ferma sotto il tetto vende i diritti di emissione che gli avanzano a chi sfora il tetto. Gli scambi avvengono in Borsa. Gli ecocriminali dell’anidride carbonica acquistavano fuori dall’Unione Europea diritti di emissione esenti dall’Iva, e poi li rivendevano all’interno dell’Unione Europea ad un prezzo comprensivo di Iva. Ma anzichè versare al fisco l’Iva stessa, la trattenevano in tasca.
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Entrano in Parlamento i vuoti a rendere, reintrodotti da un disegno di legge proposto da Antonio Mazzocchi, Questore della Camera dei Deputati, e Fabio Gava, membro della X° Commissione Attivita’ Produttive, Commercio e Turismo.
La proposta
L’obiettivo del provvedimento è quello di reintrodurre l’utilizzo di contenitori in vetro ‘a rendere’, in particolare per le bevande destinate al canale Horeca, mediante l’istituzione di vere e proprie filiere di recupero degli imballaggi, la creazione di sistemi di cauzioni più moderni, ma soprattutto l’incentivo, per i soggetti aderenti, di sgravi fiscali sulla Tarsu e dilazioni di pagamento dell’Iva. Un progetto che, sottolineano i promotori, consentirebbe inoltre all’Italia di adeguarsi progressivamente agli standard europei, dove il vuoto a rendere e’ una realtà ormai da tempo consolidata.
Danneggia l’ambiente e l’economia stessa. L’inquinamento fuori controllo, di cui si parla sempre di più in occasione dell’imminente vertice di Copenhagen, è alla base di costi assicurativi e assistenziali ingenti.
Stando ad un recente Rapporto del Wwf realizzato insieme alla società assicurativa Allianz infatti una volta superate le “soglie climatiche limite” a rischio centinaia di milioni di persone e costi per la comunità mondiale per centinaia di miliardi di euro.
Quanto vale la salute ambientale?
Stando al parere degli organizzatori si avvicinano le soglie critiche della deriva ambientale. Le temperature globali sarebbero infatti già cresciute di almeno 0,7 gradi centigradi, ed è probabile un riscaldamento di 2-3 gradi nella seconda metà del secolo. Quanto costa in termini monetari l’atteso innalzamento del livello del mare fino a mezzo metro entro il 2050? 25 miliardi di dollari se si considera il valore assicurativo dei 136 porti delle grandi metropoli del mondo.
Finanziaria a pugni chiusi sugli incentivi alle rinnovabili? Per il momento sembra sventata l’ipotesi di un taglio agli incentivi, lo comunicano le associazioni di categoria (Anev, Aper, Assosolare, Federpern, Fiper, Greenpeace Italia, Ises Italia, Itabia, Kyoto Club e Legambiente).
Stando alla bozza di emendamento circolata nei giorni scorsi infatti, sembravano dover cessare gli effetti del provvedimento Cip n. 6/92, in favore del dettato normativo della Direttiva 2009/28/CE, che veicola drastici interventi contro lo sviluppo delle rinnovabili.
L’emendamento della discordia
Il provvedimento contro il quale sarebbero insorte all’unanimità le associazioni consumatori avrebbe previsto infatti la forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell’energia.
Tra le novità invise agli operatori del settore anche la drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del Certificato Verde, che sarebbe passato da un prezzo medio di mercato pari a circa 85,00 euro/MWh a circa 40,00 euro/MWh.
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Oggi è possibile sapere quanto consuma l’elettrodomestico ancor prima di acquistarlo. L’invenzione del “calcolatore costi” è ad opera del gruppo Mediamarket (catena di distribuzione che include i marchi Metro, Media World e Saturn) che, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Brescia, ha sviluppato “Uso & Consumo”, un’applicazione informatica per sensibilizzare e guidare il cliente durante l’acquisto dei cosiddetti “elettrodomestici bianchi”, ossia lavatrici, forni e frigoriferi.
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Fa da apripista l’iniziativa di Vicenza per portare i pannelli fotovoltaici sui tetti di 18 scuole cittadine statali e comunali.
I lavori sono partiti ufficialmente ieri.
Il progetto pionieristicoè stato progettato grazie a una convenzione stipulata tra il Comune e Aim in collaborazione con Amcps, saranno l’istituto elementare di Laghetto e la media Trissino di via Prati.
“Entro la fine dell’anno saranno 14 le scuole provviste dei nuovi impianti – fa sapere l’ assessore ai lavori pubblici, Ennio Tosetto - Queste andranno ad aggiungersi alle medie Carta e Bortolan, già attrezzate con il fotovoltaico. Il costo dell’intervento sarà di circa un milione e 700 mila euro, tutto a carico di Aim. L’accordo, infatti, prevede che sia quest’ultima a investire sul progetto, installando e curando la manutenzione dei nuovi impianti in collaborazione con Amcps.
Mentre qualcuno all’estero pensa a risparmiare energia in Italia le squadre hanno la maggiore preoccupazione di risanare i bilanci in rosso.
Ecco che piani da migliaia di ettari e aree di periferia potrebbero essere stravolti. Finita l’epoca d’oro dei diritti tv, le società puntano così a salvarsi le tasche da Torino a Firenze con 24 progetti. Non solo impianti sportivi, ma anche hotel, ristoranti, cinema e centri commerciali.
“E’ la terza fase - scrive “La Repubblica” - il calcio finanziariamente maturo, nasce per seppellire l’epoca dei diritti tv che, a sua volta, aveva lasciato nel giurassico il lungo evo in cui i club fondavano i bilanci sui biglietti venduti al botteghino.
Accattivante e colorato il “pack” degli alimenti spesso trasuda design da tutti i pori, ma a pagarne l’originalità sono proprio i consumatori! Stando ad una recente indagine Coldiretti infatti nella spesa alimentare degli italiani il costo delle confezioni è la componente più rilevante e supera quello del prodotto agricolo contenuto.
Si tratta - sottolinea la Coldiretti - dell’effetto congiunto delle strategie di marketing che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite anche con la riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose e del crollo dei prezzi alla produzione agricola calati dal 53 per cento per le pesche al 30 per cento per grano e latte su livelli insostenibili per le aziende agricole.
Continua a leggere: Alimentari, costa più il contenuto o il contenitore?
Potrebbero essere chiamati eco centre i nuovi data center ultimamente impegnati in una vera e propria gara a chi fa il centro di servizio dati più ecologico.
Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore infatti i data center, i grandi centri dove operano centinaia di server su cui girano enormi volumi di dati e milioni di pagine Internet, sono coinvolti in una sfida che chiama in primis le più importanti aziende tecnologiche a ridurre in modo sensibile le emissioni nocive e i consumi di energia.
Continua a leggere: Quale sarà il futuro dei data centre? Naturalmente "ecologico"!