
Il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha dichiarato che entro il 15 settembre verrà varato il piano energetico nazionale. Si aggiunge quindi un’altra tessera al mosaico del quadro energetico nazionale, dopo il via alla corsa per gli incentivi fotovoltaici. Sono infatti circa 5mila, per oltre 6mila megawatt, le domande di richiesta di iscrizione al Registro dei grandi impianti pervenute al Gestore dei servizi energetici (Gse). L’iscrizione nel Registro dei grandi impianti è stabilito dal decreto interministeriale dello Sviluppo economico e dell’Ambiente del 5 maggio 2011 che ha introdotto il quarto conto energia, vale a dire il nuovo regime di incentivi per il fotovoltaico.
Finora gli incentivi cumulati per i tre conti energia sono stati 741 milioni nel 2010 e 394 nel biennio 2009/8. Per quest’anno il Gse stima 838 milioni. Nella ripartizione degli impianti fotovoltaici attivi, svetta la Puglia con circa 1.500 megawatt e 16.800 impianti, seguita dalla Lombardia con 930 megawatt e 36.700 installazioni e dall’Emilia Romagna con 850 megawatt e 23mila siti.
Dopo il blocco del terzo conto energia, durato appena due mesi e caduto per effetto del decreto salva-Alcoa, le aziende del fotovoltaico hanno rivisto le strategie investendo sugli impianti di taglia domestica o di piccola potenza che godono di buoni incentivi e di un iter autorizzativo meno complesso. La prima graduatoria dei grandi impianti pubblicata dal Gse elenca 831 richiedenti, per 957 megawatt, su cui pioveranno incentivi per 300 milioni: mediamente si tratta di impianti con poco più di 1 megawatt. Per grandi impianti infatti il decreto interministeriale intende quelli con una potenza maggiore di 1 megawatt e gli altri impianti non operanti in regime di scambio sul posto.
L’Autorità per l’energia e il gas sostiene che l’applicazione della Robin Tax al solo settore energetico non è giustificabile sulla base dell’andamento del settore.
E’ quanto si legge nella segnalazione inviata dal Regolatore al Parlamento e al governo per commentare le misure contenue nel decreto legge 138 in discussione al Senato.
In linea generale, scrive il presidente Guido Bortoni, “si ritiene che il settore dell’energia non sia oggi caratterizzato da fondamentali tali da giustificare che l’aumento dell’Ires sia circoscritto al solo settore energetico. Ciò anche in ragione della fondamentale rilevanza che gli investimenti in questo settore rivestono per la competitività dell’intera economia del Paese“.
Per il trasporto elettrico e del gas, secondo l’autorità, l’applicazione della Robin Tax comportera “a parità degli altri parametri, una perdita di 1-1,5 punti percentuali di rendimento“.
Secondo l’organismo di vigilanza inoltre sono di difficile attuazione le norme contro la traslazione sui consumatori della maggiori imposte previste con la Robin Tax.
Come già segnalato, scrive ancora Bortoni, “in occasione del decreto-legge 112/08, il meccanismo di vigilanza sul divieto di traslazione, assegnato all’Autorità, risulta essere di difficile e laboriosa attuazione, soprattutto in mancanza dell’attribuzione di espliciti poteri sanzionatori e prescrittivi“.
La fonte di energia più promettente? Il risparmio energetico, no? Prima di pensare a un impianto fotovoltaico casalingo o a installare una pala eolica formato famiglia, il primo passo per spendere meno è risparmiare e soprattutto non sprecare.
Federconsumatori ha stilato un elenco di suggerimenti, piccole (buone) azioni quotidiane che possono farci risparmiare soldi, mentre risparmiamo il Pianeta. Per alcuni sono regole già acquisite, per altri possono essere l’occasione di cominciare a consumare con intelligenza.
Dalle lampadine giuste, all’abitudine di spegnere sempre gli elettrodomestici; dal posto giusto per il frigo ai trucchi per usare al meglio la lavatrice e per non fare una lavastoviglie di troppo. Ecco che cosa può fare ognuno di noi:
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Boom insperato ed inaspettato per il fotovoltaico. La buona notizia riguarderebbe i 7 mila megawatt di potenza installata, la cattiva gli ingenti costi di sistema, che rischiano di appesantire le bollette elettriche degli italiani. La “prematura” (rispetto alle previsioni) corsa al solare dovrebbe pesare, in bolletta, nella misura di 3 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, lo rileva il rapporto dell’Authority per l’Energia trasmesso al Parlamento.
Corsa al solare
Il solare piace agli italiani tanto che nel 2011 potrebbe essere già raggiunto il target di 8mila megawatt che il Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili ha previsto per l’anno 2020 per gli impianti fotovoltaici. Quanto pesa effettivamente in bolletta la corsa alle fonti alternative? Il 7% circa, a cui si aggiungono altre voci per circa il 2%, portando gli oneri generali di sistema a poco meno del 10%. Lo sottolinea Paolo Vigevano, amministratore delegato dell’Acquirente unico, la società del Gse che si occupa degli acquisti di energia da dedicare a famiglie e piccoli consumatori.
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Difficile che si tratti di una semplice riorganizzazione funzionale e gestionale. In ballo c’è infatti un business da 64 miliardi di euro (diluiti in 30 anni). La riorganizzazione gestionale dell’acqua italica è un boccone ghiotto per maxi utility italiane e straniere, già lanciate nella corsa all’oro blu.
Salvo restando il referendum di giugno naturalmente (leggi le decisioni della Corte in merito).
Il bottino è cospicuo: in vendita infatti c’è l’anticiclico mercato delle bollette (cresciute del 65% dal 2002) e la gestione dei 64 miliardi di euro di investimenti infrastrutturali. In progetto infatti c’è la risistemazione dei 300 mila km di tubi malconci, da cui si perdono 47 litri ogni 100 immessi in rete, con un danno, stima La Repubblica, di 2,5 miliardi l’anno.
Il termine imposto dal Decreto Ronchi per l’apertura della rete ai privati è fine dicembre, a meno che non passi il referendum abrogativo previsto per giugno.
Il risiko dell’acqua
Tra i “big” in lizza per la spartizione della torta dei finanziamenti pubblici c’è Acea la municipalizzata romana nel cui capitale sta crescendo rapidamente il gruppo Caltagirone (attivo nelle costruzioni), ha già oggi 8 milioni di utenti in diversi Ato a cavallo tra Lazio, Toscana e Umbria. Non solo. La società capitolina non ha mai nascosto il suo interesse per l’Acquedotto Pugliese (che Nichi Vendola sta cercando di blindare in mano pubblica) e ha iniziato a muovere i suoi primi passi anche verso la Lombardia.
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La risposta non è poi così scontata, considerati gli alti costi d’acquisto (si arrivano a spendere fino a 36 mila euro per una citycar). Tuttavia non mancano le buone notizie. Per quest’anno infatti l’Autorità per l’energia ha introdotto con la delibera ARG/elt 242/10 nuove regole a sostegno dello sviluppo di infrastrutture di ricarica a pagamento dei veicoli elettrici e previsto anche semplificazioni ed agevolazioni per la realizzazione di alcuni progetti mirati di sperimentazione che verranno selezionati entro il 30 aprile.
Nessun incentivo all’orizzonte
Uno degli ostacoli principali alla diffusione di questi mezzi ecologici, oltre agli alti costi, è sicuramente la carenza totale di prospettive incentivanti. Mentre in alti paesi sono già stati allestiti provvedimenti economici a sostegno di questi veicoli a basso impatto ambientale. E’ il caso dell’Inghilterra, dove con il primo gennaio 2011 è possibile usufruire di un contributo di 5000 Sterline (al cambio attuale 5560 €) per l’acquisto di auto ibride, elettriche o idrogeno fuel cell con emissioni inferiori a 75 g/km: tra i requisiti tecnici previsti, è indicata una velocità massima superiore ai 100 km/h, una autonomia di almeno 70 miglia (113 km) per le elettriche ed una autonomia in modalità elettrica di almeno 10 miglia (16 km) per le ibride plug-in.
Progetti pilota alle griglie di partenza
Sebbene non ci siano ancora misure incentivanti è pur vero che l’Autorità italiana è fra i primi organismi di regolazione ad adottare provvedimenti nel solco delineato dalle recenti iniziative della Commissione europea per la promozione della mobilità elettrica. Stanno infatti per partire sei progetti pilota, che verranno selezionati dall’Autorità entro il prossimo 30 aprile, sulla base della bontà delle tecnologie proposte e della loro valenza in termini di efficienza di servizio, ottimale utilizzo delle infrastrutture di ricarica e facilitazione della concorrenza.
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Abbattono consumi, km e, in alcuni casi, anche le multe. I navigatori sono diventati un gadget tecnologico pressoché irrinunciabile per gli automobilisti che, stando ad uno studio della Navteq (l’azienda di Chicago specializzata nelle mappe e nei sistemi per tracciare il traffico, fornisce i dati cartografici ai navigatori Garmin), risparmierebbero considerevoli cifre in termini di consumi.
L’utilizzo del navigatore ridurrebbe infatti le percorrenze di 2.500 chilometri annui, abbattendo i consumi di carburante del 12 per cento, per un risparmio di oltre 400 euro nei dodici mesi.
Anche l’ambiente ne beneficia però in termini di minori emissioni inquinanti. La riduzione di emissioni annue di anidride carbonica sarebbe pari a circa il 24 per cento per ogni automobilista, oltre alla riduzione dell’usura dei pneumatici. La società avrebbe inoltre elaborato uno strumento di calcolo sui risparmi e riduzioni di emissioni.
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L’iniziativa meneghina parte in quarta. Si tratta di un bonus di 600 euro dedicato a chi rottama l’auto per convertirsi al car sharing.
Un’iniziativa attivata dal servizio di car sharing milanese, GuidaMi, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e ICS.
L’incentivo si rivolge a tutti i privati cittadini residenti (anche temporaneamente) a Milano e provincia, che hanno rottamato un’automobile con le seguenti caratteristiche:
Attenzione: in caso di residenza temporanea, il richiedente dovrà sottoscrivere un’autocertificazione comprovante la residenza.
Le agevolazioni prevedono:
Le vie del risparmio sono infinite, così come quelle della ricerca di una più elevata qualità della vita. Sulla strada tracciata dai Gas (Gruppi di acquisto solidale), ora si sono avviati anche i Gaf, i gruppi di acquisto fotovoltaico, ormai diventati una realtà in tutta la penisola (da Brescia a Feltre, da Pescara a Corsico, in provincia di Milano).
Cosa sono i Gaf?
Se la finalità dei Gas è quella dell’acquisto collettivo di frutta, verdura, olio o vino, i Gaf mirano all’acquisto di apparecchiature per lo sfruttamento dell’energia solare. Il principio delle due iniziative è lo stesso: promuovendo un acquisto collettivo di un certo prodotto, è probabile riuscire ad ottenere uno sconto sul prezzo di vendita (purché ci si rivolga allo stesso rivenditore!).
Fatelo per l’ambiente, se avete a cuore il futuro del pianeta, ma senza pensare che il vostro portafoglio respirerà meglio: a quanto pare, gli elettrodomestici a risparmio energetico non sono vantaggiosi sotto il profilo economico. La scomoda verità risulta da uno studio realizzato dall’associazione di consumatori francese UFC-Que Choisir.