
La nuova bozza del decreto sulle liberalizzazioni è pronta. 107 pagine e 44 articoli che non coinvolgono soltanto i tassisti, la categoria che più rumorosamente si oppone alle novità. Il decreto prevede che le Farmacie non debbano più osservare turni e orari prestabiliti, anzi, “possono svolgere la propria attività e i servizi medici aggiuntivi anche oltre i turni e gli orari di apertura” e i medici dovranno chiaramente indicare nella ricetta se esiste un farmaco equivalente fra i generici quando effettuano una prescrizione, questo per evitare che i cittadini acquistino medicinali più cari quando possono usufruire di un’alternativa.
Finisce l’era delle tariffe professionali, sia minime che massime, per gli iscritti agli albi. Tutti i professionisti saranno liberi di fissare la tariffa che preferiscono, un provvedimento questo che non influirà su tutte le categorie visto che da anni questi tariffari non vengono rispettati nella maggior parte dei casi, ma tant’è. Per quanto riguarda i benzinai saranno liberi di rifornirsi da qualsiasi produttore, purché titolari di autorizzazione petrolifera, mentre vengono eliminati i limiti orari per l’attivazione dei self-service fuori da centri abitati che potranno rimanere sempre accesi per agevolare la modalità “non servito”.
Per quanto riguarda l’RC Auto il governo ha previsto la possibilità di un’installazione “a carico delle compagnie” di una scatola nera che conteggi il reale utilizzo della vettura facendo decrescere progressivamente i prezzi rispetto alle tariffe stabilite, poca roba rispetto alla distorsione del mercato che continua a far lievitare ingiustificatamente i costi. Nel decreto c’è anche l’obiettivo, ambizioso, di procedere alla separazione della rete Snam da Eni in modo da garantire libero accesso a tutti gli operatori. I dettagli verranno discussi in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni.

Senza che nessuno faccia nulla per contrastare il fenomeno (Egregio Presidente Monti, ci sente?) continuano indisturbati a lievitare i costi delle assicurazioni per gli autoveicoli e i motoveicoli. Dalla liberalizzazione del 1994, una di quelle completamente fallite nel suo scopo (far risparmiare i consumatori favorendo la concorrenza), l’aumento percentuale ha raggiunto quota 450% anche secondo le stime più prudenti. Un autentico scandalo che si consuma nell’indifferenza delle istituzioni.
Le cose vanno poi molto peggio se si abita in una zona d’Italia più “sfortunata”. Secondo un’indagine di Altroconsumo il divario fra Nord e Sud continua ad aumentare. Se i milanesi (e i loro vicini) non ridono a piangere sono i napoletani (e i loro vicini). Analizzando l’andamento dei premi RCA di 50 compagnie assicurative nel 2011 in quattro città italiane (Milano, Roma, Napoli e Palermo) è evidente la disparità.
Due i profili tipo evidenziati, un 40enne in classe 1 e un 35enne in classe 4, in entrambi i casi assicurati da 10 anni consecutivamente e senza incidenti denunciati. A Napoli, città nota per i premi altissimi, l’aumento nel 2011 è stato del 4% per il 40enne e del 9,2% per il 35enne contro un tasso di inflazione nel settore fermo al +1,5%. A Milano i rincari sono stati del +1,33% per il primo tipo di guidatore e dello 0,38% per il secondo tipo. Il bilancio è drammatico: se il 35enne paga un premio medio di 1.309 euro a Napoli, a Roma bastano 698 euro, a Palermo 697 euro e a Milano 522 euro.

La tariffe delle RC auto e dell’RC moto sono ogni anno più alte. Lo certifica l’Isvap durante un’audizione al Senato parlando di una crescita dei prezzi nell’ultimo anno che arriva al 27% in più per le automobili e al 45% in più per le moto. Si tratta di aumenti da capogiro che confermano come (in un contesto nel quale la politica è impotente, complice o entrambe le cose) il nostro paese sia, confrontando i dati con quelli dei principali stati europei, quello dove assicurare un veicolo è più caro.
Un primato conquistato a suon di cifre folli (è facile arrivare a pagare fra i 900 e i 1000 euro annui, e non si tratta di casi limite) mentre in Europa si viaggia su cifre decisamente più ragionevoli. Qualche esempio? In Germania si spendono mediamente 222 euro all’anno, in Spagna 229 e in Francia 172. Una sproporzione rispetto all’Italia che non può essere giustificata con le cifre che le assicurazioni devono rifondere ai loro clienti a causa di sinistri.
Il totale fallimento della deregolamentazione del settore assicurativo è sotto gli occhi di tutti tenendo conto che, come sottolinea il Codacons, “le tariffe dell Rc auto sono saliti del 195% dal 1994 oggi“. Se restringiamo il campo agli ultimi 10 anni l’aumento è stato del 98%, una crescita che è arrivata proprio mentre il tasso di incidentalità calava del 22%. Lo sottolinea Federconsumatori:
Finalmente anche l’Isvap si e’ dotata della strumentazione conoscitiva dell’O.N.F., ed ora è finalmente in grado di rilevare gli scandalosi aumenti delle polizze rc auto. Aumenti che, lo ribadiamo da tempo, sono del tutto ingiustificati: basti pensare che dal 2001 ad oggi i costi per assicurare la propria vettura sono aumentati di ben il 98%, mentre, nello stesso periodo, e’ diminuita del 22% l’incidentalità.
Il Governo Monti metterà mano al settore assicurativo garantendo una “vera” liberalizzazione dopo che il mercato ha dimostrato di non sapere offrire altro che tariffe sempre più proibitive ai cittadini?

Qualche giorno fa la sentenza la Corte di Cassazione ha denunciato l’esistenza di un cartello tra compagnie assicurative sanzionato dall’Antitrust nel 2000 ha prodotto un aumento illecito dei premi a danno dei consumatori che, perciò, vanno risarciti.
“Si tratta di una sentenza molto importante non tanto dal punto di visto dei contenti ma in quanto riconosce una grossa valenza processuale al provvedimento dell’Antitrust, in particolare, e a tutti i provvedimenti delle Autorità di garanzia“, ha commentato Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum.
La sentenza della Cassazione stabilisce che in presenza di un provvedimento di un’Authority che riconosce un illecito anticoncorrenziale si riconosce perciò stesso un danno ai consumatori. Le Aziende sono chiamate, per contro, a dimostrare che non c’è un nesso di causa effetto tra la condotta anticoncorrenziale e il danno ai consumatori.
La sentenza in questione scaturisce da un provvedimento Antitrust con il quale l’Agcm sanzionò un cartello orizzontale tra le imprese assicuratrici tra gli anni 1994-2000: in quegli anni, le aziende avevano dato vita ad uno scambio di informazioni , tra cui dati sensibili riferiti ai clienti, a seguito del quale ci fu un aumento dei premi.
Via Helpconsumatori.

Cala a 58,7 miliardi nel primo semestre la raccolta totale di premi delle imprese assicurative italiane e dalle rappresentanze per l’Italia delle imprese extraeuropee del settore. Lo rileva l’Isvap, segnalando un crollo del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
In particolare, la raccolta nei rami vita, pari a 40,3 miliardi di euro, ha registrato una contrazione del 21,9% su base annua, con una significativa flessione della relativa incidenza sul portafoglio globale (68,7% rispetto al 74,3% precedente). Il calo ha riguardato nello specifico le polizze tradizionali di ramo I, che dopo i forti incrementi dell’ultimo periodo, sono state pari a 30,7 miliardi, con una variazione in negativo del 20,5%.
L’andamento della raccolta nei rami danni, pari a 18,4 miliardi di euro, ha evidenziato invece un incremento del 3% che fa salire la relativa incidenza di queste polizze sul portafoglio totale al 31,3% (contro il 25,7% nello stesso periodo del 2010).
L’analisi della raccolta per canale distributivo segnala, infine, per i rami vita una flessione del ricorso a banche e Poste (58,5% contro il 63,7% precedente), mentre per i rami danni sono preponderanti le agenzie con mandato (82%).
Via Borsaitaliana.

Bollette, affitto, assicurazioni, banche, carburanti: negli anni la quota di consumi assorbita dalle spese obbligate è aumentata a dismisura rispetto al totale dei consumi delle famiglie
Fra il 1970 e il 2010 è quasi raddoppiata, passando dal 23,3% a poco meno del 40%. La quota di consumi liberi, invece, dunque beni e servizi commercializzabili, è scesa dal 76,7% al 61,2%. E gli alimentari sono in flessione: la loro quota sul totale dei consumi delle famiglie si è più che dimezzata, passando dal 36,1% del 1970 al 15,1% del 2010.
I dati vengono da uno studio di Confcommercio su come è cambiata negli ultimi quaranta anni l’incidenza delle spese obbligate sui consumi e sul potere di acquisto delle famiglie. Fra le spese fisse, la casa gioca la parte del leone.
L’andamento dei consumi riflette poi la struttura familiare. Gli over 65 che vivono da soli destinano ai consumi di base oltre i tre quarti della spesa media mensile. Sul totale dei consumi liberi, le coppie senza figli spendono più di un terzo per i servizi (viaggi, pasti fuori casa, spettacoli, benessere personale); per le famiglie numerose con tre o più figli, invece, quasi i tre quarti delle spese libere se ne vanno per l’acquisto di beni, soprattutto alimentari.
Via Confcommercio.
Fatalisti, agguerriti, disarmati e sereni. La ricerca promossa dalla compagnia online Quixa e condotta da MPS individua quattro diversi profili di guidatore con differenti tipologie di comportamento messe in atto in caso di incidente stradale.
Così se i fatalisti, in prevalenza giovani, continuano a prediligere le polizze base, convinti che difficilmente possa capitare loro un incidente, gli agguerriti, per lo più uomini adulti, mettono in atto tutte le misure preventive e reattive adatte a fronteggiare la situazione. Sono soliti sottoscrivere polizze con garanzie aggiuntive come la tutela legale, la responsabilità civile dei trasportati, la mini-kasco e il bonus protetto. Memorizzano la targa dell’altro veicolo, fotografano le auto incidentate e chiamano i vigili se coinvolti in un incidente; nelle settimane successive presidiano l’andamento della pratica, fino alla chiusura della stessa.
I disarmati sono, invece, in prevalenza donne, che vivono il sinistro con istintiva preoccupazione per la propria incolumità e quella delle persone coinvolte, senza però mettere in campo strategie specifiche per fronteggiarlo. Affidano con ansia la gestione della pratica all’assicurazione perché non sono in grado di monitorarne l’andamento.
Al contrario, i sereni, sia uomini che donne adulti, affrontano un incidente stradale con relativa tranquillità sulla base di una buona conoscenza di pacchetti assicurativi, norme comportamentali e pratiche burocratiche da sbrigare.
Sottoscrivono polizze, non necessariamente ricche di opzioni, ma frutto di un’attenta riflessione sulla base di effettive necessità. Denunciano il sinistro all’assicurazione e attendono gli sviluppi della pratica di cui conoscono l’iter perché, a differenza degli agguerriti, non sono sospettosi.

La probabilità di bancarotta del Paese da qui al 2016 è pari quasi al 35%. Le incertezze sull’efficacia della manovra di Ferragosto hanno spinto al rialzo il valore dei Credit default swaps permettendo a questi ultimi di sfondare per la prima volta quota 500 punti base.
I Credit default swaps, sono dei veri e propri contratti assicurativi, con i quali gli investitori si assicurano, in caso di default, per ottenere il capitale investito. Un valore di 500 punti base si traduce in un rischio fallimento da record, in altri termini, le probabilità che l’Italia dichiari bancarotta entro il 2016 sono pari al 34,94%.
Nella graduatoria dei paese a rischio al primo posto c’è la Grecia per la quale il fallimento entro il 2015 è praticamente cosa certa. A seguire, il Portogallo (probabilità 62%). Al terzo posto il Venezuela (56,33%). Fuori dal podio l’Irlanda (52,51%), il Pakistan (47,73%) e l’Argentina (44,92%).
Via Ilfattoquotidiano.

Unipol migliora l’utile netto e torna a produrre guadagni tecnici nel ramo danni. Il Cda della compagnia ha approvato i conti semestrali che si sono chiusi con un risultato positivo consolidato di 57 milioni rispetto alla perdita di 26 milioni dello scorso esercizio. Considerando nel perimetro anche l’apporto di Bnl vita, in corso di dismissione, l’utile si attesta sui 65 milioni. Le notizie positive vengono soprattutto dal ramo danni la cui gestione industriale è appunto tornata in territorio positivo con un combined ratio (rapporto tra spese e premi) che migliora di oltre 4 punti (da 103,5 al 99 per cento) con i premi medi della Rc auto che crescono del 4% e la frequenza dei sinistri che è scesa del 14,7 per cento. Infine la banca. Unipol l’ha ricapitalizzata per 100 milioni ma soprattutto la holding ha preso sotto la sua diretta gestione e responsabilità un portafoglio di circa 500 milioni di crediti difficili con garanzie rappresentate da immobili o terreni.
Il gruppo elettrico guidato da Fulvio Conti ha chiuso i primi sei mesi con un risultato netto superiore alle aspettative degli analisti, pari a 2,55 miliardi, con un incremento del 5,2%, e con ricavi in aumento del 10,3% a 38,4 miliardi. Tiene anche l’ ebitda, che sale a 8,9 miliardi (+0,6%). La crescita in Russia, lo sviluppo di Enel Green Power e i buoni risultati delle attività di distribuzione e vendita sul mercato libero in Italia. Le azioni volte a migliorare costantemente l’ efficienza operativa, l’ entrata in esercizio di nuova capacità di generazione nelle rinnovabili, in Russia e in Spagna e la costante attenzione all’ ottimizzazione della gestione finanziaria ci consentono di confermare tutti gli obiettivi economico-finanziari già indicati al mercato per il 2011. Su ricavi e utile netto hanno peraltro influito positivamente anche le cessioni operate nel semestre: quelle della rete di distribuzione gas e di alta tensione in Spagna e quella relativa al 51% di Idro Dolomiti a Dolomiti Energia. G. Dos.

In questo periodo di maggior afflusso negli aeroporti sono numerosissime le lamentele relative ai problemi con i bagagli. Ecco alcuni consigli utili per non rovinarsi le vacanze estive.
Prendi le misure alla tua valigia
Prima di partire verificate le disposizioni della compagnia aerea riguardanti il peso e le misure del bagaglio, specialmente se si tratta di bagaglio a mano e se la compagnia è una low cost. Spesso, infatti, al momento del check in si rischia di dover pagare costi extra per aver superato i limiti consentiti.
Mi hanno perso il bagaglio, che faccio?
Rivolgetevi al banco Lost and Found, dove potrete ritirare il modulo PIR presentando lo scontrino del bagaglio. Il passeggero ha diritto ad ottenere dalla compagnia aerea una somma di denaro per poter far fronte alle prime necessità, quali, ad esempio: pigiama, dentifricio, indumenti intimi . Da parte di alcune compagnie vi è la possibilità di un rimborso forfettario. Se, dopo il termine di 21 giorni, il bagaglio viene considerato perduto, sarà necessario inviare alla compagnia aerea con cui si è volato un reclamo tramite raccomandata a/r.
La valigia è danneggiata, come fare? Chiedere i danni
Se, invece, il bagaglio giunge a destinazione, ma
In caso di smarrimento, distruzione o deterioramento, per le compagnie aderenti alla convenzione di Montreal, risarcimento ammonta al massimo a 1.000 DSP cioè circa 1.167 Euro per bagaglio, per le compagnie non aderenti a tale convenzione il risarcimento è al massimo di 17 DSP al Kg, cioè circa 20 Euro/Kg. Gioielli, denaro contante e computer portatile o altri oggetti di valore contenuti nel bagaglio devono essere dichiarati al momento del check in, altrimenti la compagnia non risponde in caso di smarrimento o danneggiamento.
In questi casi, comunque, è sempre meglio assicurare il proprio bagaglio con un’apposita polizza.