L’Abi e le 13 associazioni dei consumatori ammesse al tavolo della trattativa hanno raggiunto l’accordo per la terza proroga della sospensione temporanea dei mutui. Fino al 31 luglio sarà possibile recarsi nella propria agenzia e chiedere al proprio istituto di credito, in presenza dei requisiti richiesti, la dilazione della scadenza delle rate più prossime. Si tratta di una misura tampone, un piccolo aiuto per far fronte ad emergenze di breve durata che possono colpire le famiglie che devono onorare il proprio debito, per le misure strutturali c’è ancora bisogno di tempo come spiegato proprio dall’Abi:
Nell’attesa di esaminare congiuntamente un quadro di possibili misure strutturali di sostegno alle famiglie, quest’ultima proroga si è resa necessaria per supportare ancora i nuclei che dovessero trovarsi in situazione di momentanea difficoltà. In questo ambito, si riconferma la volontà di continuare a sostenere il dialogo e la collaborazione tra banche e associazioni dei consumatori e la rinnovata attenzione del settore a favore delle famiglie nel contesto dell’attuale crisi.
Nell’accordo è specificato che le domande di sospensione possono essere presentate soltanto nel caso in cui sia dimostrabile che gli eventi che hanno determinato la difficoltà economica siano avvenuti prima del 30 giugno 2012. Questa misura tampone ha già determinato la sospensione da parte delle banche di 55 mila mutui per un valore di 7 miliardi di debito residuo: le famiglie che hanno fatto richiesta hanno potuto godere di una maggiore liquidità per 420 milioni di euro.

Sono passati ormai diversi anni dall’introduzione dell’Euro, ma se nel 2001 la possibilità di essere ingannati da una moneta non ancora familiare erano elevate oggi siamo tutti più o meno abituati a riconoscere banconote false eppure il fenomeno della falsificazione continua ad essere molto diffuso. Lo certifica il XXI rapporto sul tema redatto dall’ufficio Antifrode della Zecca di Stato: nel 2011 sono state riconosciute come false ben 145.879 per un valore nominale complessivo di quasi 7 miliardi di euro.
Si smentisce anche il luogo comune che vuole come maggiormente contraffatte le monete anziché le banconote. Nello stesso rapporto si rivela che sono stati 30.867 i pezzi sequestrati e riconosciuti come tali per un valore complessivo che non supera i 35 mila euro, poca roba al confronto.
Attenzione però, perché la gran parte delle segnalazioni per monete false arriva da Istituti di Credito, è dunque presumibile che i comuni cittadini spesso non si accorgano di avere monete false in loro possesso e le utilizzano normalmente continuando a diffonderle. Spulciando nel rapporto si scopre che il taglio più contraffatto è quello da 20 euro con il 56,24% del totale mentre sono le regioni del Nord Ovest quelle nelle quali il numero di banconote ritirate come false è stato più elevato (26.835) seguite da quelle del Nord Est (19.499) e del Centro (19.992).
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I dati sono già “vecchi” e rilevano la diffusione fino al 2010, ma il trend in crescita è comunque da segnalare. Secondo un’indagine condotta da Bankitalia il 71% delle famiglie italiane possiede almeno una carta di pagamento. Il possesso di strumenti alternativi di pagamento è sempre maggiore, principalmente grazie al Bancomat. Se nel 2008 erano il 63,6% del totale delle famiglie a possederne uno in due anni si è passati al 69%.
Questa crescita non potrà che proseguire, anche grazie alle misure approvate dal governo Monti per limitare i pagamenti in contati e favorire la tracciabilità ai fini fiscali. Persino i pensionati, la categoria naturalmente più restia a dotarsi di questi strumenti, saranno di fatto obbligati più spesso a fare uso delle carte elettroniche dovendo abbandonare l’abitudine di recarsi all’Ufficio Postale più vicino per prelevare l’intera pensione cash.
Tornando all’indagine di Bankitalia si evidenzia uno stop nella crescita della diffusione delle carte di credito (32% delle famiglie) mentre a crescere sono le carte prepagate che consentono di effettuare acquisti su internet in sicurezza e che non richiedono alcuna garanzia al proprio istituto di credito per essere emesse. Dal 2008 al 2010 si è passati dal 7,3% al 12,1%.

Nel 2011 nel nostro paese sono fallite 11.615 aziende. Tanti sono gli imprenditori italiani che hanno portato i libri in Tribunale negli ultimi 12 mesi e, secondo le stime, il 31% di questi l’ha fatto non solo perché strozzati dalla crisi economica, ma soprattutto perché la prima conseguenza della crisi in Italia è il ritardato pagamento per prestazioni e servizi già venduti e che avrebbero dovuto essere incassati da tempo.
Secondo i dati Intrum Justitia in Europa sono il 25% le aziende che falliscono a causa dei ritardati pagamenti dei loro clienti, ma tenendo conto che nel nostro paese questi ritardi superano la media europea di 26 giorni è naturale vedere un proporzionale aumento delle aziende che chiudono a causa dei pagamenti dilazionati all’infinito.
Negli ultimi 4 anni i ritardati pagamenti sono arrivati in Italia alla soglia record di 53 giorni medi di attesa contro i 27 giorni medi del 2008, quasi due mesi che oggi possono diventare fatali grazie al sistema bancario sempre più restio a concedere credito ai privati e alle attività produttive se si innestano in un sistema nel quale anche i pagamenti “in orario” si attestano sono una media di 180 giorni contro il cliente è la pubblica amministrazione e 103 se il committente è un privato.
Il recepimento della direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti è sempre più urgente, soprattutto per contrastare il fenomeno che porta gli imprenditori in mancanza di liquidità ad entrare nella schiera degli “sfiduciati”, quanti di fronte alle difficoltà decidono di chiudere piuttosto che andare ancora una volta con il cappello in mano a chiedere aiuto a banche sempre più sorde alle esigenze delle imprese.
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Una prima lettura dell’emendamento alla manovra presentato dal governo aveva indotto a credere che fossimo davanti all’ennesima stangata per gli italiani: un bollo aggiuntivo da 34.20 euro su tutti i conti correnti, alzato fino a 100 euro per quelli delle persone giuridiche e delle imprese. Si è trattato di un malinteso perché lo scopo del governo Monti è esattamente l’opposto. La manovra impone ai cittadini un limite per le transazioni in contanti fissato a 1000 euro e si chiede alle banche di non far pagare spese ai piccoli correntisti proprio per non gravare ulteriormente sui conti della famiglie.
Proprio per questa ragione l’emendamento contiene una norma che cancella il bollo sui conti correnti e sui libretti bancari e postali (questi ultimi già esenti) per quanti hanno una giacenza media inferiore ai 5000 euro. In questo modo tanti piccoli correntisti si troveranno a non dover pagare più questa tassa, qualcosa che alcune banche avevano già eliminato (il riferimento è al Conto Arancio di ING Direct) che garantisce già il rimborso automatico del bollo.
Dove verrà recuperato il gettito? Dall’aumento del bollo sui conti correnti per le imprese, come spiegato dal sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani:
Viene eliminato questo bollo sui conti correnti e sui libretti fino a 5 mila euro. Se facciamo la lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo. È uno sgravio a favore delle persone che verrà compensato dall’aumento del bollo fino a 100 euro per i conti correnti delle imprese e delle persone giuridiche.

Il nuovo redditometro sembra finalmente arrivare al punto d’avvio definitivo: attraverso lo strumento creato per aumentare il controllo sui redditi e ridurre l’evasione sarà possibile sapere non solo quanto guadagna il contribuente, ma anche quanto spende e quanto risparmia.
Spese più risparmio dovranno risultare nel reddito effettivo. I dettagli del nuovo redditometro che chiuderà il cerchio stringendo la morsa del fisco, saranno svelati dall’Agenzia delle Entrate, ma è già certo che esso terrà in conto i dati dell’Unico.
Intanto, l’amministrazione starebbe ipotizzando di chiedere alcune informazioni ulteriori, necessarie soprattutto a quantificare, non tanto le altre spese, quanto i beni patrimoniali non conosciuti o comunque censiti in altri database che saranno accessibili al fisco.
Tanto per cominciare si accederà ai conti correnti in maniera molto più semplice: la norma sulle liste selettive che consentirà al fisco di accedere ai dati sui conti per individuare i soggetti da controllare è arrivata infatti alla pubblicazione.
Si noti che si tratta di un cambiamento procedurale di rilievo: sino ad ora le intestazioni di conti e rapporti finanziari potevano “emergere” solo dopo una specifica indagine nei confronti del contribuente e comunque necessitavano dell’autorizzazione del direttore regionale delle Entrate o del comandante regionale della Guardia di Finanza.
Tuttavia, il vero cambiamento verrà generato nel sistema dalla cosiddetta “compliance”, ossia dalla possibilità da parte dei contribuenti di adeguarsi al sistema volontariamente.
Una scelta che sarà facilitata certamente dal fatto che gli intermediari autorizzati verranno sempre più messi sotto controllo.
Si pensi che è allo studio un software in grado di indagare autonomamente tra le dichiarazioni fiscali effettuate chiedendo eventualmente chiarimenti qualora riuscisse ad individuare delle incongruenze tra quanto dichiarato e quanto speso.
Via FiscoOggi.
Molti giovani italiani sognano una casa di proprietà, ma il loro desiderio spesso è destinato ad avverarsi soltanto molti anni più tardi, raggiunti (o superati) i 40 anni. In base ad un recente studio condotto dal portale immobiliare Casa.it, il 40% di chi è a caccia di un’abitazione ha più di 40 anni: presumibilmente, è questa l’età in cui si raggiunge una buona stabilità economica e si è dunque in grado di sostenere il peso di un mutuo casa.
I giovani tra i 25 e i 30 anni rappresentano solo il 20% di coloro che cercano una casa da acquistare, mentre tra i 18 e i 25 anni appena il 7% si sente in grado di compiere questo passo. Questi dati mostrano ancora una volta quanto i giovani italiani siano penalizzati da situazioni lavorative precarie che gli impediscono di ottenere credito presso le banche e di accendere un mutuo ipotecario, specie in questo periodo di generale incertezza finanziaria. Nonostante le difficoltà, la casa di proprietà resta una delle priorità per i cittadini, che la preferiscono all’affitto nell’82% dei casi. Un italiano su tre investe nel mattone per mettere al sicuro i propri anni futuri ma anche, nel 39% dei casi, per lasciare un buon patrimonio in eredità a figli e nipoti.
Via Casa.

Senza freni gli indici europei che aggiornano i minimi di giornata.
Milano tocca addirittura -7,08% sotto quota 14.900 punti per poi risalire a -6,64%. Francoforte cede il 5,62%, Parigi il 5,3%, Madridi il 4,9%. Limitano i danni Zurigo (-3%) e Londra (-3,3%).
Sul Ftse Mib, seduta choc per i bancari: -14,4% Intesa Sanpaolo, -11% Unicredit, -8,7% Mps. Fiat industrial lascia sul terreno il 12,7%.
Nuovo record per lo spread che raggiunge 452 punti.
Con il Btp decennale sono sotto pressione anche i titoli del Tesoro a due e a cinque anni, che segnano nuovi record storici. Il rendimento del biennale schizza al 5,67% sul mercato secondario mentre quello del quinquennale vola al 6,28%. In quest’ultimo caso lo spread col bund a cinque anni si allarga a 532 punti base.
Via Repubblica.

Listini europei in picchiata a metà giornata sui nuovi timori per la zona euro.
La decisione della Grecia di proporre un referendum sul piano di salvataggio e lo spread fra i Btp e Bund tedeschi che ha sfiorato quota 440 punti hanno innescato una massiccia ondata di vendite che ha colpito in particolare il settore bancario.
A Milano il Ftse Mib arretra del 5,44% e il Ftse All Share il 4,9%.
Si fa ancora più ripida la caduta dei listini europei per il timore di un default della Grecia e di un contagio all’Italia della crisi del debito sovrano. Francoforte cede il 5%, Parigi il 4% mentre, Atene (-7,6%), la maglia nera in Europa.
Via Repubblica.

”Tassi dei mutui in salita nei prossimi mesi la tensione sui mercati sui titoli bancari, non solo italiani ma anche esteri, sta generando difficoltà anche operative per il mondo bancario e potenziali conseguenze a cascata per il sistema economico“, scrive, in una nota, Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline.
L’aumento dei costi della raccolta bancaria si riflette sugli spread caricati sopra i tassi di interessi, dove si registra ”un aumento medio di 0,30% per i tassi fissi e di circa 0,10% per i tassi variabili nel periodo tra giugno e settembre Lo spread medio per un mutuo a 20 anni e’ ora dell’1,59% per i tassi fissi e dell’1,41% per i variabili, con punte ben superiori al 2%”, sottolinea il direttore di Mutuionline.
Via Yahoo.