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Banche

I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (seconda parte)

pubblicato da Roberto in: Lavoro Banche Hi-Tech Leggi

Alcuni impieghi non rientrando tra i lavori del futuro, sono destinati a finire per sempre oppure a essere ridimensionati in maniera consistente. Continuiamo a leggere le professioni che nel prossimo futuro potrebbero non esserci più.

Cassiere
Non passa giorno in cui nei supermercati e negli ipermercati di mezzo mondo, Italia compresa, non vengano installate casse automatiche self service. I clienti fanno la loro spesa e fanno il conto direttamente, passando i codici a barre dei prodotti sui lettori ottici delle casse automatiche. L’unica presenza umana richiesta è quella di alcuni “controllori” incaricati di verificare che le procedure di pagamento avvengano in modo corretto e di risolvere qualche disfunzione temporanea delle macchine.

Sindacalista

I sindacati sono stati tra i protagonisti assoluti del Novecento. Ogni questione legata al lavoro veniva analizzata e pianificata con il loro apporto. Adesso però il loro peso si è ampiamente ridotto. Per vari motivi, i lavoratori che si iscrivono ai sindacati sono sempre di meno. Di conseguenza, il numero di sindacalisti si riduce e potrebbe avvicinarsi nei prossimi anni allo zero: a occuparsi delle questioni sindacali, alla lunga, potrebbero essere solo i delegati interni, ossia i rappresentanti eletti dal personale di un’azienda.

Postino e impiegato delle poste
Il ruolo degli uffici postali si sta progressivamente ridimensionando. Sono in pochi, al giorno d’oggi, a mandare lettere. E anche la consegna di pacchi viene effettuata sempre più spesso da compagnie private che si occupano di logistica. I portalettere e gli impiegati delle poste saranno col tempo sempre di meno. A dimostrare quanto questi mestieri siano a rischio c’è un dato: in America, per esempio, 120mila impiegati del “Post Office”, il secondo maggiore datore di lavoro negli Stati Uniti, sono sul punto di essere licenziati.

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I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (prima parte)

pubblicato da Roberto in: Lavoro Banche Hi-Tech Risparmio

L'avvento dell'era digitale sarÃ�  una grande opportunitÃ�  per tutti ma Ã�¨ anche un fenomeno che potrebbe far sparire alcuni mestieri dal mercato del lavoro. Alcuni impieghi, quindi, non rientrando tra i lavori del futuro, sono destinati a finire per sempre oppure a essere ridimensionati in maniera consistente. L’avvento dell’era digitale sarà una grande opportunità per tutti ma è anche un fenomeno che potrebbe far sparire alcuni mestieri dal mercato del lavoro. Alcuni impieghi, quindi, non rientrando tra i lavori del futuro, sono destinati a finire per sempre oppure a essere ridimensionati in maniera consistente.

Ecco dieci lavori che nel futuro potrebbero scomparire.

Astronauta
La Luna è stata raggiunta. I satelliti sono stati costruiti e piazzati lungo l’orbita terrestre. Per i Paesi occidentali, sostenere i costi per le attività di esplorazione dello spazio sta diventando sempre più difficoltoso, soprattutto in tempi di crisi. Per gli astronauti quindi diventerà sempre più arduo trovare lavoro, almeno nel Paese che più di ogni altro ha puntato su questo settore: gli Stati Uniti d’America. Le possibilità di impiego, ora, verranno sempre di più dalla Cina e dalla Russia.

Commesso di videoteca

Vi capita spesso di andare in videoteca? Di certo, vi accade con meno frequenza. Ed è molto probabile che questo succederà ancora più di rado in futuro perché sul web è possibile scaricare film e altri contenuti multimediali con un semplice click.

Operatore di call center
Il mestiere di operatore di call center è un po’ il simbolo della “generazione mille euro”. Un impiego non retribuito molto bene ma di certo più facile da ottenere rispetto ad altri in un mercato del lavoro dove la precarietà e la disoccupazione sono purtroppo delle realtà allarmanti. Già adesso molte aziende fanno svolgere alle macchine di risposta automatica la maggior parte dei compiti effettuati dai lavoratori dei call center.

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La Cina? Già proprietaria del 13% del debito pubblico italiano

pubblicato da Roberto in: Investire Banche Leggi Consumatori

La Cina? Geà proprietaria del 13% del debito pubblico italiano
Sarebbe semplice calcolare di quanto, a testa, ogni italiano è debitore con la Cina. Il governo cinese, attraverso i suoi fondi sovrani e altri veicoli finanziari, ha gia’ acquisito il 13% del debito pubblico italiano, per oltre 230 miliardi di euro.

Senza far rumore, la Cina è ormai uno dei più importanti investitori in titoli di stato. Tenendo conto che circa il 40% del nostro debito pubblico è già in mani estere, a questo punto la Cina si attesta ufficialmente come uno dei principali creditori d’oltre confine.

Il governo di Pechino sta diversificando il rischio acquistando titoli pubblici anche in euro e più di un analista finanziario vede in questa azione anche la volontà di sostenere i Paesi in difficoltà, aiutandoli ad uscire dalla crisi.

In prospettiva, dunque, la Cina diventerà il primo creditore dell’Italia e, probabilmente, il primo investitore, tramite l’acquisizione di partecipazioni nelle aziende energetiche italiane, settore fondamentale per la tigre asiatica.

Via Il Sole 24 ore.

Leggi anche:
a) Il Governo vende ai “comunisti” Cinesi lo Stato Italiano;
b) Crisi, confermato l’incontro con i Cinesi. Qual’è la strategia di Pechino?

I contratti derivati, sono nulli

pubblicato da Roberto in: Lavoro Banche Leggi Consumatori

Il Consiglio di Stato rende annullabili i contratti stipulati dalle banche con gli enti locali. Mentre il Consiglio di Stato rende annullabili i contratti stipulati dalle banche con gli enti locali per un valore nozionale di 52,2 miliardi di euro, Adusbef e Federconsumatori diffidano il governo da sanatorie e norme salvabanche.

L’importante decisione del Consiglio di Stato, nella sentenza depositata ieri, che ha chiuso la partita tra la Provincia di Pisa - Crediop e Depfa, per i derivati fatti sottoscrivere ad oltre 500 enti locali per un valore nozionale di 52,2 miliardi di euro, rende nulli il 95% dei contratti stipulati da banchieri senza scrupoli,offrendo la possibilita’ ai contraenti l’annullamento in autotutela davanti al giudice italiano’‘. Lo affermano Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef e Rosario Trefiletti presidente di Federconsumatori.

Adusbef e Federconsumatori, che da oltre un decennio, hanno denunciato alle procure della Repubblica i derivati ‘avariati’, vera finanza ‘criminale’ delle banche italiane ed estere che hanno condotto al dissesto finanziario imprese solide, costrette a stipulare contratti capestro anche con sistemi ricattatori di mancato rinnovo del fido, rendono disponibili i loro uffici legali per assistere e tutelare centinaia di contraenti frodati da una vera e propria finanza truffaldina”.

Via Adusbef e Federconsumatori.

Manovra di Ferragosto, addio alla norma sui ritardi di pagamento della P.A.

pubblicato da Roberto in: Lavoro Banche Leggi Prezzi

Il maxiemendamento alla Manovra di Ferragosto cancella la possibilità per le aziende creditrici della Pubblica Amministrazione di ottenere un anticipo sulle somme a loro dovute attraverso gli Istituti di credito. La manovra di Ferragosto approvata dall’Aula del Senato cancella un importante emendamento approvato dalla Commissione bilancio. In particolare, l’emendamento permetteva alle aziende creditrici della Pubblica Amministrazione di ottenere dalla stessa un certificato del credito a loro dovuto.

Con tale certificazione, le aziende avrebbero potuto poi ottenere da un istituto di credito, o da una finanziaria, un anticipo dell’importo spettante, così da ottenere una somma utile per affrontare la crisi di liquidità causata anche dal cronico ritardo con il quale la Pubblica Amministrazione provvede a pagare le somme dovute; senza tener conto delle norme speciali che rendono assai complesso, se non impossibile, agire giudizialmente per ottenere il pagamento dei crediti vantati nei confronti della Amministrazione Pubblica.

La norma, peraltro, non prevedeva alcun costo a carico dello Stato: la Pubblica Amministrazione, infatti, avrebbe pagato i propri debiti secondo la tempistica stabilita.

Davvero non si comprendono, pertanto, le ragioni per le quali il Governo abbia deciso di non riproporre l’emendamento che avrebbe fornito alle aziende uno strumento per pagare i propri debiti, a beneficio dei propri fornitori, e per finanziarsi.

Via Senato.

Calano i prestiti ma la competitività dell'Italia migliora

pubblicato da Roberto in: Lavoro Investire Banche Prezzi

http://www.soldiblog.it/post/4081/manovra-liva-al-21-ma-non-per-tutti-il-voto-stasera
Sono in frenata i prestiti delle banche italiane a luglio. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia i prestiti al settore privato (che include famiglie, societa’ non finanziarie, imprese assicurative, fondi pensione e altre istituzioni finanziarie), sono aumentati del 4,3% rispetto all’anno precedente, contro il +4,6% di giugno. In particolare, i prestiti alle famiglie sono aumentati del 4,7% (+5% il mese precedente) e quelli alle societa’ non finanziarie del 4,9% (+5,2%).

L’Italia, peraltro, migliora sul fronte della competitività, ma l’inefficienza della burocrazia e le aliquote fiscali continuano a rappresentare un enorme peso, che le impedisce di emergere nella classifica del World Economic Forum, guidata ancora una volta dall’imbattibile Svizzera. Nella graduatoria l’Italia rosicchia cinque posizioni e si piazza al 43/mo posto, ma è di gran lunga l’ultima tra i Paesi del G7, ma si fa superare da Malaysia, Estonia, Cile e Tunisia.

Via ASCA.

Conti di liquidità convengono, ecco quanto.

pubblicato da Roberto in: Banche Consumatori Prezzi Risparmio

Conti di liquidità è boom. Quanto convengono?
L’estate appena conclusa ha portato molte novità per i risparmiatori italiani: una di queste è l’introduzione, con la manovra di Ferragosto, dell’aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie, che diventerà operativa dall’1 gennaio 2012.

Si tratta di una buona notizia per quei consumatori che scelgono di mantenere liquidi i propri risparmi investendoli in un conto corrente o in un conto deposito: il prelievo fiscale su questi prodotti, ora tassati al 27%, sarà ridotto al 20% garantendo così una maggiore convenienza.

Per tenere monitorate le offerte di conti deposito è possibile utilizzare il servizio di SuperMoney, che permette di valutare le proposte di numerose banche e di scegliere quella più vantaggiosa in base alle proprie esigenze.

Facciamo un esempio, ipotizziamo di voler depositare 10 mila euro su un conto vincolato: scegliendo un vincolo di 24 mesi, le soluzioni migliori sono ContosuIBL di IBL Banca, che offre il 2,95% netto all’anno (circa 590 euro alla scadenza del vincolo); Eurodeposit di PrivatBank ha un tasso del 2,77% netto (554 euro dopo due anni) e consente di prelevare i propri soldi in anticipo ottenendo. Scegliendo un vincolo di 12 mesi il conto deposito CheBanca! garantisce il 2,56% netto e versa gli interessi in anticipo; lo stesso tasso è offerto da ING Direct ai nuovi clienti conto arancio che scelgano il vincolo di 12 mesi.

Via Helpconsumatori e Supermoney.

Addio ai libretti al portatore e agli assegni liberi oltre i 2.500 euro

pubblicato da Roberto in: Investire Banche Leggi Consumatori

Stop ai pagamenti in contanti o con titoli al portatore dai 2500 euro in su. � l'effetto della nuova manovra finanziaria, che inserisce questa disposizione tra le misure anti riciclaggio, attive dal 13 agosto e fissate dal comma 4 dell'articolo 2 del decreto 138/2011.
Addio ai pagamento in contanti o con titoli al portatore (compresi gli assegni trasferibili) per importi superiori a 2.500 Euro. Lo stabilisce la manovra di Ferragosto che inserisce questa disposizione tra le misure anti riciclaggio, attive dal 13 agosto u.s.

Prima del decreto, il limite di trasferimento di denaro contante e di titoli al portatore era fissato a 5mila euro, mentre non esisteva nessun limite per i trasferimenti di denaro che avvenivano per il tramite di banche o Poste. Con le nuove norme, invece, la cifra consentita si abbassa a 2499 euro.

Nessun cittadino, quindi, potrà effettuare pagamenti in contanti o depositare titoli al portatore superiori a quella soglia. Per quanto riguarda gli assegni (bancari, postali e circolari), diventa obbligatorio indicare nome e ragione sociale, più la clausola “non trasferibile”, su tutti i titoli di importo uguale o maggiore di 2500 euro.

Per quanto concerne invece i libretti di deposito, se si vuole mantenere la formula del libretto al portatore il loro saldo non potrà mai superare i 2499 euro. Se invece si vogliono detenere somme superiori a quella cifra il libretto di deposito deve diventare nominale. È importante ricordare che i titolari di libretti al portatore con saldi superiori alla nuova soglia fissata dal decreto hanno tempo fino al 30 settembre prossimo per chiudere i depositi, o per ridurli al di sotto del limite.

Via Asca.

Banco Popolare, utile semestrale in salita

pubblicato da Roberto in: Investire Banche

In crescita l'utile del Banco Popolare nel primo semestre del 2011
Nel primo semestre del 2011 il Banco Popolare rileva un utile netto consolidato pari a 191 milioni che non può essere immediatamente confrontato con i 437 milioni rilevati nel corrispondente periodo dell’esercizio precedente in quanto quest’ultimo beneficiava dell’iscrizione di crediti per imposte anticipate riferite a Banca Italease. Al netto di tale componente la crescita dell’utile è pari al 27%.

I due periodi posti a confronto hanno inoltre beneficiato entrambi, ma per importi decisamente diversi, degli effetti della valutazione al fair value delle passività di propria emissione conseguente alla variazione del proprio merito creditizio. L’impatto positivo accreditato al conto economico del primo semestre 2010 era stato infatti pari a 175,2 milioni rispetto ai soli 22,7 milioni rilevati nel primo semestre 2011.

La raccolta diretta al 30 giugno 2011 raggiunge i 107,7 miliardi ed evidenzia un incremento del 3,0% rispetto ai 104,5 miliardi del 31 dicembre 2010. La raccolta indiretta ammonta a 73,5 miliardi e registra una flessione del 3,6% rispetto a fine 2010. Gli impieghi lordi ammontano a 100,6 miliardi ed evidenziano una crescita del 2,1%.

L’esposizione del Gruppo nei confronti dei paesi europei in difficoltà che sono dovuti ricorrere ad interventi di supporto finanziario da parte dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale ammontano al 30 giugno 2011 a 60 milioni di euro rappresentati esclusivamente da titoli del debito greco.

Prorogato sino al 30 settembre il divieto di vendite allo scoperto

pubblicato da Roberto in: Investire Banche Risparmio

La Consob ha deciso con la delibera numero 17911 di prorogare la propria decisione numero 17902 del 12 agosto 2011, concernente misure restrittive in materia di posizioni nette corte su titoli azionari, sino al 30 settembre 2011.La Consob ha deciso con la delibera numero 17911 di prorogare la propria decisione numero 17902 del 12 agosto 2011, concernente misure restrittive in materia di posizioni nette corte su titoli azionari (vendite allo scoperto), sino al 30 settembre 2011.

Coerentemente con tale decisione, prosegue la nota, la Consob ha prorogato l’efficacia della delibera numero 17862 del 10 luglio 2011, concernente misure relative alla comunicazione delle posizioni nette corte su titoli azionari, sino al 14 ottobre 2011.

La Consob continuera’ a monitorare l’andamento del mercato e la sua evoluzione. Nel caso le condizioni di mercato dovessero consentirlo la Consob, in consultazione con le autorita’, “valutera’ l’opportunita’ di abrogare il divieto ovvero di adottare ogni altra decisione che dovesse apparire opportuna“. In questo caso la Consob “cerchera’ di seguire un approccio comune a quello delle altre autorita’ secondo una strategia di uscita concordata congiuntamente. La valutazione comune sull’exit strategy verrà effettuata dalle autorita’ nel prossimo mese di settembre“.