Prima di iscrivere ipoteca, Equitalia deve notificare un avviso contenente l’invito a pagare le somme dovute entro 30 giorni. L’avviso conterrà inoltre l’avvertenza che in caso di inadempimento del debitore si procederà all’apposizione del vincolo ipotecario.
Se il debito a ruolo è in contestazione e se l’immobile ipotecato è l’abitazione principale del debitore, l’iscrizione di ipoteca è ammessa qualora l’importo dovuto sia almeno pari a 20mila euro. In tutti gli altri casi, resta applicabile l’attuale limite di almeno 8mila euro di importo iscritto a ruolo.
Se la somma dovuta non supera 2mila euro, l’agente della riscossione deve far precedere le azioni cautelari (fermo amministrativo) e quelle esecutive (pignoramento mobiliare) da due preavvisi di pagamento, inviati per posta ordinaria. Il secondo preavviso deve essere inviato ad almeno sei mesi dal primo. L’importo dovuto dal contribuente in caso di impugnazione di un avviso di accertamento scende dalla metà a un terzo della maggiore imposta accertata.
La cancellazione del fermo amministrativo di veicoli deve avvenire senza spese a carico del debitore.
Gli interessi dell’agente della riscossione devono essere applicati solo sull’importo dovuto a titolodi tributo, a non anche sugli interessi e sulla sanzione.

Il modo più semplice e diretto per abbassare i costi della bolletta è tenere sotto controllo i propri elettrodomestici. Tra questi, lo scaldabagno elettrico. Il fabbisogno quotidiano di acqua calda per una famiglia di quattro persone è 150 litri e pesa sulla bolletta elettrica: 600-650 euro. Un uso accorto dello scaldabagno riduce la spesa di circa un terzo. Il primo accorgimento riguarda il termostato: le soglie da non superare sono 60° d’inverno e 40° d’estate. È poi necessario impostare al minimo lo scaldabagno quando si esce e nelle ore notturne: per questo basta un timer da poche decine di euro.
Il frigorifero è il secondo elettrodomestico come consumi. Ecco alcuni consigli utili:
• disporlo lontano da fonti di calore, come termosifoni o finestre esposte al sole;
• tenerlo lontano una decina di centimetri dai muri;
• sbrinarlo regolarmente;
• pulire di tanto in tanto la serpentina sul retro;
• regolare il termostato alla temperatura più alta consentita dalla stagione: quella ideale è fra i 3° e i 5°;
• cambiare la guarnizione se non è efficiente.
Per la lavatrice, ricordate di:
• abbassare la temperatura di lavaggio, con quelle alte si consuma più energia e più acqua: passando da 60° a 90° se ne va quasi il doppio;
• lavare sempre a pieno carico. Un ciclo di lavatrice costa circa 50 centesimi, se ogni settimana si riducono i carichi da due a tre, il risparmio annuale è di 25 euro;
• evitare le asciugatrici: un carico costa fino a 1,50 euro di elettricità.
Così facendo potrete risparmiare tra le sino a 300 euro all’anno di elettricità.

In Italia l’elettricità costa il 30% in più rispetto al resto d’Europa. Dallo scorso aprile la bolletta è più cara. L’Autorità per l’energia e il gas ha stabilito un aumento del 3,9% per l’energia elettrica rispetto al trimestre precedente. Questo significa un incremento di circa 16 euro l’anno a famiglia.
Ma risparmiare si può. Dal 1° luglio 2007 il mercato dell’energia nel nostro Paese è completamente liberalizzato. Fino a oggi quasi cinque milioni di famiglie hanno cambiato fornitore elettrico.
La prima cosa da fare per chi vuole spendere meno è dare un’occhiata ai vari fornitori privati. Il sito SosTariffe permette di calcolare l’offerta migliore per le proprie esigenze. Altro sito utile è quello dell’Autorità per l’energia: facendo la giusta scelta, si può arrivare a risparmiare fino al 15%.
Attenzione alla tariffa bioraria. Dalle 19 alle 8 e durante tutti i weekend l’elettricità costa meno. Il cambiamento ha riguardato solo chi non è passato al mercato libero. E non è detto che sia una novità conveniente. Il Centro Tutela Consumatori di Bolzano ha calcolato infatti che per risparmiare con la bioraria occorre concentrare almeno due terzi dei consumi nella fascia agevolata.

Meno vincoli per il 36 e 55%, ma non per il passato. La semplificazione, introdotta dal decreto Sviluppo, infatti, non potrà essere applicata per i lavori di ristrutturazione di case o risparmio energetico già iniziati, almeno fino a quando ciò non sarà consentito ufficialmente dall’agenzia delle Entrate, tramite una circolare o una risoluzione.
Ecco le novità.
E’ prvevisto l’eliminazione dell’obbligo di comunicare preventivamente al Centro operativo di Pescara l’inizio dei lavori e di indicare nelle fatture – valide per il 36% e il 55% – il costo della manodopera per i lavori iniziati e per le fatture emesse prima del 14 maggio 2011, data di entrata in vigore dell’articolo 7, comma 2, lettere r) e q), decreto legge 13 maggio 2011, n. 70.
Quanto agli acquisti di box auto o di posti auto pertinenziali, effettuati nel 2010, la comunicazione al Centro operativo di Pescara deve essere effettuata entro il 30 settembre 2011, data di presentazione del modello Unico/2011, relativo al 2010, in quanto questa dichiarazione non consente di indicare i dati catastali dell’immobile.
In linea con la circolare 13 maggio 2011, n. 20, l’Agenzia ha confermato che se un soggetto non è stato indicato nella comunicazione inviata al Centro operativo di Pescara e i suoi dati non sono indicati nel bonifico, può detrarre il 36% della quota delle spese che ha effettivamente sostenuto, a patto che, per analogia con la procedura del 55%», annoti nella fattura, anche a penna, l’entità della spesa effettivamente sostenuta da tutti i soggetti interessati.
Infine è stato precisato che per gli interventi di riqualificazione globale degli edifici esistenti e per l’installazione di cappotti verticali o orizzontali è necessario acquisire la certificazione energetica dell’edificio, di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, qualora introdotta dalla regione o dall’ente locale, ovvero, negli altri casi, un attestato di qualificazione energetica.

L’industria del vetro è legata a doppio filo al settore dell’edilizia. Nei primi otto anni del 2000, il boom delle costruzioni ha spinto le aziende del settore a una crescita a doppia cifra. Nel 2009 la crisi economica ha colpito duramente tutta la filiera: le aziende vetrarie hanno visto un calo del fatturato e degli ordini a causa del crollo dei consumi, i produttori di macchinari e beni intermedi hanno risentito della mancanza di investimenti. Tra il 2010 e l’inizio del 2011 ci sono stati i primi concreti segnali di ripresa, ma dall’inizio di luglio la situazione sembra essere nuovamente peggiorata.
Il quadro, comunque, non è del tutto negativo: il presidente del Gimav è ottimista: «la crisi del settore dipende esclusivamente da fattori esogeni, non endogeni. Le piccole e medie imprese italiane sono ben capitalizzate, godono del sostegno del sistema bancario e già da 20 anni ricavano l’80% del fatturato dalle esportazioni».
I risultati del 2010 dimostrano che la filiera del vetro italiana risponde bene agli stimoli di ripresa esterni. Nel corso del 2010, il fatturato complessivo del settore è stato pari a 1,04 miliardi di euro (+4,12% nell’anno), di cui 700 milioni legati al sotto-settore del vetro piano e altri 340 milioni al vetro cavo. Circa 800 milioni di euro, pari all’80% del fatturato complessivo, derivano direttamente dalle esportazioni, con un saldo commerciale positivo per 725 milioni di euro. Risultati positivi, ma ancora lontani dai livelli del 2008, quando il fatturato era pari a 1,4 miliardi di euro (poi scesi a 1 miliardo nel 2009) e le esportazioni ammontavano a 1,03 miliardi (ridottesi a 740 milioni nel 2009).

Più garanzie per i consumatori che scelgono un contratto di fornitura di elettricità verde. Lo dice l’Autorità per l’energia che ha recentemente approvato un insieme di regole per garantire che l’energia elettrica venduta ai singoli clienti sia effettivamente prodotta con fonti rinnovabili e che non venga commercializzata piu’ volte. L’intervento dell’Autorità nasce dall’esigenza di prevedere strumenti certi, secondo principi di concorrenza e trasparenza, in un contesto di crescente interesse verso le offerte commerciali di elettricità prodotta da fonti rinnovabili.
Secondo l’Autorità per l’energia l’unico sistema di certificazione valido sono le garanzie di origine previste dalla direttiva europea 2009/28/CE, rilasciate dal Gestore dei Servizi Energetici. Nella prospettiva di una sempre maggiore trasparenza, l’Autorità ha anche stabilito che le società di vendita indichino nel materiale promozionale e informativo le caratteristiche delle proprie offerte di energia rinnovabile; inoltre, ogni singolo cliente che accetta un’offerta verde dovrà ricevere in bolletta, almeno tre volte l’anno, l’indicazione del mix di fonti energetiche utilizzato per la sua fornitura, oltre alle informazioni sul mix energetico dell’energia elettrica complessivamente venduta. Presunte pratiche commerciali scorrette ed eventuali pubblicita’ ingannevoli verranno segnalate direttamente all’Antitrust.
Nel frattempo non si arresta il boom del fotovoltaico.

In Italia un proprietario di casa su due sceglie la nuova tassazione sui redditi locazione, la cosiddetta cedolare secca, al momento della stipula di un nuovo contratto di locazione.
Lo dice il franchising Solo Affitti che ha analizzato le richieste pervenute ai suoi affiliati nelle principali citta’ italiane. Sul fronte dei nuovi contratti stipulati da quando e’ entrata in vigore la nuova agevolazione la cedolare secca va forte soprattutto nel sud, con una media del 64% di proprietari che la scelgono, mentre nel Centro e nel Nord si scende rispettivamente al 47% e al 46%. A Milano e Roma il dato si attesta rispettivamente sul 54% e sul 53%. Un vero boom si registra a Catania dove piu’ di sette proprietari su dieci si sono orientati sulla cedolare, mentre percentuali piu’ contenute si segnalano a Bologna (47%), Firenze (35%) e Torino (34%).
Spostandosi sul fronte dei contratti in scadenza, la percentuale di proprietari che in Italia ha rinnovato il contratto di locazione optando per la cedolare secca scende al 46%, mantenendo punte alte nel Sud (60%) e valori inferiori nel Centro e nel Nord (entrambi con il 42%). Anche in questo caso a Milano e Roma e’ grande l’interesse verso la nuova tassazione con valori pari rispettivamente al 52% e al 53%. Negli altri grossi centri i proprietari si sono mostrati meno sensibili alla cedolare con percentuali pari al 35% a Firenze, al 32% a Bologna e al 30% a Catania.

Con la circolare n. 41 del 5 agosto u.s., l’Agenzia delle Entrate scioglie alcuni dubbi sorti a seguito dell’approvazione del decreto Sviluppo. Questi gli aspetti più significativi.
Spesometro
Come è noto il decreto Sviluppo obbliga gli operatori finanziari a segnalare all’Anagrafe tributaria le operazioni con la clientela sopra i 3 mila euro corrisposte dal consumatore finale con carte di credito, di debito o prepagate. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che per i titolari di partita IVA resta ferma l’esclusione dall’obbligo di comunicazione telematica delle transazioni eseguite con sistemi tracciabili.
Partite Iva “fantasme”
Le misure della manovra sono finalizzate a tenere in vita solo quelle che eoperano nel nostro sistema. Il decreto prevede che i titolari di partita IVA che, sebbene obbligati, abbiano dimenticato di comunicare la cessazione della propria attività entro i 30 gg prescritti dalla norma, possono ora sanare la violazione versando spontaneamente, entro novanta giorni a partire dal 6 luglio, un importo pari a 129 Euro, somma che equivale a 1/4 della sanzione minima dovuta secondo la norma vigente.
Ristrutturazioni agevolate
La manovra prevede il taglio di sei punti percentuali della ritenuta d’acconto trattenuta dalle banche e dalle poste sui bonifici incassati da chi esegue lavori di ristrutturazioni di case o finalizzati al risparmio energetico. L’aliquota, infatti, passa dal 10 al 4% e si applica agli accrediti effettuati dal 6 luglio 2011, data di entrata in vigore della manovra. A questo proposito, la circolare chiarisce che, nel caso in cui banche o Poste Italiane, nei primi giorni in cui la misura è diventata operativa, abbiano continuato a operare la vecchia ritenuta nei confronti dei beneficiario del bonifico potranno accreditargli direttamente la differenza del 6% trattenuta in più.

A ottobre si riuniranno gli Stati generali dell’export. Nei giorni scorsi, peraltro, si sono insediati i sei tavoli di lavoro per preparare l’appuntamento di autunno. Lo scopo è quello di ascoltare gli imprenditori, suddivisi in gruppi di lavoro e competenze settoriali, sarà una sorta di campus che metterà a frutto le esperienze, le proposte e le idee innovative per un impegno comune a sostegno del made in Italy.
Sei i tavoli tematici, presieduti da altrettanti consiglieri per l’internazionalizzazione: agroalimentare/artigianato, ambiente/energia/materie prime, arredo/sistema casa, automazione/meccanica/mobilità, abbigliamento/sistema persona, servizi. Per la composizione dei tavoli, sottolineano dal ministero dello Sviluppo, gli uffici hanno lavorato insieme al consigliere personale per l’export del premier, Massimo Calearo.
L’annuario dell’Istat offre sul tema export un risultato dalla doppia lettura: nel 2010, nonostante le turbolenze dell’economia internazionale, le esportazioni italiane sono aumentate del 15,8% ma la nostra quota sul commercio mondiale è scesa dal 3,3 al 3 per cento: insomma, ci sono da difendere le nostre eccellenze per non perdere posizioni, anche con politiche più incisive rispetto a quanto fatto finora.

Alla fine del 2010, l’indebitamento medio nazionale delle famiglie italiane ha raggiunto 19.198 euro, 3.268 in piu’ della media registrata l’anno precdeente, non solo per mutui per l’acquisto della casa, prestiti per beni mobili e ristrutturazioni, ma sopratutto per credito al consumo.
I dati sono stati resi noti dalla CGIA. A livello provinciale le difficolta’ maggiori sono a carico delle famiglie residenti in Provincia di Roma (debito pari a 27.727 Euro), seguite da quelle di Lodi (27.479 Euro) e da quelle di Milano (27.241 Euro). Al quarto posto troviamo la provincia di Prato (25.912 Euro), al quinto Varese (25.085 Euro) e al sesto Como (24.608 Euro).
”Tendenzialmente ,” dichiara Giuseppe Bortolussi segretario CGIA, “la maggiore incidenza del debito sul reddito la ritroviamo tra i nuclei famigliari con possibilita’ economiche medio-basse. E’ chiaro che con il perdurare della crisi economica questa situazione non tende a migliorare. Non dimentichiamo, inoltre, che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Con la contrazione dei prestiti effettuati dalle banche in questi ultimi anni, ho l’impressione che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell’usura si diffonda sempre di piu’ e non solo nel Mezzogiorno”.