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Concorrenza

Dove sono finite le Liberalizzazioni?

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Assicurazioni Leggi Concorrenza Consumatori


Un lunghissimo braccio di ferro, scioperi selvaggi e proteste di ogni genere, ma il governo Monti sembrava aver tenuto il punto in maniera irreprensibile. Il decreto liberalizzazioni, nonostante in realtà non sembrava contenere di suo niente di così sconvolgente sul piano degli equilibri reali, era stato presentato in pompa magna come una “svolta”. Addirittura il presidente del consiglio si era sbilanciato parlando di provvedimenti che, se correttamente applicati, avrebbero potuto dare una spinta notevole al Pil del nostro paese (”anche nella misura di 8-10 punti”, così disse ospite di Lilli Gruber a La 7).

In realtà sembra stia per finire tutto “a tarallucci e vino”, come succede spesso in Italia. Le lobby di farmacisti e tassisti, sempre ben rappresentate in Parlamento, l’hanno avuta vinta praticamente su tutta la linea riuscendo a far approvare emendamenti in commissioni che limiterebbero di molto l’effetto del decreto sia dal punto di vista dell’aumento delle auto bianche a disposizione dei consumatori sia da quello delle farmacie che non verrebbe più aumentato di molto lasciando il settore sostanzialmente chiuso all’ingresso di un numero congruo di nuovi soggetti.

L’iter parlamentare non è ancora concluso, ma per iniziare a preoccuparsi che tutto o quasi finisca notevolmente ridimensionato c’è già tempo e modo. Tutto questo a meno che non ci si voglia accontentare dell’obbligo di presentare al cliente “almeno due proposte alternative della concorrenza” (saranno mai quelle più convenienti secondo voi?) quando si vuole sottoscrivere una polizza vita e di altre modifiche minori come la gratuità dei conti correnti per i pensionati che percepiscono meno di 1500 euro al mese.

Foto | © TM News

Anche ai "Liberi farmacisti" non piacciono le liberalizzazioni

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Leggi Concorrenza Consumatori


Avere più farmacie non diminuisce i prezzi e non favorisce la concorrenza. Mentre Ferderfarma protesta dando l’impressione che l’unico problema per loro sia quello di vedere diminuire il giro d’affari delle singole Farmacie a fronte di un aumento consistente del numero di attività anche le associazioni minori di categoria si dicono deluse dai provvedimenti di liberalizzazione del governo Monti, ma per ragioni opposte.

Il provvedimento appena varato del Governo sulla farmaceutica non aumenta la concorrenza nel settore e, al contrario di quanto affermato dal premier, lascia inalterato lo spazio per i giovani, ovvero lo zero assoluto. Il positivo aumento del numero delle farmacie, che dovremmo verificare se resisterà durante il passaggio parlamentare perché già oggetto di attacco da parte della corporazione dei titolari di farmacia, non è sufficiente per aumentare la concorrenza nel settore.

Questo è il parere del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti che pongono l’accento sul fatto che il governo non abbia avuto il coraggio di accogliere le raccomandazioni dell’Antitrust che aveva chiesto la liberalizzazione dei farmaci in fascia C, quelli vendibili soltanto sotto ricetta medica, ma totalmente a carico dei cittadini.

I vantaggi in termini economici per i consumatori non ci saranno. Le esperienze maturate nel passato (decreto Storace) insegnano che senza il confronto pro-concorrenziale tra due diverse reti distributive non si abbassano i prezzi e non ci sono sconti da parte degli operatori appartenenti ad una stessa rete.

Lo dice la logica, possibile non ci siano arrivati?

Foto | © TM News

Liberalizzazioni: potrebbero incidere sul 15% delle spese (ma come?)

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Concorrenza Consumatori


Tante polemiche, scioperi e proteste di ogni genere, ma quanto valgono le liberalizzazioni del governo Monti nel bilancio di una famiglia media italiana? La Cgia di Mestre si è presa la briga di fare i conti: “I settori interessati dal decreto sulle liberalizzazioni andranno ad incidere sul 15% circa della spesa media complessiva di una famiglia italiana. A fronte di una spesa media annua complessiva pari a 29.520 euro, i beni e i servizi che saranno “liberalizzati” hanno un valore economico di poco inferiore ai 4.500 euro (precisamente 4.437 euro)”.

Quelle virgolette sulla parola “liberalizzati” sono molto interessanti. Già perché la questione sta tutta lì: l’aumento delle farmacie senza l’estensione della vendita per la fascia C, l’aumento delle licenze dei taxi e le riforme al settore dei benzinai quanto incideranno realmente nella riduzione dei prezzi per i consumatori? Difficile prevederlo, ma realisticamente l’impatto sembra essere piuttosto ridotto nei fatti.

Il riferimento non possono che essere gli ultimi 20 anni di presunte liberalizzazioni, le uniche due riuscite quella dei medicinali generici e quella dei servizi telefoniche. Nel primo caso, tra il 1995 ed oggi, i prezzi sono diminuiti del 10,9% contro un costo della vita attestatosi al +43,3%. Nel secondo caso, tra il 1998 ed il 2011, le tariffe sono diminuite del 15,7%, contro un’inflazione aumentata del 32,5%. Queste liberalizzazioni di quanto faranno scendere i prezzi?

Foto | © TM News

Liberalizzazioni: ecco la bozza

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Assicurazioni Leggi Concorrenza Consumatori


La nuova bozza del decreto sulle liberalizzazioni è pronta. 107 pagine e 44 articoli che non coinvolgono soltanto i tassisti, la categoria che più rumorosamente si oppone alle novità. Il decreto prevede che le Farmacie non debbano più osservare turni e orari prestabiliti, anzi, “possono svolgere la propria attività e i servizi medici aggiuntivi anche oltre i turni e gli orari di apertura” e i medici dovranno chiaramente indicare nella ricetta se esiste un farmaco equivalente fra i generici quando effettuano una prescrizione, questo per evitare che i cittadini acquistino medicinali più cari quando possono usufruire di un’alternativa.

Finisce l’era delle tariffe professionali, sia minime che massime, per gli iscritti agli albi. Tutti i professionisti saranno liberi di fissare la tariffa che preferiscono, un provvedimento questo che non influirà su tutte le categorie visto che da anni questi tariffari non vengono rispettati nella maggior parte dei casi, ma tant’è. Per quanto riguarda i benzinai saranno liberi di rifornirsi da qualsiasi produttore, purché titolari di autorizzazione petrolifera, mentre vengono eliminati i limiti orari per l’attivazione dei self-service fuori da centri abitati che potranno rimanere sempre accesi per agevolare la modalità “non servito”.

Per quanto riguarda l’RC Auto il governo ha previsto la possibilità di un’installazione “a carico delle compagnie” di una scatola nera che conteggi il reale utilizzo della vettura facendo decrescere progressivamente i prezzi rispetto alle tariffe stabilite, poca roba rispetto alla distorsione del mercato che continua a far lievitare ingiustificatamente i costi. Nel decreto c’è anche l’obiettivo, ambizioso, di procedere alla separazione della rete Snam da Eni in modo da garantire libero accesso a tutti gli operatori. I dettagli verranno discussi in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni.

Le liberalizzazioni all'italiana? Fino ad ora solo danni per i consumatori

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Concorrenza Consumatori


In tanti le invocano, le liberalizzazioni sono viste come la classica panacea di tutti i mali, ma è veramente così? Secondo uno studio della Cgia di Mestre le aperture alla concorrenza realizzate negli ultimi 20 anni sono costate alle famiglie quasi 110 miliardi di euro. Se si esclude la telefonia ogni altro settore “liberalizzato” ha visto crescere gli oneri per i clienti, l’esatto contrario di quello che sarebbe dovuto avvenire.

Le maggiori spese per ogni famiglia, in media, calcolate dall’avvio delle aperture al mercato di ogni settore fino al novembre del 2011 ammontano a 4576 euro. A fare la parte del leone sono naturalmente le assicurazioni: dal 1994 (anno della liberalizzazione delle tariffe) le assicurazioni sono costate 2462 in più ad ogni famiglia per un totale di 58,5 miliardi di euro, ma anche la voce dei costi dei servizi finanziari hanno avuto il loro bel peso.

Complessivamente per pagare conti correnti, bancomat e commissioni bancarie in genere gli italiani hanno speso quasi 21,9 miliardi in più rispetto alle tariffe precedenti il 1993. Siamo davvero sicuri che le liberalizzazioni convengano? Basta farle “meglio” rispetto ai nostri standard?

Liberalizzazioni: Taxi in sciopero il 23 Gennaio

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Trasporti Concorrenza


Il prossimo 23 gennaio sarà impossibile prendere un taxi, più di quanto non lo sia oggi fra i prezzi elevati e la scarsità di vetture nei momenti di maggiore affluenza della clientela. Le associazioni di categoria hanno proclamato lo sciopero per quella data e minacciano di dare vita a proteste dure ed intransigenti nella stessa modalità vista 5 anni fa quando l’allora Ministro Bersani provò ad approvare norme che andavano nella stessa direzione di quelle proposte dal Governo Monti.

I tassisti non vogliono l’aumento delle licenze, non lo vogliono nemmeno di fronte ad un indennizzo economico per gli attuali possessori delle licenze che potrebbe arrivare attraverso la concessione gratuita di una seconda licenza. Anche se la portata delle future liberalizzazioni sul tema non è ancora chiara (mancano ancora le proposte del Ministro Passera nero su bianco) i conducenti delle auto bianche hanno deciso di mandare un messaggio chiaro: nessun aumento di vetture sarà consentito.

L’Autorità di Garanzia ha già fatto sapere che “un blocco totale sarebbe illegittimo” ed anche la reazione delle associazioni dei consumatori è immediata, per quanto inevitabilmente meno concreta. Il Codacons minaccia di portare in Tribunale i tassisti.

La protesta è del tutto infondata. La liberalizzazione nel settore dei taxi è un provvedimento atteso da decenni, che può realmente portare benefici non solo agli utenti, ma anche agli stessi tassisti, vista la possibilità di licenze compensative assegnate peraltro gratuitamente. In caso di blocchi stradali e danni agli utenti in occasione dello sciopero del 23, non esiteremo a presentare una raffica di denunce in Procura, così come avvenuto nel 2007, quando un elevato numero di taxi bloccò per ore e ore la circolazione stradale a Roma, impedendo il passaggio di auto e mezzi pubblici.

La “guerra delle licenze” è aperta, i feriti (c’è da scommetterci) si conteranno solo fra i comuni cittadini.

Rischio tracollo, Consumatori, servono provvedimenti per lo sviluppo

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Leggi Concorrenza Consumatori

Rischio tracollo, Consumatori: servono provvedimenti per lo sviluppo
Si sta ballando sull’orlo della catastrofe“. E servono provvedimenti per lo sviluppo. È la posizione di Federconsumatori e Adusbef di fronte alla situazione economico-finanziaria dell’Italia che ieri ha toccato vertici di estrema drammaticità, con livelli record nel differenziale di rendimento fra i titoli di stato italiani e gli equivalenti Bund tedeschi, uno spread Btp-Bund arrivato a un livello record di 459 punti, e un rendimento pericolosamente vicino alla soglia del 7% considerata un punto di non ritorno.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee“, si leggeva in una nota diramata nel tardo pomeriggio di ieri dal Quirinale.

E se provvedimenti sono ormai improcrastinabili un richiamo a prendere in mano la situazione è arrivato da Adusbef e Federconsumatori, che ieri scrivevano in una nota congiunta: “Da sempre Adusbef e Federconsumatori si battono perché il mercato non sia preda delle oligarchie finanziarie e dai condizionamenti interessati delle varie agenzie di rating in conflitto di interessi. Ma detto ciò è chiaro ed evidente che la situazione economico-finanziaria del paese non regge più di fronte ad un governo insipiente che mette a rischio l’intera economica e le condizioni di vita delle famiglie italiane“.

Non si intravede nessun segnale di svolta e di sviluppo di una economia moribonda che sta determinando, oltre ad aumenti di prezzi e tariffe di chiara derivazione speculativa ( quest’anno + 1621 euro), aumenti anche di cassa integrazione e di disoccupazione soprattutto giovanile a livelli record“. Per questo le due associazioni tornano a chiedere “che sia messa in campo una seria politica di investimenti per lo sviluppo con risorse derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, da chi ha beneficiato dello scudo fiscale, dalle rendite finanziarie e dai grandi patrimoni, dando un segnale di forte discontinuità dall’attuale situazione caratterizzata esclusivamente dal raggiungimento di equilibri di bilancio con tagli lineari che oltre a essere iniqui deprimono ulteriormente un mercato già fortemente depresso“.

Via Federconsumatori.

Tassametri taroccati a Roma, Codacons deposita esposto

pubblicato da Roberto in: Concorrenza Consumatori Inflazione

Tassametri taroccati a Roma, Codacons deposita esposto
Tassametri taroccati che aumentano, a volte raddoppiano, il prezzo della corsa. E’ quanto succede a Roma, secondo l’inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera.

La falsificazione dei tassametri come gli altri illeciti sono fatti estremamente gravi per cui è necessario un forte impegno dell’amministrazione comunale al fine di mettere in campo un’operazione trasparenza“. Lo ha affermato Umberto Marroni, capogruppo di Roma Capitale. “Un’iniziativa necessaria per dare risposte chiare non solo agli utenti, romani e turisti, ma anche ai tanti, che sono la maggioranza, tassisti onesti che ogni giorno con serietà svolgono il loro lavoro nel rispetto delle regole“.

Sul caso interviene anche il Codacons che ha depositato oggi stesso un esposto in Procura, chiedendo di indagare sul giro di tassametri taroccati. “Si tratta di una truffa gravissima che consente ad alcuni tassisti disonesti di triplicare gli incassi a danno dei clienti, e determina un ingiusto arricchimento a vantaggio delle officine criminali che alterano i tassametri. Una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a spillare soldi ai cittadini“.

Per questo il Codacons, nell’esposto inviato alla Procura della Repubblica di Roma, chiede di aprire delle indagini alla luce dei possibili reati di truffa aggravata, associazione a delinquere e falso, acquisendo la registrazione realizzata dal Corriere della Sera e individuando le officine responsabili delle manomissioni. L’associazione chiede inoltre sia disposto il sequestro delle officine stesse e dei taxi coinvolti nella scandalosa vicenda.

Via Codacons.

Le PMI italiane sempre più “on the cloud”

pubblicato da Roberto in: Investire Hi-Tech Concorrenza

Le PMI italiane sempre più �on the cloud�
Un numero crescente di imprese è sempre più attratto dalla migrazione da servizi desktop a servizi di cloud computing, in cui il software è caricato su un server e usufruito mediante la rete.

Questa soluzione appare particolarmente indicata al fine di permettere un contenimento dei costi e una più facile gestione. Vengono infatti evitati gran parte degli interventi di assistenza, che possono essere compiuti da remoto, così come gli aggiornamenti che avvengono in modo automatico online.

Il panorama della “nuvola” si arricchisce oggi col pacchetto Suite Ospit@.

Il numero di server virtuali già attivati nell’ambito dell’offerta Ospit@ Virtuale (pensato per le piccole e medie imprese) e Hosting Evoluto (soluzione analoga per le aziende medio-grandi) ammonta a oltre 1.700. Le imprese appaiono sempre più ricettive nei confronti di proposte all’avanguardia che permettano una facile gestione e un approccio semplificato ma allo stesso tempo performante con le nuove tecnologie al servizio del business.

Via Asca.

Altroconsumo, 7 italiani su 10 hanno paura di un errore medico

pubblicato da Roberto in: Salute Leggi Concorrenza Consumatori

Altroconsumo, 7 italiani su 10 hanno paura di incappare in un errore medicoGli italiani non si fidano tanto degli ospedali, o meglio, si preoccupano di incappare, prima o poi, in qualche errore medico. Da un’indagine condotta da Altroconsumo emerge che ben il 70% degli italiani ha paura di essere vittima di un errore o di una cattiva pratica medica. A preoccuparsi di più sono le donne e i cittadini che abitano al Sud o nelle isole. Il timore principale è nei confronti della scarsa professionalità o negligenza del personale sanitario e di una diagnosi sbagliata dovuta a erronea interpretazione degli esami svolti.

Questo senso di insicurezza diffusa non si registra, invece, in altri Paesi europei. Ad esempio in Belgio e Spagna, come risulta da una stessa indagine condotta da Altroconsumo in questi Paesi, i cittadini imputano la colpa degli errori medici principalmente allo stress, al super lavoro del personale e al poco tempo a disposizione per il singolo paziente.

In Italia i 3 errori più menzionati sono stati la diagnosi sbagliata, la diagnosi mancata o fatta in ritardo e l’errore nel prescrivere una terapia o un trattamento farmacologico. Il 35% di chi ha risposto ha raccontato della morte di un parente in conseguenza di errore medico e il 68% ha detto che l’errore è stato commesso in ospedale. Una volta convinti di essere stati vittima di un errore però, non tutti hanno cercato giustizia: solo il 65%.

Perché? Soprattutto per il timore di dover avere di nuovo bisogno dello stesso medico in futuro e in qualche caso anche perché non si sapeva bene cosa fare e a chi rivolgersi. A conferma di questo dato, pochi ritengono sia utile rivolgersi allo stesso medico responsabile dell’errore o all’ospedale in cui l’errore è stato commesso. In molti pensano invece che sia più efficace rivolgersi a un avvocato, al Tribunale del malato o alla polizia. Gli avvocati sono anche quelli che danno più soddisfazione, sia quanto a informazioni fornite, sia per quel che riguarda il sentirsi seguiti nel corso della vicenda. Anche i medici chiamati per un parere esterno godono della fiducia dei pazienti, anche se spesso, nelle risposte al questionario, emerge la difficoltà di trovare un professionista disposto a “mettersi contro” un collega e a certificare l’errore commesso. Infine, ad avere la quasi completa fiducia dei cittadini sono i medici di famiglia: solo l’8% teme di incorrere in un loro errore.

Via Helpconsumatori.