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Consumatori

Conto corrente in rosso? Fino a 500 euro niente commissioni

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Banche Consumatori


Il governo, molto attento alle esigenze delle banche, aveva deciso di “aiutare” gli istituti di credito ripristinando per loro la possibilità di far pagare salate commissioni a tutti quei correntisti che finivano in rosso anche per poche centinaia di euro e per un numero limitato di giorni, ma il Senato ha bloccato tutto. Con un apposito emendamento è stato stabilito che “le famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre bancario, non superiore alla durata di sette giorni consecutivi”.

In sostanza c’è la possibilità di evitare, a fronte di difficoltà economiche molto limitate ed effettivamente temporanee, purché non si tratti di un’abitudine, i costi che normalmente vengono addebitati dalle banche pronte a penalizzare chi va “in rosso”. Recentemente la rivista Altroconsumo aveva messo in evidenza come molti istituti di credito applicassero commissioni elevate anche per un solo giorno di “rosso” e a prescindere dall’importo.

Qualche esempio? Più di 50 euro per Banca Sella, Monte dei Paschi e Ubi e addirittura 76,61 per i correntisti della Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Ovviamente si tratta di importi che non tengono conto del tasso d’interesse dovuto (intorno al 2%), ma vengono “gonfiati” da spese fisse.

Foto | © TM News

Consumi: 4 famiglie su 10 tagliano la spesa

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Risparmiare Consumatori


La crisi cambia le abitudini alimentari degli italiani, almeno questo è quello che sostiene l’indagine condotta dalla Cia, la Confederazione italiana agricoltori. Secondo le più recenti rilevazioni sarebbero ben quattro famiglie su dieci quelle costrette a cambiare radicalmente la quantità e la qualità del cibo che acquistavano fino a qualche mese fa. Fra questi il 60% si trova obbligato a cambiare menu, escludendo alimenti più costosi, mentre il 35% rivolge le proprie preferenze (obbligate in questo caso) d’acquisto verso gli stessi prodotti ma più economici.

Non a caso il fatturato dei cosiddetti hard discount è cresciuto complessivamente del 3% nel 2011, una categoria di supermercati indirizzati a famiglie a basso reddito che vede la sua platea allargarsi sempre di più a causa della crisi. Entrando nel dettagli rimanendo agli ultimi 12 mesi il 41,4% delle famiglie italiane ha ridotto l’acquisto di frutta e verdura mentre il 38,5% lo ha fatto per quello che riguarda le carni bovine e il 37% sul pane.

La situazione è naturalmente diversa a seconda delle diverse zone d’Italia e, come di consueto, è il Sud ad essere più penalizzato. Rispetto alla media nazionale le percentuali sono più elevate di diversi punti: il taglio delle spese alimentari arriva al 49% (il 38% ha ridotto il pane e il 48% la carne bovina).

Foto | © TM News

Crolla la fiducia dei consumatori italiani, e la vostra?

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Varie Consumatori Prezzi


L’Istat ha diffuso i dati sulla fiducia dei consumatori italiani per il mese di aprile e i risultati sono drammatici. Gli indici hanno subito un autentico crollo, chiaro sintomo di una sfiducia sempre più diffusa che assume i contorni di vera psicosi “da crisi” per la sua capacità di far diminuire in maniera tanto accentuata indici che di solito si muovono con lentezza. Nel dettaglio l’Istat ha certificato un calo da 96,3 a 89 punti che risulta diffuso su tutte le componenti (in particolare il clima economico generale che arretra da 85,4 a 72,1 punti).

Il meno negativo è l’indicatore del clima economico personale, conferma del fatto che c’è una componente psicologica molto forte e che stiamo iniziando a risentire della situazione generale finendo per risultarne influenzati anche quando non siamo direttamente colpiti dalla crisi, che passa da 100,1 a 94,3. Si tratta in ogni caso dei minimi dal 1996.

Il rischio di una spirale recessiva è favorito proprio da questo tipo di situazioni tant’è che gli italiani fanno previsioni molto fosche per il futuro con l’indicatore che passa da 86,3 a 76,6. Il commento dei responsabili di Federconsumatori e Adusbef è laconico:

Non ci sorprendono affatto i dati sulla fiducia dei consumatori: come potrebbe essere diversamente vista la difficile situazione che si trovano ad affrontare le famiglie? Dai beni di largo consumo alla micidiale stangata sui carburanti, dall’Imu, all’aumento delle addizionali regionali e comunali, per non parlare dell’ulteriore aumento dell’Iva da settembre, la stangata complessiva sarà di oltre 2.467 euro annui a famiglia

E la vostra situazione qual è? Siete stati già personalmente toccati dalla crisi? Avete timore per il futuro?

Foto | © TM News

Aumento Iva, i conti del Codacons

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Tasse Consumatori


Mentre gli italiani fanno i conti per l’Imu, dovendo scegliere fra le due o le tre rate e senza sapere ancora a quanto ammonterà il conguaglio di dicembre visto che i comuni sono indietro nel deliberare le aliquote, un’altra spada di Damocle (anche più dannosa potenzialmente) pende sulle teste di tutti noi: l’aumento delle due aliquote Iva previsto per ottobre e sul quale il governo non sembra intenzionato a tornare indietro.

Dopo la fine dell’estate, se nulla dovesse cambiare, l’aliquota del 21% dovrebbe crescere fino al 23% mentre quella del 10% (che non era stata toccata dal precedente governo) arriverebbe al 12%. Una stangata che farà aumentare i prezzi di beni e servizi a tutti i livelli con l’esclusione dei pochissimi generi alimentari che godono dell’Iva agevolate. Ma quanto ci rimetteremo? Il Codacons ha fatto i conti considerando diverse ipotesi:

L’aumento delle aliquote dal 21 al 23% e dal 10 al 12% determinerà una vera e propria stangata per le tasche dei cittadini, con aggravi di spesa su base annua che vanno dai 546 euro annui per la famiglia media (pari a 2,6 persone), agli 866 euro per una famiglia composta da quattro persone, fino ad arrivare ai 1.082 euro nel caso di un nucleo familiare composto da cinque persone.

Il timore, non solo quello del Codacons, è che gli aumenti determinino inevitabilmente (tenendo conto della situazione attuale già di sofferenza) un calo dei consumi con gravi danni per il commercio al dettaglio e per tutta l’economia. Ma esistono realisticamente altre soluzioni a questo salasso?

Istat: italiani sempre più poveri

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Risparmiare Consumatori Risparmio


I risultati dell’indagine Istat su “reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società” per l’anno 2011 conferma tutte le difficoltà determinate dalla crisi economica. Imprese o famiglie non importa, è chiara ed evidente la diminuzione della ricchezza nel nostro paese.

Per quanto riguarda le famiglie l’istituto rileva che “nel 2011 la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 12%, il valore più basso dal 1995, con una diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre essa è stata pari al 12,1%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma più bassa di 0,8 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2010″.

Con il potere d’acquisto che scende dello 0,5% su base annua, ma dell’1,9% se ci si concentra sull’ultimo trimestre, gli italiani hanno sempre meno soldi da mettere da parte. Il “popolo di risparmiatori” soffre per mantenere, quando possibile, lo stile di vita degli ultimi anni ed è costretto a mettere da parte sempre meno denaro. Un livello così basso non si registrava da oltre un decennio, ma anche i profitti delle imprese sono tornati al passato, quando correva l’anno 1995. Nel 2011 il livello si è attestato al 40,4%, in calo dell’1,1% rispetto al 2010.

Dal 2012 non ci si deve attendere che l’acuirsi di queste difficoltà. Secondo Confcommercio a febbraio la domanda dei consumatori si è contratta dello 0,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il Codacons ribadisce l’allarme: “E’ dal 2002 che le famiglie perdono potere d’acquisto senza che nessun governo sia mai intervenuto per salvaguardare la loro capacità di spesa. E oggi se ne pagano le conseguenze, con il crollo dei consumi e del Pil”.

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Eurispes: le famiglie italiane spendono 940 miliardi l'anno

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Casa Consumatori


Ogni anno le famiglie italiane sostengono spese per l’acquisto di beni e servizi pari a 940 miliardi di euro. Questa la stima del rapporto Eurispes sull’economia sommersa. La cifra, che dal 2000 al 2009 è costantemente aumentata, ha fatto registrare i primi segnali di una frenata nel corso del 2009, 12 mesi dopo l’esplosione della prima crisi finanziaria globale. Nel 2000 le famiglie italiane spendevano, attualizzando il valore dei prezzi, 727,2 miliardi di euro, circa 220 miliardi in meno dei livelli attuali.

Nel 2009 è arrivata la prima frenata: i 918,6 miliardi di euro rappresentavano una flessione del 2% rispetto al 2008 (pur rimanendo del 26,3% superiori rispetto al livello del 2000). Si trattò di una breve contrazione perché già nel 2010 si registrò un incremento del 2,4%, quindi lo 0,4% in più rispetto al 2008. Chissà cosa succederà a questi dati quando saranno disponibili le stime del 2012 di recessione che stiamo vivendo. Guardando alla composizione di questa spesa sono molte le sorprese e i cambiamenti avvenuti nel corso dello scorso decennio.

Il maggiore incremento si registra per le spese legate all’abitazione (+56,5%, da 134 a 210 miliardi di euro), seguita da alberghi e ristoranti (+39,5%, da 68,7 a 95,9 miliardi di euro), istruzione (+37,8%, da 6,8 a 9,3 miliardi di euro) e dalla spesa per bevande alcoliche e tabacco (+37,5%, da 18,2 a 25 miliardi di euro). L’Eurispes sottolinea che l’economia italiana “sommersa” vale 540 miliardi di euro ogni anno, il 35% dell’intero Pil nazionale pari alla somma dei prodotti interno lordi di Portogallo, Romania, Ungheria e Finlandia messe insieme. Il lavoro dell’Agenzia delle Entrate è lontano dall’essere concluso.

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Roma: Tassa sui rifiuti tagliata ai meno abbienti

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Tasse Consumatori


Il Comune di Roma ha approvato, congiuntamente al bilancio 2012, un nuovo sistema di agevolazioni per il pagamento della ex tassa sui rifiuti solidi urbani oggi denominata “Tia” (Tariffa Igiene Ambientali). Grazie a questa novità, si tratta in sostanza dell’inserimento del quoziente familiare all’interno dell’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente), saranno quasi 90 mila le famiglie romane totalmente esentate dal pagamento.

Il cosiddetto “Quoziente Roma” ricalibra l’Isee tenendo conto di alcuni criteri: il numero di componenti, l’età dei figli ed eventuali difficoltà economiche temporanee finendo per allargare la platea degli esenti dal pagamento dell’imposta. Per il Comune di Roma questa modifica equivale ad una rinuncia ad un gettito di circa 30 milioni di euro, una decisione condivisibile, sempre che questa non gravi eccessivamente sui bilanci della Capitale.

D’altra parte è sacrosanto non gravare su famiglie con problemi economici, ma diventa molto più facile vedere approvati questo genere di provvedimenti quando si avvicinano le tornate elettorali e fra un anno a Roma si vota per il rinnovo del sindaco.

Crisi: Consumi ai livelli degli anni '80

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Consumatori Risparmio


I consumi delle famiglie italiane nel 2011 sono calati a livelli che, tenendo i prezzi costanti, non si registravano dai primi anni ‘80. Un rapporto di Intesa Sanpaolo sottolinea che lo scorso anno i consumi degli italiani sono scesi al di sotto della soglia di 2400 euro annui pro-capite per il consumo di bevande, alimentari e tabacchi, roba che non si vedeva da 30 anni.

Certo, come è evidenziato anche nel rapporto: “si tratta in parte di un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci, come il tabacco”, ma bisogna stare molto attenti perché comunque va interpretato come un elemento che segnala “le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l’agroalimentare”.

Insomma, i fattori legati “all’incremento della disoccupazione” e alle “manovre di correzione dei conti pubblici” che hanno provocato un aumento della pressione fiscale (che già si fa sentire sulle imposte indirette e sul prezzo dei carburanti) producono effetti direttamente proporzionali sulla capacità di spesa delle famiglie. I consumi “continueranno ad essere molto prudenti a fronte di risorse reddituali sempre più scarse”, un elemento del quale il governo Monti, quando programma operazioni come quella dell’aumento dell’Iva, dovrebbe tenere conto.

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Multe: fra poco si potranno pagare con il bonifico

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Auto Consumatori


Trovare incastrata fra il vetro e il tergicristallo della propria auto una multa non è mai una bella notizia (non che riceverla per posta lo sia, ovvio), ma certamente una delle cose più fastidiose è dover perdere anche del tempo per provvedere a pagarle. Già da qualche tempo non era più strettamente necessario recarsi in un’agenzia delle Poste, ma fra qualche settimana potrà essere ancora più semplice.

Nel decreto sulle semplificazioni fiscali è stata inserita una norma che obbliga le amministrazioni ad indicare sulle multe un numero Iban corrispondente ad un conto bancario presso il quale sia possibile per il cittadino multato “regolare il conto” senza ulteriori perdite di tempo.

Questa possibilità consente, fra l’altro, di azzerare anche i costi visto quante sono ormai le banche che offrono la possibilità di effettuare bonifici online e senza alcun tipo di commissione. Una vera comodità, anche se sarebbe sempre meglio non prenderle, le multe.

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La benzina spinge in alto il prezzo degli alimentari

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Trasporti Consumatori Prezzi


Nel sostanziale silenzio dei media, almeno quelli mainstream, continua la salita del prezzo dei carburanti. Più che a sorprendere i continui record assoluti bruciati quotidianamente (weekend compresi) è impressionante non riuscire mai a registrare un calo delle quotazioni, a prescindere dall’andamento del prezzo del greggio sul mercato internazionale. La persistente crescita sta determinando effetti drammatici anche sui prezzi degli alimentari, molto influenzati per ovvie ragioni sia nella fase di produzione che in quella di trasporto.

Fino allo scorso anno, prima del decreto Salva Italia, il prezzo della benzina nel nostro paese rimaneva in media con quelli praticati da altri partner europei, ma ora la nostra benzina e il nostro diesel costano il 12% in più della media continentale e questo pesa nei meccanismi di formazione dei prezzi anche di altri beni.

A questo proposito a lanciare l’allarme è ancora una volta la Cia che ha fatto i conti di quanto le spese per trasporti dei prodotti alimentari pesi nel bilancio annuale delle famiglie. Secondo la Confederazione italiana agricoltori si tratta di 470 euro mensili, comprendendo anche le spese per energia, un budget che ha superato per la prova volta la spesa per cibo e bevande ferma a 467 euro.

Ora il rischio è quello di un ulteriore indebolimento della spesa per gli alimentari proprio a causa degli ennesimi aumenti del carburante. Tanto più che proprio il costo del trasporto incide sul prezzo finale dei prodotti agroalimentari per il 35-40 per cento. Con la benzina ormai sopra 1,80 euro al litro e il gasolio oltre 1,70 euro l’aggravio di spesa sull’anno e’ di quasi 450 euro soltanto per i costi diretti. Mentre le ricadute sui prezzi dei prodotti alimentari superano già i 200 euro annui. Vuol dire una vera e propria stangata sui consumi per la tavola delle famiglie, che già sono ridotti al lumicino con un calo del 2 per cento nel 2011.

L’impressione è che il 2012 sarà un anno più complicato di quanto avremmo potuto prevedere.