L’e-commerce italiano è in forte crescita. Secondo la ricerca sui mercati digitali consumer della School of management del Politecnico di Milano il giro d’affari del mercato online è destinato ad un incremento del 17% per un valore alla fine dell’anno 2011 di 7,6 miliardi.
Se già il 2010 ha fatto registrare un più che soddisfacente +15%, l’anno in corso è destinato a confermare il trend positivo. Si tratta di una crescita recente, nel 2009 il commercio elettronico è stato sostanzialmente piatto.
Per dare uno scossone al mercato sono stati necessari investimenti importanti, sia nazionali che stranieri. Un esempio di successo è fornito dalla statunitense Amazon, primo nome ad aver fatto comparsa nell’e-business già alla fine degli anni ’90.
La scelta opulata di procedere all’apertura di uno store digitale anche nel nostro Paese solo nel novembre del 2010 testimonia che l’e-business italiano è ancora lontano dalla maturità, seppur da un paio di anni abbia fatto passi da gigante. A stimolare le aziende ad aprire un negozio virtuale vi sono la diffusione massiccia della rete oggi ampiamente disponibile anche in mobilità e con nuovi supporti come i tablet pc.
L’Italia procede a ritmo serrato. Secondo l’istituto di ricerca Forrester la crescita media stimata nel resto del mondo è tra il 12 e il 14%. Tendenza dell’ultimo anno è anche l’affermarsi del social shopping.
Si tratta di una pratica che sta prendendo rapidamente piede nel nostro Paese. Il meccanismo è semplice, si cerca di attirare acquirente proponendo sconti particolarmente elevati che verranno applicati alla merce venduta al raggiungimento di un certo numero di persone interessate. Un ottimo modo per le aziende di farsi pubblicità, vendere stock di merci e guadagnare quindi dalla vendita di grandi quantità.
Via Ansa.

Un numero crescente di imprese è sempre più attratto dalla migrazione da servizi desktop a servizi di cloud computing, in cui il software è caricato su un server e usufruito mediante la rete.
Questa soluzione appare particolarmente indicata al fine di permettere un contenimento dei costi e una più facile gestione. Vengono infatti evitati gran parte degli interventi di assistenza, che possono essere compiuti da remoto, così come gli aggiornamenti che avvengono in modo automatico online.
Il panorama della “nuvola” si arricchisce oggi col pacchetto Suite Ospit@.
Il numero di server virtuali già attivati nell’ambito dell’offerta Ospit@ Virtuale (pensato per le piccole e medie imprese) e Hosting Evoluto (soluzione analoga per le aziende medio-grandi) ammonta a oltre 1.700. Le imprese appaiono sempre più ricettive nei confronti di proposte all’avanguardia che permettano una facile gestione e un approccio semplificato ma allo stesso tempo performante con le nuove tecnologie al servizio del business.
Via Asca.

La crisi economica non risparmia neanche il settore delle nuove tecnologie: la domanda di information technology ha registrato un -1,7% nel primo semestre 2011, mentre il mercato dell’ICT ha perso il 2,4% rispetto allo stesso periodo 2010. E’ quanto emerge dalle stime del settore, presentate da Paolo Angelucci, presidente di Assinform, che ha illustrato andamento e previsioni dei comparti It e tlc basati sui dati elaborati da NetConsulting.
Il mercato dell’informatica nel primo semestre 2011 ha raggiunto 8.763 milioni di euro (-1,7%), mostrando comunque un lieve miglioramento rispetto alla prima parte del 2010 (-2,5%) e soprattutto del 2009 (-9%): questo dimostra che le imprese continuano ad investire in IT nonostante la crisi. Il mercato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) si è attestato a 20.150 milioni, con un calo (-2,7%) che si somma a quello dell’anno prima (-2,3%).
La crisi che in questo momento sta attraversando l’Italia porta a rivedere al ribasso le previsioni dei mercati dell’IT e delle TLC per l’intero 2011: ci si aspetta un calo del mercato aggregato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi) compreso tra il -1,5 e il -4,1%. Per l’IT nel suo complesso (hardware software, assistenza e servizi) la diminuzione attesa è più lieve, tra il -1,2% e il -2,8%.
Le uniche eccezioni riguardano Internet adsl (banda larga) e, soprattutto, le vendite di tablet, che in sei mesi sono cresciute del 347%. Segno che, nonostante tutto, c’è la volontà da parte degli italiani di non rinunciare alla connessione al web.
Via Helpconsumatori.

Gli italiani trascorrono un terzo del loro tempo online, quello speso su Internet, fra social network e blog. Social network e blog rappresentano ormai la principale destinazione online dei navigatori internet nei paesi occidentali e raggiungono almeno il 60% degli utenti Internet attivi.
In Italia, social network e blog sono visitati dall’84% dei navigatori internet, e il tempo speso su questi siti continua ad aumentare, tanto che il 31% del tempo su web dagli italiani viene trascorso proprio sui siti di social network e sui blog.
È il dato che emerge dal report di Nielsen, che esplora i cambiamenti in atto nel panorama dei social media, le modalità di interazione dei consumatori con questi strumenti e le piattaforme digitali che ne trainano l’utilizzo.
Continua a leggere: Gli italiani trascorrono un terzo del tempo online su social network e blog
Continuiamo a leggere le professioni che nel prossimo futuro potrebbero non esserci più.
Cassiere
Non passa giorno in cui nei supermercati e negli ipermercati di mezzo mondo, Italia compresa, non vengano installate casse automatiche self service. I clienti fanno la loro spesa e fanno il conto direttamente, passando i codici a barre dei prodotti sui lettori ottici delle casse automatiche. L’unica presenza umana richiesta è quella di alcuni “controllori” incaricati di verificare che le procedure di pagamento avvengano in modo corretto e di risolvere qualche disfunzione temporanea delle macchine.
Sindacalista
I sindacati sono stati tra i protagonisti assoluti del Novecento. Ogni questione legata al lavoro veniva analizzata e pianificata con il loro apporto. Adesso però il loro peso si è ampiamente ridotto. Per vari motivi, i lavoratori che si iscrivono ai sindacati sono sempre di meno. Di conseguenza, il numero di sindacalisti si riduce e potrebbe avvicinarsi nei prossimi anni allo zero: a occuparsi delle questioni sindacali, alla lunga, potrebbero essere solo i delegati interni, ossia i rappresentanti eletti dal personale di un’azienda.
Postino e impiegato delle poste
Il ruolo degli uffici postali si sta progressivamente ridimensionando. Sono in pochi, al giorno d’oggi, a mandare lettere. E anche la consegna di pacchi viene effettuata sempre più spesso da compagnie private che si occupano di logistica. I portalettere e gli impiegati delle poste saranno col tempo sempre di meno. A dimostrare quanto questi mestieri siano a rischio c’è un dato: in America, per esempio, 120mila impiegati del “Post Office”, il secondo maggiore datore di lavoro negli Stati Uniti, sono sul punto di essere licenziati.
Continua a leggere: I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (seconda parte)
L’avvento dell’era digitale sarà una grande opportunità per tutti ma è anche un fenomeno che potrebbe far sparire alcuni mestieri dal mercato del lavoro. Alcuni impieghi, quindi, non rientrando tra i lavori del futuro, sono destinati a finire per sempre oppure a essere ridimensionati in maniera consistente.
Ecco dieci lavori che nel futuro potrebbero scomparire.
Astronauta
La Luna è stata raggiunta. I satelliti sono stati costruiti e piazzati lungo l’orbita terrestre. Per i Paesi occidentali, sostenere i costi per le attività di esplorazione dello spazio sta diventando sempre più difficoltoso, soprattutto in tempi di crisi. Per gli astronauti quindi diventerà sempre più arduo trovare lavoro, almeno nel Paese che più di ogni altro ha puntato su questo settore: gli Stati Uniti d’America. Le possibilità di impiego, ora, verranno sempre di più dalla Cina e dalla Russia.
Commesso di videoteca
Vi capita spesso di andare in videoteca? Di certo, vi accade con meno frequenza. Ed è molto probabile che questo succederà ancora più di rado in futuro perché sul web è possibile scaricare film e altri contenuti multimediali con un semplice click.
Operatore di call center
Il mestiere di operatore di call center è un po’ il simbolo della “generazione mille euro”. Un impiego non retribuito molto bene ma di certo più facile da ottenere rispetto ad altri in un mercato del lavoro dove la precarietà e la disoccupazione sono purtroppo delle realtà allarmanti. Già adesso molte aziende fanno svolgere alle macchine di risposta automatica la maggior parte dei compiti effettuati dai lavoratori dei call center.
Continua a leggere: I dieci lavoro che non esisteranno più nel futuro (prima parte)

Una desolante fotografia del commercio italiano è contenuta nel Rapporto sulle economie territoriali e il terziario di mercato della Confcommercio: in Italia, aumentano i soli negozi di informatica e telecomunicazioni, mentre soffrono quelli di mobili e arredamento casa. Ipermercati, supermercati, grandi magazzini aumentano soprattutto nel centro-sud e si dimostra dinamico lo sviluppo del commercio elettronico, di quello ambulante, della vendita attraverso distributori automatici.
In Italia i piccoli esercizi al dettaglio, a fine 2010, erano circa 758 mila, in modesta crescita (+0,4%) rispetto all’anno precedente. Il tasso maggiore di sviluppo si è registrato nelle regioni centrali (+1,1%), quello più basso nel Mezzogiorno (+0,1). Le medie e grandi superfici di vendita si sono sviluppate soprattutto nel Centro Sud, con un incremento complessivo di 341 punti vendita (66% del totale).
Più dinamico lo sviluppo degli esercizi non food (aumentati dello 0,5%) rispetto a quelli dell’area food (+0,1%). Crescono in particolare i negozi di informatica e telecomunicazioni, mentre si ridimensiona il numero di negozi di mobili e arredamento per la casa.
“Un ruolo non secondario nel sistema distributivo italiano“, spiega Confcommercio, “hanno anche altre forme distributive, come il commercio ambulante, il commercio elettronico e la vendita attraverso i distributori automatici, che negli ultimi anni hanno dimostrato una forte dinamicità in termini di sviluppo d’imprese e giro d’affari“.
Via Confcommercio.
Navigare su Internet è un’attività che sta prendendo sempre più piede in Italia. In base ai dati Audiweb, in luglio 26,2 milioni di italiani si sono connessi al web almeno una volta, il 10% in più rispetto allo scorso anno. Questo dato indica i connazionali che si sono collegati da casa, tramite una connessione Adsl, senza considerare gli smartphone o tablet.
Ogni giorno una media di 12,2 milioni di utenti attivi ha trascorso almeno un’ora e tredici minuti a esplorare la rete, consultando mediamente 128 pagine ciascuno. Il picco dell’attività on line è stato registrato tra le 15 e le 18 (in media 6,2 milioni di utenti attivi). Tra le 9 e le 12 gli italiani on line erano 5,5 milioni, mentre tra le 21 e mezzanotte soltanto 4,9 milioni di italiani si sono collegati a Internet.
Si tratta di dati importanti, soprattutto considerando che sono stati rivelati in un mese estivo, periodo in cui generalmente non si trascorre molto tempo in casa.
Audiweb offre anche l’identikit dei fanatici della rete: in luglio si sono connessi 6,8 milioni di uomini, ovvero il 24,8% della popolazione di riferimento e 5,4 milioni di donne (19,7%) del campione considerato. La passione per l’adsl dilaga soprattutto tra i giovani (32,4% della popolazione), seguiti dalla fascia dei 35-54enni (31,4%).
Via Audiweb e Helpconsumatori.
L’iniziativa “Energia: diritti a viva voce“, lanciata da 17 Associazioni di consumatori che insieme attiveranno 45 sportelli informativi in 16 regioni e un call center, vuole rendere i consumatori più attenti al mercato dell’energia elettrica e del gas.
Il progetto muove dal fatto che l’ingresso di nuovi operatori, frutto della liberalizzazione nel settore, ha reso il mercato movimentato ma ha creato anche criticità, quali appunto comportamenti scorretti, doppie fatturazioni e ostacoli nel passaggio da un operatore all’altro.
Il progetto lanciato dai consumatori mette dunque a disposizione dei cittadini sportelli di assistenza e informativi, call center, campagne informative sul territorio nazionale e via web e una app per i-Phone dedicata.
Continua a leggere: Per essere informati parte "Energia: diritti a viva voce"

Navigare su Internet senza limiti? Nel futuro potrebbe essere solo un bel ricordo.
Alcuni grandi operatori francesi desidererebbero mettere la parola fine al forfait illimitato su Adsl, che rappresenta attualmente uno degli accessi più competitivi al mondo e, soprattutto, non comporta alcuna limitazione, adducendo la saturazione delle reti, dovuta essenzialmente all’abitudine degli internauti a scaricare video e condividere file. Tradotto ciò significa che, superato un certo volume di traffico, lo stesso verrebbe tariffato, un po’ come avviene per la telefonia mobile.
Ma non sono solo gli operatori francesi a pensarla in questo modo. I proprietari delle Reti italiane hanno più volte censurato una situazione nella quale a fronte degli ingenti investimenti sulle infrastrutture il maggiore utile viene registrato dalle società che forniscono servizi su Internet, Google in prima fila, dimenticandosi però che senza contenuti non ci sarebbe motivo per avere un collegamento Adsl.
Intanto però le reazioni delle associazioni dei consumatori non si sono fatte attendere e hanno tacciato di «bizzarra» o «inaccettabile» ogni eventuale iniziativa delle compagnie di telecomunicazione volta a un aumento delle tariffe.