Ogni famiglia italiana spende in media 450-550 euro all’anno in elettricità. Secondo il Garante ridurre gli sprechi da stand-by permetterebbe di tagliare del 10% i consumi energetici domestici di ogni famiglia. Il risparmio sulla bolletta a fine anno può arrivare a 45 euro. Per esempio, considerando la modalità stand-by di televisore (5 watt ), decoder digitale (10 watt), console di videogiochi (1,6 watt), lettore Dvd (3 watt), surround (5 watt), per una media di 21 ore al giorno, l’energia risparmiata in un anno sarebbe di 265 kwh , equivalenti a 44 euro.
Un led consuma circa 4 watt all’ora, quindi in 24 ore avrà consumato 96 watt, in un anno 35.040. Tenere accesi dieci led equivale a tenere costantemente accesa una lampadina da 40 watt.
Lavatrice e frigorifero pesano per il 70% sul consumo energetico domestico, il resto dipende dai dispositivi elettronici come decoder, videoregistratore, computer, stereo. Una radiosveglia in modalità stand-by costa 9 euro all’anno, un computer spento (una parte della scheda madre rimane sempre attiva) consuma 6 euro all’anno, un videoregistratore o un lettore Dvd 5 euro, il decoder più di 10, un caritore di cellulare circa 4.
Michael Dell ha fondato l’omonima e famosa azienda nel 1984 ad Austin nel Texas, con l’idea, innovativa per l’epoca, di vendere personal computer (e non solo) direttamente ai clienti offrendo le soluzioni informatiche rivelatesi efficienti e con una varietà di scelta capace di soddisfare tutte le loro esigenze. Oggi l’azienda è in contatto ogni giorno con oltre 5,4 milioni di clienti in tutto il mondo, ha oltre 96.000.
Nei giorni scorsi, l’azienda del Texas ha annunciato di aver aumentato nel suo secondo trimestre fiscale terminato lo scorso 31 luglio il suo utile netto del 63% a $890 miloni pari a $0,48 per azione. Escluse le voci straordinarie l’utile del terzo produttore al mondo di PC ha ammontato a $0,54 per azione. Il consensus era di $0,49 per azione.
L’impresa di Austin ha beneficiato del calo dei suoi costi e della solida domanda da parte delle imprese. La domanda da parte dei consumatori e del settore pubblico statunitense si è però indebolita. I ricavi di Dell sono aumentati lo scorso trimestre dell’1% a $15,66 miliardi. Gli analisti avevano previsto $15,76 miliardi. Guardando al futuro Dell ha osservato che le condizioni di mercato sono diventate più incerte. Dell si attende ora che i suoi ricavi cresceranno durante il corrente esercizio tra l’1% e il 5%. In precedenza Dell aveva previsto una crescita tra il 5% e il 9%. Nel dopo-borsa il titolo ha perso il 7,9%.

Nel 2008 i personal computer nel mondo hanno superato il miliardo di unità. Le stime prevedono una crescita del 12% l’anno: di questo passo, supereranno i due miliardi nel 2014. In media un PC consuma 535 chilowattora di energia elettrica in un anno, con buona pace del caro energia.
Per diminuire il costo della bolletta una soluzione c’è. Almeno è così secondo la società Verdiem che ha sviluppato il software Edison, in collaborazione con la Microsoft ed il gruppo no profit Climate Savers Compunting, un software capace di ottenere un risparmio medio di 410 chilowattora l’anno, limitando l’emissioni nell’atmosfera di circa mezza tonnellata di CO2.
Con Edison si può settare il PC in modo da far sapere al software quando si usa di più la macchina. In più, si può selezionare il livello di energia che si vuole risparmiare e calcolare quanto si sta effettivamente consumando. Il software non spegne completamente il computer ma lo mette in uno stadio che permette che si consumi meno energia. Altre funzioni prevedono: programmare lo spegnimento dello schermo e del disco rigido, impostare gli intervalli di tempo di inattività dopo i quali il sistema può spegnere il monitor, sospendere il funzionamento dell’hard disk, mettere in stand by il computer.
Secondo le stime fatte da Verdiem si possono risparmiare tra 20 e 60 dollari a Pc. Se può sembrare poco, occorre considerare che per una grande azienda con molti terminali può essere davvero un grande risparmio. Il software è gratuito solo per uso domestico e può essere scaricato dal seguente link.
Chi è cascato nella trappola di Easydownload, di sicuro scoprirà subito il trucco. Il caso di www.italia-programmi.net, un altro sito da cui si possono scaricare software all’apparenza gratuiti. Alla luce delle numerose segnalazioni arrivate all’Antitrust, l’Autorità ha aperto un’istruttoria nel mese di luglio, per verificare l’eventuale pratica commerciale scorretta messa in atto dalla società Estesa Limited, cui il sito in questione fa capo.
Nei giorni scorsi è arrivata la decisione dell’Antitrust che ha intimato alla società di sospendere ogni attività diretta a pubblicizzare su Google Adwords o su altri strumenti di pubblicità online, in via diretta o indirettamente tramite siti ponte. La società dovrà chiarire sul suo sito che si tratta di un servizio a pagamento e dovrà sospendere ogni attività di sollecito del pagamento del presunto abbonamento annuale nei confronti di quei consumatori che hanno comunicato di non aver mai voluto sottoscrivere un abbonamento, non essendosi neppure resi conto della natura onerosa del servizio offerto.
Dalle denunce giunte all’Antitrust si evince che il meccanismo è lo stesso di Easydownload: digitando sul motore di ricerca Google il nome di un determinato software accompagnato dalla parola “gratis” o “gratuito” o “free”, appare come primo risultato il link www.italia-programmi.net. Selezionando il link, il consumatore viene indirizzato ad un sito dove sotto la dicitura “SCARICALO SUBITO” vengono richiesti i dati personali utili alla registrazione. Una volta inseriti i propri dati, il consumatore sottoscrive un contratto biennale con la società Estesa Ltd, con sede nella Repubblica delle Seychelles, per la fornitura di software al costo annuale di 96 euro da pagare anticipatamente una volta l’anno.
La pagina di registrazione riporta i termini dell’abbonamento con un’evidenza grafica non sufficiente ad una loro immediata percezione. In sostanza il consumatore è indotto a credere che si tratti di un servizio gratuito. Decorso il tempo per il recesso, e a volte anche prima di tale termine, senza dare al consumatore alcuna previa conferma del perfezionamento del presunto contratto.

La tua connessione ADSL è molto più lenta di quanto promesso dall’operatore telefonico al momento della firma del contratto? L’AgCom ha attivato uno strumento molto utile per dare manforte ai tanti consumatori che rimangono incastrati nei contratti di fornitura delle linee internet scadenti dopo aver ceduto alle lusinghe della pubblicità. L’autorità per le comunicazioni ha obbligato gli operatori ad inserire precisi impegni nei contratti. Il consiglio è sempre lo stesso: leggeteli con attenzione perché contengono gli impegni sulla qualità della vostra futura linea. Dalla velocità di scaricamento, quella di upload, le eventuali limitazioni per il p2p sulla banda.
Se la vostra connessione vi fa penare con disconnessioni, download eterni e siti irraggiungibili a iosa potete affidarvi a questa risorsa: misurainternet.it. Non si tratta di un semplice test di velocità come ce ne sono tanti in rete. Il “Misura Internet” è particolarmente impegnativo, dura 24 ore, ma al termine vi genererà in automatico un documento in PDF con una fotografia completa della vostra linea ADSL.
Grazie a quel documento, se i parametri sono al di sotto di quelli promessi nel contratto, potrete sollecitare l’operatore telefonico con un apposito reclamo a ristabilire entro 30 giorni gli standard di qualità contrattuali. Se Fastweb, Telecom, Tiscali o chi per lei non ottempererà agli impegni presi ed un secondo test dovesse ancora evidenziare dei problemi potrete chiedere la disdetta della linea senza pagare alcuna penale. L’AgCom nelle prossime settimane attiverà anche un altro test, più veloce, che non avrà lo stesso valore “normativo“, ma vi consentirà di capire se ci sono dei problemi e se vale la pena di dare il via alla verifica completa per presentare il reclamo.

La crisi economica diventa crisi dei consumi. Lo certifica Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, comunicando i dati sulle vendite al dettaglio per il mese di Marzo 2011. L’indice destagionalizzato è sceso dello 0,2% rispetto a Febbraio, in un anno rispetto al marzo 2010 l’indice segna una variazione negativa del 2%.
Nella media del trimestre gennaio-marzo 2011l’indice è diminuito dello 0,3% rispetto agli ultimi tre mesi del 2010. Nel primo trimestre del 2011, rispetto ai primi tre mesi del 2010, l’indice grezzo segna una flessione dell’1%: le vendite di prodotti alimentari diminuiscono dell’1,2% e quelle di prodotti non alimentari dell’1%. Su base annua il calo è del 2,6% per gli alimentari e dell’1,6% per i non alimentari.
Come di consueto si salvano le vendite di specifici prodotti non alimentari, quelli dell’elettronica di consumo che hanno sempre puntato decisi verso una crescita anche quando gli altri indicatori cominciavano a segnare un “meno” e in questo periodo registrano una stagnazione. Cala anche la grande distribuzione, con gli ipermercati che soffrono meno della riduzione rispetto ai piccoli negozi, ma che fanno segnare comunque un calo dell’1,7%. Particolarmente colpiti i due settori “Cartoleria, libri, giornali e rivistè e giochi, giocattoli, sport e campeggio” con un -2,4% e quello “dell’abbigliamento e pellicceria e mobili, articoli tessili, arredamento” con un -2,3%.
[Fonte | Il Sole 24 Ore]

Si anticipa il passaggio definitivo al digitale terrestre e anche le Regioni che per tutto il 2012 potevano contare sul segnale analogico lo spegneranno a metà dell’anno prossimo; tutti gli utenti televisivi, quindi, sono avvisati: entro il 30 giugno 2012 dovranno avere un televisore digitale o un decoder per adattare ogni apparecchio vecchio.
Il Cnid, infatti, (Comitato Nazionale Italia Digitale, composto dai rappresentanti dell’autorità per le Garanzie delle comunicazioni, delle Regioni, delle associazioni di Tv locali e delle emittenti nazionali, dei produttori, distributori e consumatori) presieduto dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha fissato un nuovo calendario: Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, più la provincia di Viterbo, completeranno il passaggio dall’analogico al digitale nel secondo semestre del 2011; Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia lo faranno il 1° semestre del 2012.
Il Decreto Legge n°34, che ha introdotto con l’articolo 4 le Misure di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, pone le basi per l’asta delle frequenze liberate dagli operatori televisivi: un gruppo di lavoro approfondirà l’impatto che il processo di razionalizzazione dello spettro radioelettrico avrà in ognuna delle Regioni interessate.
Ma gli utenti? Dovranno adeguarsi in fretta e avere televisori di nuova generazione o decoder, altrimenti non vedranno più la tv. Megli organizzarsi per tempo e provare ad approfittare di qualche offerta.

Addio Dahlia tv: meno spazio per la concorrenza in Italia ora che l’operatore digitale con capitali svedesi ha alzato bandiera bianca, come si legge sull’home page del gruppo.
Dahlia TV ed il suo team sono spiacenti di comunicare che, nonostante tutto l’impegno profuso in questi mesi per offrire il miglior servizio e ricambiare la fiducia accordata dai propri Clienti, si trovano costretti ad interrompere le trasmissioni. Ringraziamo e ci scusiamo con tutti i Clienti e gli appassionati che ci hanno scelto e ci hanno seguito fino ad oggi.
Sparisce quindi l’unica alternativa pay a Mediaset premium sul digitale terrestre, con conseguenze che non potranno essere positive per i consumatori e in particolare gli appassionati di calcio che su Dahlia trovavano 8 squadre di A, Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese, più la Serie B. Circa 250mila abbonati restano così senza trasmissioni, con due problemi: da un lato non sanno se e come potranno vedere i programmi per cui avevano pagato, dall’altro non è chiaro se potranno riavere, in tutto o in parte, i loro soldi.
L’associazione di consumatori Adoc ha prepararato un modello di lettera di diffida, da inviare alla societ in liquidazione per chiedere il rimborso degli importi pagati. Un gesto inevitabile, ma che difficilmente servirà a riavere indietro il proprio denaro. Da subto Adoc invita gli abbonati Dahlia a interrompere i pagamenti e bloccare gli eventuali addebit bancari.
Quanto ai diritti tv, la Lega Calcio li ha già rimessi sul mercato, ma specialmente per la serie A è pronta un ricorso d’urgenza di Sky secondo cui Mediaset non può ottenere l’intero pacchetto della massima divisione.
Boom insperato ed inaspettato per il fotovoltaico. La buona notizia riguarderebbe i 7 mila megawatt di potenza installata, la cattiva gli ingenti costi di sistema, che rischiano di appesantire le bollette elettriche degli italiani. La “prematura” (rispetto alle previsioni) corsa al solare dovrebbe pesare, in bolletta, nella misura di 3 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, lo rileva il rapporto dell’Authority per l’Energia trasmesso al Parlamento.
Corsa al solare
Il solare piace agli italiani tanto che nel 2011 potrebbe essere già raggiunto il target di 8mila megawatt che il Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili ha previsto per l’anno 2020 per gli impianti fotovoltaici. Quanto pesa effettivamente in bolletta la corsa alle fonti alternative? Il 7% circa, a cui si aggiungono altre voci per circa il 2%, portando gli oneri generali di sistema a poco meno del 10%. Lo sottolinea Paolo Vigevano, amministratore delegato dell’Acquirente unico, la società del Gse che si occupa degli acquisti di energia da dedicare a famiglie e piccoli consumatori.
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Rimanere nei propri confini nazionali non sempre conviene! Soprattutto quando si tratta di servizi Internet. E’ proprio grazie alla normativa europea se il mercato dei diritti TV e del VoIP è altamente concorrenziale.
Diritti TV al “fotofinish”
A “scendere in campo” sui diritti Tv è la Corte Europea di giustizia del Lussemburgo, nella persona dell’Avvocato Generale Juliane Kokott. A suo avviso il diritto dell’Unione ”non consente di vietare la trasmissione in diretta di incontri di calcio della Premier League (serie A inglese) nei locali pubblici, utilizzando schede di decoder straniere”. Il parere arriva in merito al caso di un pub inglese che aveva comprato una scheda dei decodificazione greca trasmettendo le partite di calcio inglesi ad un costo decisamente inferiore da quello richiesto dalla FAPL (Football Association Premier League).
In tale contesto l’avvocato generale Kokott ritiene che l’utilizzazione di schede di decodificazione straniere non costituisca elusione di tali diritti. Infatti, i canoni relativi a tali schede vengono versati. Sebbene tali canoni non siano così elevati come quelli nel Regno Unito, non sussiste, a parere dell’avvocato generale, alcun diritto specifico che imponga di richiedere in ogni Stato membro un prezzo diverso per uno stesso servizio.
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