
La nuova IMU, l’imposta municipale unica sugli immobili, non prevederà agevolazioni precedentemente previste per la vecchia ICI. La brutta notizia riguarda quei proprietari di case che concedono in uso gratuito appartamenti a parenti e che fino ad oggi si vedevano riconosciuta una riduzione dell’importo dell’imposta.
L’agevolazione prevista per l’ICI non sarà più presente con l’IMU e tutte le case concesse in uso gratuito saranno considerate a tutti gli effetti seconde case (con aliquote molto più alte) e non più abitazioni principali. A seconda della metratura e della categoria catastale la modifica di questo codicillo può comportare maggiori esborsi davvero importanti. Un 50 mq in una grande città italiana può passare da un imposta di poche decine di euro ad una cifra vicina ai 500 euro.
Non si potrà beneficiare di alcuna detrazione per questo tipo di immobili e finiscono nella morsa anche alcuni immobili statali come le case popolare dello Iacp mentre quelle delle cooperative a proprietà indivisa saranno considerate prima casa, ma non godranno di aliquote agevolate. Rimangono ancora alcune categorie assimilate alle prime case come nella precedente normativa: ad esempio è ancora considerata prima casa l’immobile non in affitto posseduto da anziani residenti in istituto di ricovero, ma anche l’ex casa coniugale, assegnata al coniuge separato o divorziato, purché l’ex coniuge non sia proprietario di altri immobili nel comune.

Il governo ha presentato il suo emendamento alla manovra contenente alcune novità che riguardano le rivalutazioni automatiche delle pensioni e la famigerata IMU, la nuova ICI. Risolto il giallo sul presunto nuovo bollo per i conti corrente (che in realtà ha preso la forma di uno sgravio per quei depositi con giacenze medie inferiori ai 5000 euro annui) il governo ha modificato alcuni dettagli che riguardano alcuni dei provvedimenti più impopolari contenuti nella manovra correttiva.
Innanzitutto le rivalutazioni delle pensioni. Per l’anno 2012 viene garantito l’adeguamento automatico all’inflazione per tutti i trattamenti pensionistici pari a 3 volte il minimo, quindi la soglia sale fino a 1400 euro mentre nel 2013 questo aumento verrà applicato soltanto per le pensioni fino a 935 euro. Originariamente il testo prevedeva il blocco della rivalutazione per le pensioni sopra i 935 euro per il biennio 2012-2013.
Anche l’impatto dell’IMU, l’imposta sugli immobili, viene ridotto. La detrazione di 200 euro prevista per la prima casa subirà un aumento di 50 euro per ogni figlio residente nello stesso immobile under 26. In questo modo la massima detrazione di cui si potrà godere sale fino a 400 euro rendendo le famiglie con una sola casa con figli, presumibilmente, a carico immune dalla tassazione prevista dall’IMU.

Nuovo massimo per la pressione fiscale italiana. Come spiegato dal Governatore della Banca d’Italia la quantità di ricchezza che dalle tasche di imprese e aziende italiane si trasferirà allo Stato nel 2012 sarà pari al 45% del PIL. Ignazio Visco ha spiegato di fronte alla commissione Bilancio della Camera che sarà questo il primo effetto della manovra correttiva. D’altra parte c’era (e rimane) la necessità di ridurre l’indebitamento netto dei conti pubblici in tempi brevi, ma è lo stesso Visco ad ammettere che la maggior parte delle risorse necessarie viene reperita affidandosi alle “maggiori entrate”.
Queste “maggiori entrate” sono ovviamente nuove tasse (come l’IMU) o l’aumento di imposte già in vigore come le addizionali regionali. Il Governatore di Bankitalia non esprime giudizi, si limita a fornire il numero e ad individuare una spiegazione nella necessità del paese di far quadrare i conti prima che la speculazione non renda insostenibile il tasso d’interesse da pagare sui titoli di Stato che finanziano la nostra spesa pubblica.
Certo che si tratta indubbiamente di un “valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale” e rischia di avvitare il paese in una spirale recessiva. Se per contenere l’emorragia dei conti pubblici è necessario il 45% del PIL un calo dello stesso PIL imporrebbe un prelievo fiscale ancora superiore e via così. L’augurio è che il governo individui rapidamente anche misure per le sviluppo economico che facciano crescere questo benedetto prodotto interno lordo consentendo di far tornare a scendere la pressione fiscale nel medio/lungo periodo.
Pagare l’Imu, la nuova ICI, “può aumentare il rischio di povertà” per 1.6 milioni di famiglie. Lo sostiene Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, di fronte alla commissione bilancio della Camera in un’audizione sulla manovra correttiva del governo Monti. L’osservazione è un’elementare deduzione guardando le percentuali di proprietari di immobili nel nostro paese:
sono quasi 18 milioni le famiglie proprietarie o usufruttuarie di un’abitazione (circa il 71% delle famiglie residenti). Mentre tra le famiglie non a rischio di povertà la quota di proprietari è del 74,7%, tra le famiglie ‘a rischio’ la quota scende al 56,4% e si riduce ulteriormente al 47,4% nel caso essa sia composta da cinque o più componenti. Tra le famiglie a rischio povertà coloro i quali hanno come fonte principale la pensione o trasferimenti pubblici sono proprietari di casa nel 69,4% dei casi: si tratta di 1.600.000 famiglie, sulle quali, quindi, il pagamento dell’imposta sugli immobili può aumentare ulteriormente il rischio di povertà
Essere proprietari non equivale più alla certezza di rimanere lontani dal “rischio povertà” e un’imposta diretta sul possesso dell’immobile può diventare un peso insostenibile oppure può aggravare una condizione difficile già preesistente. Senza voler nulla togliere al presidente dell’Istat bisogna anche sottolineare che la detrazione di 200 euro concessa sulla prima casa dovrebbe mettere al riparo i proprietari di un unico immobile.

L’ICI avrà un nome tutto nuovo, si chiamerà IMU, imposta municipale unica, e tornerà a gravare su tutti i proprietari di immobili. Sarà l’ennesimo salasso, ma inevitabile per permettere di dare ossigeno alle casse dei comuni italiani che dovranno sopportare ulteriori tagli dei trasferimenti in ossequio alla necessità di far quadrare i conti dello Stato. Quanto ci costerà? I conti sono piuttosto semplici. Si comincerà a pagare dal 1° gennaio 2012 e le aliquote base sono due: nel caso di residenza principale si pagherà il 4 per mille, nel caso di seconda casa il 7,6 per mille.
La base per il calcolo crescerà invariabilmente: è prevista una rivalutazione degli estimi catastali del 60% circa, l’ultima rivalutazione era arriva nel 1997 ma non superò il 5%, e sarà questo l’elemento che rischia di rivelarsi una mazzata per i proprietari. L’unica scappatoia è la detrazione fino ad ammontare massimo di 200 euro previsto per chi possiede una sola casa.
Si tratta di uno sgravio che dovrebbe salvare quanti possiedono un immobile in un piccolo paese oppure un appartamento non di pregio e in una zona non centrale delle grandi città. L’introduzione dell’IMU lascia la possibilità alle amministrazioni locali di aumentare o diminuire l’aliquota del 3 per mille sulle seconde case e del 2 per mille sulle prime. In questo modo a seconda del comune potremmo avere aliquote che vanno dal 2 per mille al 6 per mille per quanto riguarda la prima casa e dal 4,6 al 10,6 per mille per le seconde case. Non saranno differenze insignificanti.

Nuove tasse sì, ma “selettive”. Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, chiede di non fare di tutta l’erba un fascio e distinguere fra i diversi profili di contribuenti nel momento in cui il Governo Monti introdurrà le nuove imposte necessarie a garantire la tenuta dei conti pubblici. Il sindacalista teme che nell’urgenza finiscano per essere punite ancora una volta categorie già vessate da prelievi coatti come i dipendenti e i pensionati.
Se il timore che un’eventuale imposta patrimoniale possa colpire queste categorie appare ingiustificato (si è sempre parlato di misure che dovrebbero rispondere ad una logica differente andando nella direzione dei patrimoni significativi) quello per il ritorno dell’ICI, l’imposta comunale sulla casa, è piuttosto fondato.
L’imposta comunale sugli immobili è stata definita da Mario Monti, in linea con il suo stile, “se non un’anomalia certamente una peculiarità” del nostro sistema. Questo fa pensare che quando torneremo a pagare tasse sugli immobili saremo costretti a farlo anche per la prima casa che già dai tempi del secondo Governo Prodi era entrata in un’area di esenzione pressoché totale. La proposta di Bonanni è quella di escludere per lo meno quei contribuenti che possiedono un solo immobile dal ritorno dell’imposta. L’esecutivo sarà davvero così clemente?

Non ci sarà scampo per i proprietari di immobili. Il presidente del consiglio, Mario Monti, ha confermato nelle sue intenzioni programmatiche di fronte al Senato le voci che volevano una reintroduzione dell’ICI come misura immediata da prendere per aumentare il gettito fiscale. L’intervento di tassazione sulla proprietà sarà incisivo, l’obiettivo è di recuperare 10 miliardi di euro contro i 3.5 miliardi che l’allora ministro Tremonti sostenne di aver “perso” a fronte del taglio totale sulla prima casa attuato nel 2008.
Diventa probabile che l’ICI, sotto qualsiasi forma o nome ritorni, colpisca anche la prima abitazione, quella già di fatto esclusa dal Governo Prodi con i famosi 303 euro di detrazione concessi. L’obiettivo di Monti, secondo un’interpretazione accreditata anche dal Corriere della Sera, sarebbe quello di andare a compensare i vantaggi fiscali concessi da Berlusconi ai proprietari che affittano i loro appartamenti con il sistema della Cedolare Secca.
L’imposta sulle seconde case dovrebbe essere ancora più elevata penalizzando quelli che sono considerati detentori anche di piccoli patrimoni immobiliari. Per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento del deficit saranno questi i primi sacrifici richiesti del nuovo esecutivo mentre dovrebbe arrivare a ruota una “mini” patrimoniale anche sui beni mobiliari.
Il nuovo governo Monti è pronto a partire. L’ex commissario europeo è stato nominato da Giorgio Napolitano che ora sta definendo la sua squadra di ministri ed entro la fine di questa settimana dovrebbe ottenere la fiducia nei due rami del Parlamento. Quali saranno le primissime mosse del nuovo esecutivo per puntare al riequilibro dei conti pubblici? L’ipotesi che circola è quella di una reintroduzione dell’ICI.
L’imposta comunale sugli immobili negli ultimi anni è stata tagliata due volte, prima dal Governo Prodi, che aveva di fatto esentato il 40% delle famiglie italiane con una detrazione fino a 303 euro, poi dal Governo Berlusconi che l’aveva completamente tagliata sulla prima casa in ossequio alla più famosa promessa elettorale della campagna per le politiche del 2008.
Gli effetti sui bilanci dei comuni italiani sono stati devastanti, soprattutto perché accoppiati ai continui tagli dei trasferimenti della Stato centrale. Le amministrazioni locali sono in difficoltà a garantire i servizi essenziali, così pare che la reintroduzione dell’ICI possa essere nell’agenda (ancora tutta da svelare) di Mario Monti. Il commento del segretario della CGIL, Susanna Camusso, non è per nulla tenero di fronte a quest’ipotesi:
La prima cosa che chiederemo è equità sociale, si parla già di rimettere l’Ici su prima casa. Si inizia maluccio non si possono far pagare sempre i soliti noti, e forse è ora di pagare la patrimoniale come tassa strutturale che garantisce una stagione di entrate rigorose sul piano fiscale. Poi ragionare più seriamente su rendite finanziarie, visto che il precedente governo non ha fatto nulla, e dopo sugli immobili e seconde case
Niente da segnalare fino al 15 del mese, quando però saranno solo i contribuenti IVA a dover sbrigare le consuete pratiche con il Fisco. Le date del 28 e 30 settembre interesseranno una platea altrettanto ampia: scadranno i termini per presentare il modello Unico 2011. Andiamo con ordine.
Iva
Il 15 del mese, come sempre, i commercianti al minuto dovranno registrare ed emettere tutte le operazioni effettuate ad agosto. Si tratta solo di quelle operazioni per le quali è stato rilasciato scontrino o ricevuta fiscale. Ancora entro il 15 bisognerà annotare in un unico documento tutte le fatture inferiori ai 300 euro emesse ad agosto. Scade il 16 settembre, invece, il termine per pagare la settima rata dell’IVA con una maggiorazione dello 0,33% mensile. La misura riguarda solo chi ha scelto di pagare l’imposta a rate. Si può utilizzare l’F24 telematico.
Unico
Entro il 16 chi ha scelto il pagamento a rate effettuando il primo versamento entro il 16 giugno o il 16 luglio 2011 dovrà saldare la quarta rata delle imposte con gli interessi del 4% annuo. Si tratta del saldo dovuto per l’anno fiscale 2010 ma anche del primo acconto 2011. Passando a Unico 2011, chi ha scelto il formato cartaceo dovrà presentare entro il 28 la dichiarazione dei redditi. Il 30 settembre toccherà invece ai contribuenti obbligati alla presentazione telematica.
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La domanda è sibillina! Dando un’occhiata alle cifre messe in campo da una ricerca del PD seguita dal senatore Marco Stradiotto sulla base dei dati della Copaff, a perderci sarebbero realtà già pesantemente svantaggiate come l’Aquila o Napoli. In generale i capoluoghi di provincia perderanno con il federalismo circa 445 milioni di euro, con perdite secche fino al 60% per alcune realtà. Confrontando i trasferimenti relativi al 2010 e il totale del gettito dalle imposte devolute in base al decreto attuativo sul fisco comunale, tra i 92 comuni presi in esame 52 otterrebbero benefici dalla proposta di riforma e 40 ne verrebbero penalizzati.
Chi ci perde….
A perderci maggiormente oltre a L’Aquila (-66% delle risorse) e Napoli (-61% delle risorse) anche Bologna con 555 euro annui per abitante. In linea di massima sono però principalmente i comuni del Sud a rimetterci. Roma deve rinunciare a 129.540.902 euro (il 10% delle entrate); Palermo a 185.727.331 euro pari al 55% dei fondi per i servizi essenziali, così come Cosenza. Messina perde il 59%, Taranto il 50%. L’Imu più bassa è invece quella di Brindisi: 166 euro annui per abitante, seguita da Benevento (176 euro) e Catanzaro e Reggio Calabria (179 euro per abitante).
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