
Come abbiamo visto ieri, secondo la Corte di Cassazione sono esonerate dalla tassa IRAP le micro-imprese sprovviste l’autonoma organizzazione, così anche il commerciante ambulante di casalinghi, poichè in assenza di tale requisito è escluso dall’obbligo di versamento. L’apertura del fronte dei «piccoli» era arrivata con altre sentenze, relative ai coltivatori diretti, ai titolari di licenza di taxi e agli esercenti l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti speciali . In queste ultime pronunce i giudici hanno affermato che tali contribuenti si collocano, sul piano civilistico, nella categoria dei piccoli imprenditori e sono, pertanto, assimilati ai lavoratori autonomi, ai fini dell’esclusione dall’Irap.
Ma a chi spetta l’onere della prova?
Secondo la Suprema Corte, costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle condizioni per l’applicazione dell’imposta, quale il requisito dell’autonoma organizzazione (Cass. n. 12111/2009).
Si espone quindi a censura, prosegue la pronuncia dei Giudici ermellini, la sentenza che affermi l’inesistenza delle condizioni di assoggettamento a IRAP, valorizzando il prevalente svolgimento di attività sindacale e la presunta non contestazione, da parte dell’amministrazione, della esistenza di una struttura organizzata, laddove, invece, l’amministrazione aveva addotto l’esatto contrario. In relazione a siffatta specifica linea di difesa, trattandosi di istanza di rimborso, assume invece rilievo decisivo l’assenza di prova, da parte del contribuente, della inesistenza del requisito organizzativo.

Secondo la Corte di Cassazione sono esonerate dalla tassa IRAP le micro-imprese sprovviste dell’autonoma organizzazione, così anche il commerciante ambulante di casalinghi, in assenza di tale requisito, è escluso dall’obbligo di versamento (ordinanza n. 16340/2011). L’apertura del fronte dei «piccoli» era arrivata con altre sentenze, relative ai coltivatori diretti, ai titolari di licenza di taxi e agli esercenti l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti speciali . In queste ultime pronunce i giudici hanno affermato che tali contribuenti si collocano, sul piano civilistico, nella categoria dei piccoli imprenditori e sono, pertanto, assimilati ai lavoratori autonomi, ai fini dell’esclusione dall’Irap.
C’è poi il capitolo dei minimi. Secondo la circolare 45/ 2008 delle Entrate, sono esclusi dall’Irap i soggetti anche qualora non si avvalgano del relativo regime fiscale, pur ricorrendone i presupposti. Tale orientamento, applicabile anche ai soggetti in possesso dei requisiti per avvalersi del nuovo regime dal 1° gennaio 2012 e di quello semplificato “residuale” delineato dall’articolo 27 della manovra , è stato, però, formulato dall’Agenzia in riferimento agli esercenti arti e professioni e non ancora esplicitamente esteso ai soggetti titolari di reddito d’impresa ai fini Irpef.
È ipotizzabile che a tale conclusione si debba, comunque, pervenire, in quanto la circolare citata ha affermato che il principio assume validità «in mancanza di parametri normativi e al fine di individuare concreti criteri per orientare e uniformare l’operato degli uffici» e in coerenza con il riconoscimento (operato dalla circolare n. 28/E del 2010) dell’esclusione anche per i soggetti titolari di reddito d’impresa.
La domanda è sibillina! Dando un’occhiata alle cifre messe in campo da una ricerca del PD seguita dal senatore Marco Stradiotto sulla base dei dati della Copaff, a perderci sarebbero realtà già pesantemente svantaggiate come l’Aquila o Napoli. In generale i capoluoghi di provincia perderanno con il federalismo circa 445 milioni di euro, con perdite secche fino al 60% per alcune realtà. Confrontando i trasferimenti relativi al 2010 e il totale del gettito dalle imposte devolute in base al decreto attuativo sul fisco comunale, tra i 92 comuni presi in esame 52 otterrebbero benefici dalla proposta di riforma e 40 ne verrebbero penalizzati.
Chi ci perde….
A perderci maggiormente oltre a L’Aquila (-66% delle risorse) e Napoli (-61% delle risorse) anche Bologna con 555 euro annui per abitante. In linea di massima sono però principalmente i comuni del Sud a rimetterci. Roma deve rinunciare a 129.540.902 euro (il 10% delle entrate); Palermo a 185.727.331 euro pari al 55% dei fondi per i servizi essenziali, così come Cosenza. Messina perde il 59%, Taranto il 50%. L’Imu più bassa è invece quella di Brindisi: 166 euro annui per abitante, seguita da Benevento (176 euro) e Catanzaro e Reggio Calabria (179 euro per abitante).
Continua a leggere: Federalismo fiscale: ricchi e poveri d'Italia
Krls Network of Business Ethics, per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, ha condotto uno studio sull’andamento della tassazione in Italia. Quello che ne è emerso è un quadro che non farà certo molto piacere ai contribuenti italiani, che vedono aumentate sia le tasse locali sia quelle locali.
Studio in via di pubblicazione
La ricerca, che sarà pubblicata nel mese di maggio sul mensile Contribuenti.it, attesta come nel 2010 le tasse locali siano aumentate del 6,8%, passando da un importo complessivo di 106,2 miliardi di euro a uno di 118,9 miliardi di euro. Anche le tasse statali hanno evidenziato una dinamica di crescita, ma più contenuta, arrestando il proprio aumento al +1,6%.
Oltre il 50% del reddito se ne va in tasse. Non male se si considera che ogni italiani ha un debito medio di 10.400 euro! Con la crisi non fanno che aumentare le famiglie (+2,7%) che non riescono ad onorare i propri impegni.
I conti in tasca agli italiani li ha fatti l’Istituto di ricerca di Dottori commercialisti e degli Esperti contabili (IRDCEC).
Un dato che viene calcolato comprendendo anche la quota stimata dall’Istat di economia sommersa. Ma a pagare le tasse sono, evidentemente, quelli che “sommersi” non sono. E se si toglie quella componente reale, ma invisibile al fisco dal Pil reale, la percentuale che si ottiene e’ ben superiore al 42,8% delle stime ufficiali.
Fisco più pesante d’Europa
Un primato tutto italiano quello delle tasse più pesanti d’Europa che non rende certo fieri. La pressione fiscale nel nostro Paese supera addirittura la Danimarca (49,2%), la Svezia (47,6%) e il Belgio (45,9%), a fronte di ben altri standard di servizi e di welfare.
Un’auto analisi che non lascia spazio all’ottimismo. Le PMI si guardano allo specchio per capire i motivi della scarsa competitività del made in italy. Prima causa associata all’insuccesso di impresa l’eccessiva pressione fiscale che rappresenta per il 75,5% delle imprese italiane un limite allo sviluppo e alla competitività, mentre la burocrazia incide negativamente sull’attività per il 61% dei casi.
L’indagine è stata realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format - Ricerche di Mercato su ‘fiscalità e pmi’ presentata ieri a Genova.
Lo spreco delle tasse
Stando all’opinione espressa dal 66% delle imprese, la pressione fiscale sarebbe legata alla cattiva gestione e allo spreco delle risorse pubbliche, mentre il 40% sostiene che il peso elevato delle tasse sia riconducibile alla diffusione dell’evasione fiscale.
La tassa più odiata e demonizzata dalle imprese italiane sarebbe l’Irap, ritenuta superflua dal 35% del campione intervistato. L’introduzione della telematica e delle politiche di semplificazione amministrativa degli ultimi cinque anni non sembrerebbero ancora avere sortito interamente gli effetti sperati. Nonostante l’introduzione delle nuove tecnologie, infatti, il rapporto tra impresa e uffici del fisco e della previdenza è migliorato secondo il 40% delle imprese, è invece rimasto ’sostanzialmente uguale’ per il 50%.
Ormai è deciso: la tassa sul lusso sarà abolita. Così, quest’estate in Sardegna gli yatch e gli aerei privati che sbarcheranno sull’isola non dovranno pagare la tassa introdotta tre anni fa dall’ex governatore Renato Soru. La notizia arriva da Ugo Capellacci, nuovo Presidente della Regione, che ha consegnato una bozza della Finanziaria regionale 2009 ai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil. che dovrà essere approvata il prossimo mese. Sono anche previsti interventi a sostegno della lotta alle povertà e per le imprese. E’ quanto emerge nella bozza, illustrata dal presidente della Regione: si tratta di una prima parte della Manovra che sarà varata in due tempi, la prima entro aprile affronterà le emergenze, la seconda entro giugno definirà le politiche per lo sviluppo.
Il Fisco si informatizza e passa al Web snellendo le procedure per i contribuenti, scopri come con la nuova guida delle Entrate “Tutto il Fisco con un click“.
Una nuova ed esauriente guida dell’Agenzia delle Entrate illustra i servizi attivi online spiegando come basti un click per trasmettere le dichiarazioni, effettuare i pagamenti ma anche per avere informazioni e scaricare modulistica.
Uno dei principali strumenti telematici a servizio dei cittadini è certamente costituito dal portale dei servizi on-line dell’Agenzia delle Entrate, accessibile dal sito istituzionale internet o direttamente a questo indirizzo. Tramite questo sito si possono presentare dichiarazioni, effettuare pagamenti, registrare contratti di locazione, comunicare dati, inviare istanze, chiedere informazioni e consultare il proprio “cassetto fiscale”, senza muoversi dalla propria scrivania e senza affrontare chilometriche code agli sportelli.
Attraverso l’utilizzo del “cassetto fiscale”, ad esempio, il contribuente può consultare, in modo veloce e immediato, tutti i dati e le informazioni che riguardano la sua posizione fiscale mentre utilizzando il servizio dei pagamenti telematici o quello di trasmissione delle dichiarazioni, può verificare velocemente la correttezza e la regolarità dei propri adempimenti.
I vantaggi per gli utenti dei servizi telematici sono quindi notevoli: risparmio di tempo, comodità, sicurezza sia sotto il profilo della correttezza della procedura attuata che per la protezione dei dati trasmessi.
Una scadenza che scotta quella di chiusura dell’esercizio per imprese e professionisti. Come ogni anno ci si troverà a dover fare i conti con l’acconto di imposta che, viste le novità in finanziaria, subiranno alcuni correttivi già a partire dall’Unico di quest’anno. Entro il 30 novembre infatti dovrà essere effettuato il versamento della seconda o unica rata dell’anticipo Irpef, Ires e Irap per quanti abbiano periodo di imposta coincidente con l’anno solare.
La base di calcolo dell’acconto storico (quello indicato nella dichiarazione dell’anno scorso) dovrà essere ricalcolata come se le disposizioni fossero in vigore già nel 2006.
Per calcolare il secondo acconto 2007 occorre porre in evidenza le norme riguardanti i costi auto, le spese telefoniche, lo scorporo aree e le nuove deduzioni Irap oggetto di recenti interventi legislativi.
Continua a leggere: Unico 2008: l'acconto d’imposta è ad ostacoli
Il grande liberalizzatore l’aveva promesso, fare impresa sarà più facile dal 2008! Spariti i fumi della demagogia elettorale vediamo quale delle promesse è stata mantenuta nella sostanza (v. articolo). Cinque i punti fondamentali su cui la maggioranza di governo aveva prospettato il deciso rilancio del mondo imprenditoriale:
1. Snellimento burocratico
Un’impresa al giorno toglie la burocrazia di torno!
Avevano favoleggiato una sfrangiata agli oltre 70 adempimenti che servivano ad avviare un’attività, tramite il ricorso alle procedure telematiche. Una comunicazione unica per tutti gli adempimenti amministrativi per l’iscrizione al registro delle imprese, ai fini previdenziali, assistenziali, fiscali e per l’ottenimento del codice fiscale e della partita Iva.
In effetti il Decreto legge “Impresa in un giorno” ha predisposto la presentazione al Registro delle Imprese, in via telematica o mediante la Camera di commercio competente, della «comunicazione unica». Dal 3 aprile scorso sono quindi effettive le regole sulla costituzione di impresa che evita lo slalom di due mesi di passaggi burocratici. Una volta definita la forma societaria scelta, gli adempimenti relativi alla richiesta di partita IVA e codice fiscale, iscrizione al Registro Imprese, INPS e INAIL saranno fatti semplicemente con la comunicazione unica presso il Registro Imprese.
Restano salvi tuttavia tutti gli adempimenti amministrativi e burocratici richiesti dalla normativa per l’avvio delle attività produttive (comunicazioni al comune, richieste di autorizzazioni amministrative, …).