Un lavoro per rimpolpare un po’ il bilancio famigliare, per potersi concedere vacanze in più grande stile, per entrare in contatto con il mondo del lavoro: le occupazioni stagionali hanno sempre rivestito questi ruoli, interessando soprattutto giovani e giovanissimi nel periodo di interruzione degli studi. Secondo un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano su dati raccolti da Excelsior, quest’anno qualcosa è cambiato e il lavoro stagionale ha assunto un peso rilevante anche in settori (come la sanità) cui prima rimaneva estraneo.
A quanto pare, secondo i dati rilasciati dall’Inps, le cassandre sono state smentite: a luglio, mese in cui si è aperta la penultima finestra per il pensionamento prima dell’entrate in vigore della riforma (l’ultima con il sistema delle quote, quella di ottobre 2010 è riservata a coloro che hanno maturato 40 anni di anzianità entro giugno 2010), gli italiani che hanno lasciato il lavoro sono stati meno del previsto.
Il commento di Mastrapasqua
Considerando i numeri fatti registrare del pensionamento d’anzianità relativi alla finestra dello scorso luglio, il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha commentato: “Nessuna corsa alla pensione, alla vigilia dell’applicazione della nuova normativa approvata con la legge 122/2010: gli italiani mostrano maggiore equilibrio di tanti esperti della materia.
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Quelli che separano il 1980 dal 2009 sono stati anni di alterne fortune per il lavoro italiano, lo rende noto l’Istat, pubblicando i dati relativi alla produttività del lavoro sul territorio italiano. In quasi trenta anni la produttività è cresciuta, ma passando attraverso diverse fasi di sviluppo, alcune (come l’ultima) segnate da un’incontestabile andamento negativo.
Se a Milano, la capitale economica d’Italia, la situazione lavorativa dei giovani è quella descritta nel rapporto “Il lavoro dei laureati in tempo di crisi” della Camera di Commercio di Milano e Unioncamere Lombardia, allora c’è molto di cui preoccuparsi. I neo-laureati faticano a trovare lavoro e, quando lo trovano, difficilmente riescono a guadagnarsi un contratto stabile.
Più ombre che luci
Secondo la ricerca, tra quanti si sono laureati nel corso del 2008, il tasso di disoccupazione è salito al 10,8% (nel 2008 era stato del 7%). Ad avvertire la nefasta influenza della crisi economica sono stati soprattutto i giovani appena usciti dall’università: il 20% dei quanti aveva terminato gli studi nel 2008 un anno dopo era ancora senza lavoro.
Primo comandamento del buon datore di lavoro: non sottovalutare la salute dei propri dipendenti, sia perché è giusto garantire a ciascuno la possibilità di lavorare nel migliore dei modi, sia perché - egoisticamente - se ne trarrà vantaggio personale: questo è quanto sostiene l’EU-OSHA, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.
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Piangere o ridere? È questo l’amletico dubbio che rischia di impossessarsi di ogni italiano davanti ai dati ufficiali sui redditi dichiarati dai lavoratori autonomi relativamente all’anno d’imposta 2008. Le lacrime sarebbero autorizzate, per disperarsi delle condizioni di vita di varie categorie professionali, se molti tra i dati pubblicati si rivelassero veritieri. Nel caso, però, si pensi che i numeri siano viziati dall’italica disposizione all’evasione fiscale, la scelta sarebbe unica: le lacrime, per di più molto amare.
Lo stage, un trampolino verso il lavoro? Non sempre. Anzi, negli ultimi tempi, sembra che la via d’accesso al mondo del lavoro attraverso lo stage si sia notevolmente ristretta. Ciò è quanto risulta dall’undicesima indagine Gidp/Hrda, l’Associazione dei direttori risorse umane, sul tema Neolaureati e stage.
Da Sud a Nord, come diversi decenni fa, come si pensava non fosse più attuale. Invece, la strada che conduce dal Meridione alle regioni centro-settentrionali del nostro Paese è ancora molto frequentata da persone in cerca di occupazione, che tentano di fuggire da uno scenario economico depresso come da anni non si verificava. È questa la fotografia dell’Italia scattata dal Rapporto Svimez sull’economia nel Mezzogiorno: viste che le regioni meridionali offrono poche opportunità offerte, i loro abitanti cercano fortuna al Nord.
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Che Paese è l’Italia? Certamente uno dove i giovani, soprattutto in questo frangente di storia economica, fanno molta fatica a emergere. Lo attesta, facendo affidamento sulla solida realtà dei numeri, il rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro) sul mercato del lavoro relativo agli anni 2009 e 2010.
L’Ocse ha pubblicato il rapporto sullo stato del mercato del lavoro (Employment Outlook). La notizia, che in sé non contiene nulla di preoccupante, getterà invece nello sconforto i lavoratori italiani, che sfogliando le pagine del documento avranno l’occasione di confrontarsi con un’impietosa fotografia del proprio stato lavorativo. Secondo i dati raccolti, infatti, i salari italiani sono fermi al palo da dieci anni, risultando inferiori alla media registrata negli altri Paesi Ocse.