Nelle ultima settimana la Borsa italiana ha subito nuovamente forti cali; il valore azionario di molte società italiane si è ridotto e il differenziale dei titoli italiani e quelli tedeschi ha toccato valori non immaginabili. Ma quali sono i rischi che corrono gli investitori italiani?
Per quanto riguarda i titoli di Stato, è bene ricordare che l’aumento del differenziale rispetto ai Bund tedeschi non si traduce immediatamente in perdite per il piccolo investitore.
Lo spread aumenta perché tutti corrono a rifugiarsi nei Bund spingendo il rendimento del titolo tedesco ai minimi storici (1,85% per la scadenza decennale) e perché, viceversa, gli operatori vendono i BTP. Ogni aumento di un punto percentuale del tasso si traduce automaticamente in un calo del prezzo del titolo in mano al risparmiatore. Si tratta comunque di perdite potenziali: se l’investitore conserva l’obbligazione fino alla naturale scadenza otterrà indietro l’intero capitale investito. Se invece decide oggi di vendere avrà una perdita legata alla riduzione di prezzo del titolo sul mercato rispetto al momento dell’acquisto.
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Flessibilità. Negli ultimi anni tutti i lavoratori hanno imparato a fare i conti con lei, divenuta una qualità fondamentale da esibire nella ricerca del lavoro. Il lavoro subordinato stabile è passato di moda, trasformandosi in para-subordinato, a tempo determinato, a progetto e in mille altre forme. Oggi, anche questo non basta più: e l’Italia si riempie di finte partite Iva e di giovani impiegati formalmente e contrattualmente promossi a “soci” di imprese commerciali. Un meccanismo subdolo e spesso non regolare, contro il quale – in alcuni casi – si può combattere con l’aiuto del sindacato.
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Alla sua seconda edizione l’iniziativa “Caro mutui: cosa fare?” ripropone ai cittadini del capoluogo lombardo il servizio completamente gratuito di consulenza preventiva per l’acquisto della casa e la stipula, rinegoziazione e portabilità del mutuo.
Si consolida quindi l’appuntamento annuale promosso dal Notariato, dal Comune di Milano e dalle Associazioni dei Consumatori con l’obiettivo di fornire le informazioni e i consigli necessari per affrontare con la dovuta sicurezza un’operazione economica che oggi ancor più spaventa per i rischi che può comportare.
A poche ore dall’accordo congiunto di 5 banche centrali di immettere liquidità sui mercati per controbilanciare il presunto affondo della crisi dei mutui subprime crescono ancora le rate sui mutui a causa delle “manovre speculative” delle banche sull’Euribor.
A denunciarlo l’Adusbef, secondo cui i mutui a tasso variabile sono aumentati rispetto a settembre di 84 euro al mese. Nonostante le manovre per alleggerire l’effetto boomerang sui mercati mondiali l’associazione critica l’atteggiamento di “governi, banche centrali e Antitrust, che lasciano il cartello bancario composto da 44 istituti europei padrone dell’Euribor, manovrandolo sulla pelle dei mercati e dei cittadini”.
Una vistosa impennata dei tassi medi (dal 5,85 al 6,5%) da settembre a novembre ha reso rischiosi i mutui a tasso variabile, considerando che su un mutuo da 200.000 euro, gli incrementi mensili registrati si sono attestati tra i 66 e gli 84 euro.
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Anche il precariato ha un limite! Con il plauso di Confindustria e l’approvazione dei sindacati il nuovo protocollo sul welfare si appresta a ricevere la benedizione parlamentare. Nulla di nuovo per i contratti a tempo determinato, che, come previsto dal Governo Berlusconi, non potranno superare i 36 mesi, dopodichè sarà possibile una sola proroga con la stipula presso la direzione provinciale del lavoro e l’assistenza di un sindacato tra quelli “comparativamente più rappresentativi” a livello nazionale. Nulla di nuovo sul fronte occidentale per tutte le altre forme contrattuali come i contratti a progetto.
Vengono però esclusi da queste nuove norme i lavoratori impegnati in attività stagionali mentre è previsto un periodo transitorio di 15 mesi per coloro che hanno già avuto contratti con la stessa azienda ma non ha ancora raggiunto i 36 mesi complessivi. Il Disegno di Legge, se riconfermato dalle sessioni parlamentari, entrerà in vigore con l’anno nuovo.
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“La legge Biagi ha introdotto in Italia il precariato. Una moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori, specie in giovane età. Prima non c’era, adesso c’è. Ha trasformato il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato progetto per poter applicare la legge Biagi e creare i nuovi schiavi moderni. Dal pulire i cessi al rispondere al telefono. Lavoratori dipendenti si sono trasformati in imprenditori con partita Iva, senza soldi e senza sicurezze. Lavoratori transbiagici. Una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti. La legge Biagi è una legge di sinistra per una politica del lavoro di ultra destra. Copiata dai faraoni. Call-center al posto di piramidi” (leggi il libro).
Inizia così l’ultima creazione letteraria del Grillo parlante sul precariato in Italia. Pietra dello scandalo che ha suscitato non poche polemiche dal mondo politico e non solo. Che si sia d’accordo o meno con le parole del comico è innegabile che “legge Biagi” sia ormai diventato il sinonimo di “precarietà” nell’immaginario comune. Gli ultimi in ordine di tempo a confermarlo sono stati il deputato di Rifondazione Francesco Caruso e il comico Beppe Grillo, definendo la moderna flessibilità come una malattia endemica se non addirittura un arma.
Scritto nel 2001 il vituperato “Libro Bianco sul Mercato del Lavoro in Italia - proposte per una società attiva e per un lavoro di qualità” del professor Biagi sembra aver ancora molto da dire in materia di flessibilità e lotta al lavoro sommerso. Ed ecco che il Governo si appresta a riconsiderare i buoni da lavoro occasionale, introdotti con la Legge 276/03 (Legge Biagi) già presenti in altri paesi europei. Si tratta di voucher del valore di 10 Euro che contengono oltre al pagamento della prestazione occasionale (7,5 Euro nette), il 20% di ritenute Inps e Inail e un 5% di rimborso spese del concessionario, per un massimo di 5.000 Euro annui (elevabili a 10.000 nel caso di imprese familiari), oltre i quali sarà consigliabile la sottoscrizione di un contratto vero e proprio. Entro tre mesi il ministro del lavoro emanerà i decreti attuativi mentre a breve sarà attivata la sperimentazione, già attiva a Treviso, in 10 comuni italiani (Milano, Verbania, Varese, Bolzano, Venezia, Lucca. Latina, Bari e Catania). I soggetti che la misura intende tutelare si individuano principalmente disoccupati da oltre un anno, inoccupati (studenti, disabili), pensionati ed extracomunitari che soggiornino regolarmente in Italia non oltre i sei mesi successivi alla perdita dell’occupazione (v. articolo).
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“Aprire la busta paga e scoprire che il collega senza figli disabili ha più assegni familiari di te.
E’ quanto successo a circa 4mila famiglie italiane in seguito all’ultima Finanziaria.” (da Disabili.com)
L’anomalia rilevata nella rimodulazione degli assegni familiari a carico operata dalla Finanziaria 2007 sembra aver colpito i nuclei con persone disabili per le quali non è stato previsto alcun aumento significativo. Se crescono gli importi (a volte raddoppiano persino) per le categorie 11 (famiglie biparentali senza disabili) e 12 (famiglie monoparentali senza disabili a carico) non sembra migliorare di molto la situazione per le categorie comprese tra la 13 e la 19 relative a nuclei con figli inabili, per cui è stato previsto un esiguo aumento in assegno del 15%.
La denuncia è partita da un papà di disabile minorenne il quale ha segnalato che se il tentativo di armonizzazione degli assegni familiari è valso per alcuni, è avvenuta invece una discriminazione palese verso le famiglie con disabili, per le quali è stato introdotto un aumento del 15% del contributo indistintamente dallo scaglione di reddito!
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Tra le tipologie di contratto introdotte dalla riforma Biagi ce ne è una che va sotto il nome anglosassone di
job on call (tradotto lavoro a chiamata) e che risponde ai bisogni di quelle aziende che nell’arco dell’anno devono fare i conti con picchi di produzione. In questi particolari periodi dell’anno il lavoratore viene chiamato.
Come funziona?
Con il contratto di lavoro intermittente o a chiamata il lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che può utilizzare la prestazione lavorativa quando ne ha bisogno.
Il contratto può essere a tempo determinato o indeterminato e deve essere stipulato in forma scritta. Può riguardare lo svolgimento di prestazioni discontinue o intermittenti che dovranno essere individuate dai contratti collettivi di lavoro o in assenza dal Ministero del Lavoro con apposito decreto ministeriale.

Cambia il gioco, cambiano le regole. Il mercato del lavoro negli ultimi anni é radicalmente mutato (merito o colpa della Legge Biagi). In Italia l’esercito dei giovani con contratto a termine (o progetto) conta circa 2,5 milioni di leve. Ed alla precarietà del posto di lavoro, in molti casi, si accompagna, con altrettanta incertezza, quella della costruzione di un progetto di vita, a cominciare dalla “prima casa”. (leggi)
Un tempo poteva accendere un mutuo solamente chi aveva un contratto a tempo determinato ma ora dato che, a quanto pare, il posto fisso é diventato ormai quasi una chimera, alle banche non resta che adeguarsi. La situazione attuale del mercato del lavoro impone delle condizioni decisamente diverse e quindi non c’è da stupirsi che gli istituti di credito guardino i lavoratori con occhi parzialmente nuovi.
Ecco spiegato il perché dei “mutui atipici” attraverso i quali le banche aprono le loro porte anche a chi non ha un contratto a tempo indeterminato.
Quali sono le caratteristiche di questa tipologia di mutuo? (Confronta le principali offerte)
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