Stanche di battagliare da anni e anni con il Fisco? Finalmente l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 37/E, ha costruito una scorciatoia per velocizzare le cause che da più di dieci anni pendono presso i giudici di ultimo grado.
Processi diversi per cause diverse
Per sfruttare la soluzione rapida (per modo di dire, visto che comunque si attende da oltre dieci anni), occorre che il contribuente risulti vittorioso nei dibattimenti di primo e secondo grado. Le strade da percorrere, tuttavia, sono differenti a seconda che il giudizio penda innanzi la Corte di Cassazione o la Commissione tributaria centrale. Nel primo caso, infatti, la richiesta di risoluzione dovrà essere accompagnata dal pagamento del 5% del valore della lite (utilizzando il codice tributo 8109 istituito con la risoluzione n.53/E); nel secondo, invece, non è richiesto alcun adempimento.
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Comprando casa, avete finalmente coronato il vostro sogno di sempre. È come l’avete sempre desiderata: grande il giusto, nel quartiere tranquillo, ma non troppo periferico che agognavate da tempo, luminosa e ben esposta. Tutto sembra perfetto, fino a quando – a un passo dal traguardo – in sede di rogito, spunta un piccolo problema che vi getta nel panico: in sede di rogito, voi e il notaio vi accorgete che la mappa catastale non corrisponde a quella che è in realtà l’appartamento. Non fatevi prendere dal panico, è un problema diffuso che ha origine nella confusione normativa tipica del nostro Paese.
I consumatori si preparino, sono in arrivo nuove etichette per i prodotti alimentari. Affinate l’attenzione, dunque, perché secondo quanto deciso dal Parlamento Europeo le informazioni nutrizionali stampate sulle confezioni degli alimenti dovranno essere molto più complete di quanto non siano attualmente. Nel corso della discussione parlamentare sul provvedimento, è stata bocciata l’ipotesi di introdurre etichette che riportassero un piccolo semaforo, sul modello del sistema utilizzato per segnalare ai telespettatori il pubblico di riferimento di un programma.
La manovra finanziaria toccherà tutti i settori, incidendo in misura non trascurabile sulla vita quotidiana degli italiani. Tra le tante novità previste dal decreto, alcune riguarderanno i farmaci e le farmacie, con possibili riflessi - paventano le organizzazioni di categoria dei farmacisti - sulle abitudini e le necessità dei cittadini.
Secondo le stime della Commissione Europea, riparazioni e manutenzione rappresentano il 40% dei costi che i proprietari di un’automobile sostengono per la gestione del veicolo durante la vita di quest’ultimo. Per abbassare tale percentuale, ritenuta troppo elevata, la commissione è intervenuta emanando un nuovo regolamento (la cosiddetta nuova Ber), che entrerà in vigore dall’1 giugno. Le nuove regole, favorendo la concorrenza tra le officine, dovrebbero portare a un generale ribasso dei prezzi.
La nuova Ber
In base ai nuovi dettami della Commissione Europea, i costruttori di automobili non potranno più imporre che le riparazioni vengano effettuate esclusivamente nelle officine autorizzate: l’automobilista, pertanto, potrà scegliere l’officina desiderata senza vedersi scadere la garanzia. La rete ufficiale di assistenza della casa produttrice rimarrà il riferimento obbligatorio esclusivamente per gli interventi gratuiti, quali il primo tagliando e le riparazioni rese necessarie da difetti coperti da garanzia. Il nuovo regolamento Ber, inoltre, interviene sulle norme che definiscono la circolazione delle informazioni tecniche tra case produttrici e autofficine: le case automobilistiche saranno tenute a fornire le specifiche tecniche e la documentazione necessaria anche ai meccanici indipendenti.
Per evitare il “rischio Grecia”, i conti pubblici sono da sistemare. A compiere i maggiori sacrifici saranno soprattutto i dipendenti statali e gli enti locali, dalle cui tasche si ricaveranno buona parte dei 24 miliardi di euro che vale la manovra in corso di varo da parte del governo. Un prezzo, però, lo dovranno pagare anche i turisti che visiteranno Roma: nel progetto approvato dal governo (che sarà comunque passibile di alcune modifiche), infatti, sono comprese una serie di misure per “Roma Capitale” approntate per ripianare il debito della Città Eterna.
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La stabilità dei conti pubblici richiede qualche sacrificio, a meno che non si voglia imboccare la strada già percorsa dalla Grecia. Per questo, la manovra finanziaria predisposta dal governo in questi giorni è una manovra definita “di sacrificio” dagli stessi esponenti più in vista dell’esecutivo. 54 norme, per un valore complessivo di 24,9 miliardi di Euro: per mettere in sicurezza i conti, tutti saranno chiamati a dare il proprio contributo, tanto gli enti locali e i politici, quanto i privati cittadini. Mentre sulle misure decise dal governo infuria la polemica politica, è possibile dare uno sguardo ad alcune delle norme che più incideranno sulla vita quotidiana di tutti noi.
Congelati gli stipendi degli statali
Nel settore del pubblico impiego, relativamente agli anni 2011, 2012 e 2013, saranno bloccati gli stipendi sia dei dipendenti semplici sia dei dirigenti. Nello stesso periodo, poi, sono previsti dei tagli, ma l’entità e l’esatta modalità con cui questa riduzione di spesa verrà effettuata è ancora da stabilire. I rinnovi contrattuali per il biennio 2008-2009 non potranno superare il 3,2% di crescita, a eccezione di quelli riguardanti le forze di polizia e i Vigili del Fuoco.
Effetto precariato anche sul divorzio. Con la sentenza 6861, la Cassazione ha stabilito che al figlio, anche se maggiorenne, spetta comunque l’assegno di mantenimento qualora lavori saltuariamente.
Quattro sentenze emesse dalla Corte di Cassazione a sezioni unite nel corso del 2009, nonché la circolare 5/2008 dell’Agenzia delle Entrate lo avevano già stabilito: in tema di accertamenti fiscali, non bastano i semplici rilievi avanzati nei confronti dei contribuenti sulla base dei soli studi di settore. Con la circolare 19/E del 14 aprile, l’Agenzia delle Entrate ha dando nuova forza al principio: il contenzioso è parte imprescindibile del processo di accertamento tributario.
Le spese per l’imposta di bollo applicata a una fattura (o a una ricevuta) possono essere portate in detrazione da chi riceve quest’ultima? Solo se è stato lui a effettuare l’effettivo pagamento al posto del professionista. Questo è quanto ha stabilito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 444/E.
Per fare il punto
Nella sua comunicazione, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che l’imposta di bollo è dovuta per le “fatture, note, conti e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti, anche non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi; ricevute e quietanze rilasciate dal creditore o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di un obbligazione pecuniaria” (articolo 13, n. 1, della tariffa A, Dpr 642/1972); non va corrisposta invece per le somme inferiori a euro 77,47. Qualora l’importo del bollo non sia stato versato dal professionista (per inadempienza o per esplicito accordo), sarà il cliente a doverlo corrispondere e, in quel caso, a quest’ultimo spetterà il diritto di portare in detrazione le spese.