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La pressione fiscale al 45%, parola di Visco

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Leggi Tasse ICI


Nuovo massimo per la pressione fiscale italiana. Come spiegato dal Governatore della Banca d’Italia la quantità di ricchezza che dalle tasche di imprese e aziende italiane si trasferirà allo Stato nel 2012 sarà pari al 45% del PIL. Ignazio Visco ha spiegato di fronte alla commissione Bilancio della Camera che sarà questo il primo effetto della manovra correttiva. D’altra parte c’era (e rimane) la necessità di ridurre l’indebitamento netto dei conti pubblici in tempi brevi, ma è lo stesso Visco ad ammettere che la maggior parte delle risorse necessarie viene reperita affidandosi alle “maggiori entrate”.

Queste “maggiori entrate” sono ovviamente nuove tasse (come l’IMU) o l’aumento di imposte già in vigore come le addizionali regionali. Il Governatore di Bankitalia non esprime giudizi, si limita a fornire il numero e ad individuare una spiegazione nella necessità del paese di far quadrare i conti prima che la speculazione non renda insostenibile il tasso d’interesse da pagare sui titoli di Stato che finanziano la nostra spesa pubblica.

Certo che si tratta indubbiamente di un “valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale” e rischia di avvitare il paese in una spirale recessiva. Se per contenere l’emorragia dei conti pubblici è necessario il 45% del PIL un calo dello stesso PIL imporrebbe un prelievo fiscale ancora superiore e via così. L’augurio è che il governo individui rapidamente anche misure per le sviluppo economico che facciano crescere questo benedetto prodotto interno lordo consentendo di far tornare a scendere la pressione fiscale nel medio/lungo periodo.

Quanto ci costa salvare l'Italia?

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Leggi Tasse


Mario Monti vuole salvare l’Italia e considera questa prima manovra economica del suo esecutivo un male necessario per evitare che il nostro paese faccia la fine della Grecia, ma il prezzo da pagare sarà salatissimo. Dopo la conferenza stampa di ieri arrivano puntualissime le stime della CGIA di Mestre su quanto verranno a costare i sacrifici derivanti dall’ultima manovra economica in ordine di tempo di questa disastrosa seconda metà del 2011.

Secondo il segretario del centro studi, Giuseppe Bortolussi, si parla di 635 euro in media per famiglia a partire dal 2012. Un salasso soprattutto perché si va a sommare agli effetti delle manovre già elaborate dal precedente governo Berlusconi in estate. Gli effetti nel quadriennio 2011-14 potrebbero toccare i 6400 euro, un maggiore esborso che comporterà inevitabilmente una minore capacità di spesa con la recessione economica alle porte.

Notizie non confortanti in una prospettiva sempre più tetra guardando alla riforma delle pensioni che di fatto allungherà la vita lavorativa dei nati dal 1952 in avanti, anche quelli che hanno lavorato per molto più di metà della propria esistenza e che vedevano vicino il traguardo della pensione. Il sunto della CGIA parla di 161 miliardi di euro fra tagli e maggiori entrate per lo stato, una cifra talmente rilevante da far temere una spirale recessiva: “Una vera e propria stangata che, probabilmente, riuscirà a far quadrare i conti ma rischia di mettere in ginocchio l’economia del Paese”.

Sciopero Benzinai: nel maxiemendamento il bonus fiscale richiesto

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Leggi Trasporti


La prima giornata di sciopero dei benzinai si è conclusa. Fallita, almeno in parte, la trattativa in extremis condotta dal sottosegretario Saglia la serrata ha avuto il suo via con due sigle sindacali determinate ad andare fino in fondo Faib e Fegica. I rappresentanti delle due associazioni hanno manifestato a Roma per:

denunciare l’impotenza e l’insipienza di un Governo che dopo mesi di silenziosa inconcludenza voleva ricattare la categoria all’ultimo momento con una proposta capestro di nuovo protocollo d’intesa, basata ancora una volta soltanto sulle promesse e senza nessuna garanzia. Nessun nuovo patto con chi ha preso, per oltre tre anni, per i fondelli i Gestori

In realtà le proposte del Governo, pur essendo tutte “su carta” a mezzogiorno di ieri, sono divenute realtà nel maxiemendamento alla legge di stabilità presentato stasera al Senato in queste ore convulse che stanno segnando la fine dell’era Berlusconi mentre una violentissima bufera finanziaria che sta travolgendo il nostro paese. Negli articoli dell’emendamento sono infatti contenuti gli aumenti del prezzo della benzina che consentiranno di rendere “organico e definitivo” il bonus fiscale in vigore da 17 anni in favore dei gestori.

La battaglia dei benzinai pare dunque vinta, il bonus è garantito, l’aumento si scarica ancora una volta sui consumatori. Ora avranno il buon senso di fermare lo sciopero (sul quale ci sono stime completamente diverse che vanno dall’80% di adesione al 15% a seconda delle fonti) tenendo conto che l’emendamento sarà approvato, per ragioni differenti da questa vertenza, al massimo entro lunedì sia dalla Camera che dal Senato?

Rischio tracollo, Consumatori, servono provvedimenti per lo sviluppo

pubblicato da Mario Marcello Forte in: Leggi Concorrenza Consumatori

Rischio tracollo, Consumatori: servono provvedimenti per lo sviluppo
Si sta ballando sull’orlo della catastrofe“. E servono provvedimenti per lo sviluppo. È la posizione di Federconsumatori e Adusbef di fronte alla situazione economico-finanziaria dell’Italia che ieri ha toccato vertici di estrema drammaticità, con livelli record nel differenziale di rendimento fra i titoli di stato italiani e gli equivalenti Bund tedeschi, uno spread Btp-Bund arrivato a un livello record di 459 punti, e un rendimento pericolosamente vicino alla soglia del 7% considerata un punto di non ritorno.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dinanzi all’ulteriore aggravarsi della posizione italiana nei mercati finanziari, e alla luce dei molteplici contatti stabiliti nel corso della giornata, considera ormai improrogabile l’assunzione di decisioni efficaci nell’ambito della lettera di impegni indirizzata dal governo alle autorità europee“, si leggeva in una nota diramata nel tardo pomeriggio di ieri dal Quirinale.

E se provvedimenti sono ormai improcrastinabili un richiamo a prendere in mano la situazione è arrivato da Adusbef e Federconsumatori, che ieri scrivevano in una nota congiunta: “Da sempre Adusbef e Federconsumatori si battono perché il mercato non sia preda delle oligarchie finanziarie e dai condizionamenti interessati delle varie agenzie di rating in conflitto di interessi. Ma detto ciò è chiaro ed evidente che la situazione economico-finanziaria del paese non regge più di fronte ad un governo insipiente che mette a rischio l’intera economica e le condizioni di vita delle famiglie italiane“.

Non si intravede nessun segnale di svolta e di sviluppo di una economia moribonda che sta determinando, oltre ad aumenti di prezzi e tariffe di chiara derivazione speculativa ( quest’anno + 1621 euro), aumenti anche di cassa integrazione e di disoccupazione soprattutto giovanile a livelli record“. Per questo le due associazioni tornano a chiedere “che sia messa in campo una seria politica di investimenti per lo sviluppo con risorse derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, da chi ha beneficiato dello scudo fiscale, dalle rendite finanziarie e dai grandi patrimoni, dando un segnale di forte discontinuità dall’attuale situazione caratterizzata esclusivamente dal raggiungimento di equilibri di bilancio con tagli lineari che oltre a essere iniqui deprimono ulteriormente un mercato già fortemente depresso“.

Via Federconsumatori.

L’e-commerce vale 7,6 miliardi di fatturato

pubblicato da Roberto in: Lavoro Investire Hi-Tech Leggi

L�e-commerce vale 7,6 miliardi di fatturatoL’e-commerce italiano è in forte crescita. Secondo la ricerca sui mercati digitali consumer della School of management del Politecnico di Milano il giro d’affari del mercato online è destinato ad un incremento del 17% per un valore alla fine dell’anno 2011 di 7,6 miliardi.

Se già il 2010 ha fatto registrare un più che soddisfacente +15%, l’anno in corso è destinato a confermare il trend positivo. Si tratta di una crescita recente, nel 2009 il commercio elettronico è stato sostanzialmente piatto.

Per dare uno scossone al mercato sono stati necessari investimenti importanti, sia nazionali che stranieri. Un esempio di successo è fornito dalla statunitense Amazon, primo nome ad aver fatto comparsa nell’e-business già alla fine degli anni ’90.

La scelta opulata di procedere all’apertura di uno store digitale anche nel nostro Paese solo nel novembre del 2010 testimonia che l’e-business italiano è ancora lontano dalla maturità, seppur da un paio di anni abbia fatto passi da gigante. A stimolare le aziende ad aprire un negozio virtuale vi sono la diffusione massiccia della rete oggi ampiamente disponibile anche in mobilità e con nuovi supporti come i tablet pc.

L’Italia procede a ritmo serrato. Secondo l’istituto di ricerca Forrester la crescita media stimata nel resto del mondo è tra il 12 e il 14%. Tendenza dell’ultimo anno è anche l’affermarsi del social shopping.

Si tratta di una pratica che sta prendendo rapidamente piede nel nostro Paese. Il meccanismo è semplice, si cerca di attirare acquirente proponendo sconti particolarmente elevati che verranno applicati alla merce venduta al raggiungimento di un certo numero di persone interessate. Un ottimo modo per le aziende di farsi pubblicità, vendere stock di merci e guadagnare quindi dalla vendita di grandi quantità.

Via Ansa.

Redditometro: anche il conto corrente sarà sotto scacco

pubblicato da Roberto in: Banche Leggi Tasse

Redditometro: anche il conto corrente sarà sotto scacco
Il nuovo redditometro sembra finalmente arrivare al punto d’avvio definitivo: attraverso lo strumento creato per aumentare il controllo sui redditi e ridurre l’evasione sarà possibile sapere non solo quanto guadagna il contribuente, ma anche quanto spende e quanto risparmia.

Spese più risparmio dovranno risultare nel reddito effettivo. I dettagli del nuovo redditometro che chiuderà il cerchio stringendo la morsa del fisco, saranno svelati dall’Agenzia delle Entrate, ma è già certo che esso terrà in conto i dati dell’Unico.

Intanto, l’amministrazione starebbe ipotizzando di chiedere alcune informazioni ulteriori, necessarie soprattutto a quantificare, non tanto le altre spese, quanto i beni patrimoniali non conosciuti o comunque censiti in altri database che saranno accessibili al fisco.

Tanto per cominciare si accederà ai conti correnti in maniera molto più semplice: la norma sulle liste selettive che consentirà al fisco di accedere ai dati sui conti per individuare i soggetti da controllare è arrivata infatti alla pubblicazione.

Si noti che si tratta di un cambiamento procedurale di rilievo: sino ad ora le intestazioni di conti e rapporti finanziari potevano “emergere” solo dopo una specifica indagine nei confronti del contribuente e comunque necessitavano dell’autorizzazione del direttore regionale delle Entrate o del comandante regionale della Guardia di Finanza.

Tuttavia, il vero cambiamento verrà generato nel sistema dalla cosiddetta “compliance”, ossia dalla possibilità da parte dei contribuenti di adeguarsi al sistema volontariamente.

Una scelta che sarà facilitata certamente dal fatto che gli intermediari autorizzati verranno sempre più messi sotto controllo.
Si pensi che è allo studio un software in grado di indagare autonomamente tra le dichiarazioni fiscali effettuate chiedendo eventualmente chiarimenti qualora riuscisse ad individuare delle incongruenze tra quanto dichiarato e quanto speso.

Via FiscoOggi.

Altroconsumo, 7 italiani su 10 hanno paura di un errore medico

pubblicato da Roberto in: Salute Leggi Concorrenza Consumatori

Altroconsumo, 7 italiani su 10 hanno paura di incappare in un errore medicoGli italiani non si fidano tanto degli ospedali, o meglio, si preoccupano di incappare, prima o poi, in qualche errore medico. Da un’indagine condotta da Altroconsumo emerge che ben il 70% degli italiani ha paura di essere vittima di un errore o di una cattiva pratica medica. A preoccuparsi di più sono le donne e i cittadini che abitano al Sud o nelle isole. Il timore principale è nei confronti della scarsa professionalità o negligenza del personale sanitario e di una diagnosi sbagliata dovuta a erronea interpretazione degli esami svolti.

Questo senso di insicurezza diffusa non si registra, invece, in altri Paesi europei. Ad esempio in Belgio e Spagna, come risulta da una stessa indagine condotta da Altroconsumo in questi Paesi, i cittadini imputano la colpa degli errori medici principalmente allo stress, al super lavoro del personale e al poco tempo a disposizione per il singolo paziente.

In Italia i 3 errori più menzionati sono stati la diagnosi sbagliata, la diagnosi mancata o fatta in ritardo e l’errore nel prescrivere una terapia o un trattamento farmacologico. Il 35% di chi ha risposto ha raccontato della morte di un parente in conseguenza di errore medico e il 68% ha detto che l’errore è stato commesso in ospedale. Una volta convinti di essere stati vittima di un errore però, non tutti hanno cercato giustizia: solo il 65%.

Perché? Soprattutto per il timore di dover avere di nuovo bisogno dello stesso medico in futuro e in qualche caso anche perché non si sapeva bene cosa fare e a chi rivolgersi. A conferma di questo dato, pochi ritengono sia utile rivolgersi allo stesso medico responsabile dell’errore o all’ospedale in cui l’errore è stato commesso. In molti pensano invece che sia più efficace rivolgersi a un avvocato, al Tribunale del malato o alla polizia. Gli avvocati sono anche quelli che danno più soddisfazione, sia quanto a informazioni fornite, sia per quel che riguarda il sentirsi seguiti nel corso della vicenda. Anche i medici chiamati per un parere esterno godono della fiducia dei pazienti, anche se spesso, nelle risposte al questionario, emerge la difficoltà di trovare un professionista disposto a “mettersi contro” un collega e a certificare l’errore commesso. Infine, ad avere la quasi completa fiducia dei cittadini sono i medici di famiglia: solo l’8% teme di incorrere in un loro errore.

Via Helpconsumatori.

Piazza affari - 7%. Spread da record. L'Italia trema, per davvero

pubblicato da Roberto in: Lavoro Investire Banche Leggi

Piazza affari - 7%. Spred da record. L'Italia trema, per davvero
Senza freni gli indici europei che aggiornano i minimi di giornata.

Milano tocca addirittura -7,08% sotto quota 14.900 punti per poi risalire a -6,64%. Francoforte cede il 5,62%, Parigi il 5,3%, Madridi il 4,9%. Limitano i danni Zurigo (-3%) e Londra (-3,3%).

Sul Ftse Mib, seduta choc per i bancari: -14,4% Intesa Sanpaolo, -11% Unicredit, -8,7% Mps. Fiat industrial lascia sul terreno il 12,7%.

Nuovo record per lo spread che raggiunge 452 punti.

Con il Btp decennale sono sotto pressione anche i titoli del Tesoro a due e a cinque anni, che segnano nuovi record storici. Il rendimento del biennale schizza al 5,67% sul mercato secondario mentre quello del quinquennale vola al 6,28%. In quest’ultimo caso lo spread col bund a cinque anni si allarga a 532 punti base.

Via Repubblica.

Piazza affari crolla a - 6%. L'Italia al baratro?

pubblicato da Roberto in: Investire Leggi Risparmio

Piazza affari crolla a  - 6%. L'Italia al baratro?
Appare oramai inarrestabile la caduta di Piazza Affari. L’Ftse Mib perde ora oltre il 6%, lasciando sul terreno il 6,26%, a 15.014 punti.

Continua a salire la tensione sul mercato dei titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha sfondato quota 440 punti, aggiornando il record storico. Il differenziale tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi è salito fino a 441 punti. Il rendimento dei Btp è schizzato al 6,22%.

L’euro sotto pressione a metà seduta, in un mercato preoccupato per il riacutizzarsi della crisi del debito sovrano e della minore crescita economica in Cina. Le vendite tecniche e la speculazione sulle riunioni di questa settimana di Bce e Fed alimentano il fronte della lettera e l’avversione al rischio degli investitori. A metà seduta l’euro quota 1,3702 dollari (1,3934) dopo avere oscillato tra 1,3670 e 1,3871.

Intanto, riunione interministeriale di emergenza oggi pomeriggio in Francia. Si svolgerà all’Eliseo, mentre precedentemente è stato reso noto che a metà giornata sul nuovo peggioramento delle tensioni di mercati si svolgerà un consulto telefonico tra il presidente Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Intanto, in Italia, Berlusconi segue la crisi con il Ministro Tremonti assicurando ai cronisti che non c’è pericolo per l’Italia.

Via Repubblica.

News dalla borsa, indici in caduta libera. Ultima ora

pubblicato da Roberto in: Lavoro Investire Leggi Consumatori

News dalla borsa, indici in caduta libera. Ultima ora
Nuovo minimo di giornata per Piazza Affari. IL Ftse Mib cede il 5%. Intesa SanPaolo e Unicredit sono nuovamente in asta di volatilità con ribassi teorici rispettivamente del 10,84% e dell’8,61%. Fiat Industrial cede il 7,85% e FonSai il 6,44%.

I credit-default swap sull’Italia, i contratti derivati con cui ci si protegge dal rischio default, volano al record storico di 491 punti sulla piattaforma Cma. Lo riferisce Bloomberg.

Lo spread tra il Btp decennale e l’analogo bund tedesco ha sfiorato questa mattina i 440 punti base, arrivando fino a quota 439,9, prima di ripiegare a 432 punti. Il rendimento del titolo italiano è volato fino al 6,26% per poi scendere al 6,20% intorno alle 10.30.

Via Borsaitaliana.