
“Circa un quinto dei mutuatari a tasso variabile non e’ consapevole dei rischi che corre“. Il vice direttore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola ha spiegato come le famiglie italiane non è sempre consapevole dei rischi connessi al tasso variabile. La crescita delle erogazioni nel 2010, che ha riguardato nell’80% dei casi mutui a tasso variabile, registrato da Bankitalia è un segnale ambivalente: positivo per l’evidente crescita della fiducia dei consumatori, ma se non accompagnato dall’adeguata conoscenza dei rischi può rivelarsi un boomerang.
La Tarantola ha proseguito:
L’incremento ha riguardato tutte le forme di prestito, ma il livello storicamente basso dei tassi di interesse ha favorito soprattutto la crescita dei prestiti per l’acquisto di abitazioni. Gran parte dei nuovi mutui, più che nell’area dell’euro, e’ stata erogata a tasso variabile. Alcuni contratti consentono di limitare la crescita della rata. Ma i rischi derivanti da un possibile rialzo dei tassi di interesse non sono trascurabili, e i mutuatari non sempre ne sono consapevoli. In base ai dati dell’Indagine condotta dalla Banca d’Italia sui Bilanci delle Famiglie, un quinto dei nuclei familiari con un mutuo non e’ in grado di valutare adeguatamente il rischio di tasso assunto.
In sostanza le famiglie che sottoscrivono mutui a tasso variabile non sembrano in grado di far fronte ad eventuali variazioni dei tassi che faccia crescere le rate da restituire agli istituti di credito.

Il mercato dei mutui per l’acquisto della casa torna a crescere dopo due anni di stop. Nel 2010 le erogazioni sono cresciute del 12% rispetto al 2009 arrivando ad una cifra record di 57 miliardi di euro. Sono cresciute anche le domande di mutuo con un +3,4% e i primi mesi del 2011 evidenziano una crescita ancora maggiore con un ulteriore +4%.
Lo rivela Bankitalia che ha verificato i dati delle concessioni di mutuo da parte degli istituto di credito del nostro paese. Nello stesso report è evidenziato come l’80% dei nuovi mutui concessi nel 2010 sono a tasso variabile e che si segnala la crescita degli strumenti del “cap” (solo il 23% del totale) o di sospensione temporanea dei pagamenti con allungamento della durata (il 26%) senza costi aggiuntivi.
Segnale che la fiducia delle famiglie cresce, anche con il “brivido” di rischiare un tasso variabile, ma che sono molto apprezzate quelle tipologie che consentono di non rimanere strozzati in caso di temporanea difficoltà economica.

La detrazione Irpef del 19% sul mutuo prima casa è uno degli sgravi fiscali più importanti perché legata alla necessità di chiedere un prestito per l’acquisto del bene fondamentale per eccellenza: l’abitazione per se stessi e per la propria famiglia. La detrazione consente di recuperare il 19% dell’imposta lorda sugli interessi passivi, degli oneri accessori e delle quote di rivalutazione pagate per il mutuo dell’acquisto della prima casa.
La detrazione va calcolata quindi esclusivamente sull’importo pagato per l’acquisto dell’immobile e non può riguardare denaro imprestato dagli istituti di credito per altre spese. Quando si parla del 19% si intende quindi soltanto sulla parte di interessi passivi che riguardano l’importo necessario all’acquisto del suddetto immobile.
Il massimo importo detraibile è cresciuto negli ultimi anni fino a 4000 euro, si possono perciò detrarre 760 euro (il 19% di 4000). Nel caso di acquisto di una abitazione principale cointestata ognuno dei contraenti mutuo può fruire della detrazione soltanto per la propria quota di interessi, soltanto se uno dei due è fiscalmente a carico dell’altro la detrazione spetta integralmente al soggetto che ha reddito. Altra condizione necessaria e non sufficiente è quella di aver portato la residenza nell’immobile entro 1 anno dalla data d’acquisto. Qualora il contribuente non sia più residente anagraficamente in quell’immobile dovrà autocertificare che la propria dimora abituale è diversa da quella indicata nei registri anagrafici.
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Tasso variabile dei mutui in salita, il Governo sta per emanare un provvedimento che dovrebbe aiutare le famiglie meno abbienti a sopportare l’aumento delle rate. Dopo l’intervento del 2008 il Ministro Tremonti sta pensando ad un nuovo intervento a sostegno dei soggetti che hanno contratto un mutuo a tasso variabile e che rischiano di andare in grossa difficoltà con gli aumenti dei tassi.
La misura, la cui entità non è ancora chiara, riguarderà comunque soltanto le famiglie con un Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) inferiore ai 30 mila euro, che non abbiano già ritardi nei pagamenti, ma soprattutto che abbiano stipulato un mutuo a tasso variabile per importi non superiori ai 150 mila euro totali. La possibilità di rinegoziare il mutuo, almeno secondo le prime indiscrezioni, prevederà un tetto massimo agli interessi sulle singole rate.
La rinegoziazione dovrebbe avere il duplice effetto di aiutare le famiglie in difficoltà ed insieme evitare che le banche restino strozzate dall’impossibilità di vedersi rimborsato il prestito concesso per l’acquisto della casa. Rispetto al tetto non è ancora chiaro se la rinegoziazione prevederà un impegno diretto dello Stato per coprire la differenza o se il provvedimento sarà un doppione di quello del 2008 che prevedeva rate “congelate” e il rimborso finale da parte del mutuatario. Tenendo conto della situazione attuale, con il debito pubblico alle stelle, è molto più probabile una replica della misura del 2008.
Salgono i tassi d’interesse e a dover patire gli aumenti saranno anche quanti si affideranno ai mutui a tasso fisso. La BCE, lo scorso 7 aprile, ha portato il costo del denaro dall’1 all’1,25% e non esclude nei prossimi mesi nuove correzioni verso l’alto. Questo incide sul tasso variabile, ma avrà ricadute anche sul mutuo preferito dagli italiani, quello a tasso fisso. In questo contesto il riferimento per il tasso fisso è quello dei rendimenti dei titoli di Stato, con una netta preferenza i Bund tedeschi, considerati i più affidabili in Europa.
Occhi puntati dunque sui tassi dei titoli tedeschi a 10 anni, attualmente capaci di rendere oggi il 3.5%, ma che in questo contesto potrebbero presto salire al 4%. La ricaduta sui nuovi mutui a tasso fisso (già oggi sopra il 5%) sarebbe inevitabile. Secondo le stime de Il Sole 24 Ore nell’ipotesi di un prestito tipo da 150 mila euro in 20 anni un aumento di 40 punti base alla stipula porterebbe ad una crescita di 35 euro mensili delle rate con un maggior costo per i consumatori di 3.5 punti percentuali.

Ieri la Banca centrale europea, come ampiamente previsto, ha deciso un aumento del tasso base dall’1 all’1,25%: il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha spiegato che il rialzo serve a tenere a bada l’inflazione, ma che comunque anche così i tassi restano molto bassi. Ma che succede in pratica per tutti noi?
Il primo pensiero corre subito ai mutui, specie quelli a tasso variabile. Secondo la Cgia di Mestre le famiglie italiane che hanno un mutuo casa sottoscritto a tasso variabile si troveranno a pagare in media 132 euro in più: onestamente non ho capito se intendano all’anno o calcolando tutta la durata del mutuo.
In ogni caso non è proprio vero che l’aumento deciso dalla Bce ha un impatto diretto sui mutui: la maggior parte di essi, infatti, è legata al tasso Euribor che si muove secondo le previsioni del mercato, ovviamente con un occhio attento alle dinamiche di Francoforte, ma in modo autonomo. Infatti, chi ha un mutuo in corso - magari collegato all’Euribor mensile - si sarà già accorto di un aumento: la decisione della Bce era ampiamente prevista e il mercato l’aveva già incorporata.
Continua a leggere: Che succede con il rialzo dei tassi Bce all'1,25%
Gli italiani sono sempre più in difficoltà: indebitamento in aumento, minore propensione al risparmio e maggiori costi da affrontare, sia per i mutui ipotecari sia per i prestiti al consumo. La fotografia delle famiglie italiane, sotto il profilo finanziario, è preoccupante, a maggior ragione se l’immagine è scattata dalla Banca d’Italia, che elabora i dati ricevuti direttamente dalle banche.
Le famiglie italiane non navigano in buone acque, spendono sempre di più, non riescono a mettere da parte qualcosa, come avveniva in passato, e anzi sono costrette sempre più spesso a chiedere soldi in prestito, a tassi che vanno aumentando.
Nel supplemento “Moneta e banche” di Bankitalia si legge che a gennaio i depositi del settore privato sono calati dell’1,7% rispetto a un anno prima e dell’1,2% rispetto a dicembre 2010. In calo anche l’investimento in obbligazioni (-1,6% rispetto a gennaio 2010). Contemporaneamente sono aumentati del 5%, sempre in un anno, i prestiti richiesti dai privati. E proprio mentre gli italiani avevano più bisogno di denaro, i tassi hanno ripreso a muoversi al rialzo: gennaio i tassi dei mutui per la prima casa sono mediamente al 3,36% contro il 3,18% di dicembre, mentre per i prestiti al consumo si è passati dall’8,33% all’8,78%.
Per i mutui è il livello più alto almeno dal dicembre 2009. Chi invece è riuscito a risparmiare qualcosa ha poco da stare allegro, perché tenere i soldi sul conto corrente, invece, conviene sempre meno: i tassi di interesse sui depositi scendono dallo 0,36% allo 0,35%. Che speranze di ripresa economica possiamo avere con un quadro del genere?
Come se non bastasse l’inflazione e il caro-benzina, in arrivo anche una stretta sulle rate del mutuo, almeno per chi ha sottoscritto un contratto a tasso variabile. Proprio a causa dell’aumento del costo della vita, infatti, la Banca centrale si appresta a votare un rialzo dei tassi, come ha anticipato il presidente Jean Claude Trichet.
L’Euribor, però, non aspetta la decisione della Bce, anzi l’anticipa e infatti è già schizzato all’1,16%, almeno quello a tre mesi: è il massimo da giugno 2009. Piccolo aumento, invece, per l’Euribor a 1 mese che è salito allo 0,897%. Non solo mutui e onere sul debito pubblico, ma secondo il Codacons anche i conti correnti bancari potranno essere usati dalle banche per recuperare parte delle maggiori spese che dovranno affrontare.
Proprio per quanto riguarda i mutui, il Codacons chiede al ministro Tremonti di rivedere il Decreto 121 del 21 giugno 2010, che prevede la possibilità di sospendere il pagamento delle rate senza conseguenze almeno per un breve periodo.

La ripresa c’è, ma è stentata e incerta, soprattutto in Italia, che al solito è la prima a rallentare e l’ultima a ripartire; ma si fa più concreto il rischio di inflazione, visto che il costo del denaro ha imboccato una tendenza rialzista negli ultimi mesi. Per questo motivo la Bce - che per statuto deve preoccuparsi prima dei prezzi e dopo di sostenere l’economia - si prepara ad alzare di poco il costo del denaro già ad aprile.
Lo ha confermato, dando credito alle aspettative degli analisti, il presidente dell’istituto di Francoforte Jean-Claude Trichet, che ha parlato di uno schock dal rialzo dei prezzi:
Quando c’è uno shock, e ora c’è uno shock il nostro compito è evitare effetti a cascata. Non è certo, ma è possibile un aumento dei tassi d’interesse il mese prossimo
Lo deciderà il consiglio della Bce che si riunirà il 7 aprile. Non sarà comunque un rialzo imponente, solo uno 0,25%, che però segnerà un inversione di tendenza dopo che fin dal 2008 la Banca centrale aveva avviato una lunga stagione ribassista con il costo del denaro fermo ormai da anni all’1%.
Lo sanno bene coloro che hanno un mutuo a tasso variabile e l’hanno visto scendere anche con decisione proprio a partire dal 2008 e soprattutto nel 2009. Che succederà adesso: un semplice 0,25% non cambia di molto le cose, ma se fosse diffusa la sensazione che la Bce si avvierà ad aumentare ancora i tassi, anche i tassi di riferimento - come l’Euribor - potrebbero cominciare a ripartire.
Chi deve sottoscrivere un mutuo ne tenga conto e cerchi o di fissare subito un tasso fisso accettabile oppure provi a far ridurre lo spread da pagare alla propria banca. Vedremo se basterà questo piccolo rialzo della Bce per tenere a bada i prezzi: altrimenti quella tassa occulta che è l’inflazione morderà sempre più forte-

Avete un mutuo e pensate di chiedere la surroga per passare a un’altra banca? Adesso potete pretendere - e la vecchia banca non potrà opporre un rifiuto - il rimborso dei premi pagati e non usufruiti per le polizze che la banca vi ha costretto a sottoscrivere insieme al mutuo.
Finora infatti la vecchia banca, che in genere incassava la polizza in caso di malattia o morte del mutuatario, al limite consentiva di cambiare il beneficiario dell’assicurazione in favore della nuova banca, del coniuge o dei figli; ma la normativa, fissata da Ania e Abi, non tutelava fino in fondo il sottoscrittore del mutuo.
Adesso però è cambiato tutto, segnala il Crtcu (centro consumatori) di Trento: l’Isvap ha chiarito che il consumatore ha diritto di chiedere il cambio di beneficiario oppure il rimborso della uota di premio non goduta. Sia nel caso in cui il premio venga pagato mensilmente o annualmente sia se viene versato in un’unica rata, magari all’atto della sottoscrizione del mutuo.