
Ogni famiglia italiana ha in media un debito di 19.981 euro. Si tratta di un dato in continua crescita dal 2008, quando è esplosa la prima crisi finanziaria, e che ha punte anche più “preoccupanti” in alcune zone d’Italia. Secondo i dati dell’ufficio studi della Cgia di Mestre le famiglie più indebitate sono quelle residenti a Roma e provincia con una media che sfiora quota 30 mila euro attestandosi a 29.287 euro. L’indebitamento complessivo dei nuclei familiari italiani ha raggiunto quota 503 miliardi di euro sommando i muti per la casa e i prestiti personali di minore entità.
Nella classifica, subito alle spalle di Roma, troviamo la provincia di Lodi con 28.470 euro e quella di Milano con 28.251 euro. La ragione è certamente nel maggior costo degli immobili che induce quanti riescono a permettersi una casa ad indebitarsi per una cifra maggiore, la conferma arriva dal fatto che in fondo alla graduatoria si trovino tutte province del sud Italia e meno popolose come quella di Vibo Valentia (9.342), Enna (8.845 euro) e la provincia sarda dell’Ogliastra (8.593 euro).
Il dato più preoccupante è l’incremento dell’indebitamento che dal 2008 al 2011 ha fatto registrare in alcune zone d’Italia un autentico boom, basti citare i casi della provincia di Livorno +57,1%, seguita da quella di Grosseto (+56,4%) e da quella di Asti (+55,5%). Secondo il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, una parte di questi incrementi potrebbero essere letti anche in un’altra ottica: all’esplodere della crisi le famiglie con una maggiore disponibilità economica potrebbero essere state indotte ad impegnare il capitale disponibile, integrato solo per una parte con un mutuo, nell’acquisto di immobili o nella ristrutturazione delle case già in loro proprietà per riconvertire eventuali cifre disinvestite dall’incerto mercato azionario.
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Al cinema, i biglietti venduti sono aumentati del 10,39%, mai così dal 1986. A teatro, dello 0,97%. In leggero calo l’attività concertistica, con una spesa di 248 milioni (- 3,6%).
Con un abbonamento a teatro si risparmia in media il 20% sul costo del biglietto singolo. Le possibilità di abbonamento sono molteplici: ci si può abbonare a tutti gli spettacoli o solo ad alcuni, nei giorni infrasettimanali o nel weekend, a posto fisso o libero ecc. I più convenienti sono quelli infrasettimanali, in galleria e con spettacoli prestabiliti dal teatro. I più costosi sono chiaramente quelli in poltronissima o poltrona, con spettacoli a scelta e nei giorni delle prime e nel weekend.
Al teatro Carcano di Milano, per esempio, un biglietto singolo costa intorno ai 34 euro. Un abbonamento a nove spettacoli in poltronissima si paga 234 euro (26 euro a spettacolo). Per chi rinnova il proprio abbonamento, la quota da pagare è 216 euro (24 euro a spettacolo). Senza poi contare che “i fedelissimi” spesso possono usufruire di sconti speciali sugli altri spettacoli in cartellone e di iniziative esclusive,come la “Festa del violoncello” (11 novembre 2011) che l’orchestra sinfonica Rai propone fuori abbonamento e in omaggio a tutti i nuovi abbonati.
Continua a leggere: Al cinema e al teatro la fedeltà ti premia
Da settembre mutui più facili per giovani coppie, anche se hanno un contratto di lavoro non a tempo indeterminato. Potranno infatti ottenere piu’ facilmente mutui prima casa a condizioni di favore. E’ quanto previsto dall’intesa siglata dal Ministro della Gioventù e l’ABI sul Fondo di garanzia per l’accesso ai mutui per l’acquisto dell’abitazione principale.
L’iniziativa avviata con il Ministro Giorgia Meloni nasce dall’esigenza primaria di favorire l’inserimento dei giovani nella vita sociale, anche attraverso l’acquisto della propria abitazione, tenendo conto del contesto economico che non lascia ancora intravedere segnali definitivi di uscita dalla crisi.
Il Fondo, gestito dalla Consap SpA, ha una dotazione patrimoniale a regime di 50 milioni di euro. Rilascia a favore delle banche e degli intermediari finanziari garanzie a prima richiesta a copertura di un ammontare non superiore a 75.000 euro, costituito dal 50% della quota capitale dei mutui ammissibili, degli interessi contrattuali calcolati in misura non superiore al tasso legale e dei costi di recupero non superiori al 5% del capitale residuo.
Sono più di 40.000 gli Italiani che nell’ultimo anno hanno richiesto un prestito per pagare i propri studi o quelli dei figli. Chi va alla ricerca di un prestito formazione e università ha in media 38 anni, aspira ad un finanziamento di circa 10.500 euro e ha intenzione di rimborsarlo in 51 mesi. L’età media risultante ingloba sia i genitori che hanno bisogno di supportare i propri figli nel loro processo di formazione, sia gli studenti che richiedono un prestito per se stessi.
L’indagine rileva che sono tanti gli studenti che si fanno carico in prima persona dei costi della loro formazione: oltre il 15% delle richieste di finanziamento è sottoscritto proprio dai diretti interessati, che fanno ricorso al credito al consumo per completare la propria formazione universitaria. Scendono, in questo caso, sia l’età media del richiedente, che si ferma a 25 anni, sia il valore del prestito richiesto 9.500 euro.
A preoccuparsi della formazione sono soprattutto le donne: se solitamente a richiedere un prestito sono prevalentemente gli uomini, quando si tratta di questa tipologia di finanziamento, la percentuale di donne che li richiede aumenta di 14 punti percentuali rispetto alla media, passando dal 24% al 38% delle richieste totali.
Via Prestiti.

Gli uffici del Ministero dell’Economia a luglio e agosto hanno lavorato a pieno regime a causa delle diverse collocazioni di Bot, Btp e Cct. Nel mese di luglio, ad esempio, le aste sono state diverse. Il 12 c’e’ stata l’emissione di Bot annuali, il 14 i Btp con scadenza a 5 e 15 anni e i Btp con scadenze a febbraio 2017 e agosto 2023. Il 26 luglio l’asta ha visto la collocazione di Bot semestrali e di Ctz, mentre il 27 si sono collocati Btp indicizzati all’inflazione con scadenza decennale.
Nonostante il periodo delicato a via XX Settembre il lavoro è proseguito come sempre anche considerando l’entità della domanda dei titoli di stato che nei due mesi ha superato la media degli ultimi anni. Nel periodo estivo, infatti, sono stati collocati 37,5 miliardi di euro di titoli, ai quali si devono aggiungere ulteriori 10,5 miliardi dell’emissione di oggi, per un totale di 48 miliardi di euro.
Nei due mesi estivi, al Ministero la percentuale di personale assente è stato pari al 28%, in linea con gli altri uffici. Di questi solo il 3% riguarda le assenze per malattia, mentre il restante 25% comprende: ferie, permessi di maternita’, permessi 104 (per l’assistenza di persone non autosufficienti) e distacchi sindacali. Il contratto dei dipendenti del ministero dell’economia prevede comunque che dal primo giugno al 30 settembre i lavoratori hanno la facoltà di prendere almeno due settimane di ferie.
Concludo con due brevi considerazioni: nonostante la situazione economica, i titoli di Stato piacciono ancora ai risparmiatori (sopratutto le famiglie italiane); la seconda, aumentano sempre di più le esigenze economiche dello Stato che le soddisfa indebitandosi.
Siamo giunti all’ultima puntata dello speciale sul Credito al Consumo, parliamo di mutui.
Per tutta la durata del mutuo, in più, la banca deve fornire al proprio cliente le comunicazioni sull’andamento del mutuo, in gergo, deve illustrare l’andamento del rimborso previsto dal piano di ammortamento. Se il mutuo è vincolato ad un conto corrente, anche gli estratti conto devono essere inviati con una certa regolarità: almeno una volta l’anno, oppure ogni sei, tre o un mese.
Anche per i mutui immobiliari è stata abolita la penale per l’estinzione anticipata del finanziamento e sono state introdotte novità sull’ipoteca e la surroga. L’ipoteca, per esempio, che la banca iscrive come garanzia durante l’acquisto di una casa, si estingue con il mutuo e la banca, entro 30 giorni è obbligata ad inviarne una quietanza al consumatore che ha finito di pagare il mutuo.
La Riforma del Credito al Consumo, infine, ha inciso sulla vita delle associazioni no profit e delle cooperative iscritte negli elenchi che, da settembre 2010, possono accedere ai finanziamenti per l’avvio delle imprese, a patto che siano rispettate tre condizioni: che il prestito non superi i 25 mila euro, che il credito sia effettivamente usato per avviare o sviluppare nuove iniziative imprenditoriali, che i soggetti finanziati siano sottoposti a monitoraggio e assistenza.
Tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.

In materia di conti corrente che offrono al consumatore la possibilità di fare uno scoperto, la normativa sul Credito di Consumo prevede degli obblighi: il creditore deve comunicare immediatamente al consumatore che il conto ha un saldo negativo, a quanti euro ammonta, il tasso debitore applicato, le penali, le spese e gli interessi di mora applicabili.
Le banche non possono più modificare unilateralmente i contratti. A meno che non sussista un motivo giustificato, gli istituti di credito non possono variare i tassi d’interesse, i prezzi e le altre condizioni definite nel contratto stipulato con il cliente. Se anche sono fatte delle variazioni, la banca deve comunicarle al consumatore con almeno due mesi d’anticipo. Se il consumatore non esercita il diritto di recesso, allora le modifiche sono considerate approvate.
Domani proseguiremo il nostro approfondimento parlando di mutui e microcredito, tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.

Quando la banca o la finanziaria giungono ad un accordo con il cliente si procede con la verifica del merito creditizio del consumatore.
In pratica gli istituti di credito devono controllare che il cliente sia capace di rimborsare il finanziamento. Portata a termine la verifica il consumatore provvede a sottoscrivere il contratto per ogni prodotto scelto. Dopo la firma al consumatore non può essere chiesto di pagare spese aggiuntive non previste dal contratto o incluse in modo scorretto nel TAEG pubblicizzato. Il consumatore, inoltre, può esercitare il diritto di recesso da un contratto di credito entro quattordici giorni dalla firma.
Un’altra novità riguarda il rimborso anticipato. Il consumatore ha diritto ad estinguere in ogni momento, parzialmente o totalmente, il finanziamento. Il finanziatore ha diritto ad un rimborso che non può superare l’1 per cento dell’importo rimborsato in anticipo, se la vita residua del contratto supera un anno, o non deve superare lo 0,5 per cento dell’importo, se la vita residua del contratto è uguale o inferiore a un anno.In genere, l’indennizzo per il finanziatore non può superare l’importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato per concludere contratto nel tempo stabilito.
Un ultima novità riguarda l’inadempimento del fornitore: se un consumatore chiede un prestito per l’acquisto di una macchina o di un elettrodomestico ed è costretto ad annullare in seguito il contratto d’acquisto perché il bene è diverso da quello descritto dal fornitore (ecco l’inadempimento), ha diritto al rimborso delle rate già pagate e alla cancellazione del contratto di credito, senza chiamare in causa giudici e avvocati.
Domani proseguiremo il nostro approfondimento, tutte le news sull’argomento si trovono a questo link.
La normativa sul credito al consumo si applica nei confronti dei crediti tra 200 e 75.000 euro, le cui condizioni devono essere presentate obbligatoriamente in forma “chiara, concisa e graficamente evidenziata“.
La diffusione di questa formula creditizia e sempre più diffusa, sopratutto nei momenti di crisi.
In sostanza ogni messaggio pubblicitario deve indicare chiaramente:
1) il tasso d’interesse (spiegando se si tratti di un tasso fisso o variabile) e le spese comprese nel prestito, l’importo totale del credito,
2)il TAEG (il Tasso Annuo Effettivo Globale) che rappresenta il costo totale del prestito espresso in percentuale. Ad esempio: se il consumatore paga 20 euro per ogni 2000 euro di prestito ottenuto, vuol dire che gli è stato applicato un TAEG dell’1 per cento,
3) eventuali servizi accessori necessari per ottenere il prestito e il costo (se c’è) per tali servizi, la durata del contratto se è stata stabilita,
4) l’importo totale che il consumatore deve restituire e l’ammontare delle singole rate.
Oltre all’obbligo di pubblicità, gli istituti di credito devono mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere il prodotto più vantaggioso, comunicandogli tutte le informazioni utili per fare un confronto con gli altri tipi di prestito presenti sul mercato. Quest’obbligo per le finanziarie è detto precontrattuale perché tutti gli opuscoli, in formato cartaceo o su un altro supporto durevole, devono essere trasferiti al consumatore prima che sia sottoscritto il contratto.
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Nel secondo trimestre crescita dello 0,2% i dati Ocse confermano il rallentamento. L’Italia, insieme agli Usa, leggermente meglio degli altri stati con un +0,3%
Per l’area Ocse si tratta del quarto trimestre consecutivo di rallentamento della crescita: dopo il secondo trimestre del 2010, quando segnò un +1%, il calo è stato infatti costante, con il +0,6% del terzo, il +0,5% del quarto e il +0,3% dei primi tre mesi del 2011.
Gli andamenti delle macroaree evidenziano una crescita dello 0,2% sia per l’Unione europea (+0,8% nei primi tre mesi), che per l’area euro (+0,8%) e per i G7 (+0,2%). Guardando ai vari Paesi, la Germania è protagonista dello scivolone più grosso, con una crescita di appena lo 0,1% contro il +1,3% dei primi tre mesi dell’anno. Il Regno Unito cresce dello 0,2% (dal +0,5% del primo trimestre), la Francia è piatta (+0,9%) e il Giappone arretra dello 0,3% (contro il -0,9%). Gli unici due Paesi in cui il Pil avanza più che nel primo trimestre sono dunque Italia e Stati Uniti (entrambi a +0,3% da +0,1%).
Guardando invece al dato tendenziale, il Pil dell’area Ocse cresce dell’1,6% (2,4% nel primo trimestre): nell’Ue e nell’area euro dell’1,7% (da +2,5%), nei Paesi del G7 dell’1,3% (da +1,9%). Il rallentamento, calcolato su questa base, è per tutti i Paesi: Italia +0,8% (da +1%), Germania +2,7% (da +4,7%), Francia +1,6% (da +2,1%), Regno Unito +0,7% (da +1,6%), Stati Uniti +1,6% (da +2,2%) e Giappone -0,9% (da -0,7%).