
Secondo “Moneta e banche“, supplemento di giugno di Bankitalia, i tassi sui prestiti bancari sono saliti nel mese di Aprile (ultimo sul quale sono disponibile i dati). Il tasso di crescita su base annua dei prestiti alle famiglie è cresciuto al 5.3% dal 5.1% di marzo mentre quello dei prestiti alle società non finanziarie è sceso al 4.4% dal 4.7%.
I tassi sui mutui per l’acquisto di case sono aumentati al 3.31% dal 3.23% di marzo. Il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze è sceso in aprile al 26.3% dal 27.1% di marzo mentre i depositi del settore privato anno registrazione una variazione negativa dello 0.2% che va considerato guardando anche alla crescita al 2.6% (rispetto al 2.1% di marzo) sui 12 mesi della raccolta obbligazionaria. Crescono ancora anche i tassi sulle erogazioni del credito al consumo (8.84% contro l’8.74% di marzo).
In compenso sale la remunerazione dei nuovi depositi a scadenza accesi nel mese (1.82% contro l’1.70% di marzo), in particolare quelli sui nuovi depositi delle imprese (1.92% rispetto a 1.70% di marzo).

Farsi concedere un maxi-finanziamento fino a 75 mila euro e poi ripensarci senza pagare penali? Ora è possibile. Dal 1° Giugno è entrato in vigore anche in Italia la riforma di questo settore recependo la direttiva 2008/48/Ce dell’Unione Europea. L’effetto più evidente nel nostro ordinamento è quello di consentire la disdetta dei contratti del credito al consumo per finanziamenti fra 31 mila a 75 mila euro.
Le norme che tutelano i contratti del credito si estendono anche a questo tipo di prestiti con una documentazione che deve garantire la massima trasparenza per il consumatore. Entro 14 giorni, senza dover pagare alcun tipo di penale, possiamo ripensarci. Non solo, se abbiamo debiti residui inferiori ai 10 mila euro possiamo procedere all’estinzione anticipata del prestito senza dover versare l’odioso 1% previsto fino ad ora da molte banche italiane.
Inoltre, al momento della sottoscrizione del prestito l’operatore deve fornirci un foglio informativo che contenga un confronto ponderato delle offerte alternative in modo da consentire la massima informazione al cliente. Basteranno queste norme per abbassare i tassi al credito al consumo in Italia che, come rivelato da Bankitalia, sono in media più alti che nel resto d’Europa?

Cresce nel nostro paese il ricorso al credito al consumo. Sempre più italiani si indebitano per acquistare, con le più varie formule di rateazione, beni di consumo. Si sta lentamente erodendo l’adagio che dipingeva gli italiani come un “un popolo di risparmiatori” che guardava con sospetto al credito al consumo. Reale necessità o la spinta a consumare più di quanto ci si possa realmente permettere con il proprio reddito? Probabilmente entrambe le cose.
Fatto sta che in pochi anni si è annullata la differenza rispetto alla media europea. Lo rivela il vice direttore generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola, aggiungendo un dettaglio significativo sui tassi applicati a questa forma di credito:
Nel comparto del credito al consumo si è ormai annullata la differenza rispetto alla media dell’area dell’euro: alla fine del 2010 il rapporto tra credito al consumo e reddito disponibile delle famiglie italiane era pari all’11% a fronte del 12 per l’area dell’euro. I tassi di interesse praticati in questo comparto sono in Italia più alti della media dell’area dell’euro.
In sostanza i consumatori italiani tendono ad indebitarsi come gli altri cittadini dell’area euro, ma il denaro imprestato risulta più caro rispetto alla media europea pur non trovando più giustificazione nella scarsa diffusione del fenomeno. Siete sempre sicuri di avere bisogno degli oggetti che acquistate, ma siete costretti a pagare a rate?
Tasso variabile dei mutui in salita, il Governo sta per emanare un provvedimento che dovrebbe aiutare le famiglie meno abbienti a sopportare l’aumento delle rate. Dopo l’intervento del 2008 il Ministro Tremonti sta pensando ad un nuovo intervento a sostegno dei soggetti che hanno contratto un mutuo a tasso variabile e che rischiano di andare in grossa difficoltà con gli aumenti dei tassi.
La misura, la cui entità non è ancora chiara, riguarderà comunque soltanto le famiglie con un Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) inferiore ai 30 mila euro, che non abbiano già ritardi nei pagamenti, ma soprattutto che abbiano stipulato un mutuo a tasso variabile per importi non superiori ai 150 mila euro totali. La possibilità di rinegoziare il mutuo, almeno secondo le prime indiscrezioni, prevederà un tetto massimo agli interessi sulle singole rate.
La rinegoziazione dovrebbe avere il duplice effetto di aiutare le famiglie in difficoltà ed insieme evitare che le banche restino strozzate dall’impossibilità di vedersi rimborsato il prestito concesso per l’acquisto della casa. Rispetto al tetto non è ancora chiaro se la rinegoziazione prevederà un impegno diretto dello Stato per coprire la differenza o se il provvedimento sarà un doppione di quello del 2008 che prevedeva rate “congelate” e il rimborso finale da parte del mutuatario. Tenendo conto della situazione attuale, con il debito pubblico alle stelle, è molto più probabile una replica della misura del 2008.
Salgono i tassi d’interesse e a dover patire gli aumenti saranno anche quanti si affideranno ai mutui a tasso fisso. La BCE, lo scorso 7 aprile, ha portato il costo del denaro dall’1 all’1,25% e non esclude nei prossimi mesi nuove correzioni verso l’alto. Questo incide sul tasso variabile, ma avrà ricadute anche sul mutuo preferito dagli italiani, quello a tasso fisso. In questo contesto il riferimento per il tasso fisso è quello dei rendimenti dei titoli di Stato, con una netta preferenza i Bund tedeschi, considerati i più affidabili in Europa.
Occhi puntati dunque sui tassi dei titoli tedeschi a 10 anni, attualmente capaci di rendere oggi il 3.5%, ma che in questo contesto potrebbero presto salire al 4%. La ricaduta sui nuovi mutui a tasso fisso (già oggi sopra il 5%) sarebbe inevitabile. Secondo le stime de Il Sole 24 Ore nell’ipotesi di un prestito tipo da 150 mila euro in 20 anni un aumento di 40 punti base alla stipula porterebbe ad una crescita di 35 euro mensili delle rate con un maggior costo per i consumatori di 3.5 punti percentuali.

Ieri la Banca centrale europea, come ampiamente previsto, ha deciso un aumento del tasso base dall’1 all’1,25%: il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha spiegato che il rialzo serve a tenere a bada l’inflazione, ma che comunque anche così i tassi restano molto bassi. Ma che succede in pratica per tutti noi?
Il primo pensiero corre subito ai mutui, specie quelli a tasso variabile. Secondo la Cgia di Mestre le famiglie italiane che hanno un mutuo casa sottoscritto a tasso variabile si troveranno a pagare in media 132 euro in più: onestamente non ho capito se intendano all’anno o calcolando tutta la durata del mutuo.
In ogni caso non è proprio vero che l’aumento deciso dalla Bce ha un impatto diretto sui mutui: la maggior parte di essi, infatti, è legata al tasso Euribor che si muove secondo le previsioni del mercato, ovviamente con un occhio attento alle dinamiche di Francoforte, ma in modo autonomo. Infatti, chi ha un mutuo in corso - magari collegato all’Euribor mensile - si sarà già accorto di un aumento: la decisione della Bce era ampiamente prevista e il mercato l’aveva già incorporata.
Continua a leggere: Che succede con il rialzo dei tassi Bce all'1,25%

Kiva e Microplace sono due nomi importanti del microcredito: quest’ultimo ha deciso di offrire un bonus di 20$ a ogni iscritto, almeno a quanto si legge su MyMoneyBlog
Ieri dopo avere reinvestito alcuni dei miei fondi, è apparso un link in cui si offrivano 20$ a ogni investitore. Da gestire liberamente. Una volta che l’investimento avrebbe dato i suoi frutti ci sarebbe stata la possibilità di riprendersi i 20$ con gli interessi girandoli sul proprio conto o sul proprio account PayPal, o reinvestirli in un altro progetto di microcredito. Perché non provarci?
L’alternativa è donare subito i 20%.
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Come se non bastasse l’inflazione e il caro-benzina, in arrivo anche una stretta sulle rate del mutuo, almeno per chi ha sottoscritto un contratto a tasso variabile. Proprio a causa dell’aumento del costo della vita, infatti, la Banca centrale si appresta a votare un rialzo dei tassi, come ha anticipato il presidente Jean Claude Trichet.
L’Euribor, però, non aspetta la decisione della Bce, anzi l’anticipa e infatti è già schizzato all’1,16%, almeno quello a tre mesi: è il massimo da giugno 2009. Piccolo aumento, invece, per l’Euribor a 1 mese che è salito allo 0,897%. Non solo mutui e onere sul debito pubblico, ma secondo il Codacons anche i conti correnti bancari potranno essere usati dalle banche per recuperare parte delle maggiori spese che dovranno affrontare.
Proprio per quanto riguarda i mutui, il Codacons chiede al ministro Tremonti di rivedere il Decreto 121 del 21 giugno 2010, che prevede la possibilità di sospendere il pagamento delle rate senza conseguenze almeno per un breve periodo.

La ripresa c’è, ma è stentata e incerta, soprattutto in Italia, che al solito è la prima a rallentare e l’ultima a ripartire; ma si fa più concreto il rischio di inflazione, visto che il costo del denaro ha imboccato una tendenza rialzista negli ultimi mesi. Per questo motivo la Bce - che per statuto deve preoccuparsi prima dei prezzi e dopo di sostenere l’economia - si prepara ad alzare di poco il costo del denaro già ad aprile.
Lo ha confermato, dando credito alle aspettative degli analisti, il presidente dell’istituto di Francoforte Jean-Claude Trichet, che ha parlato di uno schock dal rialzo dei prezzi:
Quando c’è uno shock, e ora c’è uno shock il nostro compito è evitare effetti a cascata. Non è certo, ma è possibile un aumento dei tassi d’interesse il mese prossimo
Lo deciderà il consiglio della Bce che si riunirà il 7 aprile. Non sarà comunque un rialzo imponente, solo uno 0,25%, che però segnerà un inversione di tendenza dopo che fin dal 2008 la Banca centrale aveva avviato una lunga stagione ribassista con il costo del denaro fermo ormai da anni all’1%.
Lo sanno bene coloro che hanno un mutuo a tasso variabile e l’hanno visto scendere anche con decisione proprio a partire dal 2008 e soprattutto nel 2009. Che succederà adesso: un semplice 0,25% non cambia di molto le cose, ma se fosse diffusa la sensazione che la Bce si avvierà ad aumentare ancora i tassi, anche i tassi di riferimento - come l’Euribor - potrebbero cominciare a ripartire.
Chi deve sottoscrivere un mutuo ne tenga conto e cerchi o di fissare subito un tasso fisso accettabile oppure provi a far ridurre lo spread da pagare alla propria banca. Vedremo se basterà questo piccolo rialzo della Bce per tenere a bada i prezzi: altrimenti quella tassa occulta che è l’inflazione morderà sempre più forte-
Ogni giorno in Italiana muoiono 30 imprese. A denunciarne l’alta mortalità sono i tribunali tributari, che registrano numeri significativi sulle procedure fallimentari delle PMI. L’aumento medio dei fallimenti è arrivato al 18% nel terzo trimestre 2010, a testimonianza del fatto che la crisi non sembra ancora essere stata del tutto digerita dal mondo produttivo ed imprenditoriale.
PMI sull’orlo di una crisi di nervi
Sono circa 8 mila i fallimenti registrati in nove mesi, cioè da gennaio a settembre 2010, con una crescita di procedure pari al 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2009.
L’ecatombe riguarda principalmente le imprese localizzate nel Nord Italia, dove vengono colpite le imprese con un attivo inferiore a un paio di milioni di euro, dedicate alle attività nei settori dei mezzi di trasporto e della gomma-plastica oppure coinvolte in un processo di trasformazione economica.
I numeri elaborati dall’Osservatorio Crisi d’Impresa del Cerved sono alquanto agghiaccianti: tra luglio e settembre, le cifre parlano di un incremento del numero delle procedure fallimentari che si attesta sul18% in più rispetto allo stesso periodo del 2009 e sul 13% in aumento, rispetto ai tre mesi precedenti.
Continua a leggere: Piccole Medie Imprese: l’Italia fa “crac”