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  <title>Soldiblog</title>
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    <title type="html">Credito al consumo: momento di pausa</title>
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    <published>2010-07-07T09:41:19+00:00</published>
    <updated>2010-07-07T09:41:19+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3205/credito-al-consumo-momento-di-pausa"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/STOPSTOP.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="225" alt="" /> Il momento è cruciale e secondo le associazioni di consumatori le strade che si sta tentando di percorrere per uscire dal vicolo cieco delle difficoltà economiche non sono quelle corrette. Dopo un anno difficile per l&#8217;economia mondiale, Federconsumatori e Adusbef danno un&#8217;interpretazione negativa ai dati sul credito al consumo comunicati da Assofin, Crif e Prometeia.</p>
<p><strong>La ricerca dell&#8217;Osservatorio</strong><br />
La crisi planetaria e il trend negativo manifestato dal mercato del lavoro nel nostro Paese hanno avuto pesanti ripercussioni anche sul mercato del credito. Secondo quanto riscontrato da Assofin, Crif e Prometeia relativamente al settore, infatti, nel corso del 2009 le famiglie hanno incontrato maggiori difficoltà nel mantenere l&#8217;equilibrio economico-finanziario. Guardando alla dura realtà dei numeri, per esempio, è possibile notare come il tasso di default (indice di rischio di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate) per il credito al consumo mostri un trend di crescita - essendo salito costantemente per tutto l&#8217;anno per attestarsi al 3,2%, livello conservato nel primo trimestre del 2010. Entrando nel campo delle previsioni, poi, è possibile aspettarsi che nel 2010 l&#8217;evoluzione del mercato del credito sarà modesta, aggirandosi attorno al 3%.</p>
 <p>
<strong>I consumatori temono</strong><br />
I dati sono sembrati particolarmente negativi a Federconsumatori e Adusbef. Le due associazioni come causa principale della riduzione del credito al consumo additano la riduzione dei redditi motivata dalla crisi economica. Il dato, perciò, sarebbe preoccupante perché secondo questa interpretazione sarebbe lo stato di nuova povertà a provocare la riduzione del consumo e la conseguente contrazione del credito al consumo. Per voce dei loro presidenti, Rosario Trefiletti ed Elio Lanutti, le due associazioni dichiarano: &#8220;Se nei precedenti momenti di crisi, infatti, le famiglie si indebitavano, conservando, comunque, la speranza di riuscire a pagare i propri debiti, oggi il segnale ancora più grave, attestato da questi dati, proviene proprio dal fatto che sta scemando anche la speranza stessa di riuscire a saldare i debiti&#8221;.</p>
<p><strong>Quali soluzioni?</strong><br />
A complicare la situazione, nell&#8217;opinione di Adusbef e Federconsumatori, concorrerà la manovra finanziaria in via di definizione in questi giorni, che secondo le stime delle due associazioni avrà una ricaduta su potere d&#8217;acquisto delle famiglie a reddito fisso stimabile in un ammontare pari a 533 euro l&#8217;anno. A loro parere, piuttosto: &#8220;L&#8217;unica via d&#8217;uscita per invertire tale tendenza e imprimere una svolta decisiva per la nostra economia, oltre al necessario risanamento, consiste in un rilancio della domanda di mercato e un sostegno agli investimenti nei settori chiave della nostra industria. Ovviamente, tali operazioni non dovranno pesare sulle spalle dei cittadini, come invece fanno le misure previste dall&#8217;attuale manovra, ma dovranno ristabilire equità, attingendo risorse dalle tasche di banchieri, assicuratori ed evasori fiscali, nonché aumentando la tassazione sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie&#8221;.</p>
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    <title type="html">Tutti i costi della casa</title>
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    <published>2010-07-06T09:04:48+00:00</published>
    <updated>2010-07-06T09:04:48+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3202/tutti-i-costi-della-casa"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/1289154_brick_texture.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="200" alt="" /> Casa dolce casa? La saggezza popolare, a giudicare da quanto sostiene la l&#8217;Istat, andrebbe rivisitata: la casa è salata, molto salata. Nella struttura di spesa degli italiani, infatti, l&#8217;abitazione è una delle voci in capitolo più rilevanti, calamitando circa un terzo dei consumi complessivi. </p>
<p><strong>L&#8217;indagine Istat</strong><br />
Secondo le rilevazioni condotte dall&#8217;istituto di statistica nazionale, nel corso del 2009 le famiglie italiane hanno destinato mediamente il 33,5% del proprio reddito a spese riguardanti l&#8217;abitazione. Il peso della casa sul bilancio familiare, dunque, risulta in crescita rispetto al 32,1% del 2008.</p>
 <p><strong><br />
Spese per chi è in affitto, ma anche per i proprietari</strong><br />
Le spese per l&#8217;abitazione sono elevate non solo per chi vive in affitto, ma anche per chi ha coronato il proprio sogno diventando proprietario di casa. L&#8217;Istat certifica che il 74% delle famiglie interpellate vive in casa di proprietà. Di questa parte di campione, il 15,9% paga un mutuo, che molto spesso – pur non essendo considerabile come spesa per consumi, ma come investimento – si rivela un&#8217;uscita consistente. Circa 2 milioni e 902mila famiglie italiane, infatti, sostengono una spesa media per il mutuo pari a 510 euro mensili (nel 2008 erano 465 euro).</p>
<p>Più bassa – e stabile rispetto al 2008 – la percentuale di famiglie che occupano un&#8217;abitazione in affitto: il 17,1% del totale. Nella ricerca sui consumi delle famiglie italiane, tuttavia, tale stabilità viene descritta come l&#8217;effetto di un andamenti contrapposti a livello territoriale: &#8220;Nel Nord la quota continua a scendere (dal 18,0% al 16,9%), mentre aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno (dal 14,3% al 16,0% re dal 17,6% al 18,2% rispettivamente&#8221;. In termini assoluti, la spesa media per il canone d&#8217;affitto nel 2009 è pari a 372 euro, variando tra il 447 euro delle regioni del Centro e i 295 euro del Mezzogiorno. </p>
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    <title type="html">Saldi al via, saranno affari?</title>
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    <published>2010-06-29T09:33:39+00:00</published>
    <updated>2010-06-29T09:33:39+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3193/saldi-al-via-saranno-affari"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/IMMAGINIIIIIIIII.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="261" alt="" /> Con luglio arriva l&#8217;estate, quella vera. Ma prima ancora di costumi, ombrelloni, pinne e occhiali, la bella stagione porta in dote una sventagliata di saldi. A partire da giovedì, i negozi di tutto il Paese (con alcuni giorni di differenza a seconda delle regioni) daranno il via alla ridda delle vendite a prezzi scontati, nel tentativo di risollevare economicamente un anno non troppo fortunato.</p>
<p><strong>Si parte da Torino</strong><br />
La prima grande città a vedere i cartelli dei prezzi scontati tappezzare le vetrine dei propri negozi sarà Torino, dove i saldi partiranno il primo luglio. Nella Capitale e a Milano, invece, le vendite scontate partiranno il 3 luglio, e così avverrà in tutta Italia (l&#8217;ultima regione sarà il Veneto, il 17 luglio)</p>
 <p>
<strong>Aspettative al ribasso</strong><br />
Nelle previsioni di commercianti e consumatori, tuttavia, quella al via non sarà una stagione di saldi memorabile. Nelle stime più pessimistiche, per esempio, si arriva ad ipotizzare un calo delle vendite anche del 15%. Secondo i commercianti, la spesa media messa a bilancio da ogni famiglia scenderà da 300 euro dell&#8217;anno scorso a circa 250 euro.  Con una nota, la Confesercenti spiega che i negozianti: &#8221; si avvicinano all&#8217;apertura dei saldi con scarse attese: mentre l&#8217;anno scorso oltre il 50% degli addetti ai lavori parlava di buone prospettive, quest&#8217;anno l&#8217;80% si è detto sfiduciato, scettico e incerto circa il risultato delle prossime vendite promozionali (che negli anni passati hanno rappresentato il 26% del fatturato complessivo degli esercizi di abbigliamento e calzature)&#8221;.</p>
<p>Non migliore la prospettiva da cui guardano ai saldi i consumatori. Federconsumatori arriva a definire &#8220;glaciale&#8221; la stagione estiva del commercio, aspettandosi un calo delle vendite compreso tra il 10 e il 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (secondo l&#8217;associazione, proseguirà il trend negativo del 2009 e solo il 40% delle famiglie – 9,6 milioni – approfitterà della stagione dei saldi estivi, con una spesa totale di 1,4 miliardi: in media una spesa di 146 euro a famiglia, 58 euro pro-capite). Meno allarmanti, anche se non rosee, le previsioni del Codacons, secondo cui la flessione nelle vendite sarà meno marcata: tra il 3 e il 5%, con una spesa per famiglia che dovrebbe rimanere stabile, intorno ai 180 euro, mentre solo una percentuale compresa tra il 45 e il 50% dei cittadini potrà avvalersi degli sconti di fine stagione.</p>
<p><strong>Il calendario</strong><br />
Di seguito, riportiamo il calendario dell&#8217;avvio dei saldi nelle diverse regioni:</p>
<ul>
<li>2 luglio: Basilicata, Campania</li>
<li>3 luglio: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria</li>
<li>7 luglio: Toscana</li>
<li>8 luglio: Sardegna</li>
<li>9 luglio: Liguria</li>
<li>10 luglio: Val D&#8217;Aosta</li>
<li>15 luglio: Trentino Alto Adige</li>
<li>17 luglio: Veneto</li>
</ul>
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    <title type="html">Sospensione dei mutui: tempo di bilancio</title>
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    <published>2010-06-28T07:35:41+00:00</published>
    <updated>2010-06-28T07:35:41+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3191/sospensione-dei-mutui-tempo-di-bilancio"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/TEMPODIBILANCIO.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="203" alt="" /> Vi ricordate la moratoria dei mutui, quella voluta del &#8220;Piano famiglie&#8221; partita dal primo febbraio scorso che prevedeva la sospensione della rata per un anno a favore di chi si trova a fare i conti con una rata divenuta troppo difficile da rimborsare? Ad oggi sono più di 15 mila le famiglie che hanno scelto di sospendere il proprio mutuo: questi dati si riferiscono ai mesi di Febbraio, Marzo e Aprile del 2010, per un importo di quasi 2,3 miliardi di euro.</p>
 <p>
L&#8217;iniziativa denominata è frutto di un accordo tra l&#8217;Abi e le Associazioni dei consumatori ed è rivolta a chi si trova a fare i conti con un mutuo divenuto troppo difficile da rimborsare. Pertanto a beneficiare  dell&#8217;accordo sono coloro che hanno subito durante il 2009 o subiranno nel 2010 eventi spiacevoli come la perdita di lavoro, la cassa integrazione, una malattia invalidante o la perdita un familiare che produceva il reddito. La moratoria si applica ai mutui prima casa, anche in fase di preammortamento, e  quelli cartolarizzati, di importo fino a 150mila euro e alle famiglie con reddito non superiore a 40mila euro che siano rimaste indietro con i pagamenti delle rate fino a 180 giorni.</p>
<p><strong>Un calcolo dei risparmi</strong><br />
Grazie a questa sospensione ogni famiglia riesce a risparmiare in media 6.800 euro.<br />
La sospensione del mutuo (la sospensione delle rate mensili da pagare ? debito che si ha verso la banca con cui si è stipulato il contratto) è quindi una delle soluzioni più adottate (circa il 91% delle persone interrompe il pagamento) in questo anno di crisi economica, che ormai, si sta abbattendo su quasi tutte le famiglie.</p>
<p>Secondo l&#8217;ultimo monitoraggio dell&#8217;Abi, fino ad oggi hanno deciso di sospendere il proprio mutuo soprattutto persone finite in cassa integrazione o in mobilità, in gran parte al Nord. In particolare, secondo i dati raccolti si evidenzia che</p>
<ul>
<li>al Centro, circa il 19,2% delle famiglie ha ricorso alla sospensione delle rate;</li>
<li>al Sud e Isole, la percentuale delle famiglie tocca il 22,2%;</li>
<li>
mentre per quanto riguarda il Nord è  stato registrato un picco elevato del 58,7%.</li>
</ul>
]]></content>
    

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    <title type="html">I risultati degli stress test saranno pubblici</title>
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    <published>2010-06-21T13:10:34+00:00</published>
    <updated>2010-06-21T13:10:34+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[A breve, gli europei sapranno con certezza quanto sia solido l&amp;#8217;istituto bancario cui affidano i propri risparmi. Non c&amp;#8217;è ancora certezza sul &amp;#8220;quando&amp;#8221;, ma pare[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3180/i-risultati-degli-stress-test-saranno-pubblici"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/STRESSTEST.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="200" alt="" /> A breve, gli europei sapranno con certezza quanto sia solido l&#8217;istituto bancario cui affidano i propri risparmi. Non c&#8217;è ancora certezza sul &#8220;quando&#8221;, ma pare ormai scontato che i risultati degli stress test sulle banche europee saranno resi pubblici.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è lo stress test</strong><br />
In parole povere, lo stress test è una procedura con cui si verifica la solidità patrimoniale delle banche. Dopo avere valutato le effettive attività di bilancio (scorporati, dunque, i titoli ibridi, i marchi e le eventuali attività immateriali), queste vengono rapportate alle azioni ordinarie, venendo a costituire così un indicatore di quanto incasserebbe un azionista se la banca venisse liquidata in un determinato istante.</p>
 <p>
<strong>Incertezza sui tempi e sui Paesi</strong><br />
La decisione sulla data e la modalità di pubblicazione dei risultati arriverà da una riunione tra Commissione Ue, Bce e Comitato europeo di vigilanza (Cebs). Se il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, afferma che la divulgazione arriverà entro luglio, il direttore generale della Banca d&#8217;Italia, Fabrizio Saccomanni, ritiene che la pubblicazione potrebbe essere &#8220;imminente&#8221;. Per il momento, inoltre, non v&#8217;è certezza se tutti i Paesi membri dell&#8217;Unione Europea accetteranno di rendere pubblici i risultati dei test.</p>
<p><strong>Esami per 25</strong><br />
Secondo quanto sottolineato da Barroso, in un primo momento saranno sottoposti a stress teste i 25 maggiori istituti di credito a livello trasnazionale. In una seconda fase, poi, l&#8217;esame potrebbe essere esteso all&#8217;intero sistema finanziario.</p>
<p><strong>La serenità di Draghi</strong><br />
Di fronte alla notizia, Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha fatto mostro di tranquillità e serenità, ritenendo positiva la direzione intrapresa. Secondo il governatore, infatti: &#8220;Bisogna essere trasparenti con i propri clienti, che vogliono sapere dove investono, quali titoli acquistano e dove depositano i propri risparmi&#8221;.</p>
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    <title type="html">La pazienza degli automobilisti italiani</title>
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    <published>2010-06-18T10:45:58+00:00</published>
    <updated>2010-06-18T10:45:58+00:00</updated>
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    <summary type="text"><![CDATA[La relazione annuale del presidente dell&amp;#8217;Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), certificando l&amp;#8217;andamento dei premi delle polizze[...]]]></summary>
    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3178/la-pazienza-degli-automobilisti-italiani"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/MAGGIOLONETUTTOMATTO.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="211" alt="" /> La relazione annuale del presidente dell&#8217;Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), certificando l&#8217;andamento dei premi delle polizze Rc-Auto, non renderà particolarmente entusiasti gli automobilisti italiani. Secondo quanto comunicato dall&#8217;Istituto, infatti, in Italia il costo di queste polizze assicurative è molto più elevato di quanto non sia in altri importanti Paesi dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><strong>Il tallone d&#8217;Achille del sistema assicurativo</strong><br />
Per descrivere la situazione del comparto delle Rc Auto, Giancarlo Giannini, presidente dell&#8217;Isvap, non ha utilizzato parole tenere, identificandolo come il punto debole (&#8221;il tallone d&#8217;Achille&#8221;, per la precisione) dell&#8217;intero sistema assicurativo. Con premi doppi rispetto a quelli che devono sostenere gli automobilisti tedeschi, francesi e spagnoli, le Rc Auto italiane tra l&#8217;aprile 2009 e l&#8217;aprile 2010 hanno fatto registrare aumenti a due cifre delle tariffe medie ponderate relativamente a tutte le tipologie di assicurati.</p>
 <p>
<strong>Aumenti ingiustificati</strong><br />
In alcuni casi, gli aumenti evidenziati dalle polizze sono sembrati totalmente fuori luogo. Nel Sud Italia, per esempio, giovani e neopatentati si sono trovati a dover affrontare premi assicurativi da 7mila euro per automobili di media cilindrata. Al verificarsi di tali episodi, l&#8217;Isvap ha opposto una reazione netta e decisa: &#8220;La valutazione dell&#8217;Autorita&#8217; sugli aumenti tariffari è nota e non può che essere ribadita: non è la risposta corretta, è solo la leva piu&#8217; immediata e a piu&#8217; rapido effetto in un mercato in cui il cittadino e&#8217; obbligato ad assicurarsi&#8221;.</p>
<p><strong>Le ragioni dei premi elevati e le inefficienze</strong><br />
A definire l&#8217;importo dei premi assicurativi concorrono vari fattori, alcuni dei quali - in riferimento alla realtà italiana - possono giustificare in certa misura gli aumenti registrati (stato delle strade, elevata gravità delle lesioni denunciate), tuttavia il presidente dell&#8217;Isvap rimarca come il confronto con gli altri Paesi europei debba condurre a un&#8217;attenta riflessione.<br />
A parere di Giannini, per esempio, è impossibile chiudere gli occhi di fronte ad alcune inefficienze: &#8220;Nell&#8217;ultimo quinquennio la presenza degli uffici di liquidazione dei sinistri sul territorio e&#8217; diminuita del 30%; il rapporto tra reclami e sinistri e&#8217; peggiorato sul territorio del 77%; l&#8217;importo delle sanzioni e&#8217; cresciuto del 40%; il rapporto sinistri per dipendente continua ad evidenziare valori quasi doppi rispetto alla media nazionale nelle regioni del meridione, nelle quali aggiore dovrebbe essere il presidio&#8221;.</p>
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    <title type="html">Il pieno? Solo dove costa meno</title>
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    <published>2010-06-16T11:23:58+00:00</published>
    <updated>2010-06-16T11:23:58+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3174/il-pieno-solo-dove-costa-meno"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/PIENOEDENARI.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="224" alt="" /> La corsa di benzina e diesel sembra non conoscere freno: la prima ha raggiunto la quotazione di 1,45 euro al litro, mentre per acquistare un litro del secondo sono ormai necessari 1,25 euro. Per fortuna, è quanto dice un sondaggio condotto dal sito www.consumatori.it (e lì pubblicato), gli italiani hanno imparato che l’unico trucco efficace per contrastare il caro-benzina è avere pazienza nella scelta del distributore da cui servirsi. Per salvare il portafoglio, insomma, occorre cercare attentamente il distributore meno caro. Fortunatamente, nell’ultimo periodo, in Italia si stanno diffondendo le cosiddette “pompe di benzina bianche”, ossia non appartenenti a una delle grosse compagnie e capaci di offrire prezzi più contenuti.</p>
 <p>
<strong>Vado dal meno caro</strong><br />
Quali sono i criteri in basi ai quali gli italiani scelgono il distributore da cui rifornirsi? Un sondaggio (visibile al sito <a href="http://www.consumatori.it/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=2267&#038;Itemid=248">www.consumatori.it</a>) dimostra che gli italiani si sono fatti furbi e stanno molto attenti ai prezzi del carburante. Alla domanda “Come scegli il benzinaio?”, infatti, il 62,4% dei partecipanti al sondaggio ha risposto che ciò che determina la sua preferenza di consumo è il prezzo della benzina. Un ragguardevole 28,2% degli intervistati, tuttavia, ha confessato di scegliere il benzinaio soprattutto in base alla convenienza del momento, mentre solo il 9,4% degli automobilisti interpellati ha dichiarato di avere un benzinaio di fiducia dove “ripararsi” al momento di fare il pieno.</p>
<p><strong>Metodi per non bruciare lo stipendio in benzina</strong><br />
Il confronto tra i prezzi praticati dai vari distributori è sicuramente un ottimo metodo per risparmiare soldi sul pieno (magari servendosi del “fai da te”, che permette di lasciare a riposare nel proprio portafoglio circa 1,5 centesimi al litro – circa 25 euro all’anno). Altrettanto salutare per l’economia personale, poi, risulta sapere che è possibile servirsi dalle “pompe bianche”, vale a dire i distributori senza marchio. </p>
<p><strong>Le pompe bianche</strong><br />
Molto spesso si tratta di piccole realtà locali, imperniate solo su uno o due distributori. Riuscendo a proporre prezzi più contenuti della concorrenza, questi distributori permettono ai consumatori di risparmiare anche 7 centesimi al litro. Un risparmio che – supponendo di consumare tre litri e mezzo di benzina al giorno – ammonterebbe a fine anno a quasi cento euro.</p>
<p><strong>Dove sono le pompe bianche</strong><br />
Fornire una stima precisa di un fenomeno che fa dell’agilità e della leggerezza una delle sue caratteristiche principali non è facile. Tuttavia, si può ipotizzare che al giorno d’oggi in Italia siano attive tra le 1500 e le 200 pompe bianche. A titolo di solo esempio, di seguito forniamo un elenco di alcuni dei marchi del settore:</p>
<ul>
<ol>
Befin (<a href="http://www.befin.it">www.befin.it</a>)</ol>
<ol>
Gazzaniga Petroli</ol>
<ol>
Enerpetroli (<a href="http://www.enerpetroli.it">www.enerpetroli.it</a>)</ol>
<ol>
Maremma</ol>
<ol>
PetroliIes</ol>
<ol>
Noaloil (<a href="http://www.noaloil.it">www.noaloil.it</a>)</ol>
<ol>
Dubois</ol>
<ol>
Maxcom (<a href="http://www.maxcom.it">www.maxcom.it</a>)</ol>
</ul>
]]></content>
    

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    <title type="html">Senz&#039;auto... per una vita più economica</title>
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    <published>2010-06-11T08:08:15+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3168/senzauto-per-una-vita-piu-economica"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/tAXI.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="168" alt="" /> La piena disponibilità dell’auto è ormai scritta nel nostro Dna. Certamente per molte persone è una necessità insopprimibile e tutti ne conosciamo le conseguenze: traffico, code, città invivibili, alto tasso di inquinamento, stress. La necessità dell’auto, anche nelle grandi città sorge da una rete di trasporti lenta ed inefficiente comune a tutte le città del mondo, tuttavia, con spirito di iniziativa e intelligenza si possono individuare comportamenti alternativi che migliorano nettamente il nostro stile di vita ed il nostro piano di spese con sensibili risparmi.</p>
 <p>
<strong>Varie possibilità a disposizione</strong><br />
Il ventaglio delle possibilità di intervento spazia dal caso in cui si è disponibili all’abbandono totale dell’auto fino ad una serie i suggerimenti per ottimizzarne la gestione al fine di ridurne il costo. Da qualsiasi punto di vista lo si guardi l’uso intensivo e quotidiano dell’auto, che pone l’Italia ad avere uno dei tassi di motorizzazione più alti del mondo, è una scelta che porta pochi vantaggi. Men che meno da un punto di vista economico. Nell’arco di una vita, tra acquisti consecutivi di autovetture e loro svalutazione, costo del carburante, assicurazione, manutenzione e tasse, ogni proprietario spende diverse centinaia di migliaia di euro. Tra le alternative di modifica delle abitudini, la più drastica, è vendere l’auto e muoversi con mezzi pubblici o alternativi. </p>
<p><strong>Risparmio considerevole</strong><br />
È difficile superare l’autodipendenza, ma, prevedendo anche l’uso del taxi qualche volta, l’abbattimento dei costi sarebbe enorme rispetto al mantenimento di un auto. Esperienze e misurazioni fatte nelle varie città italiane sui tempi di percorrenza, in relazione alle distanze da coprire, indicano che entro 500 metri, il mezzo più veloce è andare  piedi, per 4-5 Km è meglio utilizzare la bicicletta, oltre la soluzione più veloce è quella dei mezzi pubblici. Tutto questo vale anche per i trasferimenti extra urbani e di medio- lungo raggio, per i quali è più economico servirsi di treni, pulman e voli low price ( tipo Ryan on air).</p>
<p><strong>Car sharing</strong><br />
Un servizio intelligente che sta prendendo piede nelle grandi città è il “car sharing” (auto condivisa), su iniziative locali e di Lega ambiente. Significa poter disporre di una macchina ogni volta che serve, senza doverla comprare, pagare il bollo, l’assicurazione il garage. L’associarsi al servizio costa un centinaio di euro all’anno e dà diritto , tramite prenotazione , di disporre  per il tempo desiderato, anche una sola ora di un auto in piena efficienza al costo di un paio di euro l’ora e di pochi centesimi a Km (carburante incluso). Volendo fare un esempio di una famiglia con due auto di cui una parzialmente utilizzata (5.000Km anno in città) e di basso valore, a causa dell’età ( 4.000 euro), il risparmio ottenuto dalla sostituzione della seconda macchina con il servizio car sharing è stato di circa tremila euro oltre al rientro del capitale. Secondo Legambiente, chi percorre meno di 10.000 Km l’anno, con questo sistema, risparmia circa 1.500 euro, ma va tenuto conto che in queste condizioni l’uso della macchina si riduce ulteriormente , perché per piccole commissioni si rinuncia spontaneamente all’uso, mentre prima se ne abusava.</p>
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    <title type="html">Il risparmio energetico è economico?</title>
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    <published>2010-06-10T08:21:29+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3165/il-risparmio-energetico-e-economico"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/PANNELLOSOLARE.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="225" alt="" /> Fatelo per l&#8217;ambiente, se avete a cuore il futuro del pianeta, ma senza pensare che il vostro portafoglio respirerà meglio: a quanto pare, gli elettrodomestici a risparmio energetico non sono vantaggiosi sotto il profilo economico. La scomoda verità risulta da uno studio realizzato dall&#8217;associazione di consumatori francese UFC-Que Choisir.</p>
 <p>
<strong>Il portafoglio non ride</strong><br />
Le speranze dei consumatori si frantumano contro i prezzi degli elettrodomestici di nuovissima generazione. Il confronto tra il costo dei gioiellini eco-sostenibili e il risparmio che questi portano in bolletta è quasi sempre impietoso. Come rende noto l&#8217;associazione francese in un comunicato stampa, i frigo-congelatori a maggiore risparmio energetico(classe A++) hanno prezzi in media 282 euro più alti rispetto a quelli meno evoluti (classe A), ma il risparmio di elettricità che questi apparecchi consentono in dieci anni è di soli 160 euro. Numeri simili sono quelli che riguardano gli asciugabiancheria, in questo caso - evidenzia Caroline Keller, responsabile dello studio - &#8220;l&#8217;investimento non è mai recuperato dai risparmi in bolletta&#8221;. L&#8217;asciugabiancheria dalla più spiccata &#8220;coscienza ecologica&#8221; (classe A) costa 532 euro più di quello che consuma di più (classe C), a fronte di tale differenza, però, il risparmio in bolletta è di soli 290 euro in 10 anni.</p>
<p><strong>Giù la maschera</strong><br />
Il rapporto dell&#8217;associazione dei consumatori mira a portare maggiore chiarezza nella complessità del campo degli elettrodomestici a risparmio energetico. A dire dei cugini d&#8217;oltralpe, infatti, il sistema di classificazione energetica degli elettrodomestici metterebbe in atto un inganno ai danni dei consumatori: proponendo un&#8217;etichettatura che va da A a G a seconda del maggiore o minore risparmio energetico, si lascerebbe supporre il massimo grado di risparmio per gli elettrodomestici classe A. Niente di più falso: i frigoriferi appartenenti alle classi da B a G, per esempio, non sono più in vendita, e un consumatore che acquistando un frigo di classe A pensa di risparmiare si trova a consumare più di quanto farebbe comperandone uno di classe A+ o A++.</p>
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    <title type="html">Sorpresa: gli affiti Milanesi sono economici!</title>
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    <published>2010-06-09T10:06:58+00:00</published>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3164/sorpresa-gli-affiti-milanesi-sono-economici"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/AFFITTIMILANO.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="169" alt="" /> Chi l&#8217;avrebbe mai detto? Milano è tra le città più convenienti per affittare casa, più economica anche della capitale romana. Una buona notizia in tempi di crisi, quando in tutto il mondo le famiglie faticano a comprare casa ma anche ad affittare un immobile in una città, perché i prezzi del mercato sono troppo altri e le famiglie non ce la fanno.</p>
<p><strong>Bene rispetto all&#8217;Europa</strong><br />
A dare la buona notizia è uno studio pubblicato dalla Camera di commercio di Milano sugli ultimi dati disponibili dell&#8217;Economist Intelligence Unit relativi a dicembre 2009, e si scopre, così, che la città meneghina si piazza al 20° posto su 32 centri europei analizzati.<br />
Tuttavia, rispetto allo scorso anno, il capoluogo lombardo perde di competitività (era 22°), a causa di una discesa dei prezzi delle locazioni che è stata più accentuata in termini relativi nelle altre città. Roma si conferma al 10° posto tra le città europee, ma segna un aumento nel costo degli affitti rispetto a Milano.</p>
 <p>
A conquistare il primato di città più cara d&#8217;Europa è Londra dove gli affitti sono proibitivi con un indice dei costi pari a quasi quattro volte quello di Milano. Seguono Parigi e Zurigo. Al quarto posto Copenaghen e al quinto Vienna, mentre Ginevra dal quarto scivola al sesto posto. Sofia e Lione le città europee più economiche per quanto riguarda le locazioni.</p>
<p><strong>A metà classifica in ambito mondiale</strong><br />
Se consideriamo il resto del mondo, Milano si colloca a metà classifica al 67° posto su 136 città considerate, mentre Roma si posizione al 41°. La città londinese invece fa ancora da regina conquistando ancora il primo posto anche tra le città più care al mondo in fatto di locazioni. Su scala globale dopo Londra si posiziona Tokio, seguita da Hong Kong. Più staccate Mosca e New York.</p>
<p><strong>Appartamenti di lusso e di medio livello</strong><br />
Se si considerano gli appartamenti di lusso, Milano passa al 73° posto, rispetto al 42° di Roma, mentre le prime posizioni non cambiano, con Londra che precede Tokio e Hong Kong. Tra le prime dieci ecco anche la cinese Tianjin e Kiev.  Milano si colloca alla 70esima posizione se si dà uno sguardo agli appartamenti di medio livello, mentre Roma passa tra le prime 40 (al 39° posto). Londra si conferma ancora prima, mentre al secondo posto Hong Kong supera Tokyo.</p>
<p><strong>Se avete pochi spiccioli, andate a&#8230;</strong><br />
Quali sono le città al mondo dove conviene affittare un immobile? La città più conveniente in assoluto è Kathmandu, dove il costo degli affitti è cinque volte meno di quello di Milano, seguita da Tunisi, da Colombo e da Panama City.</p>
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    <title type="html">Acquisti in gruppo per pagare meno... e far bene al pianeta</title>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3160/acquisti-in-gruppo-per-pagare-meno-e-far-bene-al-pianeta"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/GRUPPO.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="257" alt="" /> Non v&#8217;è dubbio: vivere in maniera eco-sostenibile è una delle scelte migliori che si possano compiere; bisogna poterselo permettere, però. Non tutti i portafogli, infatti, sono adatti a sostenere pratiche di vita attente all&#8217;ambiente. Per questa ragione, in occasione del Festival dell&#8217;Ambiente, Legambiente lancia l&#8217;iniziativa dei gruppi d&#8217;acquisto per i tetti solari.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è un gruppo d&#8217;acquisto?</strong><br />
Negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda il comparto della spesa alimentare, i GAS (Gruppi d&#8217;acquisto solidale) si sono moltiplicati. In poche parole, un gruppo d&#8217;acquisto è un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all?ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. In questa maniera, comprando direttamente dal produttore, i consumatori si garantiscono prezzi più contenuti e possono verificare di persona che la qualità della merce, nonché i metodi di produzione utilizzati dal venditore.</p>
 <p>
<strong>L&#8217;iniziativa di Legambiente</strong><br />
Adesso, Legambiente cerca di esportare questo modello di consumo responsabile anche nel campo della tecnologia energetica eco-sostenibile. I gruppi di acquisto per il solare, riservati ai soci dell&#8217;associazione ambientalista, coinvolgeranno nelle proprie azioni famiglie e condomini intenzionati a installare impianti solari e fotovoltaici. Secondo Legambiente, un&#8217;iniziativa simile porterà due vantaggi: in primo luogo fornirà uno stimolo all&#8217;industria delle energie alternative e alla diffusione di tecnologie a basso impatto ambientale; in secondo luogo, poi, servirà ai consumatori per ottenere prezzi di favore, facilitando la strada verso l&#8217;ottenimento degli incentivi statali stanziati in proposito.</p>
<p><strong>I vantaggi del gruppo d&#8217;acquisto per il solare</strong><br />
In cosa trovano fondamento i vantaggi offerti dal gruppo d&#8217;acquisto targato Legambiente? Mettendosi insieme, il gruppo riesce a contrattare prezzi migliori con i produttori e, allo stesso tempo, ha più speranze di spuntare condizioni migliori nelle trattative per i prestiti bancari. Inoltre, il gruppo d&#8217;acquisto può avvantaggiarsi delle detrazioni fiscali del 55% per l&#8217;efficienza energetiche, introdotte con la finanziaria 2007 e valide fino a fine 2010.</p>
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    <title type="html">Chi rompe, paga... meno</title>
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    <published>2010-06-07T10:38:50+00:00</published>
    <updated>2010-06-07T10:38:50+00:00</updated>
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    <content type="html" xml:lang="it-it" xml:base="http://www.soldiblog.it/post/3159/chi-rompe-paga-meno"><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/soldiblog/MECCANICO.jpg" class="post" align="left" border="0" width="300" height="225" alt="" /> Secondo le stime della Commissione Europea, riparazioni e manutenzione rappresentano il 40% dei costi che i proprietari di un&#8217;automobile sostengono per la gestione del veicolo durante la vita di quest&#8217;ultimo. Per abbassare tale percentuale, ritenuta troppo elevata, la commissione è intervenuta emanando un nuovo regolamento (la cosiddetta nuova Ber), che entrerà in vigore dall&#8217;1 giugno. Le nuove regole, favorendo la concorrenza tra le officine, dovrebbero portare a un generale ribasso dei prezzi.</p>
<p><strong>La nuova Ber</strong><br />
In base ai nuovi dettami della Commissione Europea, i costruttori di automobili non potranno più imporre che le riparazioni vengano effettuate esclusivamente nelle officine autorizzate: l&#8217;automobilista, pertanto, potrà scegliere l&#8217;officina desiderata senza vedersi scadere la garanzia. La rete ufficiale di assistenza della casa produttrice rimarrà il riferimento obbligatorio esclusivamente per gli interventi gratuiti, quali il primo tagliando e le riparazioni rese necessarie da difetti coperti da garanzia. Il nuovo regolamento Ber, inoltre, interviene sulle norme che definiscono la circolazione delle informazioni tecniche tra case produttrici e autofficine: le case automobilistiche saranno tenute a fornire le specifiche tecniche e la documentazione necessaria anche ai meccanici indipendenti.</p>
 <p>
<strong>Garanzia valida?</strong><br />
Portando l&#8217;automobile in un&#8217;officina indipendente, il proprietario non vedrà cadere la copertura della garanzia, purché l&#8217;officina scelta sia qualificata e operi in maniera corretta, seguendo le informazioni fornite dalla casa produttrice e utilizzando ricambi originali o di qualità equivalente.</p>
<p><strong>Perché le riparazioni costeranno meno?</strong><br />
A creare lo spazio necessario per la riduzione del costo degli interventi di riparazione è la possibilità concessa al fornitore dei componenti originali impiegati dal costruttore di metterli sul mercato con il proprio marchio. In questo modo, officine indipendenti e consumatori potranno scegliere tra ricambi alternativi, anche in funzione del loro costo. Un&#8217;ultima novità nel campo delle riparazioni, inoltre, riguarda più da vicino i meccanici, che non saranno più tenuti a dare prova che i pezzi di ricambio non originali utilizzati per compiere la riparazione siano di qualità equivalente: tale certificazione, adesso, dovrà essere fornita direttamente dall&#8217;azienda produttrice.</p>
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