Il decimo compleanno dell’euro non cade in un momento felice per le tasche degli italiani. Nell’ultimo decennio, infatti, si è registrato un aumento medio dei prezzi al consumo (+21%) e contemporaneamente una crescita più lenta dei redditi pro capite (+14%); di conseguenza c’è stata una riduzione del potere d’acquisto pari al -7%. I dati diffusi da Altroconsumo fotografano una situazione assai difficile per i bilanci familiari, poiché emerge una crescita notevole delle principali voci di spesa.
I rincari hanno infatti riguardato il trasporto marittimo (+147%) e aereo (+61%), i treni (+46%), le utenze per acqua (+52%) e gas (+34%), le bevande alcoliche e i tabacchi (+53%), l’istruzione (+26,5%) e la ristorazione (+28,9%).
I premi Rc auto sono aumentati enormemente in città come Napoli (+122%) e Palermo (+77%), mentre a Roma le polizze assicurative per le moto hanno subito un’impennata del +136%.
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Dovrebbe partire a breve la nuova Social card per le famiglie che vivono una situazione di disagio economico. La carta acquisti funzionerà in 12 città e prevede ricariche diverse in base al costo della vita delle singole realtà. La carta sarà gratuita e si potrà utilizzare per il sostegno della spesa alimentare e per le bollette della luce e del gas.
Possono richiedere la carta i cittadini italiani con età superiore o uguale ai 65 anni, con un reddito e un Isee inferiore ai 6.000 euro annui; bambini italiani di età inferiore ai 3 anni con un Isee inferiore ai 6.000 euro annui
La carta vale 40 euro al mese e funziona come una normale carta di pagamento elettronico, con la differenza che le spese vengono addebitate allo Stato. La carta viene ricaricata ogni 2 mesi con 80 euro.
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A seconda di come lo si prepara, il piacere del risveglio ha prezzi diversi. Un caffè fatto con la moka costa in media 15 centesimi, un espresso in casa fatto con la macchinetta a braccio 20, un caffè al distributore dell’ufficio 30, una capsula (o una cialda) 30-40, un espresso al bar anche un euro.
Per preparare un caffè con la moka ci vogliono dai cinque ai sette grammi di polvere. L’aroma che si diffonde nell’ambiente è imbattibile, l’impatto ambientale è prossimo allo zero (solo il consumo di gas). Per prepararlo, e poi lavare la macchinetta, ci vogliono una decina di minuti.
La macchina con macinino incorporato. Per preparare il caffè con le macchine con macinino incorporato è necessario acquistare il caffè in grani (20-25 euro al chilo), metterlo nell’apposito vano e spingere un pulsante: i chicchi, macinati al momento, si trasformano in polvere. I prezzi delle macchine vanno dai 250 euro in su. È bene pulirle in media ogni sette tazzine.
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Verona è la città più conveniente d’Italia. Ogni famiglia spende in media 6.300 euro all’anno per fare la spesa, ma dove esiste la concorrenza tra punti vendita si risparmiano in media 700 euro.
La competizione tra insegne è eclatante ad Alessandria: scegliendo gli stessi prodotti al prezzo più competitivo è possibile ritrovarsi 1.310 euro nel portafogli. Bene anche Firenze, Pesaro, Modena, La Spezia, Arezzo e Milano, tutte con possibilita’ di risparmio oltre i 1.000 euro all’anno.
Ristagna invece Aosta, che chiude la classifica a 164 euro. Il consueto appuntamento annuale con l’indagine su supermercati, ipermercati e hard discount di Altroconsumo ha fotografato le dinamiche concorrenziali in 61 citta’, registrando 887.000 prezzi di 108 categorie merceologiche in 949 punti vendita. Numeri che disegnano la mappa dell’offerta agli italiani per la spesa in un anno di alimentari, freschi e confezionati, prodotti per l’igiene personale e per la casa. La novita’ e’ che quasi nessuna insegna offre piu’ gli stessi prezzi su tutto il territorio nazionale.

I consumi degli italiani stanno cambiando e cambiano anche i consumatori. E’ un movimento per ora evidente in una fascia alta di persone ma tendenzialmente rivolto a tutti i consumatori. A riflettere sul passaggio “verso un nuovo modello di consumo” è un seminario organizzato da Eurisko.
Sintetizza il presidente Giuseppe Minoia: “La crisi dei consumi non è solo quantitativa. I consumi cambiano anche perché i convincimenti, i desideri e i bisogni evolvono. Cambiano i modi di pensare la spesa. E anche la grande fascia di popolazione sta evolvendo. Il senso del nuovo modello, trainato dalle élite, riguarda la ricerca del meglio in tema di benessere, in una sintesi di valori sostenibili“. E aggiunge: “Il Novecento è alle spalle. Abbiamo preso le distanze dalla cultura di massa, abbiamo capito che le proposte generaliste possono essere nocive, abbiamo capito che il piacere sta nell’equilibrio e che il bene-essere è lo scopo ultimo. Siamo diventati più attenti, più informati, più esigenti, più competenti anche grazie alla cultura di massa della seconda metà del Novecento, dalla quale tutti oggi tendono a prendere le distanze“.
Si va verso un nuovo modello di consumo trainato dalle élite. La crisi sta riconfigurando i modelli di consumo. In che modo? il 46% afferma che dopo la crisi tornerà ai consumi precedenti, ma il 41% afferma che seguirà un modo di consumare diverso. Percentuale che sale al 59% fra le élite (target con elevata capacità di spesa, interessato alle novità, culturalmente attivo), al 57% fra gli studenti, al 56% fra i laureati.
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L’economia italiana sembra non trovare una via d’uscita dalla crisi: se non ci sarà un’accelerazione della crescita le agenzie di rating declasseranno ulteriormente l’Italia.
Secondo Adiconsum, inoltre, “è drammaticamente vero che il tasso d’inflazione supererà presto il 3% con effetti profondamente negativi sui consumi e sui consumatori“. “A trainare l’aumento inflattivo in presenza di una crisi economica pesantissima sarà principalmente l’aumento dei prezzi dei carburanti, voce importantissima del paniere, che ha superato già 1,70 euro al sud e prossimamente anche al centro nord“.
“Adiconsum da mesi chiede al Governo il taglio delle accise che produrrebbe effetti positivi sull’economia e sui redditi dei consumatori. È tempo di intervenire con una patrimoniale sugli immobili (esclusa la prima casa) e sui beni mobili, con una efficace lotta agli evasori che attraverso società di comodo, godono dell’impunità e di beni di lusso i cui costi si scaricano paradossalmente sui soliti noti, con la liberalizzazione delle professioni, con la vendita del patrimonio pubblico spesso inutilizzato, con la privatizzazione delle aziende controllate dagli enti locali“.
“Adiconsum“, conclude Giordano, “teme che la storia non finisca qui e che presto, se non si interverrà con riforme e interventi strutturali quali quelli citati, ulteriori norme interverranno negativamente sulle pensioni, sui consumi e sui redditi delle famiglie, tenuto conto che il prossimo anno scatteranno le Addizionali locali, con l’ennesimo carico fiscale aggiuntivo“.
Via Helpconsumatori e Adiconsum.
Navigare su Internet è un’attività che sta prendendo sempre più piede in Italia. In base ai dati Audiweb, in luglio 26,2 milioni di italiani si sono connessi al web almeno una volta, il 10% in più rispetto allo scorso anno. Questo dato indica i connazionali che si sono collegati da casa, tramite una connessione Adsl, senza considerare gli smartphone o tablet.
Ogni giorno una media di 12,2 milioni di utenti attivi ha trascorso almeno un’ora e tredici minuti a esplorare la rete, consultando mediamente 128 pagine ciascuno. Il picco dell’attività on line è stato registrato tra le 15 e le 18 (in media 6,2 milioni di utenti attivi). Tra le 9 e le 12 gli italiani on line erano 5,5 milioni, mentre tra le 21 e mezzanotte soltanto 4,9 milioni di italiani si sono collegati a Internet.
Si tratta di dati importanti, soprattutto considerando che sono stati rivelati in un mese estivo, periodo in cui generalmente non si trascorre molto tempo in casa.
Audiweb offre anche l’identikit dei fanatici della rete: in luglio si sono connessi 6,8 milioni di uomini, ovvero il 24,8% della popolazione di riferimento e 5,4 milioni di donne (19,7%) del campione considerato. La passione per l’adsl dilaga soprattutto tra i giovani (32,4% della popolazione), seguiti dalla fascia dei 35-54enni (31,4%).
Via Audiweb e Helpconsumatori.

La probabilità di bancarotta del Paese da qui al 2016 è pari quasi al 35%. Le incertezze sull’efficacia della manovra di Ferragosto hanno spinto al rialzo il valore dei Credit default swaps permettendo a questi ultimi di sfondare per la prima volta quota 500 punti base.
I Credit default swaps, sono dei veri e propri contratti assicurativi, con i quali gli investitori si assicurano, in caso di default, per ottenere il capitale investito. Un valore di 500 punti base si traduce in un rischio fallimento da record, in altri termini, le probabilità che l’Italia dichiari bancarotta entro il 2016 sono pari al 34,94%.
Nella graduatoria dei paese a rischio al primo posto c’è la Grecia per la quale il fallimento entro il 2015 è praticamente cosa certa. A seguire, il Portogallo (probabilità 62%). Al terzo posto il Venezuela (56,33%). Fuori dal podio l’Irlanda (52,51%), il Pakistan (47,73%) e l’Argentina (44,92%).
Via Ilfattoquotidiano.

Addio lampadine ad incandescenza, almeno in Europa. Dal 1° settembre 2011, saranno bandite dal mercato europeo quelle da 60 watt. Le lampadine da 100 e 75 sono state già ritirate e dal 2012 non ci saranno più neanche quelle da 40. Un passaggio in più fasi dalle lampadine tradizionali a quelle lampadine a risparmio energetico che permettono un risparmio energetico fino all’80 % rispetto a quelle meno efficienti a incandescenza.
Per l’occasione il Commissario europeo all’energia Gunter Oettinger ha dichiarato:
Hanno fatto parte della nostra vita quotidiana per così tanto tempo che sembra incredibile che debbano sparire. Per quale ragione? La lampadina di Edison, che ha prodotto luce per più di 100 anni consuma troppa energia per la luce che produce. Le nuove lampadine consentono di risparmiare fino all’80% di energia e durano 10 volte più a lungo. Cambiando tutte le lampadine una famiglia media può tranquillamente risparmiare fino a 50 euro l’anno di elettricità e l’insieme dell’UE può risparmiare l’equivalente della produzione annuale di 10 centrali elettriche e 15 tonnellate l’anno di emissioni di CO2, il che equivale a ritirare dalla circolazione 7 milioni di automobili
Sono più di 40.000 gli Italiani che nell’ultimo anno hanno richiesto un prestito per pagare i propri studi o quelli dei figli. Chi va alla ricerca di un prestito formazione e università ha in media 38 anni, aspira ad un finanziamento di circa 10.500 euro e ha intenzione di rimborsarlo in 51 mesi. L’età media risultante ingloba sia i genitori che hanno bisogno di supportare i propri figli nel loro processo di formazione, sia gli studenti che richiedono un prestito per se stessi.
L’indagine rileva che sono tanti gli studenti che si fanno carico in prima persona dei costi della loro formazione: oltre il 15% delle richieste di finanziamento è sottoscritto proprio dai diretti interessati, che fanno ricorso al credito al consumo per completare la propria formazione universitaria. Scendono, in questo caso, sia l’età media del richiedente, che si ferma a 25 anni, sia il valore del prestito richiesto 9.500 euro.
A preoccuparsi della formazione sono soprattutto le donne: se solitamente a richiedere un prestito sono prevalentemente gli uomini, quando si tratta di questa tipologia di finanziamento, la percentuale di donne che li richiede aumenta di 14 punti percentuali rispetto alla media, passando dal 24% al 38% delle richieste totali.
Via Prestiti.