
Nuovi aumenti per i tabacchi nella manovra correttiva del governo Monti? Contrordine, anche questa volta si era capito male. L’emendamento alla legge di stabilità che ha ridotto l’impatto della cosiddetta “tassa sul lusso” non colpirà i tabacchi in generale con l’aumento del prezzo delle sigarette bensì i “tabacchi trinciati”, più comunemente noti come “drum”, usati da molti italiani per le fabbricare in proprio le proprie sigarette.
La precisazione è arrivata oggi in una seduta della Camera dei Deputati molto convulsa per via delle contestazioni della Lega Nord che non ha gradito il ricorso alla fiducia da parte del governo per riuscire ad arrivare già nella serata di domani all’approvazione della legge di stabilità.
Questa decisione, se possibile, è ancor più paradossale della precedente. Senza nulla voler togliere alle ovvie considerazioni sul fatto che il fumo danneggia la salute in maniera seria ed è un’abitudine che è sano disincentivare alzando le imposte ci troviamo di fronte ad un modifica che fa risparmiare “i ricchi” (i contribuenti in possesso di un’auto di grossa cilindrata o di una barca) penalizzando quelli più “poveri” che nel 90% dei casi hanno scelto l’alternativa del tabacco trinciato proprio per risparmiare rispetto alle sigarette già confezionate.

Aggiornamento: Altro fraintendimento, ad aumentare non saranno le sigarette, ma soltanto i tabacchi trinciati (il “drum”).
La tassa “sul lusso” prevista dalla manovra correttiva del governo Monti viene ridotta. Le ultime modifiche apportate dall’esecutivo alla legge di stabilità prevedono un minore impatto delle imposte su auto di lusso e barche. L’emendamento è stato approvato oggi dalla commissione Bilancio e Finanze della Camera e prevede una riduzione progressiva dell’addizionale erariale della tassa automobilistica (il bollo) al 60%, al 30% e al 15% dopo, rispettivamente, 5, 10 e 15 anni, rispetto a quanto inizialmente previsto.
Per effetto della stessa modifica la tassa non sarà più dovuto nel 2032 (sì, fa un po’ ridere, ma è proprio così). Per quello che riguarda le barche la riduzione è del del 15%, del 30% e del 45% decorsi, rispettivamente, 5, 10 e 15 anni. Come ribadito più volte i saldi complessivi della manovra sono intangibili per garantire la riduzione del deficit pubblico, così per compensare a questo piccolo regalo per i possessori di auto potenti e yacht il governo ha previsto l’aumento delle accise sul tabacco.
La “clausola di copertura”, come viene tecnicamente definita, prevede l’Ente Nazionale Tabacchi adegui le imposte sulle sigarette (e sui tabacchi in generale) per sopperire al mancato gettito derivante dai beni di lusso. Non è ancora chiaro a quanti centesimi corrisponderà quest’ultimo aumento, ma sui tempi pare non ci siano dubbi: prima della fine di questo 2011.

Il governo ha presentato il suo emendamento alla manovra contenente alcune novità che riguardano le rivalutazioni automatiche delle pensioni e la famigerata IMU, la nuova ICI. Risolto il giallo sul presunto nuovo bollo per i conti corrente (che in realtà ha preso la forma di uno sgravio per quei depositi con giacenze medie inferiori ai 5000 euro annui) il governo ha modificato alcuni dettagli che riguardano alcuni dei provvedimenti più impopolari contenuti nella manovra correttiva.
Innanzitutto le rivalutazioni delle pensioni. Per l’anno 2012 viene garantito l’adeguamento automatico all’inflazione per tutti i trattamenti pensionistici pari a 3 volte il minimo, quindi la soglia sale fino a 1400 euro mentre nel 2013 questo aumento verrà applicato soltanto per le pensioni fino a 935 euro. Originariamente il testo prevedeva il blocco della rivalutazione per le pensioni sopra i 935 euro per il biennio 2012-2013.
Anche l’impatto dell’IMU, l’imposta sugli immobili, viene ridotto. La detrazione di 200 euro prevista per la prima casa subirà un aumento di 50 euro per ogni figlio residente nello stesso immobile under 26. In questo modo la massima detrazione di cui si potrà godere sale fino a 400 euro rendendo le famiglie con una sola casa con figli, presumibilmente, a carico immune dalla tassazione prevista dall’IMU.

Una prima lettura dell’emendamento alla manovra presentato dal governo aveva indotto a credere che fossimo davanti all’ennesima stangata per gli italiani: un bollo aggiuntivo da 34.20 euro su tutti i conti correnti, alzato fino a 100 euro per quelli delle persone giuridiche e delle imprese. Si è trattato di un malinteso perché lo scopo del governo Monti è esattamente l’opposto. La manovra impone ai cittadini un limite per le transazioni in contanti fissato a 1000 euro e si chiede alle banche di non far pagare spese ai piccoli correntisti proprio per non gravare ulteriormente sui conti della famiglie.
Proprio per questa ragione l’emendamento contiene una norma che cancella il bollo sui conti correnti e sui libretti bancari e postali (questi ultimi già esenti) per quanti hanno una giacenza media inferiore ai 5000 euro. In questo modo tanti piccoli correntisti si troveranno a non dover pagare più questa tassa, qualcosa che alcune banche avevano già eliminato (il riferimento è al Conto Arancio di ING Direct) che garantisce già il rimborso automatico del bollo.
Dove verrà recuperato il gettito? Dall’aumento del bollo sui conti correnti per le imprese, come spiegato dal sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani:
Viene eliminato questo bollo sui conti correnti e sui libretti fino a 5 mila euro. Se facciamo la lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo. È uno sgravio a favore delle persone che verrà compensato dall’aumento del bollo fino a 100 euro per i conti correnti delle imprese e delle persone giuridiche.

Nuovo massimo per la pressione fiscale italiana. Come spiegato dal Governatore della Banca d’Italia la quantità di ricchezza che dalle tasche di imprese e aziende italiane si trasferirà allo Stato nel 2012 sarà pari al 45% del PIL. Ignazio Visco ha spiegato di fronte alla commissione Bilancio della Camera che sarà questo il primo effetto della manovra correttiva. D’altra parte c’era (e rimane) la necessità di ridurre l’indebitamento netto dei conti pubblici in tempi brevi, ma è lo stesso Visco ad ammettere che la maggior parte delle risorse necessarie viene reperita affidandosi alle “maggiori entrate”.
Queste “maggiori entrate” sono ovviamente nuove tasse (come l’IMU) o l’aumento di imposte già in vigore come le addizionali regionali. Il Governatore di Bankitalia non esprime giudizi, si limita a fornire il numero e ad individuare una spiegazione nella necessità del paese di far quadrare i conti prima che la speculazione non renda insostenibile il tasso d’interesse da pagare sui titoli di Stato che finanziano la nostra spesa pubblica.
Certo che si tratta indubbiamente di un “valore molto elevato sia in prospettiva storica sia nel confronto internazionale” e rischia di avvitare il paese in una spirale recessiva. Se per contenere l’emorragia dei conti pubblici è necessario il 45% del PIL un calo dello stesso PIL imporrebbe un prelievo fiscale ancora superiore e via così. L’augurio è che il governo individui rapidamente anche misure per le sviluppo economico che facciano crescere questo benedetto prodotto interno lordo consentendo di far tornare a scendere la pressione fiscale nel medio/lungo periodo.
Pagare l’Imu, la nuova ICI, “può aumentare il rischio di povertà” per 1.6 milioni di famiglie. Lo sostiene Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, di fronte alla commissione bilancio della Camera in un’audizione sulla manovra correttiva del governo Monti. L’osservazione è un’elementare deduzione guardando le percentuali di proprietari di immobili nel nostro paese:
sono quasi 18 milioni le famiglie proprietarie o usufruttuarie di un’abitazione (circa il 71% delle famiglie residenti). Mentre tra le famiglie non a rischio di povertà la quota di proprietari è del 74,7%, tra le famiglie ‘a rischio’ la quota scende al 56,4% e si riduce ulteriormente al 47,4% nel caso essa sia composta da cinque o più componenti. Tra le famiglie a rischio povertà coloro i quali hanno come fonte principale la pensione o trasferimenti pubblici sono proprietari di casa nel 69,4% dei casi: si tratta di 1.600.000 famiglie, sulle quali, quindi, il pagamento dell’imposta sugli immobili può aumentare ulteriormente il rischio di povertà
Essere proprietari non equivale più alla certezza di rimanere lontani dal “rischio povertà” e un’imposta diretta sul possesso dell’immobile può diventare un peso insostenibile oppure può aggravare una condizione difficile già preesistente. Senza voler nulla togliere al presidente dell’Istat bisogna anche sottolineare che la detrazione di 200 euro concessa sulla prima casa dovrebbe mettere al riparo i proprietari di un unico immobile.

Nemmeno il Natale di tregua. Gli aumenti delle accise di tutti i carburanti non attenderanno il 1 gennaio 2012 per entrare in vigore, ma arriveranno subito. Non cambiano gli importi rispetto a quanto annunciato nei giorni scorsi, le imposte saranno pari a 704,20 euro per mille litri di benzina, 593,20 euro per mille litri di gasolio, 267,77 euro per mille (pari a 147,27 euro per mille litri) per il GPL e 0,00331 euro per metro cubo per il metano.
Calcolando l’IVA l’impatto sui prezzi al consumo sarà decisamente rilevante. Già da domani la benzina verde costerà 10 centesimi in più al litro, il gasolio 14 e il GPL 2,6. Una brutta sorpresa: il salasso sarà immediato con effetti anche sul prevedibile maggior consumo per il ponte dell’Immacolata e le vacanze del periodo natalizio.
Gli aumenti non finiscono qui perché nel decreto è già previsto una possibile crescita dell’IVA per la metà del prossimo anno. In assenza di segnali positivi per i conti pubblici potrebbe infatti arrivare un +2% sia per l’aliquota del 10% (fino ad ora non toccata) sia per quella del 21%. Se necessario si potrà ricorrere anche ad un +0,5% ulteriore dal 1 gennaio 2014. L’IVA al 23,5% sarebbe la più alta fra i maggiori paesi dell’Unione Europea con soltanto tre paesi in grado di contenderci il poco invidiabile primato: la Svezia, l’Ungheria, Romania e Danimarca che applicano un’aliquota del 25%.

Mario Monti vuole salvare l’Italia e considera questa prima manovra economica del suo esecutivo un male necessario per evitare che il nostro paese faccia la fine della Grecia, ma il prezzo da pagare sarà salatissimo. Dopo la conferenza stampa di ieri arrivano puntualissime le stime della CGIA di Mestre su quanto verranno a costare i sacrifici derivanti dall’ultima manovra economica in ordine di tempo di questa disastrosa seconda metà del 2011.
Secondo il segretario del centro studi, Giuseppe Bortolussi, si parla di 635 euro in media per famiglia a partire dal 2012. Un salasso soprattutto perché si va a sommare agli effetti delle manovre già elaborate dal precedente governo Berlusconi in estate. Gli effetti nel quadriennio 2011-14 potrebbero toccare i 6400 euro, un maggiore esborso che comporterà inevitabilmente una minore capacità di spesa con la recessione economica alle porte.
Notizie non confortanti in una prospettiva sempre più tetra guardando alla riforma delle pensioni che di fatto allungherà la vita lavorativa dei nati dal 1952 in avanti, anche quelli che hanno lavorato per molto più di metà della propria esistenza e che vedevano vicino il traguardo della pensione. Il sunto della CGIA parla di 161 miliardi di euro fra tagli e maggiori entrate per lo stato, una cifra talmente rilevante da far temere una spirale recessiva: “Una vera e propria stangata che, probabilmente, riuscirà a far quadrare i conti ma rischia di mettere in ginocchio l’economia del Paese”.

L’ICI avrà un nome tutto nuovo, si chiamerà IMU, imposta municipale unica, e tornerà a gravare su tutti i proprietari di immobili. Sarà l’ennesimo salasso, ma inevitabile per permettere di dare ossigeno alle casse dei comuni italiani che dovranno sopportare ulteriori tagli dei trasferimenti in ossequio alla necessità di far quadrare i conti dello Stato. Quanto ci costerà? I conti sono piuttosto semplici. Si comincerà a pagare dal 1° gennaio 2012 e le aliquote base sono due: nel caso di residenza principale si pagherà il 4 per mille, nel caso di seconda casa il 7,6 per mille.
La base per il calcolo crescerà invariabilmente: è prevista una rivalutazione degli estimi catastali del 60% circa, l’ultima rivalutazione era arriva nel 1997 ma non superò il 5%, e sarà questo l’elemento che rischia di rivelarsi una mazzata per i proprietari. L’unica scappatoia è la detrazione fino ad ammontare massimo di 200 euro previsto per chi possiede una sola casa.
Si tratta di uno sgravio che dovrebbe salvare quanti possiedono un immobile in un piccolo paese oppure un appartamento non di pregio e in una zona non centrale delle grandi città. L’introduzione dell’IMU lascia la possibilità alle amministrazioni locali di aumentare o diminuire l’aliquota del 3 per mille sulle seconde case e del 2 per mille sulle prime. In questo modo a seconda del comune potremmo avere aliquote che vanno dal 2 per mille al 6 per mille per quanto riguarda la prima casa e dal 4,6 al 10,6 per mille per le seconde case. Non saranno differenze insignificanti.

Secondo l’OCSE il nostro paese nel 2012 sarà in recessione. Tecnicamente si tratta di un calo del PIL, una notizia pessima visto che sarà questo dato ad imporre una manovra correttiva del governo Monti ancora più feroce. Bisogna recuperare 20-25 miliardi di euro per puntare all’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, considerato vitale, e per questa ragione cominciano a circolare voci di un robusto intervento sulle pensioni su cui sarebbero al lavoro i tecnici governativi.
Le misure dovrebbero essere essenzialmente due: l’innalzamento degli anni obbligatori di lavoro per le pensioni di anzianità che potrebbero salire da 40 a 43 anni e il blocco per tutto il 2012 del recupero dell’inflazione su quelle già erogate dall’Inps. Valore dell’intervento? Fra i 5 e i 6 miliardi di euro compreso il blocco della rivalutazione delle pensioni più alte già deciso dal governo Berlusconi. In pratica l’intervento sulla previdenza andrebbe ad assorbire da solo il 25% di quanto Monti vuole risparmiare.
I sindacati sono chiaramente sul piede di guerra. Mentre la Marcegaglia fa sapere che “non è il momento dei No” la Cgil replica, per bocca del segretario di Spi-Cgil Carla Cantone:
E’ impensabile verrebbero penalizzate tutte quelle persone che vivono con un reddito da pensione bassissimo. Se fosse confermato un intervento di questo tipo verrebbe meno quel segno di equità auspicato dal presidente del Consiglio Mario Monti nel suo discorso programmatico. Non vi è, infatti, nulla di più iniquo che andare a fare cassa con milioni di persone che hanno una pensione che arriva a malapena ai 700 euro mensili.
In effetti sembra complicato porre fra i propri tre pilastri il principio dell’equità, come ha fatto Mario Monti nelle sue dichiarazioni pubbliche, ed insieme colpire in maniera generalizzata lavoratori e pensionati, anche quelli con la “minima”.