Dal 1 febbraio 2011 sono state introdotte nuove norme sul telemarketing. Iscrivendosi al Registro Pubblico delle Opposizioni agli utenti dichiarono esplicitamente il proprio diniego a ricevere chiamate promozionali.
L’iscrizione al Registro è gratuita e revocabile in qualunque momento, ma sopratutto è l’unico modo per evitare il elemarketing dopo che la legge ha abolito il meccanismo che impediva le comunicazioni promozionali salvo esplicita richiesta a riceverle.
L’iscrizione è possibile nei seguenti modi:
a) compilando il modulo elettronico sul sito www.registrodelleopposizioni.it;
b) chiamando il numero verde 800.265.265 ;
c) inviando il modulo predisposto all’indirizzo di posta elettronica abbonati.rpo@fub.it;
d) inviando la raccomandata al seguente indirizzo: Gestore del Registro Pubblico delle Oppoaizioni Abbonati. Ufficio Roma Nomentano, Casella Postale 7211, 00162 Roma;
e) spedendo detto modulo al fax allo 06.54224822.
L’iscrizione nel Registro è effettuata entro il giorno lavorativo successivo alla richiesta. Affinché l’iscrizione sia completamente efficace potrebbero trascorrere sino a 15 giorni dalla richiesta.
Via PMI.

Secondo l’Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) la tassa di concessione governativa sui cellulari non è dovuta, questo stando ad una recente sentenza della Commissione Tributaria del Veneto che ha dichiarato tale balzello illegittimo. Secondo i Giudici tributari, pertanto, tutti i titolari di un abbonamento (ma non di un piano ricaricabile) sia privato sia business possono richiedere la restituzione di quanto versato a tale titolo. Il massimo rimborsabile può arrivare fino a 464,76 euro per le imprese e gli enti locali e fino a 186 euro per i privati, in sostanza, si può recuperare quanto versato allo Stato per tre anni.
Finora la tassa di concessione governativa era prevista per tutti gli intestatari di abbonamenti di telefonia mobile. I consumatori devono pagare sul loro conto telefonico 5,16 euro al mese, mentre i titolari di utenze business (enti locali e aziende) sono costretti a versare un importo ancora più alto, 12,91 euro mensili, anche se il costo può essere detratto all’80% nella dichiarazione di redditi.
L’imposta è diventata oggetto di dibattito e polemiche anche prima del pronunciamento della commissione tributaria regionale perché la sua abolizione avrebbe dovuto avvenire già anni fa: l’adozione del Codice delle comunicazioni elettroniche aveva di fatto abrogato la norma, tant’è che il governo nel 2007 si era impegnato a cancellare la tassa. Tuttavia, considerata l’entità del gettito (750 milioni di euro all’anno), la decisione è stata rimandata.
Le Compagnie telefoniche rimborseranno quanto prelevato per la tassa governativa? Dare una risposta è difficile, tutto dipenderà dalla pronuncia dei Giudici tributari veneti, se questa non rimarrà una mosca bianca nel panorama giurisprudenziale, gli operatori telefonici non potranno sottrarsi al rimborso.

La tua connessione ADSL è molto più lenta di quanto promesso dall’operatore telefonico al momento della firma del contratto? L’AgCom ha attivato uno strumento molto utile per dare manforte ai tanti consumatori che rimangono incastrati nei contratti di fornitura delle linee internet scadenti dopo aver ceduto alle lusinghe della pubblicità. L’autorità per le comunicazioni ha obbligato gli operatori ad inserire precisi impegni nei contratti. Il consiglio è sempre lo stesso: leggeteli con attenzione perché contengono gli impegni sulla qualità della vostra futura linea. Dalla velocità di scaricamento, quella di upload, le eventuali limitazioni per il p2p sulla banda.
Se la vostra connessione vi fa penare con disconnessioni, download eterni e siti irraggiungibili a iosa potete affidarvi a questa risorsa: misurainternet.it. Non si tratta di un semplice test di velocità come ce ne sono tanti in rete. Il “Misura Internet” è particolarmente impegnativo, dura 24 ore, ma al termine vi genererà in automatico un documento in PDF con una fotografia completa della vostra linea ADSL.
Grazie a quel documento, se i parametri sono al di sotto di quelli promessi nel contratto, potrete sollecitare l’operatore telefonico con un apposito reclamo a ristabilire entro 30 giorni gli standard di qualità contrattuali. Se Fastweb, Telecom, Tiscali o chi per lei non ottempererà agli impegni presi ed un secondo test dovesse ancora evidenziare dei problemi potrete chiedere la disdetta della linea senza pagare alcuna penale. L’AgCom nelle prossime settimane attiverà anche un altro test, più veloce, che non avrà lo stesso valore “normativo“, ma vi consentirà di capire se ci sono dei problemi e se vale la pena di dare il via alla verifica completa per presentare il reclamo.

Il bombardamento quotidiano delle offerte degli operatori della telefonia mobile è asfissiante. Ciclicamente arrivano promozioni, sconti, ma stanno prendendo piede da qualche anno (soprattutto per merito di Vodafone) le opzioni tariffarie. In sostanza il pagamento di un fisso settimanale, da scalare dal credito della ricaricabile o addebitato nel canone d’abbonamento, per poter attivare delle particolari tariffe, delle soglie traffico voce verso un numero o un gruppo di numeri o di traffico dati.
Le opzioni tariffarie così costituite danno l’impressione al consumatore che il costo “reale” sia quello finale della tariffa promozionale. L’Antitrust ha ravvisato, con il consueto ritardo che rende di fatto inefficace la sanzione, una “pratica commerciale scorretta” nella comunicazione pubblicitaria dell’offerta “1 cent” di Vodafone. Lo spot lo ricorderete tutti con Francesco Totti e la consorte Ilary Blasi che facevano a gara nel raccogliere monetine da 1 centesimo di euro attribuendo ad ognuna il valore di 1 minuto di conversazione o di un sms.
Non era però chiaro che accedere alla tariffa prevede un canone settimanale (3 euro) e che, naturalmente, in assenza di credito sufficiente la stessa non sarebbe stata attivata per il periodo in oggetto riportando l’utente ad una tariffa base molto più cara di quella ad 1 centesimo per minuto. Tutto questo senza contare che il limite è di 50 minuti per settimana. Sia chiaro, chiunque si sia poi effettivamente apprestato ad attivare l’opzione si sarà reso conto dell’inghippo, ma non è certamente una pratica corretta quella di sbandierare esclusivamente i vantaggi di una promozione lasciando poi all’utente/consumatore il compito di verificare le condizioni inseguendo gli “asterischi”. Certo è che se le sanzioni, in questo caso di 200 mila euro, arrivano a distanza di 6 mesi dalla campagna promozionale difficilmente i gestori della telefonia cambieranno il loro modo di comunicare con vecchi e nuovi clienti.
Chi possiede un abbonamento al telefono cellulare la paga ogni mese, eppure potrebbe essere illegittima. È la famigerata “tassa di concessione governativa” (Tcg), che viene imposta a tutti coloro che sottoscrivono un contratto di abbonamento alla telefonia mobile.
I consumatori chiedono che sia cancellata la Tcg dal momento che è stata abrogata la norma che prevedeva la licenza di esercizio: di conseguenza
è venuta meno anche la tassazione del suo documento sostitutivo e cioè l’abbonamento all’utenza telefonica.
Che vuol dire? Che di conseguenza i versamenti della Tassa di concessione governativa eseguiti in virtù del contratto di abbonamento al servizio di telefonia mobile
sono indebiti.
Parola di Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum. L’associazione mette a disposizione dei consumatori un modulo per chiedere il rimborso della tassa di concessione governativa versata indebitamente negli ultimi 3 anni, anche se è difficile che la richiesta sia effettivamente accolta.
L’associazione consiglia di inviare il modulo alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate in cui si ha la residenza o il domicilio fiscale, dal momento che quest’ultima incassa la Tcg. Che succederà di questa tassa? I consumatori sembrano decisi a chiederne la cancellazione, vedremo che cosa deciderà la politica.
Lo stesso indennizzo, a valere su disservizi identici, indipendentemente dall’operatore con cui il consumatore è abbonato. E’ questa la novità “rivoluzionaria” dell’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che ha introdotto in maniera di indennizzi delle nuove regole da applicare a valere anche sui servizi di pay tv, ovverosia sulla televisione a pagamento.
Ad esempio, l’indennizzo per l’attivazione di profili tariffari o servizi non richiesti è pari, a favore del consumatore, a 5 euro al giorno. Ed in generale, quando il disservizio è grave, l’indennizzo in bolletta a favore dell’abbonato scatta in automatico. Ma è tutto oro quello che luccica?
Ebbene, innanzitutto gli operatori della pay tv, ma anche quelli dei servizi telefonici, fissi e mobili, ed i fornitori di connessione ad Internet, dovranno chiaramente rispettare tali regole per non incorrere in sanzioni. Occorre però evitare che il rendere uniformi gli indennizzi comporti un abbassamento dei risarcimenti stessi a favore dei consumatori.

Puntuali come al solito, anche quest’anno con il Festival di Sanremo sono arrivate le polemiche, che riguardano anche il meccanismo del televoto, dopo i dubbi che circolarono l’anno scorso a proposito della vittoria di Valerio Scanu, la stellina di Amici sostenuta da Maria de Filippi. In ogni caso quest’anno si è mossa da subito anche l’Autorità garante della concorrenza, che ha multato la Rai di 50mila euro per pratica commerciale scorretta e ha imposto all’azienda di spiegare con chiarezza che non si possono escludere manipolazioni del voto perché
“al momento, non è stato possibile adottare strumenti tecnici in grado di prevenire l’eventuale abuso di televoto da parte di call center ed operatori specializzati”.
E infatti l’anno scorso i consumatori erano insorti, denunciando il possibile utilizzo di apparecchi che mandano sms a ripetizione o agenzie di call-center e operatori che “comprano” letteralmente pacchetti di voti. Lo conferma la stessa Autorità che ha imposto le sovraimpressioni così
i consumatori potranno scegliere consapevolmente se partecipare al televoto, sapendo che sono ancora possibili manipolazioni dei risultati.
Continua a leggere: Sanremo: quanto costa e quanto è sicuro il televoto?
Rimanere nei propri confini nazionali non sempre conviene! Soprattutto quando si tratta di servizi Internet. E’ proprio grazie alla normativa europea se il mercato dei diritti TV e del VoIP è altamente concorrenziale.
Diritti TV al “fotofinish”
A “scendere in campo” sui diritti Tv è la Corte Europea di giustizia del Lussemburgo, nella persona dell’Avvocato Generale Juliane Kokott. A suo avviso il diritto dell’Unione ”non consente di vietare la trasmissione in diretta di incontri di calcio della Premier League (serie A inglese) nei locali pubblici, utilizzando schede di decoder straniere”. Il parere arriva in merito al caso di un pub inglese che aveva comprato una scheda dei decodificazione greca trasmettendo le partite di calcio inglesi ad un costo decisamente inferiore da quello richiesto dalla FAPL (Football Association Premier League).
In tale contesto l’avvocato generale Kokott ritiene che l’utilizzazione di schede di decodificazione straniere non costituisca elusione di tali diritti. Infatti, i canoni relativi a tali schede vengono versati. Sebbene tali canoni non siano così elevati come quelli nel Regno Unito, non sussiste, a parere dell’avvocato generale, alcun diritto specifico che imponga di richiedere in ogni Stato membro un prezzo diverso per uno stesso servizio.
Continua a leggere: Diritti TV e VoIP: l’Europa "fa la forza" sugli sconti!
Stufi delle insistenti telefonate durante le ore dei pasti al rientro da una impegnativa giornata di lavoro? Da oggi dire “basta” si può. La soluzione agli assilli commerciali telefonici si chiama Registro Pubblico delle Opposizioni (RPO), istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico secondo quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 7 settembre 2010, n. 178 (Gazzetta Ufficiale n. 256 del 2 novembre 2010).
Come funziona?
L’iscrizione alla “Robinson list” riguarda quindi certamente tutti gli abbonati al telefono fisso, sempre che non abbiano una cosiddetta “utenza riservata” (cioè quelle utenze per le quali si chiede espressamente che non compaiano sugli elenchi).
Ogni abbonato può chiedere al gestore del RPO che il proprio numero di telefono sia iscritto nel registro, gratuitamente “e secondo le seguenti modalità”:
Siete tra quanti si tengono lontani da Facebook non per scarsa familiarità con il computer, ma per precisa scelta, decisi a difendere con le unghie e con i denti la vostra privacy? Allora sappiate che, anche con la semplice posta elettronica, i vostri dati circolano in rete più di quanto probabilmente desiderereste e che, inoltre, ci sono aziende che si arricchiscono vendendo informazioni su di voi a destra e a manca. Gli addetti ai lavori lo sapevano già da tempo, ma a spiegarlo a tutti – partendo dalla propria esperienza professionale – è stata Poppy Harlow, giornalista della Cnn.
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