Dopo l’ipotesi di un canone sul Web (vedi in Germania) e l’introduzione dell’informazione a pagamento è la volta di una tassa sui diritti d’autore per cellulari e pc. La SIAE starebbe infatti pensando ad una “tassa” da applicare a cellulari e pc a tutela dei titolari di diritti di opere scaricate dagli utenti.
L’idea sarebbe quella di applicare la “tassa” che grava attualmente sull’acquisto di apparati per la duplicazione di contenuti come masterizzatori e videoregistratori verrebbe estesa anche a supporti come pc e telefonini, fino a 2,5 euro per terminale.
Si tratterebbe, a detta dei difensori della misura, di un compenso per la copia privata di un prodotto protetto concessa agli utenti. «La copia privata – sostiene la SIAE – è la possibilità che nella stragrande maggioranza dei paesi europei (in Gran Bretagna è vietata) viene data all’utente di effettuare una copia personale delle opere dell’ingegno fono e video. Una direttiva europea del 2001 – spiega la Siae – stabilisce che a fronte di questa possibilità offerta all’utente venga corrisposto un equo compenso ai titolari dei diritti delle opere riprodotte». «In tutti i paesi europei, anche sui nuovi prodotti (telefoni cellulari, hard disk, chiavette usb ecc.) - continua la SIAE - c’è l’applicazione di questo compenso: solo in Italia, da più di sei anni, questi prodotti sfuggono alla giusta remunerazione dei titolari dei diritti».
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Costa più che all’estero ma dal primo gennaio cambierà musica. Parliamo dell’SMS che stando a quanto stabilito dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dovrà ridurre i costi con l’anno nuovo. Oltre all’adeguamento tariffario dei principali operatori italiani (Tim, Vodafone, H3G e Wind) verrà anche introdotta una tariffazione al secondo per chi la richiederà.
Tariffe calmierate
Quanto si pagherà dunque con l’anno nuovo per un messaggino? Non più di quanto previsto dal Regolamento comunitario (11 cent. + IVA).
Tutte le risposte arrivate dagli operatori in risposta alle sollecitazioni dell’Authority garantiscono che i clienti potranno accedere senza costi aggiuntivi a tariffe allineate al tetto comunitario sugli Sms e a piani tariffari al secondo, che dovranno essere stabilmente offerti.
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Il parcheggio è a portata di cellulare. Si tratta di un servizio inaugurato da Modomodo e dal portale Parcheggi.it con cui in soli tre click sul proprio cellulare si può trovare l’area di sosta o la rimessa a pagamento più vicina e disponibile tra le 2.000 presenti nel database.
Come funziona?
Per usufruire di questo servizio sarà sufficiente scaricare gratuitamente il client modomodo sul proprio cellulare: il servizio identificherà rapidamente, tra le duemila rimesse presenti nel database di Parcheggi.it, le aree di sosta più vicine al luogo, dove ci si trova in quel momento o quelle adiacenti l’area indicata sul telefonino, secondo un principio di prossimità. Inoltre sarà possibile visualizzare sul display i dettagli del parcheggio e il percorso più rapido per raggiungerlo.
Chi confronta è già a metà dell’opera è il caso di dirlo. Parliamo della giungla delle tariffe telefoniche. Per potersi districare tra le oltre 2 mila proposte commerciali l’utente ha la possibilità di rivolgersi ad un comodo confronta tariffe autorizzato da Agcom.
Si tratta del sito Supermoney.eu che mette a disposizione degli utenti il proprio motore di calcolo che permette di effettuare il confronto tra le tariffe telefoniche dei diversi operatori presenti sul mercato. A confronto sul sito ci sono i piani tariffari di circa 15 gestori che operano in tutti gli ambiti della telefonia: mobile, fisso, adsl, internet casa e internet mobile, voip, fisso integrato ad internet.
La recente delibera dell’Agcom relativa ai motori di comparazione tariffaria online rappresenta un importante passo in avanti verso una tutela ancora maggiore dei consumatori, soprattutto perché si propone di regolamentare un settore come quello di internet in cui molti operatori purtroppo offrono un servizio non sempre trasparente ed irreprensibile.
Supermoney.eu permette agli utenti di confrontare prezzi e condizioni non solo legati alla telefonia, ma anche ad altri numerosi servizi - tra cui finanziamenti, assicurazioni, energia, risparmio, investimenti - per aiutarli nella scelta del miglior fornitore e del prodotto più indicato alle loro esigenze. Non è un semplice comparatore di prezzo perché permette di rispondere non solo alla domanda «è il prodotto che costa meno», ma anche alla domanda «è il prodotto più giusto per me».
Una nuova sfida per il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta che ha lanciato una nuova sfida: “Web a banda larga per tutti”.
Il piano (leggi l’articolo) per portare Internet a due mega di velocità in tutte le case e rendere una realtà nei rapporti tra cittadini e Stato la posta elettronica certificata richiede investimenti da 1,87 miliardi di euro, di cui 800 milioni saranno resi disponibili dal Cipe entro fine anno.
“Il piano elaborato con il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola e il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani creerà 50.000 posti di lavoro. Costa 1.471 milioni per la parte di Romani e 400 l’ e-government 2012. Ottocento sono già disponibili all’esame del Cipe”, ha detto Brunetta. All’obiezione che tali soldi, presenti in un fondo che dipende da palazzo Chigi e quindi di cui dispone Silvio Berlusconi, siano fermi al Cipe da tanto tempo il ministro risponde: “C’è la crisi. Ma penso che entro fine anno daremo il via”.
Tre giorni e il cambio operatore è assicurato. Un risultato raggiunto dopo una faticosa battaglia legale portata avanti da associazioni dei consumatori e Authority tlc. La decisione è contenuta in una sentenza del Consiglio di Stato che va ad annullare una sentenza del Tar del Lazio che a sua volta, a giugno, aveva bloccato la delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sulla portabilità in tre giorni, su ricorso di Tim e Vodafone.
La sentenza
Dopo tre mesi di caos la sentenza ottenuta da Agcom, Altroconsumo e Codacons, mette ordine nel mondo della portabilità dei cellulari, annullando anche la clausola precedentemente introdotta dal Tar secondo cui gli operatori avrebbero diritto a 30 giorni di preavviso dall’utente. Una cosa mai applicata però nella storia della telefonia mobile.
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Tra 1 e 1,6 euro per non rinunciare al credito accumulato con il vecchio operatore. Questo il costo fissato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la number portability.
Dallo scorso agosto insomma l’utente che vuole “migrare”, porterà con sé anche il credito residuo. Lo prevede la delibera 353/08 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (del luglio 2008) che dava dieci mesi di tempo ai gestori per il raggiungimento di un accordo.
Dal passaggio tuttavia – sottolinea l’associazione Altroconsumo – restano esclusi i bonus e le ricariche omaggio accumulati con il vecchio gestore, una distinzione che potrebbe riuscire non facile e dar luogo a controversie. Sui tempi necessari alla migrazione tra cellulari l’Agcom aveva stabilito (delibera 78/08/Cir) un massimo di 3 giorni, ma una sentenza del Tar Lazio di giugno ha annullato la decisione e questo potrebbe dilatare i tempi (tanto più che i gestori sono soliti fare nuove allettanti proposte al cliente che ha espresso la volontà di cambiare).
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A due anni dalla sua creazione l’innovativo sistema di messaggistica low cost proposto da Skebby entra nell’Olimpo di Mister Prezzi. Sarebbe infatti partita la convocazione del giovane comasco inventore del sistema di messaggistica al cospetto del Garante dei prezzi.
Costi alle stelle
L’idea di successo ben si colloca in un panorama di costi eccessivi. Secondo l’Ocse, infatti, le nostre tariffe mobili sono tra le più care della Ue e l’invio di messaggi (che può toccare i 15 centesimi) è addirittura più costoso del tetto recentemente fissato in Europa per il roaming sms (11 cent). Una sproporzione che aveva infastidito anche Mr Prezzi: da qui la convocazione del 3 settembre per i quattro grandi operatori di rete. Quattro più la new entry dell’ultima ora, Skebby, che spopola per la messaggeria low-cost.
Nessun filtro preventivo per i servizi telefonici con prefisso 144, 166, 892, 899. Viene ribaltata la decisione del Garante della Privacay secondo cui i servizi a pagamento potevano essere attivatia solo su esplicita richiesta dell’utente. Da oggi insomma per non accedere più a tali servizi si dovrà fare espressa richiesta. Il Consiglio di Stato dà torto all’Autorità per le comunicazioni, che per la terza volta ha cercato di arginare i numeri i cui servizi sono stati molte volte al centro delle cronache per le proteste di chi, spesso inconsciamente, si è trovato a pagare bollette di centinaia (e in alcuni casi di migliaia) di euro per oroscopi, maghi e cartomanti, chat line erotiche, foto, video, giochi e suonerie tramite costosi servizi telefonici a pagamento e che, a insaputa dell’utente, in taluni casi scaricavano i dialer per accedere ai servizi tramite costosissime chiamate satellitari o all’estero.
La sentenza
Stando alla sentenza depositata dal Consiglio di Stato lo scorso 31 luglio, i numeri devono essere sempre disponibili e possono essere bloccati solo dopo il consenso dell’utente. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la competenza in materia dell’Autorità per le comunicazioni, che era stata negata in primo grado dal Tar, ma ha contestato che la misura era stata adottata senza coinvolgere «i centri servizi e tutti i soggetti imprenditoriali coinvolti». I gestori telefonici con i servizi a pagamento spesso di dubbia eticità, gestiti da società terze, incassano però lauti guadagni.
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Costa di più soprattutto per chi ne fa un uso medio basso. Questo il risultato del Communications Outlook 2009 dell’Ocse, secondo cui nel nostro Paese l’uso del telefonino sarebbe penalizzante rispetto al resto d’Europa soprattutto per le utenze di basso profilo.
Nella classifica dei 28 Paesi Ocse, l’Italia è sempre nella metà con i costi più alti: al 19° posto per chi fa un uso moderato del telefonino, al 20° per chi fa un uso medio, al 16° posto per chi ha alti consumi telefonici.
Se il cellulare non è una malattia…
…costa paradossalmente di più! Per telefonate per poco più di due minuti al giorno, 600 sms e 8 mms in un anno, si pagherebbe tre volte di più di un utente olandese e circa 1,6 volte meno di un americano. Chi fa un uso moderato del telefonino (360 minuti l’anno di conversazione, 396 messaggini sms e 8 messaggini multimediali mms) spende in Italia l’equivalente di 195,23 dollari: per questa ipotesi di consumo l’Italia è al diciannovesimo posto sui 28 Paesi Ocse, poco oltre la media (163,55 dollari), lontano dai 50,31 dollari l’anno della Danimarca, al primo posto, ma comunque meno dei 279,52 dollari degli Stati Uniti, ultimi.