
Secondo l’Istat la spesa media mensile per famiglia nel 2010 è stata pari a 2.453 euro, la variazione rispetto al 2009 è dello 0,5%, considerando l’inflazione di fatto si tratta di un valore che non cresce. Le spese delle famiglie italiane rimangono quindi sostanzialmente stabili.
Per i generi alimentari e le bevande il dato mensile medio è di 467 euro mentre diminuisce quella per grassi e aumenta quello per la carne. Le spese delle famiglie del nord e del centro per gli alimentari restano stabili (18,9% per il centro Italia, 16,5% per il nord) mentre nel mezzogiorno aumenta la spesa totale arrivando ad un quarto del bilancio familiare totale mensile.
La regione con la spesa media più alta è la Lombardia (2.896 euro) mentre la Sicilia rimane quella con il dato più basso (1.668 euro), la differenza fra le due è di 1200 euro mensili. In Calabria la spesa si attesta a 1.787 euro, in Sardegna a 1.870, in Basilicata a 1.887 mentre in Emilia Romagna (2.885 euro) e in Veneto (2.876 euro) ci si attesta su livelli molto vicini alla Lombardia. Rimangono sostanzialmente confermate le differenza fra nord e sud Italia.
Sono passati sessantacinque anni: era il 5 maggio 1946. Quel giorno, nacque quello che sarebbe diventato il sogno degli italiani di cambiare vita, il sogno da compilare in ricevitoria, quel sogno si chiamava (anche se non ancora, in realtà) fare tredici, quel sogno sarebbe stato il Totocalcio.
Al tempo però era ancora Sisal, e si vinceva col dodici, non col tredici. Per decenni il Totocalcio oltre ad aver arricchito un po’ di italiani, ha fatto molto di più: ovvero ha sostenuto con i suoi incassi lo sport italiano. Tutto nacque da un’idea di Massimo Della Pergola, giornalista sportivo della Gazzetta dello Sport.
Terminati gli anni della guerra - dove era stato licenziato in quanto ebreo dal giornale in cui lavorava - Della Pergola finì anche internato in un campo di lavoro in Svizzera. Lì ebbe l’idea, che una volta terminate le ostilità e fatto ritorno a Milano avrebbe applicato insieme a due colleghi, Fabio Jegher e Geo Molo…
Continua a leggere: Il 5 maggio 1946 la prima schedina del Totocalcio con il primo concorso SISAL
Oggi è il 3 maggio 2011, ventesimo World Press Freedom Day: è la giornata mondiale della libertà di stampa. Perché si festeggia proprio oggi? Perché risale al 3 maggio 1991 la Dichiarazione di Windhoek - la trovate sul sito Unesco - una carta destinata a delineare il futuro degli stati africani in tema di libertà di stampa.
A leggerla cosa ci troviamo? Troviamo molti punti ancora attuali: se pensate che tutto ciò fu pensato per l’Africa del 1991, un continente a pezzi forse ancora più di quanto lo è oggi, fa un discreto effetto notare come alcuni dei punti del manifesto siano perfettamente applicabili anche all’Italia del 2011, e non solo.
Naturalmente nella Dichiarazione di Windhoek manca qualcosa senza cui non leggereste questo post: internet. Le libertà digitali, le infinite possibilità che la rete offre alla libertà di espressione e di stampa erano chiaramente impensabili vent’anni fa in Europa, figuriamoci in Africa: proviamo ad approfondire dopo il salto.

Si anticipa il passaggio definitivo al digitale terrestre e anche le Regioni che per tutto il 2012 potevano contare sul segnale analogico lo spegneranno a metà dell’anno prossimo; tutti gli utenti televisivi, quindi, sono avvisati: entro il 30 giugno 2012 dovranno avere un televisore digitale o un decoder per adattare ogni apparecchio vecchio.
Il Cnid, infatti, (Comitato Nazionale Italia Digitale, composto dai rappresentanti dell’autorità per le Garanzie delle comunicazioni, delle Regioni, delle associazioni di Tv locali e delle emittenti nazionali, dei produttori, distributori e consumatori) presieduto dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha fissato un nuovo calendario: Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, più la provincia di Viterbo, completeranno il passaggio dall’analogico al digitale nel secondo semestre del 2011; Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia lo faranno il 1° semestre del 2012.
Il Decreto Legge n°34, che ha introdotto con l’articolo 4 le Misure di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, pone le basi per l’asta delle frequenze liberate dagli operatori televisivi: un gruppo di lavoro approfondirà l’impatto che il processo di razionalizzazione dello spettro radioelettrico avrà in ognuna delle Regioni interessate.
Ma gli utenti? Dovranno adeguarsi in fretta e avere televisori di nuova generazione o decoder, altrimenti non vedranno più la tv. Megli organizzarsi per tempo e provare ad approfittare di qualche offerta.
Il Portogallo non ha venduto Cristiano Ronaldo alla Spagna, come raccontava un divertente “pesce d’aprile”; ma forse potrebbe anche pensarci su, visto come morde la crisi e come stanno soffrendo i titoli di stato lusitani. Al punto che anche i risparmiatori che hanno investito in bond portoghesi potrebbero vedere i loro risparmi messi a rischio.
L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato ulteriormente la valutazione del debito portoghese e l’ha portata a BBB-, appena un gradino sopra il livello di titoli spazzatura, con prospettive negative.
Di conseguenza si è impennato il rendimento dei titoli di stato portoghesi: quelli decennali promettono una cedola del 7,97%, 467 punti in più rispetto ai Bund tedeschi, considerati i più solidi dell’Eurozona. Ancora peggio i titoli quinquennali, con tassi all’8,76%. Rendimenti così alti significano una sola cosa: il mercato considera possibile un fallimento del Portogallo, nonostante l’ombrello di protezione steso dall’Unione Europea.
Non a caso Altroconsumo consiglia ai risparmiatori che hanno investito in titoli portoghesi di cederli sul mercato: in caso di ristrutturazione, infatti, il credito verrebbe comunque ridotto. A breve Lisbona deve rinnovare complessivamente oltre 9 miliardi di euro di debito pubblico, 4,3 miliardi il 15 di aprile e 4,9 il 15 di giugno.
Ma i costi bancari - prelievi, bonifici, ordini di pagamento, chiusura conti - sono corretti oppure sono il frutto di un accordo tra le banche? L’Antitrust non è soddisfatta della situazione attuale e ha aperto un’indagine conoscitiva, dopo quella del 2007, per verificare che cosa è cambiato e che cosa rimane da cambiare in nome della concorrenza.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato segnala che molti costi dovrebbero essere ridotti e addirittura annullati, grazie alla cancellazione dei costi per gli istituti di credito: in pratica si fanno pagare al cliente servizi che non costano nulla alla banca! Per esempio il prelievo del contante e i pagamenti allo sportello, i bonifici on line, il prelievo bancomat che può costare anche più di un euro. Nel mirino anche il cambio di banca:
L’indagine analizzerà e verificherà anche le difficoltà alla chiusura e trasferimento del conto corrente da una banca all’altra, con connessi costi diretti e spesso indiretti richiesti e i vari ostacoli alla portabilità/surroga dei mutui, denunciati dai cittadini, per comprenderne le ragioni e individuare le possibili soluzioni.
Continua a leggere: Banche: l'Antitrust indaga sui costi allo sportello e online
L’inflazione torna a correre e raggiunge i massimi dal 2008: a marzo i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,4% su base mensile e del 2,5 per cento rispetto a un anno fa. Lo segnala l’Istat nelle sue stime preliminari.
A pesare di più sull’aumento del costo della vita sono i carburanti: la benzina aumenta del 3,4% su mese e del 12,7% su anno, il gasolio del 4,3% e del 18,5%, il gpl +0,1% e +20,7%, il gasolio da riscaldamento +4,3% e +19,1%. Per il resto, i settori che hanno subito rincari maggiori a livello congiunturale sono i trasporti (+1,4%), i servizi ricettivi e di ristorazione (+1%) e l’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,4%). In calo risultano i prezzi di ricreazione, spettacoli e cultura (-0,6%) e delle comunicazioni (-0,1%). Sul piano tendenziale ancora rincari per trasporti (+5,5%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+4,4%).
Non solo in Italia, però, i prezzi hanno ripreso a correre. Eurostat, infatti, segnala che l’inflazione media nell’area euro a marzo ha raggiunto il +2,6%, il che dovrebbe confermare l’orientamento della Bce per un rialzo dei tassi di interesse. Secondo Federconsumatori in seguito agli ultimi rincari le famiglie dovranno pagare ulteriori “1.164 euro annui”, a causa della “speculazione”.

Dal primo aprile tutti gli utenti dell’energia che non sono passati al libero mercato si ritroveranno aumenti nelle bollette, sia per la luce sia per il gas. Il rincaro sarà rispettivamente del 3,9% e del 2%: ogni famiglia si ritroverà a pagare in media 37,5 euro in più all’anno.
Lo ha deciso l’Autorità per l’energia, che ha tenuto in considerazione l’aumento del prezzo del petrolio - costante dal 2009 - e anche gli incentivi per le energie rinnovabili, che pesano per quasi 5 miliardi di euro complessivamente. Una famiglia tipo, che consuma in media 2.700 kilowattora l’anno e una potenza impegnata di 3 kW spenderà 16,5 euro su base annua per la luce. Quanto al gas, 1.400 metri cubi l’anno costeranno circa 21 euro in più.
Si può fare qualcosa per risparmiare? Altroconsumo consiglia di rivolgersi al libero mercato e di puntare sulle offerte che si possono sottoscrivere online, in cui viene escluso per un periodo di tempo il rincaro legato al petrolio. Per esempio per un single che è a casa solo la sera e nel fine settimana svetta l’offerta di Edison, Edison Web Luce: la bolletta totale annua è di 144,54 euro, con un risparmio di 22, 31 euro rispetto alla tariffa regolata dall’Autorità.
Non piace affatto agli avvocati, interessa ai consumatori, che sono cauti ma soddisfatti, e potrebbe convincere i commercialisti. È la mediazione obbligatoria, che da un paio di giorni è legge e impone alle parti, prima di ricorrere a un giudice, di cercare un accordo stragiudiziale, per tutte le controversie commerciali e civili.
Un regime leggermente diverso riguarda le liti di condominio e i risarcimenti danni da incidenti stradali: in questi due campi le novità entreranno in vigore tra un anno, il 20 marzo 2012. Ma anche lì prima di ingolfare un tribunale civile si dovrà per forza cercare di raggiungere un accordo.
È un bene o un male? L’obiettivo primario è quello di snellire l’attività dei tribunali, liberare i giudici civili da tutte quelle questioni minute che possono - e spesso debbono - essere risolte con un accordo, prima di andare in giudizio. I tempi si dovrebbero ridurre, ma i costi?
Continua a leggere: Al via la mediazione obbligatoria. Quali vantaggi?

A parte la preoccupazione per le sorti dei ribelli libici e per i giapponesi a rischio contaminazione radioattiva, queste tragedie mondiali peseranno anche sulle nostre bollette energetiche? Secondo una ricerca di Nomisma energia, la risposta è tristemente positiva, anche se per sapere quello che accadrà occorre aspettare le decisione dell’Autorità sull’energia elettrica e il gas.
Dopo la benzina, quindi, potrebbe toccare a luce e gas. La società di analisi specializzata nel settore dell’energia
prevede che l’aumento del prezzo del greggio, ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile, porterà a un rincaro del 2% per il metano e dell’0,8% per l’elettricità. Se l’Authority lo trasferirà ai consumatori finali si trasformerà in quasi 25 euro in più al mese per ogni famiglia (+21,2 euro per il gas, +3,2 euro per la luce).
Secondo Davide Tabarelli, analista di Nomisma Energia, nel trimestre aprile-giugno le bollette del gas potrebbero rincarare di 76,5 centesimi al metro cubo, che per una famiglia tipo (1.400 metri cubi consumati in un anno) si tradurrebbe in un aggravio di 21,2 euro su base mensile, dopo un aumento di 30 euro registrato a gennaio, risultato di un rincaro del gas (37 euro in più) e una riduzione dell’elettricità (-7 euro).
Ma questo potrebbe essere solo l’inizio: la tendenza al rincaro “continuerà per tutto il 2011″ a causa dei “meccanismi, regolatori o di mercato, con i quali vengono trasferiti ai consumatori finali i maggiori costi del petrolio”. In particolare l’Italia “è tra i paesi più esposti alle dinamiche internazionali del petrolio, e lo si vede proprio nelle bollette, con il prezzo del gas che di fatto, con un ritardo di nove mesi, è ancorato a quello del barile. Ed è anche la fonte più usata nella generazione elettrica”. Quindi c’è poco da stare allegri.