Mercatone Uno in amministrazione straordinaria

Decreto del ministro dello sviluppo. Entro fine aprile è prevista un'offerta d'acquisto

Il Gruppo Mercatone Uno è stato ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria. Un decreto firmato dal ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi oggi prevede la nomina dell'organo commissariale. I commissari straordinari nominati sono Vincenzo Tassinari, Ermanno Sgaravato e Stefano Coen.

L'adesione alla legge Marzano spiega Mercatone Uno in una nota:

"è da considerarsi come una naturale prosecuzione del percorso aperto con il concordato prenotativo autorizzato dal Tribunale di Bologna, il cui presupposto fondamentale era la ricerca di un investitore che potesse dare continuità ad un marchio storico italiano, Mercatone Uno, in un orizzonte temporale stimato per esigenze di tesoreria fino alla fine di marzo, non avendo il Gruppo fatto ricorso a finanza ponte"

E ancora:

"l'investitore che si è proposto, e con il quale vi è un confronto aperto da circa due mesi, ha comunicato che procederà alla presentazione di un'offerta definitiva di acquisto entro la fine del mese di aprile: da qui la necessità di aprire la procedura in oggetto".

(r.m.)

Mercatone Uno, 34 punti vendita a rischio chiusura: proteste in tutta Italia



27 marzo 2015

I dipendenti di Mercatone Uno, la catena imolese specializzata nell'arredamento della casa, sono in mobilitazione. L'azienda ha annunciato di voler chiudere già entro fine aprile 34 degli 80 punti in vendita. In ballo ci sono quasi migliaia di posti di lavoro, sono 3700 in totale i dipendenti sparsi per la penisola, persone che si troverebbero dall'oggi al domani senza un introito e soprattutto senza garanzie come ha spiegato Sabina Rigatti, segretaria nazionale di Filcam Cgil. Operai che non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale, i cui compensi eventualmente non ricevuti sarebbero trattati alla stregua dei crediti vantati da banche e fornitori.

La situazione è precipitata negli ultimi giorni. Della crisi della catena, fondata nel 1975 dall'imprenditore Romano Cenni, si sapeva già da tempo. In questi ultimi anni ha accumulato debiti con le banche per 400 milioni di euro, nel frattempo il suo fatturato è sceso rapidamente attestandosi su cifre di poco superiori al mezzo miliardo di euro. Lo scorso settembre l'azienda ha presentato un piano di risanamento ottenendo dalle banche un nuovo prestito di 25 milioni di euro, ma non è stato sufficiente. Nei giorni scorsi è partita la svendita colossale, un svuota tutto con il 70% di sconto che se da un lato ha ingolosito gli undici milioni di clienti, dall'altro ha fatto capire ai dipendenti che la fine fosse ormai vicina.

In tutte le sedi sono iniziati scioperi e presidi per impedire lo svuotamento dei magazzini, il tutto si concluderà con lo sciopero generale del 1 aprile. Intanto la società ha fatto sapere che sono pervenute tre manifestazioni di interesse da parte di altrettante aziende che ora sono al vaglio del management per valutarne la bontà, il limite fissato per presentare un offerta era il 28 febbraio. Pare che sulla catena italiana abbiano messo su gli occhi gli inglesi di Kingfisher e i francesi di Conforama, indiscrezioni comunque non confermate ufficialmente. Con un comunicato l'azienda ha però difeso il suo operato:

Non possono essere messe in dubbio l’impegno e al determinazione della proprietà e del management. In questo contesto si inseriscono le trattative con i possibili investitori, sia a livello nazionale che locale, sulle quali è necessario mantenere il massimo riserbo.

La questione viene seguita con particolare attenzione anche dalla politica, in particolare il Movimento 5 Stelle ha presentato in merito un'interrogazione parlamentare. I prossimi giorni si preannunciano decisivi per le sorti dei tanti lavoratori che chiedono chiarezza sul loro futuro, ma anche della stessa azienda.

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