La premiata truffa concerti vende musica a caro prezzo

Biglietti concerti La musica è ormai un bene di lusso che in pochi si possono permettere. Non si tratta solo dei dischi, venduti a caro prezzo con l'alibi della pirateria ma soprattutto dei concerti live. Il Codacons lancia l'allarme concerti, contestando i 177 euro da spendere per i Rolling Stones, ed ecco spuntare una data romana per Barbra Streisand, il 15 giugno al Flaminio, con prezzi da collezionisti: da 850 euro (+ prevendita) per la platea numerata, fino ai 135 (+ prevendita) per la curva. Va bene che è il concerto d'apertura del tour europeo, va bene che si tratta della prima volta dal vivo in Italia, va bene che c'è un'orchestra di 58 elementi, ma a tutto c'è un limite, e i prezzi per Barbra Streisand Live sono semplicemente indecenti. (v. articolo)

L’accorato allarme lanciato dal Codacons evidenzia come i costi stellari non siano proporzionati alla location dell’evento: prezzi alti per tutti, belli o brutti, grandi e piccini, metropoli e paesini.
Passando in rassegna il calendario concerti dei prossimi mesi ci chiediamo come un giovane di 20 anni (ma anche oltre) possa permettersi l’appuntamento con i Rolling Stones a Roma sapendo che si può spendere fino a 177 euro.

Arrivano fino a 105,80 euro gli Who a Verona, mentre per George Michael a Roma occorre sborsare fino a 92 euro. Carissimi anche gli italiani: Laura Pausini a Milano arriva fino a 57,50 euro, per Fiorello il posto migliore costa 63 euro. I prezzi schizzati verso l'alto in pochissimi anni: i Foo Fighters nel '97 costavano 32mila lire, Bob Dylan 36mila lire nel '98, Jamiroquai 32mila lire nel '95, Depeche Mode 42mila lire nel '98, Oasis 40mila lire nel '97.

I promoter nazionali italiani ancora indipendenti rispondono che il mercato musicale è cambiato da quando sei anni fa in Italia è arrivata la multinazionale americana Clear Channel, che oggi si chiama Live Nation. Sono cambiate le proporzioni, adeguandosi all’esuberanza consumistica USA. Da allora infatti i cachet degli artisti sono schizzati alle stelle, le risorse del mercato sono state drenate con rischi minimi da parte dei promoter italiani passati alle dipendenze Usa, e di conseguenza i prezzi dei biglietti si sono gonfiati.

L’interessante intervista a Roberto De Luca, presidente e amministratore delegato di Milano Concerti, il braccio italiano della multinazionale americana Live Nation, ex Clear Channel sembra dare una prospettiva diversa della faccenda pur ammettendo un rincaro prezzi del botteghino negli ultimi anni.

Secondo i promoter non dovremmo lamentarci visto che da noi il costo dei biglietti è il più basso d'Europa. Certo è che non sarebbe male se i biglietti venissero rapportati agli stipendi nostrani (v. articolo)!

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