La De Tomaso venduta ai cinesi di Ideal

Lo storico marchio di auto sportive passa in mani straniere. E i lavoratori rimangono senza risposte sul loro futuro.

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Un altro pezzo di industria italiana se ne va, piccolo ma di lusso, visto che stiamo parlando dello storico marchio di auto sportive De Tomaso, fondato a Modena nel 1959 dal pilota italo-argentino Alejandro de Tomaso e da lui sempre controllato fino al decesso nel 2003. Il crac della società risale invece al 2012, lasciando gli 800 operai di Grugliasco (vicino a Torino) e i 100 di Livorno senza certezze per il loro futuro.

Purtroppo adesso questo futuro è più chiaro, visto che ad aggiudicarsi il marchio De Tomaso è stata la società cinese Ideal Team Ventures, con sede legale nelle Isole Vergini e sede operativa a Hong Kong e che produce "vetture per uso privato", nelle parole dell'avvocato della società Gianpaolo Salsi.

Le auto, però, verranno prodotte in Cina, gli stabilimenti De Tomaso e gli operai, invece, non sono parte dei piani degli acquirenti, che erano interessati ad acquistare il solo marchio delle celebri auto sportive. Marchio acquistato per un milione e 50mila euro, battendo la cordata italiana Eos e soprattutto lasciando pieni di delusioni gli operai che si erano recati in Tribunale nella speranza di avere qualche novità riguardo un piano industriale, che invece semplicemente non c'è.

L'unica società che avrebbe dato opportunità di reimpiego era la lussemburghese L3, che aveva vinto la precedente aggiudicazioni salvo defilarsi all'improvviso al momento del pagamento. Un episodio che non ha convinto e per il quale sono stati trasmessi gli atti alla procura.

Una situazione riassunta alla perfezione da Giuseppe Anfuso della Uil di Torino: "Con la vendita di oggi si conclude una vicenda cominciata male e finita peggio, di cui gli unici a pagare il prezzo sono i lavoratori che vedono sfumata la possibilità di tornare a produrre auto nel torinese. Spiace che professionalità come quelle dei dipendenti De Tomaso, ex Pininfarina, non vengano utilizzate. Ancora una volta l’imprenditoria italiana si è fatta scappare, a nostro avviso, una grande opportunità".

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