Pensioni, il governo ne parlerà nel Consiglio dei Ministri del 18 maggio

Dopo che la Consulta ha bocciato la norma contenuta nel decreto Salva Italia del 2011 del governo Monti il governo corre ai ripari: convocato un cdm per lunedì 18 maggio 2015.

Sulla Gazzetta Ufficiale la sentenza della Consulta sulla norma Fornero

Giovedì 14 maggio 2015 - Nel corso del Consiglio dei Ministri di lunedì 18 maggio il governo discuterà della possibili misure sulle pensioni per risolvere il problema sorto dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la norma Fornero. La spesa che è possibile sostenere è tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro netti, una parte arriverà dal "tesoretto" di 1,6 miliardi messo da parte grazie alla differenza tra il deficit tendenziale e quello programmatico e una parte deriverà dal rientro dei capitali. Servirà però una clausola di salvaguardia.

Un'altra delle soluzioni possibili è quella di restituire l'indicizzazione della pensione persa per effetto del blocco del Salva-Italia per uno solo dei due anni in cui lo stop è stato in vigore in modo da ridurre l'impatto sui conti e soddisfare una delle indicazioni della Consulta, che ha giudicato eccessiva la durata del blocco per un biennio.

C'è anche la possibilità di optare per l'ipotesi di restituire l'indicizzazione piena solo fino a tre volte il minimo per tutti gli assegni che superano la soglia e dunque chi ha pensioni più basse otterrebbe un rimborso più alto per chi ha pensioni basse e chi ha pensioni alte avrebbe un rimborso inferiore.

Lunedì 11 maggio 2015 - Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha annuncia che oggi informerà la Commissione europea in merito alle iniziative allo studio del governo per rispettare la recente sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni: secondo il titolare di via XX Settembre entro questa settimana il governo emanerà un decreto nel quale delineerà una posizione ufficiale per sbloccare l'indicizzazione delle pensioni, decisione che sarà calibrata sulle fasce di reddito.

Secondo Padoan già nel Nel Documento economico-finanziario, che il governo italiano ha presentato all'esecutivo di Bruxelles entro la scadenza del 30 aprile scorso, erano contenuti alcuni coefficienti che saranno utili ad affrontare questa improvvisata emergenza che potrebbe costare, secondo alcuni analisti, tra i 15 e i 20 miliardi di euro allo Stato.

Giovedì 7 maggio 2015 - Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco degli adeguamenti pensionistici previsto dal decreto Salva Italia del 2011. Tecnicamente la sentenza acquista ora efficacia. Il testo integrale a questo link.

La Consulta boccia la norma Fornero


Giovedì 30 aprile 2015

La Consulta boccia la norma Fornero

La Corte Costituzionale ha depositato oggi la sentenza 70, il cui relatore è la giudice Silvana Sciarra, che dichiara incostituzionale la norma contenuta nel decreto Salva Italia approvato nel 2011 dal governo Monti che prevedeva il blocco dell'adeguamento delle pensioni al costo della vita per i trattamenti superiori a tre volte il minimo Inps (ossia sopra i 1.443 euro).

Nella sentenza viene spiegato:

"L'interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio"

in particolare, i motivi della incostituzionalità di quella norma vengono spiegati in questo passaggio:

"la censura relativa al comma 25 dell'art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico, induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività"

La Consulta ritiene pertanto che siano stati intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, che sono fondati su "inequivocabili parametri costituzionali", ossia la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso come retribuzione differita (articolo 36 della Costituzione) e l'adeguatezza (articolo 38 della Costituzione).

L'Avvocatura dello Stato prevede che questa bocciatura da parte ella Consulta abbia un impatto sui conti pubblici di circa 5 miliardi di euro, ossia 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013. La stima risale a quando si tenne l'udienza pubblica.

Il viceministro dell'Economia Enrico Morando ha commentato:

"Se si dichiara illegittima la mancata corresponsione dell'adeguamento, quei pensionati ora hanno diritto ad averlo, l'adeguamento va corrisposto"

poi ha aggiunto che il ministero valuterà cosa fare dopo aver letto le motivazioni della sentenza e ha spiegato:

"Non abbiamo effettuato i calcoli, ma è chiaro che ha conseguenze rilevanti sul bilancio pubblico. Stupisce l'assenza di bilanciamento rispetto all'articolo 81 della Costituzione. Così si scarica un onore significativo sul bilancio dello Stato"

Anche se la norma viene chiamata con il nome dell'allora ministro del Lavoro, la stessa Elsa Fornero si difende dicendo che quella non fu una sua scelta, ma una decisione di tutto il governo presa per fare risparmi in tempi brevi.

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