Blocco pensioni, Monti: evitò default o Troika

L'ex premier: "Il nostro primo dovere allora era evitare il default, come oggi in Grecia, sarebbero state a rischio le pensioni, non solo il loro aumento per recuperare l'inflazione"

Monti su blocco pensioni

Mentre il governo è indaffarato a trovare 5-6 miliardi di euro dopo che la Consulta ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo (oltre 1.500 euro lordi al mese), blocco previsto dalla riforma Fornero per il 2012-2013, l’allora premier di quell’esecutivo tecnico, Mario Monti, difende quella scelta:

“Rispetto la sentenza della Corte, come sempre, ma sono perplesso"

Riguardo al blocco dell'indicizzazione delle pensioni sopra i 1.500 euro Monti, intervistato da La Stampa, dice che a fine 2011:

"Il nostro primo dovere allora era evitare il default. In quel caso, come oggi in Grecia, sarebbero state a rischio le pensioni, non solo il loro aumento per recuperare l'inflazione. Immagino che la questione sia stata dibattuta anche all'interno della Corte: secondo resoconti giornalistici la sentenza sarebbe stata adottata con sei voti a favore e sei contrari e il sì determinante del presidente”.

La norma in questione è contenuta nella manovra "Salva-Italia" del governo Monti. In particolare è il comma 25 dell’articolo 24 del DL 201 del 2011, poi convertito nella legge numero 214 del 2011, a essere stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale.

Secondo Monti:

“La situazione dell'Italia di allora puntava pericolosamente in direzione della Grecia. Se non avessimo preso le misure necessarie, sarebbe intervenuto il default oppure sarebbe arrivata la Troika (Bce, Ue, Fmi, Ndr). La Corte non avrebbe avuto nulla da eccepire. Ma l'Italia avrebbe perduto il proprio credito oppure la sovranità nazionale"

aggiunge l’ex Presidente del Consiglio subentrato all’ultimo governo Berlusconi. Si trattò dunque di una soluzione emergenziale, e questo lo psapevamo già, ma dalla vista cortissima, a giudicare dalla sentenza della Corte costituzionale di qualche giorno fa.

Parte di quei 5-6 miliardi necessari a riempire il buco venutosi a creare nella casse dello Stato potrebbe arrivare dal tesoretto da 1,6 miliardi di euro, "
"avanzato" dal Def.

"I soldi vanno restituiti e possiamo dire addio al tesoretto"

commenta il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (PD).

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