Scandalo GSM box: le telefonate costano meno ma si pagano di più!

GSM box Trasmissione di inchiesta molto interessante Report, che stuzzica l’interesse di cittadini ma spesso anche di istituzioni giudiziarie. E’ quello che è successo con la puntata di domenica scorsa sullo scandalo delle GSM box, scatole magiche di commutazione tariffaria. Alla luce dei fatti emersi dall’indagine televisiva il Codacons ha infatti avanzato la richiesta alla Procura della Repubblica di Roma di acquisire il servizio con questo giustificativo:

“Chiediamo alla Procura di Roma di acquisire il filmato e valutare eventuali illeciti, perché gli utenti della telefonia fissa, attraverso questo sistema, vengono usati come strumenti inconsapevoli di un guadagno illecito ed eccessivo – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – L’ Autorità per le comunicazioni deve intervenire o costringendo gli operatori telefonici a far beneficiare i clienti delle tariffe più basse realizzabili grazie al GSM box, oppure disponendo la cessazione di tale sistema, che tra l’altro rende concorrenti in possibili reati gli utenti stessi, la cui chiamata diventa non più identificabile anche ai fini delle indagini di Polizia”.

E intanto continua il fuoco incrociato tra operatori di telefonia mobile che si scagliano addosso accuse di collusione e comportamento scorretto.

Come funzionano i GSM box?

Si tratta di una scatola “magica” in cui vengono depositate una serie di SIM card (massimo 30) il cui traffico si avvale di una commutazione di segnale nonché di tariffa. Le telefonate di casa verso il cellulare che transitano per queste “scatole” vengono infatti trasformate, senza violazione di alcuna norma, in chiamate cellulare-cellulare, con un evidente risparmio che però non si riflette sul consumatore ma solo sul soggetto gestore, che truffaldinamente paga all’operatore la tariffa più bassa applicando all’utente finale quella più alta.

Quali illeciti provoca il sistema di SIM?

La procura di Bologna ha recentemente aperto un’inchiesta rispetto ad un fatto avvenuto dieci mesi fa, in occasione di una telefonata anonima fatta ad un noto imprenditore bolognese:
«Apri il cancello, stiamo arrivando». Lui ha fatto denuncia ai carabinieri. Ma sui tabulati, invece di scoprire subito l´origine della telefonata che poteva far pensare ad una minaccia, non si è visto nulla. La chiamata era «schermata» da un Gsm box, al quale la Procura è giunta però solo dopo cinque mesi di ricerche. La scheda sulla quale era transitata la chiamata, proveniente da Treviso, era intestata ad una ignara signora del Sud del Lazio. A fatica, i carabinieri sono poi riusciti a giungere alla fonte: il chiamante aveva semplicemente sbagliato il prefisso.

Il sistema infatti facilita la perdita “d’identità” delle chiamate nonostante il decreto Pisano del 2005 sull’obbligatorietà nominativa delle singole SIM. In aggiunta per aggirare il sistema chi ha bisogno di grossi quantitativi di SIM ricorre ad un escamotage tanto ingenuo quanto efficace: dà nomi falsi, o di persone defunte o peggio ancora di persone totalmente estranee ai fatti.
Tutto questo avviene in palese violazione delle norme per le telecomunicazioni e dei codici di sicurezza, provocando l’insabbiamento di indagini di reato.

Chi specula sul GSM box?

Il principale accusato risulta Tele2 che sembrerebbe speculare su questo sistema di “conversione” chiamate per circa l’80% con margini di guadagno elevatissimi, senza contare le sim a traffico gratuito per le quali l’operatore non paga nulla al gestore (nello specifico Wind)! L’AD di Tele2 sembra rispondere in serenità alle accuse legittimando il comportamento scorreto come unica soluzione per calmierare i corsti delle telefonate fisso-mobile…tuttavia queste tariffe in Italia sono le più alte in Europa!

Vedi l'inchiesta per intero su Report.it

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