Nel 2016 rischiamo nuove tasse per 16 miliardi

Le clausole di salvaguardia della legge di stabilità 2015 peseranno fino al 2018, l'aumento dell'Iva è dietro l'angolo con effetto a catena sui consumi e sull'intera ripresa economica. L'analisi della Cgia.

tass in più 2016

Nel 2016 rischiamo di pagare 16 miliardi di nuove tasse. È l'allarme lanciato dalla Cgia di Mestre che mette in guardia i cittadini. Niente male per un governo che quando varò la legge di stabilità 2015, finanziata per 11 mdl finanziata in deficit, annunciò in pompa magna un taglio della tassazione per 18 miliardi.

"Oltre a trovare le risorse per rimborsare i pensionati (si parla di un importo minimo oscillante tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro) e per far fronte all'eventuale bocciatura da parte dell'Ue dei nuovi regimi di fatturazione (split payment ed estensione del reverse charge alla grande distribuzione, che ci costringerebbero ad un aumento delle entrate pari a 1,7 miliardi di euro), il Governo Renzi dovrà individuare altri 16 miliardi di euro: in caso contrario, dal 2016 scatterà la clausola di salvaguardia che innalzerà le aliquote Iva e ridurrà le detrazioni/agevolazioni fiscali in capo ai contribuenti italiani, con un conseguente aumento delle imposte per questi ultimi"

spiega l'associazione artigiana mestrina secondo cui le previsioni di ripresa del governo Renzi sono decisamente ottimistiche, troppo, e scollegate dalla realtà.


"Il Governo ipotizza una ripresa economica superiore a quella prevista nel Def con un conseguente incremento delle entrate fiscali, una contrazione dei tassi di interesse che dovrebbe ridurre il costo del debito pubblico e un rilevante apporto di gettito dal rientro dei capitali illecitamente esportati all'estero. Tuttavia se queste ipotesi non si dovessero verificare, vi sarebbero effetti negativi su famiglie e imprese"

dice Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia.

Ma la legge di Stabilità 2015 pone vincoli anche nel 2017 quando la clausola di salvaguardia sfiorerà i 25,5 miliardi di euro e nel 2018, quando toccherà i 28,2 miliardi di euro.

"Con l'Ue abbiamo preso degli impegni per rispettare i vincoli di bilancio che non sara' facile onorare senza mettere mano nelle tasche dei contribuenti".

Se le clausole di salvaguardia non potranno essere sterilizzate, dall'1 gennaio 2016 l'aliquota Iva del 10 per cento aumenterebbe di 2 punti, dal 1 gennaio 2017, di un altro punto per arrivare al 13 per cento in due anni. L'aliquota ordinaria invece, oggi al 22 per cento, dall'inizio dell'anno prossimo salirebbe di 2 punti, dal 1 gennaio 2017 di un altro punto e dall'1 gennaio 2018 di un altro mezzo punto, per arrivare nel 2018 al 25,5 per cento. Un sucidio per i consumi, già abbondantemente al palo con il paese che è in deflazione.

"Il meccanismo che giustifica l'impiego delle clausole di salvaguardia è a dir poco diabolico. Se il Governo non sarà grado di chiudere gli enti inutili, di risparmiare sugli acquisti, di tagliare gli sprechi e gli sperperi che si annidano nella nostra Pubblica amministrazione, a pagare il conto ci penseranno i contribuenti italiani che gia' oggi subiscono un carico fiscale tra i piu' elevati d'Europa"

conclude Bortolussi.

A ottobre 2013 l'aliquota Iva standard salì - causa clausole di salvaguardia - dal 21 al 22 per cento per un aumento del carico fiscale per gli italiani pari 4 miliardi di euro.

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