Syriza ha deciso: la Grecia continuerà a pagare i debiti al Fmi

Il partito ha respinto la proposta dell'ala estremista di non pagare i debiti al Fondo Monetario Internazionale.

GREECE-POLITICS-ECONOMY

Lunedì 25 maggio 2015 - Con 95 voti contro 75 e una sola scheda bianca il Comitato centrale di Syriza ha respinto la richiesta dell'ala estremista del partito di non rimborsare i prestiti al Fmi e ha rigettato anche la proposta di nazionalizzare le banche e indire un referendum per dare agli elettori il potere di respingere ogni accordo con i creditori internazionali su ulteriori riforme di bilancio. La Grecia, dunque, continuerà a pagare i suoi debiti con il Fmi.

Domenica 24 maggio 2015 - La Grecia torna a ribadire che non sarà in grado di pagare le rate del prestito del Fondo Monetario Internazionale. Il motivo è semplice: non ha i soldi per farlo.

A confermarlo poche ore fa, ai microfoni della televisione Mega, è stato il ministro dell’Interno Nikos Voutsis, che senza troppi giri di parole ha dichiarato:

Le quattro rate per il Fondo Monetario Internazionale a giugno ammontano a 1,6 miliardi di euro. Questo denaro non sarà versato, perché non c’è.

Il tempo stringe, la scadenza resta fissata al 5 giugno prossimo e lo spettro della bancarotta per la Grecia è sempre più vicino.

Grecia, Governo Tsipras: "Il 5 giugno non rimborseremo il Fmi"


Mercoledì 20 maggio 2015
estensioene prestito greco

Nikos Filis, portavoce del gruppo parlamentare di Syriza, ha rilasciato un'intervista all'emittente Ant1. Per l'occasione, senza troppi giri di parole ha dichiarato "non ci sono fondi per rimborsare l'enorme prestito del Fondo monetario internazionale". Tuttavia, ha assicurato che il governo pagherà stipendi e pensioni ed ha aggiunto: "Non daremo soldi ai creditori, i negoziati si stanno facendo sempre più tesi. Questo è il momento della verità".

Secondo la stampa ellenica, Alexis Tsipras è alla ricerca di un accordo definitivo e rifiuta l'idea di un esborso parziale dei fondi. L'obiettivo è quello di giungere ad un' intesa che metta fine all'austerity e che ripristini la sovranità greca. Inoltre, l'accordo per Atene non va negoziato in due o tre tranche, al fine di adempiere agli obblighi di breve termine. Tale ipotesi allungherebbe solo l'agonia del paese colpito dalle politiche di Bruxelles. La proposta sarà discussa a Riga, a margine del vertice Ue, con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Francois Hollande.

Intanto gli analisti di Moody's lanciano l'allarme: l'outlook sul sistema bancario ellenico resta negativo per il deterioramento della liquidità e della capacità di finanziamento degli istituti. Secondo il report dell'agenzia di rating, è poco probabile che le pressioni si attenuino nel corso dei prossimo anno e si potrebbe arrivare anche all'imposizione di controlli sui capitali e a un congelamento dei depositi.

Resta un fatto, al di là del catastrofismo di Moody's, la Grecia ha in cassa due miliardi di euro: troppo pochi per pagare i creditori internazionali. Dunque la Ue una soluzione dovrà pur trovarla. Inutile, infatti, sperare che il paese, anche se in forma dilazionata, possa farcela ad onorare i rimborsi. A fronte di questa situazione è bene chiarirsi anche sul possibile default di cui tutti i giornali continuano a parlare. Come ci ricorda l'economista Vladimiro Giacché:

"Quanto al default bisogna intendersi sul significato dei termini. In questi anni ci sono stati diversi default che sono stati semplicemente chiamati in un altro modo. Io infatti posso non onorare un debito in diversi modi: non ripagandolo (in tutto o in parte) oppure allungando le scadenze di pagamento (come nel caso greco è già successo). In realtà tra le due cose concettualmente non c’è alcuna differenza. Anche per questo, anziché impiccarsi alle parole, è bene andare alla sostanza. E la sostanza è che il debito greco non è ripagabile. È questa la realtà con cui l’establishment europeo non vuole fare i conti"

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