Pensioni, Padoan contro la Consulta: "doveva valutare i costi". Renzi lo corregge: "massimo rispetto"

Il ministro si dice "perplesso" per il fatto che "la Corte Costituzionale sostiene di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti e che non c'era una stima dell'impatto". Al premier lo scivolone istituzionale non va giù e da Riga corregge il tiro.

padoan contro consulta

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan contro la Corte costituzionale. Dalle colonne di “Repubblica” il titolare del dicastero via XX settembre spara sulla sentenza della Consulta che ha decretato incostituzionale il blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo per il 2012-2013, ordinando i rimborsi.

Padoan afferma:

"Abbiamo provveduto a tamponare la falla, e gli arretrati da corrispondere ci costano 2,2 miliardi. Poi gradualmente a regime l'intervento sui trattamenti di medio livello ci costerà 500 milioni l'anno, a partire dal 2016".

Il ministro nell’intervista riportata dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari si dice "perplesso" per il fatto che:

"la Corte Costituzionale sostiene di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti e che non c'era una stima dell'impatto".

Ma il ministro sembra quasi dimenticare che la Consulta si occupa di legittimità costituzionale ed è tenuta a farla rispettare.

"Non so chi avrebbe dovuto quantificare il costo ma rilevo che in un dialogo di cooperazione tra organi dello Stato indipendenti, come governo, Corte, ministri e Avvocatura sarebbe stata opportuna la massima condivisione dell'informazione. Se ci sono sentenze che hanno un'implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell'impatto. Anche perché serve a formare il giudizio sui principi dell'equità. Questo è mancato e auspico che in futuro l'interazione sia più fruttuosa"

insiste Padoan.

Aprire una polemica istituzionale, se non proprio uno scontro, non conviene però al governo, tanto più a 10 giorni dalla tornata elettorale di regioni e comuni, così il premier Renzi getta acqua sul fuoco, correggendo il fedele ministro.

Renzi a margine del vertice UE sul partenariato orientale di Riga in Lettonia parla oggi di "massimo rispetto istituzionale" per la Corte.

"Lavoriamo nel massimo rispetto e raccordo istituzionale: abbiamo rispettato la sentenza della Corte costituzionale e ora si tratta di lavorare insieme perché i segnali di ripresa, che ci sono, possano irrobustirsi".

Dopo la sentenza della Consulta, aggiunge il presidente del consiglio si pone con più forza:

"il tema molto complesso e interessante della solidarietà tra generazioni, di cui dovremo discutere. La risposta del governo italiano è stata efficace e secca: ora si tratta di lavorare in una cornice europea delicata perché i segnali di ripresa possano irrobustirsi e consolidarsi"


ha concluso il premier.

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