Draghi: la ripresa non basta, puntare sulle riforme strutturali

Il presidente della Bce a Sintra, in Portogallo: "riforme e flessibilità economie necessarie, la contrattazione aziendale frena i licenziamenti"

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Le prospettive di crescita dell’area euro sono oggi le migliori rispetto agli ultimi sette anni ma si rimarrà sotto i livelli precedenti alla crisi economica se le necessarie riforme strutturali non verranno realizzate.

Così secondo il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, intervenuto stamattina a Sintra, in Portogallo, davanti a un pubblico di banchieri centrali e accademici riuniti per un forum organizzato dalla stessa Bce.

Il governatore centrale ha parlato anche della necessaria flessibilità dell'economie dell'area euro:

"Il fatto che ogni economia nazionale sia abbastanza flessibile dovrebbe essere accettato come parte del nostro comune dna"

Il presidente dell’Eurotower ha parlato anche della contrattazione aziendale delle retribuzioni che secondo lui è da preferire a quella nazionale perché le imprese grazie alla flessibilità data dalla contrattazione di secondo livello durante la crisi:

"hanno tagliato i posti meno di quella vincolate da accordi di negoziazione salariale centralizzata".

In merito alla politica monetaria super espansiva della Bce, che a marzo ha lanciato il suo piano di quantitative easing, Draghi ha detto che:

"si sta facendo strada nell'economia reale. La crescita sta ripartendo, le aspettative d'inflazione hanno recuperato dai minimi. Questo non è la fine delle nostre sfide, una ripresa ciclica da sola non risolve tutti i problemi dell'Europa"

perché:

"Non elimina l'eccesso di debito che colpisce parte dell'Unione. Non elimina l'alto livello di disoccupazione strutturale che colpisce troppi Paesi né la necessità di perfezionare l'organizzazione istituzionale della nostra unione monetaria"

ha messo in guardia il numero uno della Bce.

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