UE boccia Reverse Charge, Renzi: "aumento accise carburanti non scatterà"

Renzi:"nessun problema, sui 728 milioni sono molto tranquillo ... stiamo ragionando dove prenderli". Reverse charge, cos'è, come funziona e perché era inviso agli industriali.

Reverse Charge

Il presidente del consiglio alle prese con una nuova grana sui conti pubblici. Dopo la sentenza della consulta che da decretato il rimborso delle pensioni bloccate per il biennio 2012-2013, l'Ue ha bocciato ieri la norma su reverse charge Iva creando un nuovo ammanco nelle casse pubbliche per oltre 700 milioni di euro.

Renzi in queste ore rassicura che per tappare il buco il governo non farà scattare l'aumento delle accise sui carburanti, cioè la clausola di salvaguardia contenuta nella legge di stabilità.

"la clausola di salvaguardia non scatterà in nessun caso"

ha detto il premier Matteo Renzi a Bersaglio Mobile su La7 che ha però sottolineato di non essere d'accordo con la posizione Ue.

Ieri la Commissione europea ha negato la richiesta del governo di una deroga per estendere alla grande distribuzione (gdo) il meccanismo di reverse charge. Ora, la legge di stabilità 2015 prevede che in caso di bocciatura scatti in automatico la clausola di salvaguardia che fa salire l'accisa su benzina e diesel dal primo luglio 2015.

Dal ministero dell'economia si assicura pure che "c'è il fermo impegno del governo" ad evitare che ci sia l'aumento delle accise sui carburanti.

"Sui 728 milioni sono molto tranquillo anche perchè sono una misura che pesa su un bilancio di 728 miliardi... Non ci sarà nessun problema, stiamo ragionando dove prenderli"

ha aggiunto Renzi.

Soddisfatta invece Confindustria che aveva presentato un ricorso a Bruxelles contro il meccanismo di reverse charge esteso alla grande distribuzione organizzata. Ma di che si tratta in dettaglio?

Reverse charge, cos'è e come funziona

Il reverse charge avrebbe introdotto un diverso meccanismo di applicazione dell'Iva allargandola alla grande distribuzione che ne eliminava la possibilità di detrazione. In soldoni si tratta di una inversione contabile con cui il destinatario di una cessione di beni o prestazione di servizi, se soggetto passivo nel territorio italiano, deve pagare l'imposta in luogo del cedente o prestatore il quale riceve così dal cliente l'importo del bene ceduto o della prestazione eseguita in modo da essere esonerato dall'obbligo di versare l'Iva dell'operazione eseguita.

Più semplicemente l’imposta sul valore aggiunto non sarebbe più versata al fisco dai venditori (i fornitori di supermercati, ipermercati e discount) ma dagli acquirenti, ritenuti a minor rischio di evasione fiscale. Il principio della norma sarebbe appunto quello di evitare le frodi Iva, il cedente infatti non corre il rischio di "scordarsi" di versare l'Iva e il cessionario non può "dimenticarsi" di annotarla perché sarebbe nulla la registrazione. Per gli industriali il meccanismo penalizzerebbe la grande distribuzione perciò spingono per una norma che faccia salire la soglia di compensazione dei crediti Iva fino a un milione di euro con tanto di adeguati fondi per i rimborsi.

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