Le considerazioni finali di Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia

"La ripresa c'è, ma il rischio è che sia una ripresa che non crea nuovi posti di lavoro".

È un ottimismo molto molto cauto quello che traspare dalle parole di Ignazio Visco nelle sue "considerazioni finali" tenute all'assemblea annuale della Banca d'Italia. E già sentire parlare di una "ripresa che rischia di non creare nuovi posti di lavoro" fa una certa impressione, visto che l'argomento occupazione è quello in assoluto più sentito in un paese che continua a far registrare il record di disoccupati. La crescita, però, dovrebbe ulteriormente consolidarsi: "L'aumento del Pil nel primo trimestre interrompe una lunga fase ciclica sfavorevole e dovrebbe proseguire nel trimestre in corso e in quelli successivi".

Nel complesso, sembra che la dinamica stia tornando positiva secondo quelli che sono due dei principali indicatori: export e consumo interno. "All'accelerazione delle esportazioni si accompagna un recupero della domanda interna. Prosegue il rialzo della spesa delle famiglie, soprattutto per beni durevoli, anche grazie alle migliori prospettive del reddito disponibile. La dinamica degli investimenti è tornata positiva e secondo le valutazioni delle imprese potrà rafforzarsi nel corso dell'anno".

Da quanto dice Visco, peraltro, il clima di fiducia si può intuire anche dal fatto che "il 90% circa del bonus fiscale (gli 80 euro di Renzi, ndr) sarebbe stato speso e che, nei primi mesi del 2015, la quota delle famiglie che segnala di arrivare con difficoltà alla fine del mese si sarebbe lievemente ridotta rispetto a un anno prima". Inoltre i consumi delle famiglie sono aumentate per la prima volta dal 2010, ma rimangono ancora sotto di un abbondante 10% rispetto ai livelli del 2007.

Una minaccia a questo quadro timidamente ottimista arriva però dalle tensioni europee. Principalmente da quanto sta avvenendo in Grecia: "Le difficoltà delle autorità greche nella definizione e nell'attuazione delle necessarie riforme e l'incertezza sull'esito delle prolungate trattative con le istituzioni europee e con il Fondo Monetario Internazionale alimentano tensioni gravi, potenzialmente destabilizzanti". Per il momento, però, le ripercussioni sono limitate, segno che i progressi nella governance europea funzionano e sono in grado di evitare il contagio.

Tra questi strumenti, ovviamente, grandissima attenzione è data al quantitative easing: "I timori di deflazione si sono ridotti, ma gli effetti positivi del programma fin qui osservato non devono indebolire la determinazione nel portarlo avanti; sono anzi una conferma della necessità di condurlo a compimento. Il ritorno dell'inflazione su livelli coerenti con una variazione annua dei prezzi al consumo inferiore ma prossima al 2 per cento nel medio termine deve essere duraturo".

JAPAN-ECONOMY-IMF-WORLDBANK

  • shares
  • +1
  • Mail