Confcommercio: l'indicatore dei consumi cresce, +1% nel 2015

L'indicatore sui consumi di Confcommercio reso noto a margine dell'assemblea annuale. Luci e ombre di una ripresa ancora incerta. Ci vorranno altri 15 anni per tornare al pil pro capite del 2007.

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Aggiornamento. "Il dato dell'ultimo mese sembra indicare la possibilità di una ripresa dei consumi più accentuata rispetto a quanto rilevato fino ad oggi e avvalora, unitamente alle indicazioni positive provenienti da altri indicatori congiunturali, l'ipotesi di una crescita superiore all'1% già nel 2015" secondo Confcommercio. L'organizzazione conferma le previsioni di crescita all'1,1% per quest'anno e all'1,4% per il 2016, risultati "ampiamente conseguibili in ipotesi di evoluzione favorevole della fiducia che necessita di azioni trasparenti di rassicurazione da parte delle istituzioni". Ma restano tutti i dubbi sulle dimensioni della ripresa; con gli attuali tassi di crescita di Pil, consumi e reddito disponibile ci vorrà il 2027, quindi 15 anni, per tornare al pil pro capite del 2007. Senza un alleggerimento del Fisco su consumatori e imprese poi non si andrà da nessun parte: "Aspettiamo da 40 anni la riforma fiscale: abbiamo bisogno di un fisco semplice, affidabile ed equo. Senza paura cioè di continui aggiornamenti al rialzo, come speriamo non accada con la riforma del catasto" ha detto il presidente di Confcommercio Claudio Sangalli. Per Confcommercio una buona riforma fiscale "vuol dire almeno tre cose" pochi tributi, semplici da pagare, riduzione generalizzata delle aliquote Irpef, fabbisogni e costi standard.



L'indicatore dei consumi Confcommercio cresce da aprile 2015 dello 0,5% rispetto al precedente mese di marzo e dello 0,8% su base tendenziale, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.

La media mobile a tre mesi dell'indicatore mostra un consolidarsi del trend di progressivo miglioramento iniziato timidamente l'estate scorsa, secondo quanto spiega Confcommercio a margine dell'assemblea annuale dell'associazione.

A maggio invece la fiducia dei consumatori, pur restando su livelli alti, ha mostrato un ulteriore peggioramento, dopo quello rilevato già ad aprile. Un dato che fa capire quanto ancora siano incerte le prospetti economico-finanziarie personali e il sentiment dei consumatori anche in relazione alle prospettive di ripresa del Paese.

Lato imprese, l'indice del clima di fiducia fa registrare una sostanziale stabilità, anche se tra gli operatori economici solo quelli del comparto dei servizi di mercato mostrano un leggero miglioramento del sentiment.

Tra gli operatori del settore manifatturiero, delle costruzioni e del commercio il pessimismo invece risale. Secondo gli indicatori qualitativi dell'analisi di Confcommercio il trend al recupero del clima di fiducia dovrebbe rafforzarsi nei prossimi mesi grazie a un più consistente apporto della domanda interna.

Inoltre il leggero miglioramento dei livelli occupazionali, il cui consolidamento è atteso anche qui per i prossimi mesi, sarà secondo Confcommercio lo strumento più efficace per accrescere il reddito delle famiglie e sostenere una vera ripresa dei consumi.

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