Lavoro in perdita? Non per forza c'è evasione fiscale

Il caso è quello di un’impresa di impianti idraulici che aveva dichiarato ricavi per 211.000 euro contro i 257.000 stimati dal Fisco. La Ctr Piemonte ha dato ragione all'imprenditore. Studi di settore inattendibili.

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Lavorare in perdita in tempi di vacche magre non significa per forza essere evasori fiscali. Così secondo la Commissione tributaria regionale (Ctr) Piemonte che con la sentenza 439/38/15, depositata a metà aprile scorso, ha affermato il principio accogliendo il ricorso di un contribuente cui era arrivata una contestazione del Fisco basata sugli Studi di settore.

Il caso è quello di un’impresa di impianti idraulici che nel periodo d’imposta esaminato aveva dichiarato ricavi per 211.000 euro, contro i 257.000 stimati da Gerico, il software dell’Agenzia delle entrate per gli Studi di settore. Nel successivo contraddittorio tra contribuente e Fisco, gli ispettori delle Entrate avevano calcolato un reddito di impresa superiore di 24.000 euro rispetto a quanto dichiarato.

La commissione tributaria provinciale di Vercelli poi aveva vidimato la decisione dell’Agenzia delle entrate, decisione contestata dall'imprenditore secondo cui la sua ditta aveva lavorato per un solo cliente, praticando un taglio dei prezzi in modo da assicurarsi altri ordini negli anni a venire. Allo stesso modo l’imprenditore aveva spiegato che i guadagni ottenuti negli anni precedenti servivano a contenere i mancati incassi negli anni della crisi e che l’adeguamento ai risultati dello studio di settore era troppo alto, non rispondente al vero e non sostenibile finanziariamente.

I magistrati della Ctr Piemonte, come riporta ItaliaOggi, hanno accolto la tesi del contribuente dandogli piena ragione. Nella sentenza si legge che:

«l’ufficio, considerando il risultato economico di un solo esercizio, lo ha sganciato da quelli precedenti»

Invece:

«deve essere considerata la solidità dell’azienda in uno spazio temporale più ampio».

Nell’anno d’imposta in questione poi:

«l’azienda è riuscita a pagare tutti i suoi debiti, a mantenere il proprio lavoro e quello del proprio dipendente grazie agli utili degli anni precedenti»


Quindi l’Agenzia delle entrate avrebbe:

«dovuto cercare dati extracontabili che non fossero puramente statistici (perché) in tempi di crisi è lecito confidare in un miglioramento futuro della situazione e proseguire nella gestione senza che ciò legittimi il sospetto di evasione fiscale».

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