Jobs Act: controllo dei lavoratori a distanza. Garante privacy: "Impedire forme invasive e ingiustificate"

 Jobs Act  Controllo lavoratori a distanza

23 giugno 2015 - Si continua a discutere del decreto attuativo del Jobs act relativo al controllo a distanza dei lavoratori. il Garante per la privacy, Antonello Soro, nella Relazione annuale al Parlamento ha detto che bisogna "impedire forme ingiustificate e invasive di controllo, nel rispetto della delega e dei vincoli della legislazione europea, evitando una indebita profilazione delle persone che lavorano".

Il presidente della Camera Laura Boldrini ha chiesto di "aprire un confronto che faccia chiarezza sui dubbi emersi". Sul fronte del governo è arrivata la reazione del ministro Maria Elena Boschi: "Il garante ha auspicato il giusto equilibrio, che il governo ha ben presente, tra il diritto alla riservatezza dei lavoratori e la modernizzazione della disciplina alla luce dei nuovi strumenti tecnologici. Ciò è già nel testo del governo: se nei pareri delle commissioni ci saranno ulteriori suggerimenti li terremo in considerazione".

Jobs Act: controllo dei lavoratori a distanza con cellulari, tablet e PC


18 giugno 2015

Il Jobs Act dopo i licenziamenti facili e la norma sulle telecamere in azienda introduce anche i controlli a distanza sul lavoratore con computer, telefoni cellulari e altri strumenti tecnologici.

Grazie alla modifica dell'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, non servirà più il via libera dei sindacati o l'autorizzazione ministeriale per assegnare ai lavoratori pc, telefonini, tablet o altri supporti informatici che possono portare a controlli a distanza dei dipendenti stessi.

La novità è contenuta nello schema di decreto attuativo del Jobs act che ha modificato l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Servirà invece l'ok del sindacato o del ministero del Lavoro per l'installazione di impianti audio e video in modo da tenere "sott'occhio" i dipendenti.

L'articolo 23 del Decreto legislativo delinea le nuove norme per i controlli a distanza del lavoratore con computer, tablet e telefonini messi a disposizione dall'azienda, oltre ai badge per conteggiare accessi e presenze.

I dati così carpiti potranno essere:

"utilizzati ad ogni fine connesso al rapporto di lavoro, purché sia data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità d'uso degli strumenti e l'effettuazione dei controlli, sempre, comunque, nel rispetto del Codice privacy"

si legge nella relazione illustrativa al testo dello schema di decreto legislativo in attuazione del Jobs act. Testo ora alle Camere per i pareri delle commissioni (che hanno 30 giorni) dopo l'approvazione del Consiglio dei ministri l'11 giugno scorso.

Al primo comma il suddetto D.lgs. prevede che:

"gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale".

Inoltre si precisa che senza un accordo con i sindacati tali dispositivi:

"possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali".

La Cgil va all'attacco:

"Sui controlli a distanza siamo al colpo di mano (...) pongono un punto di arretramento pesante rispetto allo Statuto dei lavoratori: daremo battaglia in Parlamento, verificheremo con il garante della privacy se ciò si può consentire"

dice dalla la segretaria nazionale del sindacato Serena Sorrentino.

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