Pensioni: I tagli entrano in vigore dal 1° gennaio 2016

Pensioni Istat

Il decreto del dicastero del Lavoro del 22 giugno, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, chiarisce che le pensioni degli italiani diventeranno più leggere. Dal 1° gennaio 2016, a causa della revisione dei coefficienti per le pensioni con quote contributive, gli assegni previdenziali diventeranno meno sostanziosi.

Rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre 2015, i nuovi coefficienti fanno registrare una riduzione che, in base all'età di accesso alla pensione, oscilla da un minimo dell’1.35% a un massimo del 2.50%. Un calo modesto in rapporto a quelli della Riforma Dini (legge 335/1995), ma comunque significativo nei sui effetti in un periodo di crisi.

Ricordiamo che la sopracitata riforma del 1995 ha parzialmente rivisto il sistema di calcolo dei trattamenti pensionistici, prevedendo la quota contributiva. Ovvero, quella parte di pensione legata ai contributi versati da parte del datore di lavoro e del lavoratore. Questi contributi, rivalutabili annualmente in relazione all'indice Pil, diventano quota di pensione tramite l'applicazione di coefficienti connessi all'età del lavoratore e al momento del pensionamento. Maggiore è l'età e più si potrà percepire.

Con la riforma Damiano (legge 247/2007), i coefficienti hanno subito una ulteriore diminuzione per l'aumento della speranza di vita. Infine, il dl 78/2010 ha disposto che a ogni aumento della speranza di vita sarà modulata una una revisione dei coefficienti, con l'obiettivo di garantire l'equilibrio del sistema finanziario.

Quello di ieri rappresenta l'ultimo aggiornamento triennale, la prossima revisione ci sarà nel 2019. Da allora, gli adeguamenti saranno biennali (come statuito dal decreto Salva Italia). Proviamo ad offrire un esempio paradigmatico di come muterà la situazione.

Come scrive Il Sole 24 Ore, "un lavoratore medio con meno di 18 anni di contributi al 1995, che accede quest'anno alla pensione di vecchiaia a 66 anni 3 mesi, a fronte di un montante contributivo di 200mila euro, avrà una rendita maggiore di 18 euro lordi mensili rispetto a chi andrà in pensione con gli stessi requisiti il prossimo anno. Tuttavia, dal 2016, la pensione di vecchiaia si conseguirà con 66 anni 7 mesi e pertanto, fermo restando l'importo del montante contributivo, la pensione scenderà soltanto di 8 euro al mese".

Dunque l'unica strada sarà quella di lavorare di più. La visione di fondo, condivisibile o meno, che presiede alla logica degli adeguamenti, è che solo restando al lavoro più a lungo si realizzano performance migliori in termini di pensioni più alte.

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