Inps, rischio povertà si sposta su 40-59enni

La crisi economica ha amplificato ulteriormente la forbice fra i dati sulla povertà del Nord e del Sud Italia

Inps nuove assunzioni aziende 2015

La crisi economica ha amplificato ulteriormente la forbice fra i dati sulla povertà del Nord e del Sud Italia

Otto anni di crisi economica hanno modificato radicalmente il profilo dei soggetti a rischio povertà: non più i giovani e gli anziani, com’è stato per lungo tempo, ma le persone di età intermedia, fra i 40 e i 59 anni, con un incremento che arriva addirittura al 70% nella fascia 50-59 anni.

Nel suo rapporto annuale 2014, l’Inps certifica l’impatto sociale della recessione spiegando che

le persone già fuori dal mercato del lavoro, tipicamente le persone con più di 70 anni, sono quelle che hanno sofferto meno gli effetti della crisi.

Insomma mentre gli stipendi si riducono e la precarietà, prima “esclusiva” dei venti-trentenni, si allarga anche ai quarantenni e cinquantenni, i pensionati reggono il colpo.

La recessione della crescita fra il 2008 e il 2013 ha esposto anche i nuclei familiari che venivano ritenuti a basso rischio: le famiglie monoparentali under 60 hanno visto aumentare i poveri del 57%, quelle numerose di soli adulti addirittura dell’80%, mentre le coppie senza figli under 60 hanno visto crescere la povertà del 50%. A scivolare nella povertà sono anche i disoccupati con più di 50 anni, il cui numero è più che triplicato nell’arco di sei anni.

La crescita dei tassi di povertà è proporzionale al numero di figli: maggiore è la prole, più alti sono i tassi di povertà.

Anche l’analisi su base territoriale conferma l’allargamento della forbice fra il Nord e il Sud Italia: se nel 2008 la differenza fra i tassi di povertà del Settentrione e del Meridione era di 24 punti percentuali (11% il Nord e 35% il Sud), ora il gap è di 29 punti percentuali (14% al Nord e 43% al Sud).

Via | AdnKronos

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