Le scuole religiose devono pagare l'ICI: cattolici contro la Cassazione

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La Cassazione ha stabilito che le scuole religiose paritarie di Livorno dovranno pagare l'Ici. La suprema corte ha infatti riconosciuto la legittimità della richiesta di Imposta comunale sugli immobili (dal 2012 sostituita dall'Imu) avanzata nel 2010 dal Comune di Livorno nei confronti degli istituti scolastici presenti in città e gestiti da confessioni religiose, soprattutto scuole cattoliche.

Per i vescovi italiani si tratta di una sentenza "pericolosa e incongrua". Il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino bolla la pronuncia degli ermellini come:

"ideologica. Basta con questi tiri allargati su tutta la Chiesa. Ha ragione il professor Emanuele Rossi quando scrive che è come mettere sullo stesso piano una mensa caritatevole e un ristorante alla moda".

Rossi è professore ordinario di diritto costituzionale alla Scuola Superiore di studi universitari Sant'Anna di Pisa nonché consulente del governo per il terzo settore. La Cassazione sulle scuole religiose paritarie ha in soldoni ribaltato quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio.

"Come spiega l'ufficio Tributi è da sottolineare che questo genere di pronunciamento da parte della Corte di Cassazione è il primo in Italia sul tema specifico"

spiegano soddisfatti dal comune di Livorno, che fa da apripista a una situazione che per la Cei intacca gravemente:

"la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall'Europa"

mettendo a rischio la "sopravvivenza" degli istituti paritari. All'ANSA Monsignor Galantino spiega:

"non ci si rende conto del servizio che svolgono gli istituti pubblici paritari"

Galantino parla di "ideologizzazione" della questione, come se fosse "un fatto tutto cattolico" mentre:

"qui bisogna parlare di scuole pubbliche paritarie. Non è la Chiesa cattolica ad affamare l'Italia A scegliere le scuole paritarie sono un milione e 300 mila studenti, con grandi risparmi per lo Stato. Mentre gli istituti paritari ricevono contributi per 520 milioni di euro, lo Stato risparmia sei miliardi e mezzo"

aggiunge il numero due della Conferenza episcopale italiana. Il governo, evidentemente spiazzato dalla sentenza della consulta temporeggia, il ministro dell'istruzione Stefania Giannini non si sbottona troppo ma fa capire da che parte stia quando sostiene che i supremi giudici ritengono "che c'è un trattamento diverso" tra pubbliche e paritarie:

"perché sono istituzioni diverse. Penso che forse ci sia una riflessione da fare"

anche perché, è l'esempio del ministro, in Veneto senza paritarie, Stato e Regione:

"si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali".

Giannini dice che la sentenza riguarda un:

"capitolo che non è di mia pertinenza, quindi non lo commento nel merito (...) il nostro provvedimento non interviene certo sulle questioni che riguardano le amministrazioni locali e le scuole. Interviene su un altro principio, dal mio punto di vista assai più fondante, quello della libertà di scelta educativa, con una, per carità, simbolica, diciamo, possibilità di riconoscimento alle famiglie che o scelgono o sono talvolta anche obbligate a scegliere".

Più sbilanciato l'ex ministro dei Trasporti di Ncd, il ciellino Maurizio Lupi secondo cui la sentenza:

"invece di fare giustizia discrimina pesantemente queste scuole e genera una pericolosa diseguaglianza. Le scuole paritarie e le scuole statali per legge fanno entrambe parte del sistema pubblico, perchè entrambe svolgono un servizio pubblico. Perchè le paritarie pubbliche devono pagare l'lmu e le statali pubbliche no? La chiusura di molte scuole paritarie è il rischio concreto delle conseguenze di questa sentenza con oltretutto un consistente aggravio dei costi per lo stato che dovrà farsi carico degli studenti che resteranno a spasso, e là dove adesso spende 600 euro per studente ne dovrà spendere 6000".

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