Processo ai dittatori africani: Société Générale chiamata in Tribunale

La magistratura francese indaga da tempo sui "guadagni illeciti" di molti capi di Stato africani, che avrebbero riciclato ingenti somme all'estero: Société Générale chiamata come "testimone assistito" contro Teodorin Nguema Obiang

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La banca francese Société Générale, settima banca nella zona Euro per capitalizzazione, è stata chiamata come testimone assistito nel processo francese denominato "biens mal acquis" (letteralmente guadagni illeciti), che vede protagonisti africani eccellenti alla sbarra accusati di aver riciclato all'estero (nello specifico in Francia o in zone di influenza francese) centinaia di milioni di euro di proventi della corruzione.

Denis Sassou Nguesso del Congo, il defunto Omar Bongo del Gabon, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo della Guinea Equatoriale, Blaise Compaoré del Burkina Faso, Eduardo Dos Santos dell'Angola, tutti capi di Stato africani, Barack Obama li ha recentemente definiti "presidenti a vita", chiamati a rispondere delle centinaia di milioni di euro partiti dai loro paesi verso l'Europa, denari che hanno appagato pienamente la sete di potere e lusso di questi corrottissimi politici africani.

Nel marzo 2014 Teodorin Nguema Obiang Mangue, figlio di Teodoro (il dittatore africano più longevo, al potere da 36 anni), è entrato a pieno titolo tra gli imputati del processo bien mal acquis: il rampollo Obiang è infatti accusato di riciclaggio, appropriazione indebita, appropriazione indebita di beni aziendali ed abuso di fiducia. Nel novembre 2014 Nguema ha patteggiato, con la Corte di Giustizia della California, il pagamento di 30 milioni di dollari americani (su 300 mobilitati illecitamente negli States) per chiudere un processo che lo vedeva alla sbarra per riciclaggio e corruzione.

Nguema, che oltre ad essere secondo vicepresidente della Guinea Equatoriale (carica inventata dal padre ad hoc) è anche cittadino francese e a Parigi aveva il suo quartier generale europeo: l'ambasciata della Guinea Equatoriale nella capitale transalpina, un immobile di lusso in Avenue Foch, è stato sequestrato dalla magistratura parigina perchè era tutto fuorchè una sede diplomatica.

Nei box del prestigioso immobile i magistrati hanno rinvenuto e sequestrato, nel 2011, decine di automobili di lusso che lo stesso Nguema aveva provveduto per tempo a togliere dalle grinfie degli inquirenti americani, che in California tentarono di sequestrare le stesse auto (Ferrari, Lamborghini, Bugatti Veiron, Rolls Royce ma anche motociclette e chopper fatti appositamente per "il Principe di Malabo").

Secondo una fonte giudiziaria citata dall'Agence France-Presse lo scorso 30 luglio Société Générale è stata chiamata come "testimone assistito" (una posizione giuridica nel mezzo tra il puro testimone e l'imputato, anche se per ora la banca francese non risulta accusata di nulla) nel processo francese contro Nguema, cosa confermata anche dalla stessa banca:

"Société Générale conferma di beneficiare dello status di testimone assistito nella causa riguardante Obiang. Intende naturalmente proseguire la sua cooperazione con la magistratura"

si legge in un comunicato stampa. Secondo una fonte vicina alle indagini il rampollo guineano avrebbe distratto fondi grazie alla compiacenza di Société Générale Bank of Guinea Equatoriale (SGBGE), soldi utilizzati in Francia per operazioni immobiliari e mobiliari di vario genere. Secondo i magistrati SGBGE è una controllata di Société Générale, banca nella quale Nguema ha aperto numerosi conti correnti utilizzati per trasferire il denaro (160 milioni di euro) dalla Guinea Equatoriale alla Francia. Non solo: secondo l'accusa Nguema avrebbe utilizzato anche il nome di aziende guineane a lui direttamente riconducibili, come la Somagui Forestal, che gestisce le concessioni delle immense foreste equatoguineane, una ricchezza enorme per il paese. Lo stesso Nguema in passato ha avuto numerose concessioni (dal padre) ed è stato poi anche Ministro delle Foreste.

Quando nel 1990 SGBGE è stata inglobata dalla banca Société Générale, che per prima ha intuito il potenziale petrolifero offshore della Guinea Equatoriale, il Presidente Teodoro Obiang conservò le azioni della banca guineana, mantenendo inoltre un ruolo di primo piano nella direzione generale. Secondo una fonte giudiziaria citata da Agence France-Presse il conto corrente di Teodorin Nguema "è stato principalmente alimentato da fondi del Tesoro della Guinea".

Una questione che la "madre" banca francese pare conoscesse benissimo già nel 2005: secondo una email interna a Société Générale si parlò addirittura di una possibile chiusura, per riciclaggio, del conto corrente di Nguema, ma poi non è stata presa nessuna decisione. E, riferisce la medesima fonte ad AFP, la compiacenza di funzionari di banca impauriti o addirittura minacciati ha fatto il resto.

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