Cina, yuan svalutato per il terzo giorno consecutivo

gettyimages-483704232.jpg

La Banca Popolare Cinese ha svalutato per il terzo giorno consecutivo lo Yuan, sempre allo scopo di rilanciare l'export e quindi la crescita economica. Anche questa volta non c'è stato nessun preavviso da parte dell'istituto ed il ribasso è stato dell'1,1%, per un complessivo 4,65% dall'inizio della settimana. Da 20 anni a questa parte mai la People's Bank of China aveva deciso di intervenire adoperando una svalutazione di questo tipo, anche se si è spesso guardata bene dal rivalutare la propria moneta in momenti di forte crescita.

Ieri le borse europee hanno accusato il colpo, perdendo 227 miliardi di valore. Questa mattina, invece, tutte le borse del vecchio continente hanno fatto registrare un rialzo, trainate dalle chiusure positive asiatiche. In lieve rialzo anche il prezzo del petrolio, che ieri ha toccato il minimo degli ultimi 6 anni.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Cina, yuan svalutato del 2%

11 Agosto 2015

Le autorità cinesi, con una mossa a sorpresa, hanno provveduto alla svalutazione dello yuan portando il valore della moneta ai minimi storici degli ultimi tre anni nei confronti del dollaro.

La decisione è finalizzata, spiegano le autorità finanziarie sovrane di Pechino in forma non ufficiale a sostenere l'economia reale ed in particolare le esportazioni dopo una serie di dati deludenti. Come spiega chiaramente il Sole24Ore la banca centrale cinese ha avvertito che si tratta di un deprezzamento “una tantum” (nell'ordine di quasi il 2%) nel quadro di un nuovo sistema di gestione dei cambi che darà più peso alle forze di mercato, con un fixing ufficiale che rifletterà la precedente chiusura del trading: il “midpoint” (punto medio nei confronti del quale è consentita una oscillazione giornaliera massima del 2%) è stato portato a 6.2298 da 6.1162 di lunedì.

Tuttavia la mossa potrebbe anche essere interpretata come il classico metodo di "svalutazione competitiva" da parte di analisti e, sopratutto, dei governi delle altre grandi economie mondiali, in particolare dagli Stati Uniti.

E' vero anche che secondo gli ultimi dati rilasciati sabato, l'export cinese è sceso dell'8,3% a luglio rispetto a un anno prima, con un calo dello 0,8% nei primi sette mesi di quest'anno in termini di dollari: l'interventismo governativo cinese potrebbe anche venir giudicato come dettato dal panico anche dopo il recente crollo della Borsa di Shanghai.

Secondo un'altra interpretazione riportata dal principale quotidiano economico italiano, prendendo per buone le giustificazioni ufficiali, sarebbe una mossa non tanto dettata dalla necessita', di sostenere l'export, quanto preliminare a una maggiore liberalizzazione del sistema del cambio in vista del futuro ingresso nel “basket” dei diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale.

91581698.jpg

  • shares
  • +1
  • Mail