Il giallo del 5 per mille manda in rosso le ONLUS

Giallo sul 5 per mille Dov'è finito il 5 per mille? Sono in tanti a chiederselo nella frenetica caccia alla "tassa sulla bontà” scomparsa, ma gli investigatori brancolano nel buio! Un'intera frazione di gettito Irpef sparita nel nulla, mai arrivata a destinazione di enti benefici e ONLUS, rivendicata da fondazioni e soggetti sociali. Insomma un cluedo burocratico senza colpevole che attende un’equa quanto celere soluzione amministrativa. Che si tratti di un vero e proprio delitto dell’etica sociale del paese è indubbio ma che il caso 5 per mille rimanga irrisolto e magari archiviato è davvero inconcepibile.

Cronistoria del 5 per mille

Nasce nel 2005 da una frazione del gettito Irpef che i contribuenti devolvono su base annuale in favore di Onlus, fondazioni ed enti benefici per raggiungere piena maturità nel 2006 con la formalizzazione della Legge Finanziaria Tremonti. Sulla scorta di un meccanismo già ampiamente consolidato con l’8 per mille, questa quota di imposta “si fa in quattro” destinando le sue risorse a comuni, enti di ricerca, associazioni di promozione sociale e volontariato. Solo con il 2007 il governo decide di riformulare l’eligibilità degli enti beneficiari ridefinendo gli elenchi con un maxi-emendamento alla finanziaria. Dopo aver “sciacquato i panni in Arno” sono 3 gli elenchi definitivi dei possibili beneficiari del 5 per mille:


  • Onlus e associazioni di promozione sociale

  • Enti di ricerca scientifica indicati dall’università

  • Enti di ricerca indicati dal ministero della salute

Novità in finanziaria

Cambia forma e composizione a distanza di un anno il 5 per mille, destinato dal 2007 anche a Fondazioni purchè con status di ONLUS ed enti di ricerca, tra cui anche soggetti pubblici locali come le regioni. I paradossi sono evidenti: escono dalla finestra del 5 per mille i comuni e rientrano dalla porta le regioni, vengono esclusi dal contributo fiscale le fondazioni private e bancarie ma in contemporanea anche enti operanti nel sociale ma senza qualifica di ONLUS come le associazioni promotrici di attività sportive dilettantistiche o sostenitrici della tutela ambientale. Numerose le vittime illustri che rischiano di essere penalizzate da un sistema poco equilibrato di valutazione, tra cui anche il FAI (Fondo Ambientale Italiano).
Tra le altre impopolari novità anche un tetto massimo di quota Irpef destinabile al 5 per mille, fissata a 250 milioni di Euro. Cifra trascurabile se si considera che gli incassi complessivi da 5 per mille ammontano a circa 400 milioni.
La misura massima di incassi sul 5 per mille è stata imposta con l’obiettivo di utilizzare l’extra-gettito per eventuali spese pubbliche straordinarie, erodendo quindi il già esiguo introito per le associazioni senza fini di lucro. “Chiamiamolo col suo vero nome ossia 3 per mille” sentenziano stizzite le ONLUS che a fronte di ingenti campagne pubblicitarie ancora non hanno ricevuto il loro corrispettivo.

Ulteriore novità riguarda la destinazione di uno 0,5% del 5 per mille alle associazioni rappresentative del settore non profit, nello specifico l’Agenzia pubblica per le Organizzazioni non Lucrative e il Forum del Terzo Settore.

Il mistero del 5 per mille

Un'interrogazione parlamentare ha avuto luogo nelle aule di Montecitorio il 17 Aprile scorso. Due i protagonisti sulla scena parlamentare: il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa e il Forum del Terzo Settore nelle voci di Maria Guidotti e Vilma Mazzocco, rivendicanti un assegno di circa 400 milioni di Euro di un 5 per mille riferito alla dichiarazione 2005, mai arrivato alle casse delle ONLUS nel 2006. A distanza di un anno e mezzo dalla dichiarazione dei redditi il ministro temporeggia ancora sostenendo che si tratta di attendere ancora qualche mese, presumibilmente fino al 16 luglio fanno sapere dall’Agenzia delle Entrate.
Cosa abbia determinato un simile ritardo non è difficile comprenderlo, si tratta di un numero eccessivamente elevato di richieste, circa 30 mila, in attesa di verifica sui requisiti minimi da parte dell’Agenzia. In Parlamento il ministro Padoa-Schioppa ha infatti spiegato che “l’attività ricognitiva circa la sussistenza dei requisiti che danno diritto all’iscrizione è stata avviata dall’Agenzia delle Entrate a partire dalla seconda metà del 2006 ed è adesso in fase di completamento. Ha preso le mosse – ha aggiunto – dal controllo sulle autocertificazioni prodotte da quasi 30 mila soggetti iscritti ed è andata ad aggiungersi ai normali compiti d’istituto. Perciò ha richiesto tempi tecnici piuttosto lunghi”.

Dalla parte delle ONLUS

Rispetto ad inadempimenti amministrativi e inefficienze riformiste le ONLUS hanno assunto una posizione chiara ed inequivocabile con spiragli però di apertura verso un tavolo di trattative col governo per il perfezionamento del meccanismo sia di selezione dei beneficiari che di distribuzione delle risorse. “Da una riforma ci attendiamo soprattutto una forte semplificazione della modalità di indicazione dell'ente prescelto (il codice fiscale va sostituito con la denominazione) e una più rigorosa definizione dei criteri di ammissione agli elenchi, per cercare di evitare che ci siano piu di 30.000 organizzazioni iscritte” fanno sapere dal WWF che in vista di eventuali contrattempi e ritardi burocratici ha sapientemente evitato di “inserire a bilancio la previsione di entrata 2006 già nel 2006”.

“L'abbiamo tuttavia inserita nel 2007 ed è dunque importante che gli importi 2006 arrivino al massimo entro la fine del 2007. Ovviamente ci sarà comunque una sfasatura temporale tra gli investimenti di comunicazione che abbiamo fatto già all'inizio del 2006 e il rientro dell'investimento che sarà (speriamo) nella seconda meta del 2007 che ha un peso nei nostri equilibri finanziari.
Riteniamo che nella riforma del 5 per mille vada previsto un tempo certo per la liquidazione degli importi e che conoscendo le cifre del primo anno si possano prevedere anche dei meccanismi di acconto”.

Speriamo che nel frattempo fondazioni e associazioni benefiche non siano costrette a chiudere i battenti per i soliti ritardi amministrativi!

  • shares
  • +1
  • Mail