Fmi: crescita globale moderata, rischi dalla Cina, Italia accelera

Ripresa eurozona sostenuta dai bassi prezzi del petrolio, dall'allentamento monetario e dal deprezzamento dell'euro.

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In vista del G20 in programma ad Ankara venerdì prossimo, il Fondo monetario internazionale (Fmi) diffonde le sue ultime stime sull'andamento dell'economia globale non nascondendo le preoccupazioni per il rallentamento dell'economia cinese.

''La moderata ripresa dell'area euro è prevista continuare nel 2015-2016, sostenuta da più bassi prezzi del petrolio, l'allentamento monetario e il deprezzamento dell'euro. La crescita è prevista accelerare in Germania, Francia, Italia e soprattutto Spagna''.

Il documento preparato dai tecnici del Fmi per la riunione dei ministri delle Finanze e dei governatori delle Banche centrali del G20 parla di una ripresa economica mondiale che rimane "moderata", con rischi di ulteriore ribasso, spiegando che la frenata della Cina può avere nei confronti delle economie di altri Paesi conseguenze peggiori del previsto.

Nel report, citato dal Wall Street Journal, si legge che:

"La crescita nella prima metà del 2015 è più bassa rispetto alla seconda metà del 2014, per il rallentamento delle economie emergenti e una ripresa più debole delle avanzate".

In Cina la priorità è rappresentata da una:

''transizione dolce verso una crescita più sostenibile, contenendo le vulnerabilità. La recente correzione del mercato non dovrebbe scoraggiare le autorità a portare avanti riforme per dare ai meccanismi di mercato un ruolo decisivo nell'economia''.

E infatti le politiche monetarie espansive o super espansive delle banche centrali rimangono l'ultima ancora di salvezza, nell'Occidente capitalistico come nell'Oriente del capitalismo di Stato, in generale insomma nelle economie più avanzate. Ad esempio il quantitative easing della Bce ha migliorato la fiducia e le condizioni finanziarie e:

"dovrebbe essere esteso se non c'è un sufficiente miglioramento dell'inflazione in linea con l'obiettivo della stabilità dei prezzi''

sottolinea il Fondo monetario.

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