Il ministro Padoan rilancia il taglio delle tasse

"L'Europa non può dire di no. E non taglieremo solo le tasse sulla casa".

Pier Carlo Padoan

Giornata di doppia intervista per il ministro dell'Economia Padoan, che si concede a il Messaggero e a Quotidiano Nazionale. Con due obiettivi: prima di tutto far sapere che l'Europa non può decidere se in Italia si tagliano o meno le tasse, cosa che spetta solo al governo; in secondo luogo per far sapere che in programma non c'è solo il taglio delle tasse sulle casa. Insomma, per essere un ministro che aveva accolto con una certa freddezza il "piano" di Renzi per tagliare le imposte, Padoan si trova adesso decisamente in prima linea, sia come promozione, sia come responsabilità di reperire le risorse necessarie.

Ma perché tagliare proprio le tasse sulla casa, dopo l'abolizione dell'Ici di Berlusconi che mandò in crisi i bilanci dei comuni, la reintroduzione obbligatoria di Monti e adesso di nuovo nel mirino? "Nell'ambito della strategia che stiamo perseguendo è una scelta che ha un logica ben precisa, soprattutto ora che anche nel settore delle costruzioni ci sono segni di ripresa dell'occupazione dopo 19 trimestri in calo".

Il taglio delle tasse, però, non riguarderà solo la casa: "Le misure sono ancora in discussione, certo ci sarà un’attenzione particolare sul Mezzogiorno tenendo conto dei limiti della disciplina Ue sugli aiuti di Stato. Stiamo valutando diverse ipotesi. Non dico altro perché ci stiamo lavorando. Il taglio delle tasse sulla casa non è un’azione estemporanea ma parte di una strategia fiscale iniziata nel 2014 con gli 80 euro, proseguita nel 2015 con il taglio dell’Irap, e che continuerà fino al termine della legislatura".

Si parla in particolare di taglio dell'Ires, ma soprattutto è fondamentale capire quanto sia concreta la crescita che si sta affacciando; visto che è un elemento indispensabile per arrivare serenamente a un taglio delle imposte: "Diamo per sostanzialmente acquisito l’obiettivo dello 0,7% e, quindi, speriamo in qualcosa di più. Ma, soprattutto, cambia la qualità della crescita: la domanda interna sale insieme con la fiducia dei consumatori, si vede anche dall’aumento dei mutui. C’è un miglioramento strutturale del mercato del lavoro, con l’occupazione che cresce parallelamente al calo del tasso di disoccupazione e, per la prima volta da 19 trimestri, riparte nell’edilizia. Merito anche delle misure del governo, Jobs act e incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. Un quadro incoraggiante".

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