Confindustria: l'economia globale rischia una stagnazione secolare

Crescita mondiale al palo, frenata da calo demografico e flessione degli investimenti. L'analisi di Confindustria.

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L'economia globale rischia una "stagnazione secolare" per gli effetti dei cambiamenti demografici, per la forte riduzione degli investimenti e per altre cause fino a oggi certo non trascurabili ma ora più influenti che mai Questo il quadro a tinte fosche tracciato dal Centro Studi di Confindustria. La crescita mondiale è molto più lenta delle attese, "moderata" come ricordava con toni più soft anche il Fondo monetario internazionale ieri. Anche la Bce parla di ripresa troppo lenta e Mario Draghi è già pronto a ricaricare il suo bazooka, uel quantitative easing che potrebbe essere prolungato dopo la scadenza del piano di acquisto asset, prevista per settembre 2016.

Le previsioni di crescita per il pil globale sono di un +3,2% nel 2015 e 3,6% nel 2016, altro che il 5,1% medio annuo pre-crisi, dal 2002 al 2007. Tra le cause oltre al rallentamento demografico (l’invecchiamento della popolazione riduce la forza lavoro) i minori investimenti e una dinamica della produttività più debole sui cui l'impatto delle nuove tecnologie si rivela sovrastimato.

Il rallentamento della crescita riguarda soprattutto le economie emergenti. Dal 2008 in poi il pil è sceso di mezzo punto percentuale nei paesi avanzati (da +2,6% medio annuo nel 2008 a +2,1% nel 2015) e di circa due punti in quelli emergenti (da +7,0% a +5,1%).

"Ciò abbassa il sentiero di crescita dell'output potenziale, verso cui il PIL tende nel lungo periodo tanto che alcuni economisti parlano di 'stagnazione secolare'".

Secondo il centro studi di Confindustria, CsC, i rischi al ribasso aumentano considerando il brusco rallentamento della Cina.

Gli effetti della crisi economica sugli investimenti parlano da soli, visto che quest'ultimi erano pari al 22,8% del pil dei paesi avanzati negli anni 2000-2007 per scendere poi al 20,6% nel 2010-2014. In Italia la quota di investimenti è scesa addirittura dal 21,6% del 2007 a 16,9% del 2014.

"Tuttavia soprattutto nei paesi avanzati, un esito effettivo è possibile, ma dipende molto dal mix di interventi pubblici che verranno adottati per rilanciare la crescita e innalzare il tasso di sviluppo potenziale dell'economia. È fondamentale sostenere la domanda, soprattutto di investimenti; stimolare l'attività di ricerca e sviluppo; procedere con le riforme strutturali; adottare una vera politica industriale coerente con la riscoperta del ruolo centrale del manifatturiero"

è la conclusione del CsC.

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